Puntata numero centosessantasei.

“Sono in debito con Mozart per il fatto di aver dedicato la mia vita alla musica. Lui mi ha fatto amare la musica sopra tutte le cose del mondo”.

(Pëtr Il’ič Tchaikovsky)

Come quasi tutti i grandi musicisti dei quali ho parlato in queste molliche, anche Tchaikovsky si è avvicinato alla musica fina da piccolo. A cinque anni prese le prime lezioni di pianoforte a casa. La sua era una famiglia di tradizione militare della media borghesia russa. Il padre era appunto un militare di carriera e la madre conosceva la musica e ne era appassionata.

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Nonostante avesse dimostrato fin da piccolo predisposizione per la musica, la famiglia non voleva che il figlio intraprendesse la carriera di musicista. Questo è anche comprensibile se consideriamo qual era la situazione in Russia, verso la metà dell’800, per quello che riguarda la musica.

Anton Rubinstein

Tchaikovsky nacque infatti nel 1840 e morì nel 1893 e quando era giovane in Russia, sembrerà strano, ma non c’erano scuole pubbliche che educavano alla musica. L’unico artista che poteva permettersi di vivere esclusivamente di musica era il grande pianista e compositore Anton Rubinstein. Tutti gli altri erano musicisti autodidatti, senza un percorso didattico di studi regolare. È ovvio che la precaria carriera del musicista non fosse certo quella che i genitori di Tchaikovsky desideravano per loro figlio.

Gli fecero quindi frequentare una scuola dove approfondì gli studi di giurisprudenza. Lui, dopo sette anni di studio, si diplomò e trovò lavoro come funzionario pubblico che, ovviamente, non era quello che desiderava. Nonostante lo scarso amore per questo impiego bisogna dire che lo svolse sempre con massima dedizione ed impegno.

Ma qualcosa di importante accadde durante il primo anno di lavoro proprio a S. Pietroburgo, la città dove si era trasferito. Venne fondata, finalmente, la prima scuola professionale di musica, chiamata “La Società Musicale Russa”. Ovviamente Tchaikovsky si iscrisse subito, cominciando un regolare percorso di studi che lo portò, negli anni seguenti, ad insegnare musica nel nascente conservatorio della città.

A questo punto bisogna anche parlare di un altro fattore di fondamentale importanza che stava caratterizzando la situazione musicale nel paese in quegli anni. Sto parlando della nascita di quello che è stato definito “Il Gruppo dei Cinque”.

Si tratta di cinque musicisti, ovviamente autodidatti e senza regolare educazione accademica, il cui scopo era di definire e favorire la nascita di uno stile musicale tipicamente russo. Uno stile che enfatizzasse la cultura e la storia della loro terra, distaccandosi, di conseguenza, da quelli che erano gli esempi, gli schemi e le strutture della musica occidentale europea. Si può quindi dire che il loro sguardo fosse rivolto più verso est che non all’occidente.

Il gruppo, guidato soprattutto, diciamo così da Balakirev , comprendeva anche Cesar Kui. Musorgskji, Rimsky Korsakov e Alexander Borodin.

Rispetto a questo gruppo la posizione di Tchaikovsky era però abbastanza anomala. Pur amando la musica e le tradizioni russe non fece mai parte dei “Cinque” proprio perché subiva anche il fascino e le suggestioni della cultura occidentale europea.  Come risultato nella sua musica sono presenti temi e melodie che prendono spunto dalla sua terra, filtrati però attraverso schemi compositivi mutuati dalla tradizione europea. Ed era una tradizione che lui ammirava molto come si deduce anche dal suo infinito amore, ad esempio, per Mozart, come è evidente dall’affermazione che ho riportato all’inizio di questa puntata.

Questo ha fatto di lui un musicista del tutto originale, con uno stile facilmente riconoscibile in molte delle sue composizioni.

Il suo modo di comporre, e questa sua originalità, non furono però sempre compresi e accettati dai colleghi russi.

A questo proposito è illuminante un episodio accaduto nel 1869.

San Pietroburgo

In quell’anno era professore al conservatorio di Mosca e aveva già composto la sua prima sinfonia ed un’opera. Decise di comporre un poema sinfonico, forma musicale della quale, guarda caso, ho parlato proprio nelle ultime puntate dedicate a “Also Sprach Zarathustra” e a Johannes Brahms, intitolandolo “Fatum”. Lo volle dedicare proprio a Balakirev, l’esponente più importante del Gruppo dei cinque. Inviò quindi la partitura al famoso compositore perché dirigesse il brano in un concerto a S. Pietroburgo. “Fatum” ebbe però un’accoglienza abbastanza tiepida da parte del pubblico. Balakirev, successivamente, scrisse una lettera dettagliata a Tchaikovsky spiegando quelli che erano, secondo lui, i difetti della composizione, ma spronandolo, al contempo, a continuare nel proprio lavoro.

Eccone uno stralcio.

“Il vostro Fatum è stato eseguito abbastanza bene… Non ci sono stati molti applausi, probabilmente a causa della spaventosa cacofonia alla fine del pezzo, che non mi piace affatto. Non è propriamente curato, e sembra essere stato scritto in modo molto approssimativo. Le cuciture si vedono… Soprattutto, la forma stessa non funziona. L’intera faccenda è completamente scoordinata…. Le scrivo con tutta franchezza, pienamente convinto che non tornerà indietro sul suo proposito di dedicarmi il “Fatum”. La sua dedizione è preziosa per me come segno della sua simpatia nei miei confronti, e provo una grande debolezza per lei.

Il signor Balakirev, che vi ama sinceramente.”

La sua originalità nel comporre non fu quindi sempre compresa dai suoi colleghi, soprattutto all’inizio della carriera. Ma proprio questa caratteristica ne garantì, successivamente, la fortuna, sia durante gli ultimi anni della vita che nei decenni successivi alla morte. Tchaikovsky divenne uno dei compositori più amati dal pubblico, e tale favore dura anche ai giorni nostri.

Oltre a questa unicità un altro fattore ha però caratterizzato pesantemente, questa volta in senso negativo tutta la sua esistenza, e di conseguenza la sua musica.

Mi riferisco al suo essere omosessuale.

Ora è ovvio che in un mondo ideale questo fatto non dovrebbe, e non avrebbe dovuto, avere nessun tipo di importanza, né per un artista, né per qualsiasi persona. I gusti e gli orientamenti sessuali di ognuno hanno a che fare con il privato e solo con quello ma, nella Russia dell’800 non era purtroppo così. L’omosessualità era considerata un reato grave, che prevedeva pene severissime, come il confino e la privazione di tutti i diritti civili e sociali.

In realtà, però, era un fenomeno talmente diffuso che veniva, in parte, tollerato. Molto spesso le autorità chiudevano un occhio, se non due. Ne è esempio proprio il fratello di Tchaikovsky, Modest, omosessuale anch’egli che ha convissuto per anni col proprio partner senza grossi problemi. Ma un conto era che fosse un fenomeno tollerato, a volte, altro che venisse accettato, il che non era assolutamente.

Tchaikovsky, che aveva una personalità complessa, introversa che sfociava, a volte in forme di depressione, ha costantemente vissuto questa condizione come una colpa, non riuscendo mai ad accettarla. Ha sempre cercato di nasconderla nonostante, i numerosi amanti che ha avuto.

Tckaikovsky e la moglie

Proprio per questo motivo ad un certo punto, per cercare di rispettare le convenzioni sociali, decise di sposarsi con una sua ex allieva di pianoforte innamorata di lui. Ovviamente il matrimonio fu un totale fallimento. Dopo pochi mesi Tchaikovsky fuggì, ponendo fine alla forzata convivenza. I due non divorziarono mai, ma il compositore visse per molto tempo con l’incubo che lei potesse rivelare a tutti il suo segreto. La moglie uscì distrutta da questa vicenda al punto che venne ricoverata in manicomio dove poi morì. Una vicenda, quindi, tristissima.

Paradossalmente, nonostante i numerosi amanti, una delle relazioni più significative che caratterizzò un lungo ed importante periodo della sua vita fu quella, del tutto particolare, con una donna di nome è Natasha von Meck.

Natasha von Meck

È una storia interessante, che vale la pena raccontare.

Lei era moglie di un ricchissimo commerciante dal quale aveva avuto ben 18 figli, di cui 16 erano in vita. Il marito, a soli 45 anni, morì a causa di un infarto lasciandole una cospicua fortuna che le permetteva di vivere una vita agiatissima e coltivare le sue passioni tra le quali aveva grande importanza la musica, essendo ella stessa una discreta pianista dilettante.

Ad un certo punto conobbe la musica di Tchaikovsky e se ne innamorò a tal punto da voler diventare una sua mecenate.

Il mecenatismo era un fenomeno abbastanza diffuso ed apprezzato durante l’800.I mecenati erano rappresentanti dell’alta borghesia che, potendo permetterselo, amavano sovvenzionare musicisti o artisti in generale, fornendo somme di denaro che permettevano loro di vivere preoccupandosi solo della propria arte senza avere altri problemi……Bei tempi, davvero.

In pratica Natasha dalla metà degli anni 70 fino al 1890 prese sotto la sua ala protettrice Tchaikovsky garantendogli una rendita annuale di tutto valore. Il compositore, amante della vita agiata e senza avere di certo il dono della parsimonia, non poté che accettare di buon grado questa fortuna.

La loro fu una relazione puramente platonica ed epistolare. Si scrissero centinaia di lettere senza mai incontrarsi. Tra l’altro Tchaikovsky era praticamente un grafomane. Ogni sera, infatti, scriveva almeno tre o quattro lettere sia a lei che alle altre persone con le quali intratteneva rapporti epistolari.

Dal loro carteggio emerge una relazione molto profonda ed intima. I due si confidavano di tutto senza essersi, in pratica, mai visti. In realtà cercavano accuratamente di evitarsi nonostante probabilmente, da parte di lei, trapelasse, dagli scritti, un sentimento che forse andava al di là di qualcosa di puramente platonico.

Improvvisamente, nel 1890 Natasha interruppe ogni relazione adducendo, nell’ultima lettera, l’impossibilità economica di continuare a sovvenzionare il musicista. Non si è mai saputo il reale motivo di questa decisione perché la loro amicizia avrebbe potuto continuare anche al di là delle problematiche economiche. PForse il motivo fu non tanto l’essere venuta a conoscenza dell’omosessualità di Tchaikovsky, cosa peraltro abbastanza nota, quanto la delusione per il fatto che lui non le avesse mai confessato la cosa.

La produzione musicale di Tchaikovsky è vastissima. Il suo catalogo spazia attraverso molti generi. Ha scritto sei sinfonie, opere, musica da camera, concerti per strumento solista ed orchestra, musaica sacra ed è estremamente popolare anche per la musica composta per i balletti classici. Lo “Schiaccianoci”, “Il Lago dei Cigni”, “La Bella Addormentata” sono alcuni dei capolavori che hanno fatto di lui uno dei più amati compositori in questo campo e che gli hanno dato fama internazionale.

Tutta la sua musica, come avremo modo di vedere, è caratterizzata da una grande attenzione al ritmo, dovuta ovviamente anche alla sua frequentazione con il balletto. Notevole è anche la sensibilità per una ricerca timbrica e sonora, elementi che si rivelano fondamentali anche da un punto di vista narrativo ed emotivo.

Celesta

Un esempio molto evidente e famoso di questa attenzione per i timbri strumentali lo possiamo trovare nello “Schiaccianoci”, ad esempio nella scena riguardante la “Fata confetto”. In questo brano lo strumento protagonista è del tutto inusuale e particolare. Si tratta della “celesta”, esteticamente simile ad un pianoforte verticale, il cui suono viene prodotto da alcune lamelle di metallo sospese, percosse tramite dei martelletti. Ne deriva un timbro cristallino, algido e da un certo punto di vista vagamente inquietante. Il tutto serve a rappresentare al meglio il carattere particolare di questo personaggio.

Notate l’accostamento sonoro tra gli archi in pizzicato e le frasi che tendono verso il grave dei legni. Su tutto questo si staglia nitido il suono della celesta.

Fata Confetto

Ma la composizione della quale volevo parlare in particolar modo oggi è uno dei suoi poemi sinfonici, termine che, guarda caso, comincia a ricorrere frequentemente in queste ultime puntate.

Il titolo è “Romeo e Giulietta”, che lo stesso autore definisce come “un’ouverture di fantasia”.

Tchaikovsky amava molto Shakespeare al punto da aver scritto altre composizioni ispirate alle opere del drammaturgo inglese, come “La Tempesta” o ” Amleto”.

William Shakespeare

La scrittura di questa ouverture di fantasia è stata abbastanza travagliata. La prima stesura, di cui Tchaikovsky fu del tutto insoddisfatto, è del 1869. Ci vollero altri undici anni di rifiniture e ripensamenti prima che il compositore ne scrivesse la versione definitiva.

Dal mio punto di vista questa composizione è un compendio di molte delle possibilità drammaturgiche che la musica può offrire. Tchaikovsky, in questo caso, non cerca di ritrarre gli eventi alla base della tragedia di Shakespeare nell’ordine in cui questi si verificano, ma presenta una varietà di personaggi, di stati d’animo e situazioni definite da temi, melodie e colori orchestrali che rendono in modo estremamente efficace la complessità emotiva della vicenda.

Questa affascinante composizione ci racconta, in circa venti minuti a seconda delle esecuzioni, l’amore di due giovani che prende vita sotto la supervisione di un altro protagonista, Frate Lorenzo.  Questo amore è messo a dura prova dalla lotta tra le due famiglie, i Capuleti e i Montecchi, cui Romeo e Giulietta appartengono.

Subito all’inizio abbiamo un bellissimo corale. È il tema di Frate Lorenzo, un tema che ritroveremo molte volte durante la composizione, presentato sempre in modi e con timbri diversi che ne ampliano il significato. A volte sarà in primo piano, altre cercherà di farsi sentire con autorità per contrastare il tema della lotta tra le due fazioni, altre ancora, come verso la fine, avrà quasi un aspetto vagamente minaccioso.

È suonato dagli strumenti a fiato, clarinetti e fagotti che procedono in modo omoritmico. Tutti gli strumenti cioè eseguono lo stesso ritmo suonando note di uguale valore.

Inizio

Dopo un inizio così solenne l’atmosfera cambia subito, completamente. Entrano infatti gli archi gravi, violoncelli e contrabbassi, seguiti dalle viole, poi dai corni ed infine dai violini preannunciando qualcosa di tragico. Poi i violoncelli eseguono dei fraseggi discendenti, con i fiati che suonano note lunghe in un crescendo continuo di tensione. Si arriva così all’ingresso dell’arpa che paradossalmente, nonostante il suo suono delicato, aggiunge un ulteriore elemento di attesa.

Cambio d’atmosfera

A questo punto solo gli archi, in pizzicato, accompagnano il tema di Frate Lorenzo.  Questa melodia si ripresenta suonata da flauti oboi, e clarinetti. Il risultato è completamente diverso rispetto all’inizio del brano. La sonorità è più tenue, quasi avvolta da una sottile nebbiolina impalpabile.

pizzicato archi

Altro momento degno di nota è quando Tchaikovsky attua un crescendo di tensione partendo dal basso con le varie sezioni che entrano una alla volta. Prima contrabbassi e celli poi viole poi i corni ed infine i violini.  Questi ultimi rimangono da soli e poi gli altri strumenti rientrano quasi specularmente, corni poi le viole e infine celli e contrabbassi.

Crescendo di tensione

Il dialogo tra gli archi e i legni si fa sempre più serrato con frasi sempre più strette. I due gruppi strumentali si apprestano ad indossare i panni delle famiglie in lotta in quella che diventa una scena di strada con rivali che arrivano da ogni parte fronteggiandosi e rincorrendosi. Il ritmo si fa frenetico, la colluttazione si intensifica e i fendenti delle spade vengono sottolineati dai piatti che intervengono con figurazioni ritmiche inaspettate ed irregolari.

Lotta

Ascoltando questo momento drammatico si può ben capire l’ammirazione che aveva per Tchaikovsky un altro compositore russo che ha segnato la storia della musica del secolo successivo, e sto parlando di Stravinskij. Provate a confrontare quello che avete appena ascoltato con questo frammento tratto da un momento della “Sagra della Primavera”, intitolato “Danza della Terra”.

Danza della Terra

Ma ovviamente ciò che ha reso famosa e immortale questa composizione, è il tema dell’amore, che rappresenta dapprima Romeo e poi Giulietta. È estremante melodico, caldo. Viene suonato delicatamente dal corno inglese e dalle viole con la sordina.  Tchaikovsky, con innato senso per la drammaturgia, ce lo fa ascoltare all’inizio solo una volta, senza ripeterlo, lasciandoci quasi con l’acquolina in bocca. Ma non temete ci sarà modo di risentirlo riproposto varie volte fino alla fine quando questo tema si scontrerà, ahimè purtroppo soccombendo, con quello della battaglia tra le due famiglie rivali. È una melodia che è stata protagonista, negli anni, di molti film diventando iconica per tutte le scene più romantiche. È un perfetto esempio della grande capacità di Tchaikovsky di scrivere melodie immortali.

Tema dell’amore e finale

Dopo questa bellissima pagina, che rappresenta il primo incontro della coppia, con la scena del balcone di Giulietta, la battaglia ritorna e la musica si intensifica nuovamente. I diversi motivi ritornano e si intrecciano tra loro fino ad arrivare al tragico e, purtroppo, scontato finale.

Il grande merito di Tchaikovsky, in questa meravigliosa composizione, è l’aver trasformato una storia tragica in un fantastico viaggio musicale catturando tutto il dramma, la tensione emotiva e soprattutto l’universalità dell’amore riuscendo a presentarlo nel suo divenire più intenso.

Del resto, come lui stesso ha affermato:

“Il comporre perde totalmente il carattere di lavoro, diventando pura beatitudine.”