“Non potete, io sono il vento. Credete che non si soffra ad essere il vento? A volte il vento porta la musica sino a noi, come, a volte, la luce porta sino a voi le apparenze”
Puntata numero centocinquantasette.
“Forse non c’è opera, in tutta la musica francese del XVIII secolo, che possa toccare l’ascoltatore così profondamente come le Leçons de Ténèbres di Francois Couperin”. Questa importante ed impegnativa affermazione è del famoso controtenore e direttore d’orchestra belga René Jacobs.
Volevo fare la puntata di oggi da molto tempo, ma ne ho sempre rimandato la realizzazione per una serie di motivi.
Il primo, forse quello meno importante, è che ho già parlato brevemente di questo brano ormai più di due anni fa. È presente infatti nella colonna sonora di uno dei film cil cui titolo è “Tous les Matins du Monde”, “Tutte le Mattine del Mondo”(puntata n.52). Narra la storia di due musicisti francesi del periodo barocco, alla fine del 600. Uno è il famosissimo, Marin Marais, mentre l’altro, praticamente sconosciuto ancor oggi, è Monsieur de Sainte Colombe. Vi invito caldamente a scoprire questa pellicola per seguire la sua avvincente storia di musica e di vita.

Ebbene in questo film c’è una stupenda scena nella quale uno dei due protagonisti, il suonatore di viola da gamba Monsieur de Sainte Colombe, dopo aver suonato in una funzione religiosa, sta per riporre nella custodia il suo strumento. A un certo punto si volta e vede la moglie, morta in realtà qualche tempo prima. Lui la percepisce come persona viva, e si avvia , con lei, sulla carrozza per tornare a casa. La musica che accompagna questa scena struggente, fatta dei colori tenui del tramonto e della notte, è di un grandissimo compositore francese di quel periodo, Francois Couperin. Il brano si intitola “Troisième Leçon de Ténèbres a 2 voix”. “Terza lezione delle Tenebre a due voci”.

L’altro motivo, strettamente connesso al primo, è che sono particolarmente legato a questa composizione, e mi emoziono ogni volta che la ascolto. Devo dire che, ancor di più in questi tempi così strani e bui, con tutto quello che sta accadendo intorno a noi, questa musica rappresenta, per me, quasi un rifugio. Mi sembra che, a dispetto del titolo, indichi uno spiraglio di luce, una boccata di aria fresca, un ritorno alle radici e all’essenza delle cose. Di qui il timore di fare un racconto personale e poco obbiettivo, anche se, parlando di musica, come più volte ho raccontato, l’obbiettività non è sempre la cosa principale. Alla fine contano le emozioni e le sensazione che questa arte ci può regalare.
Ma tant’è. Considerando che, forse, questa composizione probabilmente non è tra le più conosciute, ho pensato valesse la pena cercare di raccontarla, vista la sua bellezza e la grande carica emotiva che possiede.

Sotto il titolo di “Leçons de Ténèbres” sono riuniti tre brani per una, o due voci, e “basso continuo”. La prima e la seconda sono per una voce sola mentre la terza, della quale parlerò, è per due voci e basso continuo.
Il ”basso continuo” è una parte strumentale spesso presente nella musica del periodo barocco. Comprende generalmente due strumenti, clavicembalo e viola da gamba, o clavicembalo e violoncello o, come in questo caso, viola da gamba e un piccolo organo da camera. Il suo compito è quello di fornire la base armonica sulla quale le voci, strumentali o umane come in questo caso, eseguono le proprie melodie.

Queste “tre lezioni” sono state composte, intorno al 1713, per una cerimonia particolare chiamata “Ufficio delle Tenebre del Mercoledì Santo”.
Furono espressamente richieste dalle “Clarisse” dell’abbazia di Longchamp, proprio per le funzioni della “Settimana Santa”.
Il compositore è, ovviamente, Francois Couperin, nato a Parigi nel 1668 e morto, nella stessa città, nel 1733.
La sua famiglia è stata una famiglia di musicisti per generazioni, e i suoi componenti hanno tenuto la carica di organista in una chiesa parigina per ben 173 anni. In realtà viene chiamato “Francois le Grand” (Francesco il grande), per distinguerlo da un parente omonimo, musicista anch’esso, la cui importanza, nella Storia della Musica, è nettamente inferiore .
Una delle caratteristiche più importanti di Couperin era quella di avere una mentalità aperta, il che lo accomuna, del resto, a tutti i grandi musicisti e artisti in generale. Era infatti interessato al confronto e al dialogo tra la cultura musicale francese e quella italiana. Francia e Italia, insieme alla Germania, di fatto rappresentavano, in quegli anni, le nazioni guida per quanto riguarda la musica. Tra il “gusto francese”, più incline alla danza, e quello italiano, maggiormente indirizzato al concerto o alle sonate strumentali, c’era però una discreta differenza.

Couperin ha sempre cercato di unire questi due mondi, abbastanza diversi, anche ricorrendo, soprattutto all’inizio quando non era molto famoso, a stratagemmi originali.
Ad esempio, per pubblicare la sua prima sonata fece credere che la composizione fosse stata scritta, nello stile italiano, da un compositore italiano.
Lui stesso racconta:”
“Conoscendo l’acredine dei francesi verso le novità straniere di ogni genere, e diffidando pure di me stesso, ho fatto ricorso a un piccolo sotterfugio. Ho fatto finta che un parente mi avesse inviato una sonata di un noto autore italiano. Ho anagrammato le lettere del mio nome in modo che formassero un cognome italiano che ho indicato poi come l’autore”
Il nome indicato sulla sonata risulta quindi di tale Francesco Coperoni.
A ulteriore riprova della sua volontà di unificare due mondi musicali così apparentemente diversi, nel 1724 pubblicò la raccolta intitolata “Les gouts reunis” (i gusti riuniti), il cui intento è del tutto evidente.
Uno dei suoi brani più famosi è esplicito fin dal titolo, “ Le Parnasse ou l’Apoteose de Corelli”, “Il Parnaso o l’Apoteosi di Corelli”. La composizione è dedicata al grandissimo compositore italiano Arcangelo Corelli, da lui molto stimato. Corelli era più o meno coetaneo di Couperin anche se un po’ più anziano, essendo nato nel 1653 e morto nel 1713.

Francois Couperin fu musicista e compositore di corte presso Luigi XIV , il Re Sole, un vero mecenate delle arti.
È da notare il fatto che, pur essendo principalmente impiegato come organista, è conosciuto, ai nostri giorni, molto di più come clavicembalista. Per questo strumento ha scritto ben quattro libri che raccolgono più di 200 sue composizioni.
Ricordo che il clavicembalo è stato uno degli strumenti più importanti del periodo barocco. Potremmo definirlo il nonno del moderno pianoforte. A differenza di quest’ultimo , che è a corde percosse, il clavicembalo è a corde pizzicate. Di conseguenza il suono risulta metallico e lo strumento non ha la possibilità di poter prolungare i suoni più di tanto. Ha anche alcune limitazioni riguardanti la dinamica in quanto non può eseguire forti escursioni di volume.

L’approccio clavicembalistico di Couperin è stato però veramente innovativo. Lui stesso, in uno dei suoi trattati, ne da contezza:
“I suoni del clavicembalo, essendo tutti invariabili, non possono essere rafforzati ne diminuiti. Fino ad oggi sembrava quasi impossibile dare anima a questo strumento. Ciò nonostante tenterò di spiegare con quali mezzi, in seguito alle ricerche con cui ho assecondato le poche doti elargitemi dal cielo, io abbia acquisito la fortuna di commuovere le persone di gusto che mi hanno fatto l’onore di ascoltarmi, come pure di formare allievi che forse mi supereranno”
Questa è la prefazione del suo trattato del 1716, “L’art de toucher le clavecin”, in italiano “L’arte di suonare il clavicembalo”.
Voglio farvi notare l’eleganza del linguaggio adoperato in questa prefazione, retaggio di un modo di esprimersi e ragionare che, purtroppo, si è perso completamente.
Vi faccio ascoltare uno dei brani più conosciuti di Couperin “Les Barricades Mystérieuses (Le Barricate Misteriose), del 1717, in modo da poter gustare il suono di un clavicembalo. Lo strumento è stato ripreso in un ambiente naturale, una chiesa, con tanto di effetto di riverbero. Questo conferisce alla sonorità una caratteristica ancora più magica .
L’importanza e la bravura di Couperin sono state riconosciute anche dai grandi musicisti che sono venuti dopo di lui.
Claude Debussy, un paio di secoli dopo, nel 1915, ne ha parlato in questo modo:
“Couperin è il più poetico dei nostri clavicembalisti. La sua tenera malinconia sembra l’adorabile eco venuta dal fondo misterioso dei paesaggi dove intristiscono i personaggi di Watteau”.
Antoine Watteau è stato un pittore francese, contemporaneo di Couperin.

Uno degli scopi del trattato, L’Art de toucher le clavecin, era proprio quello di istruire i giovani musicisti su come suonare, nello stile corretto, i suoi pezzi per clavicembalo .
Couperin dava spesso titoli descrittivi ad alcune sue composizioni. Alcuni sono pittoreschi e anche un poco stravaganti, e di difficile interpretazione.
Volevo farvi ascoltare “ Le Tic-Toc-Choc ou Les Maillotins”. Il titolo di questo pezzo, ha numerose possibilità di interpretazione e, probabilmente, fa riferimento al ritmo di un orologio, come si può dedurre dall’andamento del brano.
La cosa più importante, però, è che era destinato a essere suonato su un clavicembalo a due registri, secondo le istruzioni dello stesso autore. La mani dell’esecutore, infatti, sono praticamente sovrapposte sulle due tastiere, e si trovano entrambe nel registro acuto dello strumento.

Purtroppo, come sovente accade per i compositori di quel periodo, gran parte della musica di Couperin è andata perduta. Solamente una piccola quantità è arrivata fino ai giorni nostri.
Tra le composizioni delle quali possiamo ancora godere ci sono, appunto “Le Trois Leçons de Ténèbres”, considerate tra i capolavori della musica liturgica francese.
Questi brani utilizzano il testo delle lamentazioni di Geremia, tratte dall’Antico Testamento. Il profeta qui deplora la distruzione di Gerusalemme da parte dei babilonesi. Nella tradizione cattolica questi brani simboleggiano la solitudine di Cristo tradito da Giuda.
In origine le lezioni erano nove, ma ben sei sono andate perdute.
Il termine “Ténèbres” fa riferimento all’oscurità che risulta dallo spegnimento progressivo di quindici candele, fino al completamente dell’ufficio del mattutino. Lo spegnimento accompagnava il procedere della composizione. Bisogna cercare di immaginare il lento affievolirsi della luce, cullato da queste linee melodiche veramente struggenti ed evocative. L’emozione, tra i fedeli, doveva risultare profonda.
Il mio augurio è che possiate emozionarvi all’ascolto della terza di queste lezioni che, probabilmente è la più conosciuta.
Vi chiedo, se potete, di ricavarvi un momento per voi stessi e di immergervi in questa atmosfera così notturna, rischiarata solamente dalla flebile luce di una candela. Le due voci vi potranno così accarezzare con le loro melodie emozionanti e misteriose.
La Troisième Leçon è composta per due voci e basso continuo, in questo caso una viola da gamba e da un piccolo organo da camera. Le due voci sono entrambe voci di soprano. Non pensate quindi ad una prima voce più acuta dell’altra, come se fossero, ad esempio, un soprano e un contralto. L’estensione è la stessa e questo ne favorisce l’interscambio. Generalmente la prima voce ha la maggioranza di parti acute ma entrambe hanno pari importanza e dignità.

Couperin ci dona , in questo brano, un saggio della sua grande maestria compositiva. All’inizio le due voci si imitano, seguendosi l’un l’altra e vocalizzando. Poi cantano in uno stile quasi recitativo sillabando su note ripetute. A volte sono insieme ed eseguono le medesime figurazioni ritmiche, in una modalità che si definisce omoritmica, mentre, in altri punti, sviluppano, per brevi momenti, piccoli canoni. Tutto questo, comunque, sarà più chiaro man mano che ci addentreremo nella composizione.
All’inizio di ogni verso le due voci eseguono dei bellissimi vocalizzi sulla lettera ebraica che costituisce l’inizio del verso stesso In realtà, in questo caso, più che di vocalizzi sarebbe corretto parlare di melismi o di canto melismatico. Questo è il termine che indica una lunga fioritura melodica sulla stessa vocale.
La composizione comincia subito, meravigliosamente, con le due voci che si imitano, eseguendo melismi, sulla lettera ebraica JOD.
Trovo che sia uno degli inizi più coinvolgenti che si possano ascoltare.
La composizione è divisa in tante piccole sezioni che finiscono tutte con una pausa, più o meno lunga. In questo modo la parte successiva viene introdotta con maggiore solennità.
La sezione che segue quella che avete appena ascoltato prevede una tipologia di canto totalmente diversa. L’ambito è quasi quello del “recitativo”. La melodia non è più ampia come prima e il canto diventa sillabico con molte ripetizioni delle stesse note. Le voci hanno parti separate. Comincia la prima poi subentra la seconda che esegue una frase più lunga. A un certo punto le due voci procedono omoritmicamente, cioè con figurazioni ritmiche uguali cantando, contemporaneamente, le stesse sillabe.
Come avete potuto ascoltare già in questo inizio sono presenti tre stili diversi di canto. Prima melismatico, poi quasi recitativo e infine omoritmico.
Dopo questo, sulla seconda lettera ebraica, “CAPH”, c’è un altro momento melismatico meraviglioso, preceduto dal basso continuo.
Anche sulla sillaba “MEM”, intorno al minuto 6 e 06” a seconda delle versioni, le due voci si imitano eseguendo, all’inizio, la stessa melodia, quasi fosse un piccolo canone. Poi la composizione si sviluppa in modo diverso. Ascoltate quando, dopo l’esposizione della melodia da parte della prima voce, subentra la seconda con un effetto celestiale.
Ma in questa composizione sono presenti anche momenti che non sono sempre così consonanti. Ad esempio all’inizio del verso che comincia con la sillaba “NUM”, intorno al minuto 7 e 50,più o meno, troviamo una delle numerose dissonanze. La seconda voce comincia eseguendo la nota RE e, subito dopo, subentra la prima che canta un MI, cioè una nota molto vicina. Le due frequenze quindi collidono. Ma la delicatezza dell’esecuzione e la sapienza compositiva di Couperin fanno si che questa dissonanza non risulti sgradevole, bensì aggiunga ulteriore sapore ed enfasi ad una composizione già molto intensa.
Adesso vi faccio risentire questo punto senza il mio commento, perché ne vale la pena.
Poi la stessa sillaba “NUM” che all’inizio sembrava aperta ed aerea, diventa improvvisamente più scura. Le linee melodiche virano verso il grave assumendo un colore completamente diverso e più drammatico.
Questa “Troisième Leçon de Ténèbres” è, ovviamente, un brano che va ascoltato con attenzione e concentrazione. Potremo così farci trasportare nel suo mondo, un mondo misterioso e affascinante.
Come detto è una composizione alla quale sono estremamente legato. Tutte le volte che la ascolto mi emoziono e mi torna alla mente la scena del film di cui ho parlato all’inizio. Perché quando Monsieur de Sainte Colombe e la moglie, che in realtà è un’apparizione, arrivano a casa, lui scende dalla carrozza, la guarda e le dice:
“Tutte le notti sono la stessa notte, tutti i freddi sono lo stesso freddo. Sono trascorsi dodici anni signora, ma le lenzuola del nostro talamo non sono ancora fredde. Soffro, signora, di non potervi toccare”.
“Non potete, io sono il vento. Credete che non si soffra ad essere il vento? A volte il vento porta la musica sino a noi, come, a volte, la luce porta sino a voi le apparenze”
