Due visioni completamente diverse della musica, dell’arte e della vita.

Puntata numero cinquantadue

Parlando della realizzazione della musica di questo film il suonatore di viola da gamba Jordi Savall ha affermato:

Un momento cruciale fu la scena in cui Madeleine, vicina alla morte, chiede a Marais di suonare per l’ultima volta La Rêveuse, un brano che lui aveva scritto per lei. Io attaccai il brano: lo conoscevo bene, l’avevo interpretato tante volte. Alain Corneau (Il regista) si avvicinò e mi disse: “Jordi, è bellissimo ma questo non è un concerto. Devi metterti nella pelle di Marin Marais, pensare che davanti a te c’è Madeleine disperata e tu la stai abbandonando. Devi sentire questo quando suoni questa musica”.

Nel corso della vita di ognuno di noi accadono a volte situazioni, incontri con persone, spettacoli o libri, o mostre o concerti o film, che, improvvisamente, cambiano il nostro modo di pensare e di vedere le cose.

Questo è quanto è successo a me, una trentina di anni fa nel 1991, quando ho assistito alla proiezione di un film intitolato “Tutte le Mattine del Mondo”, una pellicola francese il cui titolo originale è “ Tous les Matins du Monde”.

/

Ascolta il Podcast

E’ un film francese, tratto dal libro omonimo di  Pascal Quignard, recentemente ristampato per le edizioni “InTransito”, che ci presenta un viaggio indietro nel tempo alla ricerca di un antico, ma molto attuale, modo di pensare o ripensare alle cose della vita. E questo è molto importante in un periodo, come è il nostro, in cui c’è tanto bisogno di nuove riflessioni sulle cose e sullo stile di vita che stiamo conducendo.

Jordi Savall

E’ una vicenda che si svolge nella seconda metà del XVII secolo, in Francia, vicino a Versailles.

Si parla di musica e musicisti ma, in realtà, ha un significato, secondo me, più profondo. Musica e musicisti sono, a volte un pretesto, per scavare a fondo nella vita e nei rapporti tra persone.

Sono molti  i “passeggeri” che ci accompagnano in questo viaggio.

C’è Pascal Quignard, scrittore francese con uno stile asciutto, molto personale. Poi abbiamo il regista, Alain Corneau, che ha trasposto quasi completamente la trama del libro nel film. Ci sono i personaggi come Monsieur de Sainte Colombe, musicista di cui si conosce pochissimo, a partire dal nome, nato circa nel 1640 e morto, sembra, prima dello scadere del secolo. Il suo allievo, il famosissimo Marin Marais. Entrambi, ovviamente, sono figure storiche e non finzioni cinematografiche. La figlia maggiore di M. de Sainte Colombe, Madeleine, reale anch’essa anche se, n le due figlie del musicista avevano, in verità, nomi diversi.

Altro personaggio, estremamente importante, è la Musica che permea tutta la vicenda anche quando non è presente da un punto di vista acustico. La Musica è uno dei motori del film con le composizioni oltre che dei due protagonisti anche di altri eccezionali musicisti di quel periodo come Francois Couperin, Jean Baptiste Lully o Jean Philippe Rameau.

Viola da Gamba

L’ultimo personaggio, non certo per importanza, è la Viola da Gamba, strumento suonato da entrambi i musicisti, che troviamo in tutte le scene più importanti sia quando viene suonato sia quando è solamente, si fa per dire, presente nelle inquadrature.

I dialoghi sono pochissimi, il libro conta poco più di centoventi pagine, ma sono tutti estremamente importanti, a volte fulminanti per la loro efficacia. Ti colpiscono allo stomaco e, se sei disposto, contribuiscono a svelarti un nuovo modo di affrontare le cose dell’arte e, più in generale, della vita.

E’ un film di sguardi, di immagini, di colori della natura e di interni delle case. Le inquadrature, meravigliose, sembrano tratte da quadri di artisti di quel periodo, e anche di quadri e di pittura di parla spesso.

Anche gli attori sono in uno stato di grazia a cominciare da Jean Pierre Marielle, purtroppo scomparso qualche anno fa, nel ruolo di M. de Sainte Colombe. Marin Marais ha due interpreti, uno da adulto ,Gerard Depardieu, e uno da giovane, il figlio Guillame Depardieu anch’egli purtroppo recentemente scomparso in circostanze tragiche. Per non parlare della bravissima Anne Brochet che, per l’interpretazione del ruolo di Madelaine ha vinto il Premio César.

M. de Sainte Colombe nel film

Per comprendere meglio la storia è importante ribadire come M. de Sainte Colombe sia stato un musicista di importanza fondamentale del quale però si sa pochissimo. Molto scarsi i cenni biografici di cui disponiamo, sparsi in una manciata di documenti storici. Praticamente fino agli anni 60 del secolo scorso era praticamente sconosciuto. In quel periodo sono stati infatti rinvenuti dei manoscritti riguardanti i suoi 65 “Concerti a due Viole” e, da li in poi, è cominciata la sua scoperta e, di conseguenza,la sua rinascita artistica.

Conosciamo praticamente tutto, invece, di Marin Marais, uno dei più grandi musicisti francesi, per anni alla corte del Re Sole e il suo contributo alla grandezza della musica barocca francese è indiscutibile e importantissimo.

Ritratto di Marin Marais

Il motore della vicenda è il rapporto, quasi un incontro-scontro fatto di rispetto e, non celato, a volte reciproco disprezzo  tra un maestro e il suo allievo. Due persone che hanno una visione della vita e dell’arte completamente diversa.  Il maestro è una figura di artista disposto a rinunciare a tutto pur di perpetuare la testimonianza di un’arte che non sia al servizio di nessuno, se non della propria anima e di coloro, come nel caso della sua adorata consorte, che non ci sono più. Musica come arte che scava nel cuore, permettendo alla parte più intima e più animale, che è in ognuno di noi, di assurgere a qualcosa di nobile e significativo. E questa è una concezione estetica e spirituale dell’arte che l’allievo non aveva, all’inizio, in quanto considerava la musica come un pretesto per riuscire a ottenere una posizione sociale importante che potesse riammetterlo alla corte del Re , da lui già frequentata come cantore quando aveva la voce bianca e dalla quale era stato scacciato con la muta della stessa. Solamente molto tempo dopo, dopo aver chiesto, e ottenuto un ultimo colloquio con il proprio maestro ormai in punto di morte, l’allievo arriverà a capire la vera essenza e il significato profondo della musica.

Come dicevo anche la Viola da Gamba ha un ruolo importante nel film.  È un strumento fondamentale per la musica barocca specialmente quella francese.

La famiglia delle viole è una famiglia simile, mi perdonino i puristi, a quella dei moderni archi.

Non è vero, come qualcuno pensa , che siano strumenti antecedenti ai moderni archi e che poi da questi siano stati sostituiti, in quanto, per tutto il periodo barocco in pratica, entrambe le famiglie sono state usate contemporaneamente.

Anche la famiglia delle viole è composta da varie tipologie di strumenti, la viola soprano, quella contralto, la viola bassa (quella usata nel film) e il violone.

Viola da Gamba

Vi sono alcune significative differenze rispetto alla famiglia degli archi così come la conosciamo oggi.

Innanzitutto il numero di corde che è maggiore. Sei o sette per la viola basso e, a questo proposito, si è praticamente certi che sia stato proprio M. de Sainte Colombe ad aver introdotto la settima corda per fornire ancora più possibilità sonore allo strumento. È diverso anche il modo di tenere lo strumento che non ha il puntale come accade per il violoncello.

Ancora, sulla tastiera sono presenti dei legacci, a guisa di tasti, che permettono una migliore esecuzione, ad esempio, di più note contemporaneamente , consentendo alla viola da gamba di essere utilizzata anche in senso armonico, cioè per produrre accordi.

Anche il modo di “tirare” l’arco è diverso in quanto, nella viola, l’indice e il medio della mano destra dell’esecutore esercitano una pressione sul crine che varia allo scopo di ottenere sfumature di suono diverse.

Finito il periodo barocco lo strumento è praticamente sparito dalle scene musicali fino alla metà del secolo scorso quando, con la riscoperta di una prassi esecutiva più corretta della musica barocca ad opera soprattutto all’inizio di Jordi Savall, l’esecutore di tutte le musiche del film, e dell’olandese Sigiswald Kuijken, è ritornato di moda.

Il film inizia con la morte della signora de Sainte Colombe ed è un evento estremamente importante perché accentuerà ulteriormente il carattere, già schivo e misantropo di M.de Sainte Colombe, che dovrà allevare le due figlie, Madeleine e Toinette, per le quali prova un grandissimo affetto che però non riuscirà mai a dimostrare ne a parole ne con i gesti.

Madeleine e Toinette

La cosa più importante che fa per loro è educarle alla musica, e finché sono troppo piccole per imbracciare la viola le educa al canto. Una delle scene iniziali del film è appunto quella in cui le ragazze Sainte Colombe cantano questo brano che in realtà è una melodia popolare arrangiata da Jordi Savall al quale va, ovviamente, il merito di aver contribuito notevolmente alla bellezza del film

Une Jeune Fillette

Una volta cresciute vengono istruite all’uso della viola e insieme al padre costituiranno un’attrazione musicale presso le famiglie di amici e conoscenti eseguendo, durante serate di intrattenimento, sia musiche del padre che di altri autori. Nella scena del film che racconta questo il brano eseguito è un concerto a due viole intitolato “La Retour” composto da M. de Sainte Colombe

La Retour

Questi concerti hanno un grande successo la cui eco arriva fino alle orecchie del re che vuole avere questo straordinario musicista al suo servizio. Invia quindi degli emissari, prima un musicista di corte e, la seconda volta, lo stesso accompagnato da un prelato per convincere Sainte Colombe ad accettare l’incarico.

Qui, per la prima volta, capiamo realmente di che pasta sia fatto questo musicista. Egli, infatti, reagisce alla proposta in modo molto brusco, sbattendo fuori gli emissari del re quasi a calci pronunciando alcune frasi veramente significative:

“Signore ho affidato la mia vita al suono delle sette corde di una viola, alle mie due figlie, i miei amici sono i ricordi, la mia corte sono i salici, l’acqua che scorre e il sambuco. Dica a sua maestà che non se ne farebbe nulla di un selvaggio”

E poi:

“Sono selvaggio a tal punto che penso di appartenere solo a me  stesso”.

E ancora:

“Io sono passato di moda. Preferisco la luce del tramonto all’oro che mi propone. Preferisco le mie povere vesti alle vostre parrucche. Preferisco i mie polli ai suoi violini. Il vostro palazzo è più piccolo di una capanna e il vostro pubblico è meno di una persona”.

Il re accetta questa presa di posizione ma intima ai suoi di non andare più ai concerti dei Sainte Colombe che diventeranno, di conseguenza, quindi sempre meno numerosi e poco affollati.

A questo punto M. de Sainte Colombe comincia ad avere delle visioni perché quando sta suonando nel capanno che si è fatto costruire per poter esercitarsi senza essere disturbato, avverte la presenza tangibile della moglie.

C’è una stupenda scena nella quale, dopo aver suonato in una funzione religiosa, sta per mettere via la viola quando vede la moglie e si avvia , con lei, sulla carrozza per tornare a casa. La musica che accompagna questa scena veramente struggente fatta dei colori tenui del tramonto e della notte è di un altro grandissimo compositore francese del periodo, Francois Couperin che si intitola “Troisième Leçon de Ténèbres a 2 voix

Una volta arrivati a casa la invita a scendere e lei afferma di non potere.

Lui risponde :

Tutte le notti sono la stessa notte, tutti i freddi sono lo stesso freddo”

“Sono trascorsi dodici anni signora, ma le lenzuola del nostro talamo non sono ancora fredde”.

“Soffro, signora, di non potervi toccare”

La moglie ribadisce:

Non potete, io sono il vento. Credete che non si soffra ad essere il vento? A volte il vento porta la  musica sino a noi, come, a volte, la luce porta sino a voi le apparenze”.

Troisieme Lecon de Ténèbres a 2 voix

E un bel giorno arriva dai Sainte Colombe un giovane, Marin Marais, appunto, raccomandato da uno dei più importanti suonatori di viola di quel periodo, per poter avere delle lezioni da quel maestro così rinomato.

Guillame Depardieu nel ruolo del giovane Marais

Qui assistiamo per la prima volta ai diversi e antitetici modi di vedere le cose della musica e della vita.

M. de Sainte Colombe non guarda la lettera di presentazione e gli chiede semplicemente si suonare e di improvvisare su un brano famosissimo in quel periodo, vero cavallo di battaglia di tutti i violisti le “Folies d’Espagne“, un tema con variazioni

Folies d’Espagne

Alla fine dell’audizione M.de Sainte Colombe se ne esce con questa frase:

“Signore voi fate della musica. Ma non siete un musicista. Non avete suonato male. Conoscete la posizione del corpo, e non vi difetta il sentimento. Gli abbellimenti sono ingegnosi e , a volte, gradevoli, ma, non ho udito musica. Potrete aiutare coloro che danzano, accompagnare gli attori sulla scena. Ciò che scriverete piacerà, non sbalordirà mai. Sarete circondato da musica ma non sarete un musicista. Avete idea di come sono i suoni quando non servono a danzare o a dilettare le orecchie del re?”

E ancora

“Siete un grande giocoliere, vi volano le stoviglie sul capo e non perdete mai l’equilibrio, ma siete un piccolo musicista. Voi piacete a un re visibile. Piacere non fa per me. Io lancio il mio richiamo, ve lo giuro, ad una cosa invisibile e quello che faccio non è altro che la disciplina di una vita in cui nessun giorno è festivo”.

Tuttavia decide di tenerlo non per la sua bravura quanto per la pena in lui suscitata dal racconto delle disgrazie che Marais ha dovuto affrontare una volta uscito dalla corte del re.

Cominciano quindi le lezioni e anche la storia d’amore tra Marais e Madelaine.

Ben presto però arrivano ad uno scontro violento quando M. de Sainte Colombe scopre che Marais si è esibito per il re facendo qualcosa di completamente contrario a tutto quello che gli stava insegnando. Lo scaccia intimandogli di non tornare mai più. Madelaine rincorre Marais promettendogli di insegnarli, lei stessa, tutto quello che aveva imparato dal padre.

Marais comunque vuole scoprire i segreti del suo maestro e si infila di nascosto insieme a Madelaine, sotto al capanno per cercare di carpire tutte le tecniche e le innovazioni portate avanti da Sainte Colombe.

Qui inizia l’ultima parte del film, veramente toccante ed estremamente significativa.

Marais, accecato dalla vita di corte, abbandona Madelaine che si ammala e si deprime fino al punto di togliersi la vita, aumentando così il risentimento di Sainte Colombe nei confronti dell’ormai ex allievo.

E’ a questo punto, però, che l’allievo comincia a capire che c’è qualcosa che non va, che la vita che conduce non gli basta. E torna ogni sera ad infilarsi sotto al capanno per   ascoltare quella che, inizia a rendersene conto, è la vera essenza della musica e dell’arte non essendo più soddisfatto di quello che sta facendo.

Una sera di gennaio sente il suo maestro lamentarsi e dire:

“Io tra poco morirò e vorrei che qualcuno potesse prendere questa musica e tramandarla

Nella scena Marais si alza e come un bambino timido gratta la porta del capanno per farsi sentire. M.de Sainte Colombe chiede chi c’è e lui risponde:

“Un uomo che fugge i palazzi e che cerca la musica”

“E cosa cercate nella musica?”

“Io cerco le lacrime e i rimpianti”

Entra e Marin Marais chiede:

“Maestro posso chiedervi un’ultima lezione?”

E qui c’è una risposta che mi fa sempre sobbalzare ogni volta che la sento:

“Signore io posso tentare una prima lezione”.

E’ una frase che ti prende allo stomaco.

Gerard Depardieu

Segue un dialogo estremamente significativo:

Allora avete scoperto che non è fatta per il re, la musica”

“Ho scoperto che è fatta per Dio”

“E avete sbagliato, perché Dio parla”

“Per l’orecchio?”

“Quello di cui non posso parlare non è fatto per l’orecchio”

“Per la gloria?”

“No, non sono che nomi uguali a se stessi”

“Per l’amore?”

“No”

“Per il rimpianto dell’amore?”

“No”

“Per l’abbandono?”

“No e poi no”

“Non so più cosa dire signore………….credo che bisogna lasciare un bicchiere per i morti”

“Ci siete, quasi”

“Una piccola fonte per coloro ai quali il linguaggio è venuto meno. Per l’ombra dei fanciulli. Per gli stati che precedono l’infanzia quando si era senza respiro. Quando si era senza luce.”

A questo punto i due si guardano, prendono le viole e cominciano a suonare un brano intitolato “Le Lacrime” composto da M.de Sainte Colombe e, a poco a poco, i loro volti si riempiono, appunto, di lacrime.

Qui il libro termina con l’immagine di Marin Marais che, all’alba, riprende il suo cavallo per tornare a Versailles.

Il film, invece, continua con la scena in cui Marais che all’inizio nel film aveva cominciato a raccontare ai suoi musicisti la storia, finisce il racconto. E in quel momento accade un altro momento topico. In pratica lui, anni dopo, ha la visione del suo maestro, ormai deceduto, che entra nel palazzo e gli dice, guardandolo con un sorriso:

“Provo fierezza per avervi istruito.”

E ancora:

“Vorreste interpretare per me quell’aria che mia figlia amava tanto?”

Un’aria composta da Marin Marais che si intitola appunto “La Reveuse” cioè “La Sognatrice”

La Reveuse

Quello che è importante è che alla fine questi due personaggi così diversi, con visioni così opposte della vita e dell’arte, trovano nella musica e nell’amore per quello che fanno un punto di incontro capace di annullare tutti gli scontri e tutte le negatività che avevano caratterizzato il loro rapporto.

Come detto all’inizio, in questo film la musica è un pretesto. Ad essa potete tranquillamente sostituire non solo qualsiasi forma d’arte ma, addirittura, la vita stessa.

E’ un insegnamento di vita, del modo di affrontare le cose, del fatto che chiunque senta l’esigenza di cercare qualcosa, prima o poi si rende conto che spesso ci si perde dentro l’effimero, come Marin Marais, ma che poi questo effimero non basta più e bisogna andare alla ricerca di qualcosa di più profondo e significativo.

Perché……..   

Tutte le mattine del mondo sono senza ritorno”.