La composizione che molti anni fa mi ha aperto la porta verso un mondo musicale del tutto nuovo.

Puntata numero cento.

“Davanti a un’opera d’arte bisogna comportarsi come di fronte a un principe, e mai prendere la parola per primi. Altrimenti, si rischia di sentire soltanto la propria voce”. (Arthur Schopenhauer)

Con questa di oggi siamo arrivati alla puntata numero 100.

Se penso a quest’avventura iniziata esattamente  due anni fa mai avrei immaginato di poter arrivare a questo punto.

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All’inizio non mi ero posto dei limiti, ma certamente non supponevo che questa serie di racconti potesse durare così a lungo.

Mi sembra giusto, quindi, tirare un po’ le fila di questo percorso e osservare come il tutto si è sviluppato.

La premessa fatta nell’episodio introduttivo era cercare di raccontare la musica, indipendentemente dai generi. Ho sempre rifiutato, infatti, il pregiudizio   in virtù del quale si ascolta solo musica classica, o rock, o jazz, o musica etnica e così via. Per me la musica, come ho cercato di dimostrare in tutte queste puntate, è bella o brutta indipendentemente dai generi. Nessun tipo di musica è garanzia di bellezza a prescindere. Tutto dipende sempre, ovviamente, dalla bravura e dalle capacità di chi compone un brano.

Volendo fare una piccola graduatoria partirei dalle puntate che più mi hanno sorpreso per il loro riscontro positivo.

Lyle Mays e Pat Metheny

La prima tra queste, e devo dire la prima in assoluto, è stata quella dedicata a Lyle Mays e Pat Metheny, la numero 86, intitolata September 15th”. L’interesse generale, il numero di download e di comenti per questo brano e per i musicisti che l’hanno composto e suonato mi ha veramente stupito.

Sempre nell’ambito della musica jazz un riscontro molto positivo, che non mi ha stupito perché ero convinto, diciamo così, di andare sul sicuro, è stato quello del racconto n.74 riguardante il Köln Concert di Keith Jarrett.

Keith Jarret

Una grande sorpresa, invece , è stata la puntata dedicata a John Coltrane e alla sua versione di My Favorite Things”, la numero 73. Mai avrei pensato, vista la complessità e la durata del brano, che potesse avere un riscontro così positivo, nonostante la versione, diciamo originale, del brano sia abbastanza universalmente conosciuta.

Nell’ambito della musica classica ero abbastanza convinto del gradimento che avrebbe riscontrato il “Gloria” di Vivaldi, nella puntata n.81 e i fatti non mi hanno smentito. Una piacevolissima sorpresa è stata invece quella dedicata al “Concerto per pianoforte e orchestra in sol maggiore di Maurice Ravel, la numero 79.

Amadeus

Altre conferme le ho avute da tutte le puntate dedicate a Mozart con in testa quella riferita al film Amadeus di Milos Forman, la numero 82.

Per quello che riguarda la musica, diciamo così, leggera, mi ha molto stupito il risultato ottenuto dalla puntata dedicata a “Don Giovanni” di Lucio Battisti, numero 62. Ero convinto che avrebbe suscitato l’interesse di un gruppo ristretto di persone e invece è stata molto seguita e ha avuto anche molti commenti. Considerando che si tratta del primo dei cosiddetti “album bianchi”, periodo caratterizzato dalla collaborazione con il poeta ermetico Pasquale Panella, certamente il momento di minor successo di Battisti, sono rimasto favorevolmente colpito dal riscontro avuto.

Altra sorpresa è stata la puntata su “Lilac Wine di Jeff Buckley, la n. 76. La canzone è strepitosa e l’album dal quale è tratta molto bello ma pensavo fosse un personaggio di nicchia, come si suol dire. Sono estremamente contento di essere stato smentito dai fatti.

Per quello che riguarda le musiche che sfuggono ad una precisa definizione di genere quella più seguita è risultata la numero 45 dedicata all’intrigante film di Christopher Nolan, “Interstellar la cui colonna sonora è stata composta da Hans Zimmer.

Venendo però a oggi volevo festeggiare il traguardo così importante delle 100 puntate, dedicandomi e dedicandovi un brano particolare e per me estremamente significativo.

Si tratta della composizione che mi ha fatto conoscere e avvicinare, ormai molti anni fa, alla cosiddetta musica classica.

Come immagino abbiate capito da tutti questi racconti, il mio background iniziale, per quanto riguarda la musica, è stato quello della musica rock. Ero, non lo nego, un “rockettaro”.

Come si racconta nelle favole……un bel giorno mi sono trovato davanti un brano che ha suscitato il mio interesse incuriosendomi tantissimo. E’ una composizione della quale ho in parte parlato nella puntata n. 59, ma non voglio, come si usa dire oggi , “spoilerarvi” il seguito.

Si tratta di un brano eseguito da un gruppo rock, chiamato “The NIce” ed ha un titolo veramente particolare: “Acceptance Brandenburger”. E’ una commistione di sonorità, ritmi e generi diversi  e suona così

Acceptance – Brandedenburger

Andai a informarmi e riuscii a scoprire che sia il titolo che la musica erano derivati, e ovviamente di molto rivisitati, da uno dei “Concerti Brandeburghesi” di Johann Sebastian Bach.

In particolare il brano dei “The Nice” si ispira al primo movimento del Terzo Concerto Brandeburghese di Bach.

Allora non c’erano le varie piattaforme, non c’era internet e nemmeno i CD, praticamente un’altra era geologica.

Mi recai in un negozio dove facevano ascoltare i dischi prima dell’acquisto, pensate un po’, e, affascinato da questa musica, comprai la “raccolta”, come allora la chiamavo, di tutti i sei concerti.

Questi meravigliosi brani, e soprattutto il terzo, hanno rappresentato, per me, la chiave per entrare in un mondo affascinante, allora del tutto sconosciuto. A tutto ciò ha fatto seguito poi un regolare percorso accademico con tanto di studi al Conservatorio.

Ma questo è un altro discorso.

La cosa importante è che questo concerto è stato lo spunto che ha determinato una grande svolta nel mio modo di approcciarmi alla musica.

Ora bando ai ricordi personali e cerchiamo di avvicinarci un po’ a questa composizione entrando in contatto con questa musica meravigliosa.

Frontespizio dei “Concerti Brandeburghesi”

I “Concerti Brandeburghesi” hanno, per così dire, un sottotitolo :”  Concerts avec plusieurs Instruments”, che potremmo tradurre, più o meno come “ concerti a strumenti misti”.

C’è infatti una dedica che lo stesso Bach ha scritto in francese, nel 1721, perché questa allora era l’usanza, per il Margravio di Brandeburgo che, all’inizio recita così:

Monsignore, poiché ho avuto la fortuna un paio di anni fa di farmi sentire da Vostra Altezza Reale, in virtù dei vostri ordini, e come ho poi notato che vi piacevano i piccoli talenti che il cielo mi ha dato per la musica…”(vi dedico questi sei concerti)

Poi sempre in francese, per rispettare il protocollo:

Il vostro molto umile e obbediente servitore Jean Sebastien Bach, maestro di cappella di Sua Altezza Serenissima, il principe regnante di d’Anhalt-Coethen ”.

Bach aveva già un lavoro importante in quel periodo, era infatti Kappelmeister a  Cöthen, ma essendo uomo intelligente ed esperto delle cose della vita, sapeva che, lavorando con la musica, il vento poteva sempre mutare di direzione. Con questa dedica cercava, se così si può dire, di mettere le mani avanti, ingraziandosi il Margravio di Brandeburgo in previsione di possibili futuri sviluppi lavorativi.

Quello che sappiamo con quasi assoluta certezza, il quasi è d’obbligo parlando di eventi così lontani, è che il signore di Brandeburgo, che pur apprezzava la musica di Bach, dopo aver ricevuto i manoscritti li abbia riposti, senza nemmeno aprirli, in un cassetto. Questi concerti sono stati  riportate alla luce solo verso la metà dell’800 e fu proprio in quegli anni che vennero definiti come i “Concerti Brandeburghesi” in virtù appunto della dedica.

Fa effetto pensare che questi capolavori siano stati dimenticati per più di cento anni. Bisogna però rendersi conto che allora la musica era vista solo come un lavoro e i musicisti erano dei servitori, magari importanti, ma pur sempre servitori. Il concetto di musica come opera d’arte è un’idea che comincia ad affermarsi solo agli inizi dell’800.

Da un punto di vista musicale una delle caratteristiche più importanti di questi concerti è rappresentata dal fatto che l’organico strumentale si presenti diverso per ognuno di essi.

Nel terzo, che è quello oggetto di questo racconto, non ci sono strumenti a fiato. Sono presenti solo archi e un clavicembalo. Più precisamente abbiamo tre violini, tre viole e tre violoncelli più un contrabbasso o un violone e il clavicembalo che forniscono il cosiddetto “basso continuo”.

L’aspetto più intrigante è che tutti questi strumenti eseguono quello che si potrebbe definire un lavoro veramente di gruppo. Le tre sezioni infatti si passano continuamente, passatemi il termine, la palla delle idee musicali in modo continuo e molto rapido, quasi saltellante.

Ciò che mi colpì allora, e che continua a farlo ancor oggi, è questo favorisce un andamento generale del brano leggero, molto ritmico e allegro, direi spumeggiante.

Il risultato è una sensazione di serenità e di gioia, come si può dedurre già dall’inizio del primo movimento.

Inizio del movimento

Cerchiamo però di scendere un po’ più nel dettaglio.

Si può notare come all’inizio ci sia una frase musicale composta di quattro parti, suonate dall’intero organico. La frase comincia scendendo, poi sale, poi ridiscende ed infine sale un’altra volta. Poi ad un certo punto gli strumenti all’interno delle sezioni suonano ognuno una linea melodica diversa e comincia questo gioco a rincorrersi con la melodia che “passa” dai violini alle viole per finire ai violoncelli.

A questo punto vi chiedo di ascoltare attentamente gli esempi durante i quali cercherò di indicarvi i punti salienti perché, al solito, la musica è più esplicativa di molte parole.

Proviamo a riascoltare questo inizio

Inizio con indicazioni

Successivamente compare un nuovo episodio suonato all’inizio dal primo violino. A questo seguono tutti gli strumenti insieme e infine lo stesso episodio passa al secondo violino, poi alle viole e per ultimo ai violoncelli.

Il momento è questo

Nuovo episodio

E’ un gioco estremamente intrigante e molto piacevole da ascoltare.

E’ anche divertente da suonare. Se osservate qualche video su YouTube di questo concerto potrete notare come quasi sempre i musicisti si divertono. In particolare in questa versione, che è dell’orchestra Mozart diretta da quell’eccezionale maestro che è stato Claudio Abbado, è palese come tutti i musicisti siano veramente coinvolti positivamente da questa musica al punto da non lesinare sorrisi e ammiccamenti.

Orchestra Mozart e Claudio Abbado

Altro punto intrigante è la riproposizione del tema iniziale cui fa da contrappunto una seconda melodia a carattere ascendente. Questo crea un incastro di linee melodiche affascinante

Melodia con controcanto

Probabilmente l’esemplificazione più evidente di questo continuo rimbalzare la linea melodia da uno strumento all’altro lo abbiamo quando il primo violino esegue quello che potremmo definire un episodio quasi solistico. A questo segue un momento di insieme. Poi tutti gli altri strumenti in successione riprendono la stessa idea creando una mirabile concatenazione di linee melodiche

Episodio solistico tra i vari strumenti

Vi faccio risentire questo momento senza il parlato sotto che risulta anche un po’ frenetico vista la velocità con la quale gli strumenti si “passano” la melodia. Penso che così lo possiate gustare meglio.

A questo punto il movimento si avvia alla conclusione con la riproposizione di uno dei temi cha hanno caratterizzato tutto il suo svolgimento. C’è una serie di accenti che accompagnano questa riproposizione e che enfatizzano ulteriormente  l’aspetto ritmico e gioioso di questo brano

Finale primo movimento

Una caratteristica peculiare di questo concerto è che in pratica Bach non ha quasi scritto il secondo movimento. Generalmente i concerti constano di tre movimenti. I due esterni sono quasi sempre veloci mentre il movimento centrale è più lento.

In questo concerto, per quello che riguarda il secondo movimento, abbiamo solamente l’indicazione di “Adagio” e la presenza di due accordi, niente altro, che separano il primo dal terzo movimento. Per inciso i due movimenti esterni sono entrambi nella stessa tonalità, Sol maggiore.

Questo fatto ha suscitato per anni l’interesse dei musicologi che hanno cercato di capire quali fossero le reali intenzioni di Bach operando questa scelta.

La conclusione più accreditata è che questo parte dovesse essere lasciata all’improvvisazione di uno strumento solista, clavicembalo o violino, creando così un momento, di volta in volta diverso, di passaggio tra i due movimenti esterni, entrambi così vivaci.

Questo dimostra, ancora una volta, come anche nella tradizione musicale europea classica, anche se qui stiamo parlando del barocco, l’improvvisazione fosse una risorsa estremamente importante cui attingere.

Purtroppo poi, come detto in altre circostanze, questo modo di procedere  è andato progressivamente perdendosi nella nostra musica fino a risultare quasi del tutto assente dal 900 in poi.

Questo è il secondo movimento così come è stato realizzato in questa versione.

II Movimento

Al momento di chiudere questa puntata la tentazione forte era quella di farmi e farvi un regalo riascoltando per intero il primo movimento al quale, come detto, sono particolarmente legato.

Visto però che anche il terzo movimento è bellissimo penso sia più indicato proporvelo per intero.

Vi dirò solo che Bach qui utilizza un ritmo di danza, una “giga” in particolare. E che la scrittura musicale si potrebbe definire in stile fugato. Le voci si rincorrono con andamento frenetico e in questo modo il finale diventa veramente pirotecnico.

Vi invito caldamente ad approfondire la conoscenza di tutti questi sei concerti, composti ormai più di trecento anni fa,  vero monumento della musica non solamente del periodo barocco. Magari ognuno di voi, e questo sarebbe bellissimo, potrà trovare il suo favorito tra i sei, quello al quale ritornare con l’ascolto più volte nel corso del tempo e al quale affezionarsi maggiormente.

I “Brandeburghesi” dimostrano ancora una volta come l’unica distinzione possibile, di cui tenere conto, sia quella tra musica bella e musica brutta e, nel caso specifico, siamo di fronte ad un capolavoro assoluto..

Il terzo movimento del concerto è questo

Terzo movimento e finale

Vorrei chiudere questa puntata con un’altra frase del filosofo Arthur Schopenhauer. Non solo si tratta di un’affermazione molto significativa ma è anche estremamente attuale tenendo conto di quanto ci circonda attualmente:

L’unica origine dell’arte è la conoscenza delle idee; e il suo unico fine è la comunione di tale conoscenza”.