Water e Sky

Michelangelo Maggini

Una canzone struggente nata dalla collaborazione di due grandi musicisti che dimostra come l’importanza e la fama di Pino Daniele superassero di gran lunga i confini nazionali.

Voglio suonarvi un pezzo che ho scritto molti anni fa, e che poi è stato registrato anni dopo da uno dei miei amici. È uno dei grandi musicisti italiani e del mondo e sto parlando di Pino Daniele. Pino ed io registrammo questa canzone molti anni fa, il suo titolo è “Sicily”, ed è dedicata a Pino”.

Così si è espresso nel luglio del 2016, durante un concerto tenutosi nel corso della sua tournée europea ed italiana, , il grandissimo pianista Armando Anthony Corea, meglio conosciuto come Chick Corea.

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L’ho già detto altre volte, ma parafrasando un antico adagio, è proprio vero che una puntata tira l’altra. L’idea di realizzare quella odierna mi è venuta, infatti, la settimana scorsa mentre stavo completando la puntata relativa a Ivan Graziani e al suo bellissimo brano I Marinai”. Mi sono chiesto, infatti, se ci fosse qualche altro cantautore italiano un po’ sui generis come, appunto, Ivan Graziani. Uno dei nomi che mi è venuto immediatamente in mente è stato quello di Pino Daniele. Ci sono infatti alcuni punti di contatto tra queste due artisti, peraltro completamente diversi, e con un percorso che si è sviluppato nel corso degli anni in modo certamente non paragonabile.

Pino Daniele

Quello che però li ha uniti è stata la voglia e la volontà di contaminare la propria musica, e la propria canzone d’autore, con suggestioni provenienti da altri generi musicali. Per quanto riguarda Ivan Graziani il rock, mentre per Pino Daniele  il blues, il rhythm and blues, il soul, il funk e anche il jazz.

È complesso parlare di Pino Daniele perché è stato uno dei più grandi artisti, cantautori e musicisti italiani. Su di lui è stato detto e scritto praticamente tutto. Vale la pena però, secondo me, rinfrescare ogni tanto la memoria e ricordare quello che ha fatto, magari parlando  di  alcuni dei suoi brani più significativi, che non è detto  siano quelli più conosciuti dal pubblico.

Non è possibile però raccontare Pino Daniele senza fare riferimento a Napoli, perché è lì che  è nato nel 1955.

A differenza di quanto avvenuto per Ivan Graziani che non è stato influenzato minimamente dalle origini abruzzesi, per   Pino Daniele invece l’essere napoletano è stato fondamentale per la sua crescita artistica e per la sua vita. Una vita che purtroppo non è stata tanto lunga perché, come immagino sappiate, è venuto a mancare nel gennaio del 2015, a nemmeno sessant’anni.

Essendo un porto di mare Napoli è sempre stato un crocevia di popolazioni e di culture diverse, nel corso dei secoli. L’influenza della cultura e della musica orientale è molto viva, come si può dedurre dal modo di cantare ma anche di parlare partenopei. È una contaminazione evidente soprattutto nei ceti più popolari, con quella intonazione a volte un po’ sfuggente e il modo di vocalizzare le melodie tipico delle popolazioni del bacino del Mediterraneo.

Napoli ovviamente è stata la culla della canzone napoletana, sviluppatasi tra la fine dell’ottocento e i primi del 900. È un genere musicale estremamente importante con tutta una serie di brani composti da musicisti veramente preparati e con i testi frutto del  lavoro di parolieri che spesso erano veri e propri poeti. È questa unione a rendere la canzone napoletana una vera e propria forma d’arte.

Altro periodo fondamentale per la città sono stati gli anni della seconda guerra mondiale quando a Napoli sono arrivati i soldati americani, che non hanno contribuito solamente alla liberazione dell’Italia, ma hanno portato con loro anche la cultura e la musica americana e soprattutto quella afroamericana, visto che molti di loro erano di colore.

Insieme ai soldati sono quindi  “sbarcati” anche generi musicali come blues e il jazz con il loro approccio ritmico sanguigno e molto coinvolgente, totalmente diverso da quello tipico della musica italiana. Tutte queste influenze,  colori e sapori, si sono riverberati nella musica  partenopea costituendo il substrato della formazione artistica di Pino Daniele, facendolo diventare non solo uno dei figli più importanti, dal punto di vista artistico, di Napoli, ma anche un ambasciatore della napoletanità nel mondo.

Pino Daniele nasce poverissimo. Viene affidato fin  da piccolo a due zie che potevano garantirgli una sopravvivenza dignitosa. Si interessa da subito alla musica  ed entra molto presto a far parte di  un giro di giovani musicisti molto interessanti, i cui nomi diventeranno poi famosissimi. Sto parlando di  Rosario Jermano, Rino Zurzolo, Enzo Avitabile, Edoardo Bennato, Corrado Rustici, Enzo Gragnaniello, Toni Esposito, Tullio de Piscopo e altri.

 Inizia la sua carriera come turnista e questo è un altro piccolo punto di contatto con Ivan Graziani. Poi, nel 1976,  pur di rimanere inserito nel mondo pulsante e vivo dai musicisti partenopei, accetta di suonare, lui che era un chitarrista, il basso elettrico per poter entrare a far parte  di uno dei gruppi più innovativi di quegli anni. Si tratta dei “Napoli Centrale”,  guidati da sassofonista James Senese, che poi sarà suo sodale, durante la carriera, per molti anni.

Pino Daniele con alcuni musicisti napoletani

Ovviamente la sua aspirazione non  era solamente quella di suonare la chitarra, strumento che lo ha accompagnato per tutta la vita e che ha sempre studiato meticolosamente , ma anche quello di scrivere le proprie canzoni.

Infatti, nel 1977, pubblica il suo primo album,  “Terra Mia”, che fornisce una chiarissima idea di quello che  era e di che cosa sarebbe diventata la sua musica.

In questo primo disco, infatti, ci sono già alcune perle. Una ovviamente è conosciutissima e diventerà quasi un inno di Napoli, dei napoletani e dell’essere napoletano nel mondo. Si tratta, come è facile intuire, di “Napule è”, che immagino voi tutti conosciate. Il testo rappresenta  una sorta di affresco nel quale viene dipinta una Napoli vera e senza retorica, sia nei suoi aspetti positivi che in quelli negativi.  Sono liriche dalle quali traspare un amore sconfinato verso la propria terra, un amore che parte dalle viscere.

Napule è

 Quella che avete appena ascoltato non è l’originale presente in “Terra Mia”. Si tratta invece di una versione  registrata nel 2008 e contenuta nella raccolta “Ricomincio da 30”. In questo album Pino Daniele  ripropone alcuni dei suoi brani più famosi con i musicisti che l’hanno accompagnato nei momenti più importanti della sua carriera. Sono esecuzioni riviste alla luce del tempo che è passato, e di una maturità che ovviamente è completamente diversa da quella delle origini quando un brano come “Napule è” è stato concepito e pubblicato per la prima volta.

In questa canzone, tra l’altro, troviamo un’altra delle caratteristiche precipue di Pino Daniele, l’uso  della lingua napoletana. È una lingua che lui ha spesso  mischiato   con l’italiano e  con l’inglese. A volte questa commistione linguistica risulta evidente già dai titoli delle canzoni. Uno degli esempi più eclatanti, ma ce ne sono molti, è “I say i’ sto ccà”,  un miscuglio tra inglese e napoletano.

In  “Terra Mia” c’è un altro brano,  meno conosciuto di “Napule è”, ma che risulta estremamente significativo. Tra l’altro è la canzone  con la quale  ho ascoltato Pino Daniele per la prima volta.

Si intitola “Na tazzulella ‘e café”. Qua possiamo trovare  in nuce tutte quelle contaminazioni con la musica  americana e afroamericana che poi diventeranno estremamente evidenti nella sua produzione successiva.

È un brano molto interessante che vale la pena conocere.

Na tazzulella ‘e cafè

La sua consacrazione,  a livello dapprima nazionale e successivamente internazionale, avvenne però  a partire dal giugno del 1980, precisamente dal 27 giugno 1980. In quel giorno infatti fu chiamato ad aprire il  famoso concerto di Bob Marley, tenutosi allo stadio di San Siro a Milano, del quale ho parlato nella puntata numero 69. È stato un concerto importantissimo da un punto di vista storico. Per la prima volta infatti in Italia uno stadio ospitò un concerto di musica. Di fronte a un pubblico di circa 80.000 persone, che aspettava con ansia Bob Marley, Pino Daniele si produsse in un’esibizione entusiasmante, e da lì la sua fama in pratica decollò, sia in Italia che all’estero.

 Un’altra sua caratteristica fondamentale, infatti, è di essere stato un artista apprezzatissimo anche da grandi musicisti stranieri, che spesso invitava a suonare nei suoi dischi o ad accompagnarlo nei concerti. Queste grandi star internazionali avevano così modo di apprezzarlo e conoscerlo sia da un punto di vista strettamente musicale che umano. Le parole pronunciate da Chick Corea, che  ho riportato  all’inizio di questo racconto, ne sono una validissima testimonianza.

Tra le  numerose collaborazioni internazionali si possono annoverare quelle  col chitarrista Ralph Towner, con uno dei gruppi di fusion più importanti negli anni 80 –  90, gli “Yellow Jackets”, col vibrafonista Mike manieri, con Mel Collins. Ha suonato anche con Pat Metheny, con Chick Corea appunto, e anche, e forse soprattutto, con Eric Clapton, con il quale strinse un’amicizia veramente profonda.

Pino Daniele e Eric Clapton

Eric Clapton aveva molta stima di Pino Daniele al punto da invitarlo nel 2010, unico musicista italiano,  ad uno dei più importanti festival di blues, tenutosi a Chicago. Il festival era intitolato “Crossroads”, dal nome di uno dei brani più importanti, scritto agli inizi del 900, dal bluesman  Robert Johnson. Questo  ha rappresentato quasi una consacrazione alla carriera, una sorta di riconoscimento per tutto quello che Pino Daniele ha fatto nella sua vita artistica.

Senza dubbio è stato uno dei musicisti italiani più attenti alla musica d’oltre confine. Riusciva  ad assimilare le istanze e  i sapori che arrivavano dall’estero, fondendoli successivamente, in modo originale, col suo animo italiano, e soprattutto napoletano. In questo modo ha composto canzoni veramente molto originali e con uno stile perfettamente riconoscibile.

 Tra la fine degli anni 70 e i primi 80 pubblicò una serie di album pieni di brani importantissimi. “Je stò vicino a te”, “Je so pazzo”, “Quanno chiove”, “I say i’ sto ccà”, “A me me piace ò blues”, “Bella ‘mbriana” sono alcuni di questi, ma ce ne sono, ovviamente, tanti altri.

 Io volevo porre l’attenzione, però, su un brano un po’ particolare, “Sicily”.

Chick Corea negli anni 70

È una canzone che Pino Daniele ha inciso nel 1993, nell’album “Che Dio ti benedica”, e che ha una storia  interessante. Non si tratta, infatti, di un suo brano bensì di una composizione di Chick Corea.  Ho parlato ampiamente di questo grandissimo pianista nella puntata numero 93 del novembre del 2023. È stato uno dei compositori e pianisti jazz, ma non solo, tra i più importanti della seconda metà del 900. Chi volesse approfondirne la  conoscenza può fare riferimento a  quella puntata.

Chick Corea è uno di quelli che io chiamo i “Fab Four”, che non sono, in questo caso, i Beatles, bensì i favolosi quattro pianisti  usciti dalla fucina di quel genio che è stato Miles Davis. Oltre a Chick Corea, ci sono Keith Jarrett, Herbie Hancock e Joseph Zawinul.

Ebbene Chick Corea, le cui origini familiari sono italiane da parte del nonno calabrese, ha riversato molte delle influenze latine e meridionali, nella propria musica. Lui stesso lo ha più volte confermato in varie interviste:

Prima di scoprire la musica da ballo latina mi piaceva il modo in cui i musicisti bebop si presentavano. Poi ho avuto un ingaggio con un gruppo latino a Boston. Abbiamo suonato alle feste da ballo e wow, e stata la prima volta che ho capito e visto come la musica influenzi le persone. Perché sono là fuori a ballare. Ho pensato ” che bell’effetto”. Adoro far ballare la gente. Guardate, sono tutti felici. Questo mi ha mostrato che il ritmo è l’essenza della musica hanno molto a che fare con l’emozione che stai trasmettendo”.

Nel 1978 Chick Corea pubblica un album, “Friends”, nel quale è a capo di un quartetto stellare. Oltre a lui, al pianoforte  e al pianoforte elettrico, ci sono Joe Farrell al sassofono soprano e flauto,  il fantastico contrabbassista Eddie Gomez e i il batterista Steve Gadd, uno dei musicisti più richiesti  della scena jazz americana.

All’interno di questo album c’è un brano, “Sicily”. Si tratta di una composizione strumentale pensata come un “fast samba”, cioè una samba veloce.

Suona così.

Sicily

È un brano trascinante suonato divinamente da un quartetto in grande forma che è diventato, in pratica, uno standard del jazz. Lo stesso Corea lo ha riproposto molte volte, anche su disco, ovviamente con formazioni diverse.

Qualche anno dopo accade una cosa particolare. È lo stesso Chick Corea a spiegarlo durante una ripresa “live” fatta sul suo canale Youtube  nei primi mesi della pandemia del 2020:

Ho scritto Sicily come una samba veloce. Quando la mia amicizia con Pino Daniele, il grande musicista italiano e cantante, si stava sviluppando, lui mi disse che gli piaceva  e che mi avrebbe voluto in Italia per registrare questo pezzo insieme a lui. In pratica ha preso il pezzo e ne ha fatto un arrangiamento con una visione completamente diversa. Così (rivolgendosi agli ascoltatori del suo canale) ascoltate la versione di Pino Daniele perché è veramente bella”.

Da questa dichiarazione si evincono alcune cose fondamentali. È Chick Corea che  esprime la sua ammirazione nei confronti di  Pino Daniele. Come dicevo si tratta di uno dei  musicisti più importanti dei nostri tempi, collaboratore di autentiche leggende come Miles Davis, e leggenda lui stesso. Il fatto che  apprezzi musicalmente Pino Daniele è un’ulteriore conferma dell’importanza e della bravura del musicista napoletano. Inoltre  ha affermato una cosa molto interessante riguardante lo svilupparsi della loro conoscenza.

 Pino Daniele, infatti, voleva sempre istituire rapporti di amicizia con i musicisti con i quali lavorava. Non cercava quasi mai collaborazioni meramente professionali, ma tendeva a creare un rapporto personale e di complicità con questi grandissimi musicisti.

Come dicevo, nel 1993 Pino Daniele registra “Sicily”  con un quintetto di tutte stelle. Lui stesso alla voce e chitarra, Chick Corea al pianoforte e alle tastiere, Jimmy Earl al basso, Rosario Jermano,  suo sodale della prima ora, alle percussioni,  e alla batteria uno dei turnisti più importanti di quegli anni, Lele Melotti.

In cosa consiste questa trattamento nuovo del brano come afferma  Chick Corea?

In pratica la versione di Pino Daniele è completamente diversa. È una ballad molto lenta alla quale è stato sovrapposto  un testo denso di immagini evocative.

Aggiungere un testo ad una composizione nata come strumentale è un’operazione complessa. Generalmente infatti i brani solamente suonati hanno una melodia molto articolata spesso non adatta alla voce. Nelle canzoni che nascono già con un testo, invece, spesso la linea melodica è più semplice. Non è raro trovare brani che ripetono, magari parecchie volte, le stesse note. Quello che crea un senso di varietà, infatti, sono le parole e le sillabe che vengono intonate su  queste note. Di converso una melodia vocale eseguita su uno strumento probabilmente risulterebbe noiosa a causa delle molte note ribattute.

Chick Corea e Pino Daniele

Su un brano come “Sicily” questa  è un’operazione ancora più rischiosa che ricorda, in parte, quella su un altro brano di cui ho parlato molto tempo fa, nella puntata numero 21. Scusatemi se cito spesso le puntate passate ma lo faccio  perché alcune cose le ho già dette. Pertanto  se magari avete la voglia o il piacere di andare a rivederle, o scoprirle per la prima volta, le potete trovare più facilmente. Il brano di cui sto parlando si intitola Goodbye Pork Pie Hat” nel quale la cantautrice canadese Joni Mitchell ha aggiunto un testo sulla bellissima composizione di Charles Mingus compiendo un’operazione veramente riuscitissima.

Ebbene anche le liriche di Pino Daniele sono molto interessanti e la versione di “Sicily” che ne risulta è estremamente significativa. Forse non è il suo brano più famoso ma, secondo me, è veramente uno dei più importanti.

Il testo è quasi tutto un italiano tranne un paio di versi in napoletano:

Un posto ci sarà per questa solitudine

Perché mi sento così inutile davanti alla realtà.

Un posto ci sarà fatto di lava e sale

dove la gente sa che è ora di cambiare

un post ci sarà dove puoi alzarti presto

il giorno finisce per dispetto

e haje voglia di alluccà (hai voglia di urlare)

Sicily inizio

A questo punto comincia la parte B.

Prima però volevo farvi notare la ricchezza anche da un punto di vista armonico, in pratica la parte riguardante gli accordi, di questo brano. Tutti gli accordi sono molto aperti con sonorità estremamente particolari di chiara ispirazione jazzistica. È un’ulteriore testimonianza dello studio approfondito che Pino Daniele ha fatto sulla musica, e sul jazz, un genere che si basa  tantissimo proprio sulle sonorità degli accordi, a conferma del fatto  che lui si sia sempre considerato  anche un chitarrista oltre che un cantautore. Costante infatti è stato, durante la sua carriera, lo studio teso  a migliorare la propria tecnica  sulla chitarra, sia acustica che  elettrica.

La sezione B di questa versione suona in questo modo.

sezione B

Poi verso la fine c’è quella che potremmo definire la perla di questo brano. Chick Corea, infatti,  esegue la melodia al pianoforte mentre Pino Daniele improvvisa un controcanto con la voce doppiandolo con la chitarra. In pratica è un’inversione di ruoli rispetto a quello che avete appena ascoltato ed è un momento che va gustato fino in fondo.

terza strofa e finale

Sono conscio del fatto che corro il rischio di ripetermi  perché ho affermato questo già altre volte, ma ritengo che certi musicisti italiani non abbiano nulla a che invidiare ai più blasonati artisti internazionali.  Pino Daniele è stato un grande della musica e le sue collaborazioni con i molti importanti musicisti stranieri ne sono valida testimonianza

finale

Mi piace chiudere con una sua frase molto significativa che ci aiuta a mettere a fuoco la persona e l’artista:

Io credo che un’artista, oltre a seguire quello che ha in testa, debba dimostrare a se stesso di saper confrontare la propria creatività con quelli che sono grandi, con quelli che sono appena arrivati sulla scena, e con la gente che parla lingue diverse.”