Un film “cult” nel quale la musica è il vero motore della storia.

Puntata numero novantaquattro

Jake: Ah! Ti prego, non ucciderci! Ti prego, ti prego, non ucciderci! Lo sai che ti amo, baby! Non ti volevo lasciare! Non è stata colpa mia!

Ex-fidanzata di Jake: Che bugiardo schifoso! Credi di riuscire a cavartela così? Dopo avermi tradito?

Jake: Non ti ho tradito. Dico sul serio. Ero… rimasto senza benzina. Avevo una gomma a terra. Non avevo i soldi per prendere il taxi. La tintoria non mi aveva portato il tight. C’era il funerale di mia madre! Era crollata la casa! C’è stato un terremoto! Una tremenda inondazione! Le cavallette! Non è stata colpa mia! Lo giuro su Dio!

Questa scena è una delle tante, alcune delle quali sono ormai entrate a far parte dell’immaginario collettivo, tratte dalla sceneggiatura di un film che ha segnato un epoca. Si tratta di  una vera e propria pellicola “cult” amata da molti e non solo dagli appassionati di musica.

L’attore che rivolge queste frasi alla  ex fidanzata, interpretata da una vendicativa Carrie Fisher, è stato, nonostante la sua breve carriera, uno dei più istrionici e talentuosi del mondo del cinema

Il suo nome è John Belushi e il film  dal quale è tratto il dialogo è, ovviamente, “The Blues Brothers”.

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Il rapporto tra la musica e il cinema è ormai più che centenario.

Quasi sempre la musica, nei film, viene utilizzata come colonna sonora. Il suo compito è di seguire e sottolineare le scene, stimolare emozioni, anticipare situazioni sia emotive che reali. A volte diventa un elemento di estrema importanza per il dipanarsi della trama. E’ il caso di film di cui abbiamo parlato come , “Interstellar” ( puntata n. 45), di Christopher Nolan la cui musica è di Hans Zimmer, oppure la quasi totalità di quelli  la cui  colonna sonora è stata composta da Ennio Morricone (puntata n.15).

Interstellar

Una categoria a parte è quella rappresentata da film il cui soggetto è la biografia di un musicista famoso. Sono pellicole generalmente poco interessanti perché spesso didascaliche e non sono molto coinvolgenti per uno spettatore che non sia appassionato di musica.

Esistono anche, ovviamente, i film musicali. Sono tratti, in genere, da musical, o hanno ispirato a loro volta dei musical. In questi casi l’azione si svolge quasi costantemente attraverso la musica e insieme ad essa.

Sette spose per sette fratelli

Un’altra tipologia è quella dei film nei quali la musica diventa essa stessa un personaggio intorno al quale ruota la vicenda. Di questa categoria possono far parte film come Amadeus (puntata n. 82), oppure “Tutte le Mattine del Mondo(n. 52). In questo gruppo possiamo tranquillamente inserire anche “The Blues Brothers”. Pur nelle loro notevolissime differenze questi  titoli hanno nella musica il loro punto di riferimento principale. Non solamente le storie e le vicende che raccontano sono avvincenti, ma il loro pregio è anche di aver fatto conoscere al grande pubblico personaggi e generi musicali altrimenti poco noti. Non mi riferisco tanto ad “Amadeus”, vista la notorietà di Mozart, quanto alle vicende e ai musicisti protagonisti di “Tutte le Mattine del Mondo” che, a parte gli addetti ai lavori, risultavano sconosciuti ai più prima dell’uscita del film nelle sale.

I “Blues Brothers”, oltre ad essere un film estremamente divertente e “catchy” ,da infatti la possibilità di approfondire la conoscenza di un mondo musicale e di   generi come il “Blues, il “Rythm’n’Blues”, il “Soul” e il “Funk”, che sono stati, e sono tuttora, tra i  contributi più importanti che la popolazione afroamericana ha dato alla musica contemporanea.

Non è il caso, qui, di raccontare la trama. La potete trovare facilmente e magari molti di voi la conoscono per avere già visto il film.

Alcuni elementi però vanno puntualizzati.

Si tratta di una produzione statunitense del1980. L’idea di partenza è stata di due attori e cantanti, John Belushi e Dan Aykroyd, anche se, in realtà, il merito è soprattutto di quest’ultimo. Entrambi militavano già in un gruppo musicale la “Blues Brothers Band” in cui erano, paradossalmente, gli unici due musicisti non  professionisti. Questa band costituiva una delle principali attrazioni di uno spettacolo televisivo di grande successo, il ” Saturday Night Live”, e aveva al suo attivo già molti concerti nonché l’incisione di alcuni album accolti favorevolmente dal pubblico. Proprio in considerazione di questo successo nacque l’idea realizzare un film che avesse la band come protagonista principale.

La Band

Dan Aykroyd scrisse quindi una sceneggiatura che si rivelò lunghissima e che venne di molto sfoltita. La storia è incentrata sulle peripezie di un gruppo di musicisti che devono raccogliere dei fondi per poter pagare le tasse arretrate dell’orfanotrofio dove i due band leader avevano passato l’infanzia.

Il film, stranamente, non ebbe all’inizio molto successo negli Stati Uniti, tutt’altro. In Europa invece la pellicola incontrò da subito il favore del pubblico e la fama che conquistò favorì il successivo rilancio anche oltreoceano. Per una volta tanto si può dire che la vecchia Europa sia stata più pronta a recepire le novità rispetto agli States.

Altro fatto curioso è il Guinnes dei primati ottenuto dalla pellicola per la scena col maggior numero di automobili distrutte. Si tratta di quella in cui i due protagonisti corrono in macchina per portare in tempo i soldi all’agenzia delle tasse, e vengono inseguiti da nugoli di auto della polizia.

Un vero e proprio “must” della pellicola è la presenza, all’interno della storia, di personaggi e cantanti famosi che praticamente interpretano, cantando, se stessi. Troviamo infatti Cab Calloway, James Brown, Aretha Franklin, Ray Charles e perfino un vecchio bluesman come John Lee Hooker.

James Brown

Fa sorridere, oggi come oggi, pensare che i produttori statunitensi non volevano queste star, perché cercavano artisti più famosi e di moda. In effetti in quegli anni tutti i cantanti cui ho accennato stavano vivendo un momento di stasi nelle loro carriere, e molti pensavano che non sarebbero riusciti a garantire un adeguato lancio pubblicitario al film. I fatti poi hanno dato torto a questi produttori e il film è entrato nella storia del cinema anche grazie alle performance di questi grandissimi artisti afroamericani.

Altro elemento da sottolineare è che uno dei due protagonisti, John Belushi era in quegli anni una star di livello mondiale, quella che si può definire “una gallina dalle uova d’oro”.

Cantava in una band che aveva un grande successo in tutto il paese, partecipava ad uno show televisivo tra i più popolari, e, grazie al film, era anche uno degli attori più richiesti. Nonostante questo, riuscì, per motivi che hanno a che fare con la complessità della mente umana, a distruggere la sua vita finendo per morire, un paio d’anni dopo l’uscita del film,  a causa dell’abuso di sostanza stupefacenti.

John Belushi

Prima di parlare dell’aspetto musicale volevo segnalarvi un refuso, che non molti hanno notato. Si riferisce al doppiaggio in italiano, che in generale è stato fatto molto bene, cosa tutt’altro che facile.

L’errore è grossolano e simpatico nello stesso tempo.

La scena è quella, verso l’inizio del film, in cui i due “fratelli” si incontrano, nell’orfanotrofio che li aveva ospitati da piccoli, con Cab Calloway, praticamente il loro padre putativo. Questi riferisce che se non si riusciranno a pagare le tasse lui si ritroverà per strada. A questo punto Dan Aykroyd afferma che per loro lui è stata una persona estremamente importante aggiungendo:” Per noi tu suonavi l’arpa in cantina”. Il termine inglese “harp” è stato tradotto con “arpa” mentre, in realtà, significa “armonica a bocca”. La cosa buffa è che i traduttori non si sono resi conto dell’assurdità di far suonare ad un bluesman nero americano uno strumento come l’arpa che. Oltre ad essere usato nella musica classica europea e non solo, è del tutto inadatto sia visivamente che musicalmente alla musica blues.

L’armonica a bocca invece trova nel blues, e nei generi derivati, ampia collocazione e il suo suono si adatta benissimo a questi generi musicali.

Ma arriviamo a parlare più strettamente della parte musicale.

Il genere che caratterizza quasi tutta la pellicola si chiama “Rhythm’n’Blues”. Come si evince dal nome si tratta di una forma di blues più vigorosa e ritmica. Abbiamo parlato spesso volte del Blues, in particolare nella puntata n.30 dedicata a “St, Louis Blues” di Bessie Smith e Louis Armstrong.

Si tratta di uno dei contributi più importanti che la cultura afroamericana ha portato alla musica del XX secolo. E’ una forma musicale semplice ma estremamente efficace, il che la rende facile da memorizzare e riproporre. E’ basata su una struttura di dodici battute che si ripete costantemente, caratterizzata da tre accordi. Sono gli accordi più importanti e li abbiamo incontrato spesso in questi racconti. Possono essere considerati l’equivalente dei colori primari per quello che riguarda l’arte, perché contengono tutte le note principali della scala cui fanno riferimento.

Si trovano sulla prima, sulla quarta e sulla quinta nota. Facendo l’esempio di un brano che utilizza la scala di Do sarebbero quelli sulla prima nota, Do appunto, sulla quarta, FA, e sulla quinta, SOL…..

tre accordi

Molti dei brani di questo film utilizzano questa struttura così semplice, che non vuol dire banale, con, ovviamente, delle variazioni.

E’ quindi una musica basata su pochi elementi. Questo fatto ha una conseguenza importante. In questo genere di musica, e in quelli da esso derivati, diventa spesso molto più significativo il “come” piuttosto che il “cosa”. Ha maggiore rilevanza il modo in cui vengono cantate o suonate le frasi musicali piuttosto che le note che vengono eseguite. L’energia, la carica emotiva e il fraseggio sono gli elementi che rendono efficace ed interessante questa musica.  Un blues, come quasi tutta la musica del resto, non si può suonare o cantare in modo asettico e didascalico. Tutto quello che viene fatto deve avere una grossa motivazione e deve provenire dall’anima per non cadere nel banale.

Tutte le canzoni di questo film dimostrano in modo evidente questo. Sono infatti eseguite sempre con grande grinta ed un ritmo molto coinvolgenti.

Uno dei brani più famosi di Rhythm’n’blues, un classico del genere, è un omaggio alla città in cui si svolge gran parte della storia e nella quale sono state girate molte delle scene più importanti.

E’ il secondo che viene eseguito nella scena in cui la band tiene un concerto nella sala del “Palace Hotel” con lo scopo di raccogliere i soldi per pagare le tasse arretrate. E’ il tipico esempio di una composizione strutturata sui tre accordi di cui abbiamo appena parlato. Il suo titolo è “Sweet Home Chicago

Sweet Home Chigaco

A questo punto del brano c’è l’inserimento di  un’invenzione tipica di questo genere di musica. Lo scopo principale è quello di evitare il rischio di monotonia che può derivare da uno schema troppo ripetitivo. Si tratta dei cosiddetti “breaks” nei quali i musicisti si fermano accentando solo il primo movimento della battuta mentre la voce continua eseguendo una parte melodica e di testo del tutto diversa dalle precedenti.

L’effetto è quello di far sembrare che il tempo si fermi mentre, in realtà, il tutto è perfettamente inserito nella struttura. Anche in altri generi, basti pensare al rock’n’roll e ai brani cantati, ad esempio, da Elvis Presley, questo procedimento è largamente usato.

(Come spesso accade l’ascolto diretto vale più delle spiegazioni e rende più facilmente comprensibile capire di cosa si tratta)

Sweet Home breaks

Questa struttura, come accade sia nel film che nella colonna sonora, permette a tutti i musicisti della band di eseguire i propri assoli che rappresentano uno dei momenti più importanti e caratterizzanti di questo genere musicale.

Un’altra scena topica del film, caratterizzata anche questa da una grande energia interpretativa, è quella in cui canta Aretha Franklin.

Aretha Franklin nel film

E’ il momento nel quale i due fratelli arrivano nella rosticceria gestita dali’ex chitarrista della band, Matt Murphy, e da sua moglie impersonata, appunto, da Aretha Franklin. Lei cerca di impedire che il marito lasci il lavoro e il locale per tornare nuovamente a condurre la vita precaria del musicista.

Il brano, anche questo, è abbastanza semplice. Non è strutturato esattamente sui quei tre accordi, ma su accordi un po’ diversi che comunque sono sempre ed essenzialmente tre.

Qui è presente anche un altro procedimento teso ad ovviare alla ripetitività. Ad un certo punto infatti la struttura si ripete ma viene tutta resa più acuta da un punto di vista melodico (tecnicamente si dice “alzare la tonalità del brano”). In questo modo si crea nuova tensione e si mantiene vivo l’interesse

Think

Altro momento in cui è evidente la carica interpretativa  è quello, giustificato anche dalla sceneggiatura, in cui canta Ray Charles.

Ray Charles

La band, ormai al completo, arriva in un negozio di strumenti per acquistare le nuove attrezzature. Il pianista prova un piano elettrico ma dice al proprietario che lo strumento è senza grinta e non va bene. Ray Charles allora si siede allo strumento e per dimostrare che la tastiera non ha niente che non va attacca un brano vigoroso che si intitola: ”Shake a Tail Feather”. Il tutto è talmente carico di energia, nonostante sia costruito principalmente su soli due accordi, che anche la gente per strada si mette a ballare

Shake a Tail Feather

C’è anche lo spazio per momenti musicalmente diversi nel film. Uno di questi lo troviamo quasi alla fine della storia.

Cab Calloway

La band è sul palco del Palace Hotel e sta per iniziare il concerto. I due fratelli però non si vedono perché sono stati attardati da una serie di problemi. Per ingannare l’attesa e per intrattenere il pubblico Cab Calloway, il loro padre putativo, improvvisa, interpretando se stesso, e canta, accompagnato dalla band, uno dei  più grandi successi della sua carriera reale, “Minnie the Moocher”. Tutti i musicisti della band appaiono, improvvisamente, vestiti con uno smoking elegantissimo e l’atmosfera diventa di colpo quella tipica delle sale da ballo degli anni 30 e 40.

Una delle caratteristiche di questo brano è la presenza dei “call and response”, momenti nei quali il cantante invita la folla a ripetere quando appena esposto melodicamente.

Anche questo procedimento è stato poi fatto proprio da moltissimi cantanti di tutti i generi

Minnie the Moocher

In sostanza penso sia un film che vada visto almeno una volta nella vita e non solo da chi ama questo genere di musica. È un modo anche, come detto, per imparare nuove cose in modo divertente perché l’ironia, la leggerezza e anche il gusto dell’assurdo sono elementi continuamente presenti in tutta la storia. Molte sono le frasi pronunciate che sono diventate modi di dire comuni, a testimonianza della popolarità della pellicola.

Dan Aykroyd

Qualcuno ha anche accusato i protagonisti del film di sfruttare, come più volte è capitato nella storia della musica, in quanto musicisti bianchi, il lavoro compositivo degli autori di colore.

 A questo proposito è illuminante una risposta di Dan Aykroyd che ha affermato come, in realtà, i Blues Brothers abbiano ricevuto solamente i compensi derivanti dai diritti di esecuzione mentre quelli per la parte compositiva sono andati tutti agli autori. Questo ha permesso a molti musicisti afroamericani di guadagnare parecchio in quanto sia il film che il disco hanno avuto un grande successo in tutto il mondo , dal quale, ovviamente, è derivato un grande riscontro economico, . L’attore ha anche osservato che sia il film che la colonna sonora hanno contribuito a diffondere un genere di musica e una forma di cultura  che altrimenti avrebbero avuto una platea molto più ristretta.

Oltre alle numerose scene ironiche ci sono anche, nel film, momenti che invitano alla riflessione.

Uno di questi, che veicola un messaggio significativo e importante anche e soprattutto ai nostri giorni è quello inserito da Dan Aykroyd come intermezzo di un altro brano famosissimo che viene eseguito : ”Everybody Needs Somebody

“Se amate a qualcuno in particolare, tenetevelo stretto, uomo o donna che sia. Amatelo, coccolatelo, stringetelo. Esprimete i sentimenti con baci e carezze perché è importante avere qualcuno da baciare e da abbracciare, Tutti abbiamo bisogno di qualcuno da amare.”