Un musicista eclettico che ha creato un ponte culturale tra oriente e occidente.

Puntata numero centotré

Qualsiasi premio, qualsiasi riconoscimento, non sono lo scopo per il quale io faccio musica. Io compongo per il mio arricchimento, per la mia soddisfazione e per quella degli altri. Tutto qui”.

Ryuichi Sakamoto

Se volessimo indicare un musicista che sfugge a qualsiasi classificazione, che appartiene a molti generi e a nessuno, impossibile da incasellare in schemi ristretti, questi non potrebbe non essere che Ryuichi Sakamoto, giapponese, purtroppo scomparso nel marzo del 2023.

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Sakamoto è stato l’esempio eclatante di come sia possibile, per un musicista, superare la divisione in generi, stili e categorie. Una delle sue caratteristiche infatti è sempre stata quella di cercare la propria via espressiva al di là di qualsiasi condizionamento e preconcetto.

Nato in Giappone cominciò a studiare pianoforte fin da piccolo e ebbe le sue prime importanti esperienze, in campo musicale, al liceo.

Significativa, al riguardo, un’affermazione da lui fatta durante un’intervista rilasciata al “Guardian” nel 2018:

All’università lavoravo con il computer e suonavo jazz di giorno. Compravo dischi psichedelici della West Coast e dei primi Kraftwerk nel pomeriggio, e suonavo folk di notte“.

Sakamoto negli anni 70

Poi frequentò “l’Università delle Arti” di Tokio diplomandosi in composizione e perfezionandosi successivamente sia in musica elettronica che etnica.

E’ stato uno dei primi musicisti, a livello mondiale, a interessarsi ai sintetizzatori. Parliamo degli strumenti che agli inizi degli anni 70 hanno fatto il loro prepotente ingresso nella musica rock-pop. Non erano una novità assoluta perché nell’ambito della musica d’avanguardia erano già stati utilizzati nel decennio precedente,  ma per quello che riguarda la musica più di “consumo” rappresentavano una novità importante.

Verso la fine di quel decennio fondò, con altri due suoi compagni, un trio “elettronico” destinato a essere uno dei gruppi più importanti di quegli anni, al punto da esercitare una notevole influenza su tutta la musica europea, su quella inglese e, di conseguenza, americana. Il gruppo, chiamato “Yellow Magic Orchestra” fece, insieme ai tedeschi “Kraftwerk”, da apripista per un genere, quello della musica elettronica, che avrebbe poi trovato, negli anni 80, la definitiva consacrazione. Il trio ebbe una grande fortuna anche a livello commerciale, basti pensare che il loro secondo album vendette più di un milione di copie.

Yellow Magic Orchestra

A testimonianza del successo conseguito uno dei loro brani, intitolato “Rydeen”, fu utilizzato anche come sigla per un programma a quiz di Mike Bongiorno sulla televisione italiana.

Molti sono stati i musicisti famosi che hanno utilizzato canzoni di questo trio facendone delle cover.

Michael Jackson

A esempio uno dei loro brani più importanti, “Behind the Mask”, è stato ripreso sia da Eric Clapton che dal re del pop Michael Jackson.

La versione della “Yellow Magic Orchestra”, con le sonorità tipiche di quegli anni, molto fredde e metalliche, è la seguente.

Behind the Mask

Qualche anno dopo Michael Jackson, con una produzione diversa, e diciamo, molto più importante anche da un punto di vista economico, ha rifatto il brano in questo modo.

Versione di Michael Jackson

Ma ovviamente la maggior parte degli appassionati di musica conosce Sakamoto principalmente in qualità di compositore di colonne sonore. In realtà però non ne ha scritte tantissime. Ne ha composte una quindicina, quindi non un numero esagerato. Oltre a queste ha prodotto invece circa 120 album sia come solista che collaborando con vari musicisti, e questa si che è una produzione sterminata.

Nella sua musica ha sempre cercato di unire le tradizioni culturali e musicali orientali con quelle della musica occidentale. In pratica ha sempre cercato di gettare un ponte culturale fra due mondi così diversi, creando una fusione nella quale le caratteristiche più interessanti di entrambe le culture trovano spazio.

Sakamoto

Questa peculiarità risulta evidente nella musica che ha composto per i film.

Come autore di colonne sonore è arrivato al successo praticamente da subito. Nel 1980 ha scritto infatti la musica per un film intitolato “Merry Christmas Mr. Lawrence”, nella versione italiana “Furyo”. Si tratta di una pellicola particolare che vede come protagonisti David Bowie e lo stesso Sakamoto, qui nell’inedita veste anche di attore.

Questa colonna sonora è una chiara esemplificazione del suo tentativo di unire culture diverse.

Molti di voi lo avranno già sentito il tema principale perché è stato usato anche per accompagnare spot pubblicitari, trasmissioni televisive, documentari e quant’altro.

Utilizza uno stilema di composizione tipico della musica orientale. E’ stato scritto, infatti, usando quasi esclusivamente le note della scala di cinque suoni, chiamata “pentatonica”, tipica della cultura orientale ma non solo di quella.

Per capire la differenza fra la scala di sette suoni che è la più utilizzata nella nostra musica occidentale, e quella pentatonica, ve le faccio ascoltare entrambe col pianoforte.

Questa è la scala maggiore di sette suoni, a noi familiare, con la tipica melodia che tutti conoscono.

Scala maggiore di sette suoni

E questa è la scala pentatonica che ha una sonorità del tutto diversa.

Scala pentatonica

Il tema principale del film, composto usando quasi esclusivamente le note di questa scala, suona così.

Merry Christmas Mr. Lawrence

Sakamoto ammise di essere rimasto folgorato e ipnotizzato dal personaggio interpretato in questo film, da David Bowie, un biondissimo ufficiale inglese detenuto dai giapponesi durante la seconda guerra mondiale. Affermò di aver sviluppato le idee per la colonna sonora basandosi sul suggestivo contrasto tra due mondi così diversi come quello europeo, rappresentato da Bowie, e l’orientale  che era quello del personaggio da lui stesso interpretato.

Un’altra riprova della ecletticità di Sakamoto come compositore è data dalle sue innumerevoli collaborazioni con musicisti di estrazione culturale e sociale completamente diverse dalla sua.

Ha lavorato, ad esempio, con l’africano Youssou N’Dour, con  Brian Wilson, con il cantautore e attore Iggy Pop, con Robbie Robertson,  e con i tre “David” più importanti della musica pop, David Bowie, David Sylvian e David Byrne, per fare solo alcuni nomi.

Ha anche avuto una fascinazione per la musica brasiliana collaborando con musicisti del calibro di Caetano Veloso, insieme al quale ha composto alcuni brani. Era innamorato della musica di Tom Jobim e di Chico Buarque. Quest’attrazione per la musica brasiliana l’aveva sviluppata fin da ragazzo come si evince da una sua affermazione:

“La prima volta che ho ascoltato la musica di Jobim avevo 11 anni. Era così diversa da quella che ascoltavo in quel periodo. Poi ho fondato una band al liceo che suonava bossa nova e free jazz”.

E’ inoltre significativo il fatto che Sakamoto abbia dichiarato che tra le influenze le più importanti per la sua musica ci sono state quelle di John Coltrane, dei Beatles e di John Cage.

John Cage

Sono tre nomi che appartengono a mondi musicali completamente diversi. John Coltrane, ne abbiamo parlato nella puntata n. 73, è stato uno dei protagonisti più importanti della scena jazz negli anni 50 e 60. I Beatles ( puntate 25 e 92) hanno avuto un ruolo fondamentale nello sviluppo della musica pop. John Cage è uno dei rappresentanti di primo piano dell’avanguardia musicale  del 900. Musicista particolarissimo, attento più al suono più che alla musica, componeva sfruttando anche la componente della casualità.

“Ho una sorta di mappa culturale nella mia testa. Trovo punti in comune tra diverse culture. Ad esempio la musica pop giapponese delle volte somiglia alla musica araba per l’intonazione vocale e il vibrato. Nella mia testa Bali è molto vicina a New York. Questo è l’unico modo che conosco per lavorare in completa libertà”.

E’ un’affermazione con la quale si fa fatica a non essere d’accordo.

La definitiva consacrazione a livello mondiale arrivò, per Sakamoto, nel 1987 quando compose la colonna sonora per il film di Bernardo BertolucciL’Ultimo Imperatore”, che gli valse il premio Oscar.

Questa musica è anche frutto di un particolare metodo di lavoro. Sakamoto infatti spesso collaborava con altri musicisti anche in fase compositiva. La partitura, in questo caso, fu scritta insieme a David Byrne e a Kong Su. Questa modalità di composizione “a più mani”  verrà portata avanti negli anni successivi, anche con altri musicisti.

Il tema principale di questo film, che utilizza anche strumenti e melodie tipicamente orientali è il seguente.

L’Ultimo Imperatore

Ma nella musica di questa pellicola ci sono anche momenti nei quali vengono utilizzati strumenti e melodie di derivazione più occidentale come, ad esempio, nel brano “Rain. I Want a Divorce”.

In questo caso, oltre alla presenza di sintetizzatori, la parte principale è eseguita da un’orchestra d’archi e la melodia ha un sapore quasi minimalista.

Rain

Altro momento topico, nella carriera di Sakamoto,è stata la collaborazione, ancora con Bertolucci, nel 1990 per la colonna sonora di “The Sheltering Sky”, in italiano “Il Tè nel Deserto”.

L’arma vincente, in questo caso, fu la composizione di temi melodici estremamente orecchiabili che non risultano mai banali. Sono melodie delicate ma incisive e, in questo caso, anche vicine alla nostra sensibilità come sviluppo generale.

Il Tè nel Deserto

L’estrema cura nella scelta delle sonorità è sempre stata una delle caratteristiche fondamentali nella produzione di Sakamoto. E’ una qualità che risulta evidente anche in uno degli ultimi lavori cha ha scritto per il cinema. Parliamo della colonna sonora composta per il film del 2015 del regista messicano Alejandro González Iñárritu , “Revenant”, con protagonista Leonardo di Caprio”.

Revenant

E’ un lavoro scritto insieme al compositore tedesco Alva Noto e all’americano  Bryce Dessner . Una collaborazione veramente multietnica che ha originato una musica basata principalmente sulla ricerca sonora.  I temi e le melodie sono quasi del tutto assenti. E’ un lavoro che presta molta attenzione all’uso del silenzio come materiale espressivo. L’alternarsi di suoni freddi, a volte gelidi, con momenti di quasi completa crea tensione e aspettativa.

E’ la musica di un compositore maturo che non ha bisogno di ricorrere alla melodia orecchiabile per attirare attenzione ma agisce sui sentimenti e sull’aspettativa togliendo elementi anziché aggiungerne. La musica così dipinge in modo mirabile l’ambiente e il paesaggio emotivo nel quale si svolge la vicenda.

Revenant

Come ho accennato prima Sakamoto non è stato solo un compositore di colonne sonore, tutt’altro. Ha scritto moltissima musica anche al di fuori del mondo del cinema.

Un esempio che testimonia, secondo me la sua grandezza e le sue capacità è rappresentato da un brano composto nel 2009, che si trova nel suo album “Playing the Piano”.

Il titolo, molto intrigante è  “A Flower is not s Flower”, “Un Fiore non è un Fiore”. E’ un brano estremamente interessante. Il tema è molto lento e di una disarmante semplicità. Nelle mani di un compositore poco dotato non avrebbe quasi senso. Per farvi capire quanto sia, se così possiamo dire, ridotto al minimo, ve lo faccio sentire “nudo e crudo” solo col pianoforte

A Flower – tema

Adesso ascoltate quello che Sakamoto è riuscito a fare sfruttando questo tema. La parte più interessante sta negli accordi che ha scelto per sostenerlo. A fronte di una melodia scarna e ripetitiva abbiamo infatti un tessuto armonico complesso e ricco di dissonanze. Il risultato è una sonorità intrigante che  tiene l’attenzione sempre viva e che stuzzica l’immaginazione.

Questo brano è un’esemplificazione veramente efficace di cosa voglia dire saper sfruttare le caratteristiche nascoste di una melodia. Nelle sapienti mani di Sakamoto questo tema diventa un’opera d’arte.

E’ un’ulteriore dimostrazione che spesso non è tanto importante ciò che si ha quanto come lo si utilizza. Lo stesso titolo “Un fiore non è un fiore” lascia intendere che quello che sembra in realtà può essere qualcosa di completamente diverso.

A Flower is not a Flower

Oltre che un grandissimo musicista Sakamoto è stato anche molto impegnato nel sociale. Era un convinto attivista ambientale, punto di riferimento per il movimento antinucleare giapponese dopo l’incidente alla centrale di Fukushima del 2011.

Nel 2012 ha organizzato un grande concerto, vicino a Tokio, come protesta contro il nucleare, al quale hanno partecipato anche i Kraftwerk il gruppo tedesco di musica elettronica col quale era in rapporto di amicizia sia musicale che culturale a testimonianza di un comune sentire.

Voglio chiudere questo racconto con un’altra sua frase. E’ un’affermazione che ogni musicista, ogni artista, dovrebbe “tenere sul comodino” per poterla leggere ogni mattina al risveglio. E’ una regola d’arte e, più in generale, di vita, fondamentale.

“La regola d’oro in musica è provare tutto ciò che non si è ancora provato”.