Anche allo specchio non ci si vede

David Klippel Arden

In questa composizione i due strumenti dialogano in modo profondo, del tutto paritario, con una concezione profondamente romantica.

Puntata numero centoundici

«Io sono me stesso soltanto nella musica. La musica basta a una vita intera, ma una vita intera non basta alla musica»

“Sono organicamente incapace di capire la musica moderna, quindi non posso assolutamente apprezzarla; così come non mi piace una lingua, diciamo, il cui significato e la cui struttura mi sono assolutamente estranei”.

Sergej Rachmaninov

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Nel corso di queste puntate ho parlato poche volte della musica da camera.

Se ricordo bene è capitato in quelle dedicate a Lili Boulanger (n.37), al quartetto d’archi di Schubert “La Morte e la Fanciulla(n.57), e al creativo femminile riguardante Clara Schumann (n.68). Ma certamente, rispetto ad altri tipi di musica quella “da camera” è stata poco raccontata durante le varie puntate.

In realtà si tratta di una musica molto apprezzata e conosciuta. Si chiama così perché una volta era concepita per essere suonata nei saloni dei palazzi, oppure in circostanze intime e private. In genere prevede un numero limitato di esecutori. Non esistono dei limiti precisi ma diciamo che si va dal duo fino a nove, dieci musicisti. Ovviamente esistono delle eccezioni ma gli organici, in genere, sono abbastanza ridotti.

Quartetto d’Archi

È una musica che, visto il ristretto numero di esecutori , non può avere quelle esplosioni dinamiche tipiche, ad esempio, della musica orchestrale dall’800 in avanti. Spesso , ma anche qui ci sono numerose eccezioni, non contempla la presenza di solisti virtuosi come quelli che, di norma, eseguono i concerti per strumento solista ed orchestra, che sono tanto amati e che attirano un pubblico numeroso.

Per questi motivi è considerata, a volte, un po’ d’élite, seguita solo da appassionati. In realtà si tratta di una musica estremamente godibile le cui composizioni richiedono, magari, solo un’attenzione particolare. Solo così infatti si possono cogliere tutte le sfumature di dinamica, fraseggio e impasto sonoro che la caratterizzano.

Trio con pianoforte

Ho fatto questa premessa perché l’oggetto della puntata di oggi è appunto un brano di musica da camera. Si tratta di un duo per violoncello e pianoforte composto, come si sarà intuito dall’introduzione, da Sergej Rachmaninov.

La prima cosa da specificare è che, come accade per molti nomi di origine russa, la grafia del cognome può assumere forme diverse. I più frequenti sono appunto Rachmaninov o Rachmaninoff.

In ogni caso si tratta di un compositore nato nel 1873 in Russia, morto nel 1943, e questo è significativo, in California.

È universalmente riconosciuto come uno dei massimi esponenti del Romanticismo, o, meglio, del tardo romanticismo, di tutta la storia della musica.

Ritratto di Rachmaninov

C’è chi lo considera, non a torto, come l’ultimo dei grandi romantici. Questo lo ha portato ad essere molto apprezzato da una parte del pubblico e meno da una certa critica o dai musicisti più attenti alle avanguardie che si stavano affermando all’inizio del 900.

Era in ogni caso considerato il più rappresentativo musicista russo nei decenni che precedettero la Prima Guerra Mondiale. È stato un compositore molto importante, un pianista stratosferico e un eccellente direttore d’orchestra.

Come molti  geni  ha cominciato prestissimo ad avvicinarsi alla musica, a quattro anni, attraverso il pianoforte. Si trasferì giovanissimo a Mosca per approfondire gli studi con un maestro e didatta di chiara fama.  All’età di sedici anni entrò al conservatorio di San Pietroburgo che lo gratificò con la più alta onorificenza, la “Grande Medaglia d’Oro”.

Incominciò ad interessarsi molto presto anche alla composizione musicale. Questa sua necessità, quasi un’urgenza di comporre, lo portò ad uno scontro col suo maestro il quale riteneva che ciò gli togliesse energie e concentrazione nello studio del pianoforte. Il loro rapporto così si interruppe.

La voglia di dedicarsi alla composizione fu molto forte e gli causò, all’inizio non pochi problemi. Nel 1896 Rachmaninov entrò in uno stato di grave depressione durato tre anni causato del fallimento della prima sinfonia da lui composta e pubblicata. Furono tre anni di intensi trattamenti, tra cui anche quelli di un medico specializzato in ipnosi, per superare la crisi e poter ritornare a comporre.

Le due composizioni che pubblicò tra il 1900 e il 1901 con grande successo, che gli permisero di superare definitivamente la malattia furono il “Secondo Concerto per pianoforte” e appunto la “Sonata per violoncello e pianoforte op. 19” della quale parleremo oggi.

Altro momento fondamentale nella sua vita si verificò nel 1917 quando, in seguito allo scoppio della rivoluzione bolscevica decise di abbandonare la madre patria. Si recò negli Stati Uniti dove trascorse gli ultimi venticinque anni della sua vita, senza fare mai più ritorno in Russia.

In pausa alla Carnegie Hall

Una delle sue caratteristiche peculiari, tanto amate dal pubblico, è stata la qualità eccelsa di compositore di melodie.

Al riguardo John Gillespie, nel suo libro intitolato “Cinque secoli di musica per tastiera”, afferma:

 “Rachmaninov aveva unabilità speciale come melodista. Le sue canzoni contengono alcuni dei passaggi più belli e struggenti che si possano trovare nella letteratura vocale. Sono piene di belle melodie e accompagnamenti espressivi di pianoforte”.

Della sua abilità nello scrivere melodie accattivanti si sono accorti anche i compositori, gli autori e i cantanti di musica leggera della seconda metà del 900.

Eric Carmen

Un caso emblematico, a questo proposito, è quello di una canzone di grande successo di qualche decina di anni fa “All by Myself” di Eric Carmen, scomparso purtroppo proprio la settimana scorsa.  La strofa di questo brano è copiata, per gran parte, dalla melodia del secondo movimento del secondo concerto per pianoforte e orchestra di Rachmaninov.

Quando Eric Carmen scrisse la canzone, negli Stati Uniti vigeva il limite dei cinquanta anni dalla morte dell’autore e pertanto non ebbe problemi di copyright in patria. Ma il brano venne pubblicato e trasmesso anche in Europa dove il limite era, come adesso è in tutto il mondo, U.S.A compresi, di settanta anni . Ebbene gli eredi di Rachmaninov fecero causa a Eric Carmen costringendolo ad inserire tra i nomi degli autori della canzone anche quello del compositore russo.

La melodia che Eric Carmen ha deliberatamente e pubblicamente copiato si trova appunto nel secondo movimento del secondo concerto per pianoforte e la possiamo ascoltare, in particolare, attorno al minuto e 50 secondi.

Secondo concerto per pianoforte

La versione di Eric Carmen è questa.

All by Myself

Bisogna rilevare che Eric Carmen è stato anche recidivo. Un altro suo brano “Never Gonna Fall in Love Again” si è chiaramente ispirato al secondo movimento della “Seconda Sinfonia“, sempre di Rachmaninov.

Questa è un’ulteriore testimonianza della popolarità di questo compositore. È una fama dovuta soprattutto ai concerti per pianoforte, secondo e terzo su tutti. Questi concerti sono stati anche utilizzati in alcuni film di successo. Il secondo, ad esempio, lo possiamo trovare in una scena del film di Marilyn MonroeQuando la moglie è in vacanza”. Il terzo concerto per pianoforte è in pratica il protagonista di un altro film del 1996 intitolato “Shine”. È la storia di un pianista che, dopo aver eseguito questo concerto, di difficoltà trascendentale, ha un totale crollo nervoso. Non voglio qui, come si usa dire, “spoilerarvi” lo svolgimento, perché è una pellicola che vale la pena guardare, per chi non la conoscesse.

Semplificando molto il nome di Rachmaninov resta soprattutto legato al secondo e terzo concerto per pianoforte, alle liriche da camera, e ad alcune pagine per violino, o violoncello e pianoforte. Per violoncello, strumento che amava molto, ha scritto alcune pagine importanti, tra le quali quella di cui ci occupiamo oggi.

Ovviamente un posto di risalto hanno anche i pezzi per pianoforte solo. Uno di questi è il celeberrimo “Preludio in do diesis minore”. Ha un inizio veramente romantico e abbastanza drammatico che senz’altro alcuni di voi conosceranno.

Preludio in Do diesis minore

Il brano oggetto di questa puntata la “Sonata per violoncello e pianoforte in sol minore op- 19” non è uno dei più famosi scritti da Rachmaninov. È però abbastanza significativo del suo modo di comporre.

Risale, come detto, al 1901 quindi al  suo periodo giovanile.

È una composizione corposa, strutturata in quattro movimenti : “Lento-Allegro moderato”, “Allegro scherzando”, il terzo, quello che tratteremo è un “Andante”,  e l’ultimo è un “Allegro mosso” . La durata complessiva si aggira intorno ai 35-36 minuti, a seconda delle esecuzioni. È quindi una sonata che richiede notevoli capacità e ottima tecnica ai due esecutori.

Rachmaninov la dedicò al un suo amico e violoncellista, Anatoliy Brandukov, insieme al quale eseguì per la prima volta questa composizione a Mosca nel dicembre del 1901.

La particolarità di questa sonata è il non essere la classica sonata per violoncello accompagnato dal pianoforte. In questo caso i due strumenti sono uniti in modo veramente profondo e paritario, con una concezione pienamente romantica. Possiamo dire anzi che il pianoforte spesso ha un ruolo quasi principale rispetto al violoncello, e il terzo movimento ne rappresenta un’evidente esemplificazione. Qui i temi principali sono eseguiti sempre prima dal pianoforte per essere ripresi successivamente dal violoncello. Del resto il titolo è già esplicativo di questa parità di trattamento “Sonata per violoncello e pianoforte”.

È qui evidente la maestria di Rachmaninov nel fondere le qualità espressive di entrambi gli strumenti dando vita ad un dialogo musicale veramente armonioso.

Il movimento inizia col pianoforte che, da solo, espone il primo tema. È una melodia caratterizzata, all’inizio,  da una nota singola, ripetuta. Poi il tema si dispiega un pò alla volta dimostrando, per l’ennesima volta, la capacità del compositore di scrivere melodie che ti prendono e ti avvolgono progressivamente man mano che si sviluppano.

Esposizione primo tema pianoforte

Come avete potuto ascoltare è un tema che parte da una nota statica, ripetuta, e che poi ha uno slancio melodico, quasi inaspettato. Subito dopo l’esposizione è il violoncello che lo riprende, riproponendolo praticamente alla lettera, col pianoforte che non si limita ad accompagnare ma sottolinea mirabilmente la melodia.

Esposizione primo tema violoncello

Dopo questo momento il pianoforte, ancora lui, espone il secondo tema, mentre il violoncello tace. Questa melodia è più movimentata, cantabile ed aperta rispetto alla precedente, ed è anch’essa accattivante ed intensa. Anche in questo caso il violoncello risponderà riproponendo il secondo tema. Successivamente i due strumenti raggiungono un “climax” che esplode nel momento in cui il violoncello quasi martella ripetutamente sempre la stessa nota. Il momento è veramente notevole.

Secondo tema

Successivamente c’è la riproposizione del primo tema da parte del pianoforte con una novità. Il violoncello, infatti, esegue un controcanto molto particolare. In alcuni punti è anche dissonante. Sembra quasi voler contrastare la “melodicità” del tema stesso. Al solito poi le parti si invertono e tocca al pianoforte contrappuntare la riproposizione del tema ad opera del violoncello. Tutto questo porta alla coda finale, estremamente delicata, che si conclude  in pianissimo.

Ripartiamo dal climax con la nota ribattuta dal violoncello.

Riproposizione primo tema e coda finale

È un movimento meraviglioso la cui durata si aggira intorno ai sei, sette minuti, a seconda delle esecuzioni.

Da questa musica si evince come  lo stile compositivo di Rachmaninoff segua una linea diretta che parte da  Chopin e da Liszt  senza tenere conto di molte delle istanze che provenivano dal fermento delle avanguardie  tra la fine dell’800 e i primi del 900.

In sostanza qui troviamo uno sguardo rivolto al passato piuttosto che al futuro. Ma questo non nuoce certamente alla bellezza di questa composizione.

È evidente come Rachmaninoff non abbia potuto, in questa sonata, negare il suo essere un  pianista di grande temperamento dalla tecnica sopraffina. Come avete potuto notare è infatti il pianoforte che, possiamo dire, dirige le danze. Il violoncello  ripropone quello che l’ascoltatore ha già sentito suonare dal pianoforte e lo fa come se fosse un ornamento, un arricchimento.

finale

Il bello però è che dall’equilibrio di queste due sonorità così importanti e diverse, nasce una delle composizioni forse più romantiche di questo autore. Questa sonata è molto amata sia dal pubblico che dai vari interpreti che si sono cimentati, è il caso di dirlo, nella sua esecuzione. Secondo me  è un peccato che non sia portata al pubblico così spesso come meriterebbe.

Rachmaninov sembra rappresentare, in questa composizione, quasi un estremo baluardo della musica del passato. Questa volontà  si evince anche da una delle sue più famose dichiarazioni.

Il nuovo tipo di musica sembra venire non dal cuore ma dalla testa. I suoi compositori pensano, più che sentire. Non hanno la capacità di esaltare le loro opere: meditano, protestano, analizzano, ragionano, calcolano e rimuginano, ma non esaltano“.