Un viaggio nel tempo per una delle composizioni più rielaborate della Storia della Musica.

Puntata numero centoquaranta.

“L’arte non deve realizzare la sola bellezza; un palazzo è bello veramente, quando oltre la bella facciata, fatta con criterio e solidità, lascia capire lo scopo dell’intera costruzione e la mente dell’artista. Così accadeva con il nostro povero Hartman: Povera arte russa orfana!”

Questo è quanto scrisse in una lettera redatta subito dopo la morte del suo amico, l’architetto e pittore Viktor Hartman, il compositore russo  Modest Petrovič Musorgskij , autore, fra l’altro, di una delle opere più rielaborate della Storia della Musica: i “Quadri di un’Esposizione”.

ASCOLTA IL PODCAST

Il viaggio che intraprendiamo oggi dura un centinaio di anni e si sviluppa attraverso l’Europa in tre tappe. Comincia nel 1874 a San  Pietroburgo, in Russia, tocca la Francia nel 1922 e termina, cinquant’anni dopo, a Newcastle, in Inghilterra, nel 1971.

Dopo la prematura morte del suo amico, avvenuta proprio a San Pietroburgo nel 1874, Musorgskij visitò una mostra allestita in suo onore con quadri  e  disegni dell’architetto-pittore. Ne rimase profondamente colpito ed emozionato al punto da voler tradurre in musica le emozioni provate alla vista dei quadri. Nacque così la composizione per solo piano intitolata “Quadri di un’esposizione”.

Viktor Hartman

Ciò che colpi Musorgskij furono soprattutto gli acquerelli e i disegni che Hartman aveva creato durante i suoi viaggi in Europa. Purtroppo la maggior parte di questi disegni è andata perduta rendendo così impossibile capire a quali opere in particolare il compositore si sia ispirato.

I “Quadri di un’esposizione” sono, in realtà una suite, come detto concepita per solo pianoforte, che consta di quindici brani. Dieci di questi sono direttamene ispirati ai quadri e vengono intervallati da cinque “Promenade”. Queste “passeggiate” sottolineano e accompagnano il passare del visitatore tra un quadro e l’altro dell’esposizione.

I brani che fanno riferimento ai quadri hanno caratteristiche totalmente diverse tra loro, mentre le “Promenade” sono caratterizzate da un tema in comune che viene, di volta in volta, presentato in modo diverso con variazioni melodiche, dinamiche e timbriche. Le “Promenade” rappresentano così un elemento di coesione formale in un’opera che altrimenti sarebbe composta da episodi totalmente diversi tra loro.

Una delle prime considerazioni da fare riguarda l’estrema modernità di questa composizione. Considerato il periodo nel quale è stata creata presenta elementi quasi sperimentali e del tutto innovativi.

Modest Musorgskij

Visto che, come si suol dire, oggi “c’è molta carne al fuoco”, cerchiamo di entrare subito nel vivo parlando delle caratteristiche di questa “Promenade”.

Nel corso della composizione si presenta per ben sei volte, quattro come brano indipendente e due all’interno dei vari quadri. Il tema presenta caratteristiche interessanti. È orecchiabile e sembra semplice ma, in realtà, non lo è molto dal punto di vista strutturale.

C’è una prima esposizione che viene ripetuta, poi segue la seconda parte. È una melodia molto famosa che estrapolata dal contesto suona così.

Promenade solo melodia

Dal punto di vista della durata dei suoni è una melodia abbastanza semplice. È composta, per la maggior parte, da note che durano un movimento, o un battito, intervallate da gruppi di due note più corte la cui durata è esattamente la metà delle altre. Questo è uno schema che si ripete costantemente.

Due sono, però, le caratteristiche che la rendono particolarmente interessante.

Innanzitutto è costruita in modo praticamente speculare. Le prime sei note, infatti, che sono queste

prime sei note

Vengono seguite da una frase che riprende le due note corte finali e ritorna, discendendo, praticamente al punto di partenza.

frase discendente

La cosa più interessante è però l’aspetto ritmico. La melodia è infatti costruita utilizzando metri ritmici diversi per ogni battuta. In particolare si tratta di un ritmo in cinque movimenti, seguito da uno in sei, poi ancora in cinque, in sei e così via.

Si tratta di un modo di procedere veramente innovativo per il periodo che anticipa, in parte, ciò che farà anni dopo Stravinskij in modo molto più sostanziale in una delle sue composizioni più famose, “La Sagra della Primavera”. In quest’opera, della quale ho parlato tempo fa, nelle puntate n.8 e 9, il ritmo, e i cambi di metro ritmico, sono in pratica l’elemento più importante.

Vi faccio risentire la melodia contandovela così quanto appena detto diventa più chiaro.

melodia contata

Detto questo è il momento di ascoltare la prima “Promenade” così come l’ha concepita Musorgskij col solo pianoforte.

Prima Promenade

Nonostante alcune difficoltà iniziali questa composizione ha avuto un successo progressivamente crescente. È stata proposta da prestigiosi interpreti al piano ma, soprattutto, è diventata oggetto di studio e di orchestrazione da parte di alcuni importanti musicisti.

Questo ci consente di spostarci verso la seconda tappa del nostro viaggio.

Maurice Ravel

Circa cinquant’anni dopo, nel 1922, in Francia,  Maurice Ravel, del quale ho parlato più volte soprattutto nella puntata n. 79, decide di prendere questa composizione e farne una versione particolare, riorchestrandola.

Orchestrare vuol dire analizzare l’opera di Musorgskij, mantenendosi fedele ad essa, e trascriverla per orchestra sfruttando le possibilità coloristiche ed espressive di questo grande organico. Ravel è stato, probabilmente, uno dei più grandi orchestratori della Storia della Musica. La sua capacità di utilizzare i numerosi timbri della tavolozza orchestrale ne ha fatto un gigante anche da questo punto di vista.

E non si è smentito nemmeno nella riorchestrazione di questa composizione di Musorgskij.

La sua versione è divenuta un punto di riferimento, al punto tale che molti conoscono i “Quadri di un’esposizione” più nella versione di Ravel che non nell’originale di Musorgskij.

L’atmosfera è totalmente diversa fin dall’inizio e l’ambientazione sonora ci presenta il brano in una luce del tutto nuova.

La melodia iniziale è affidata alla tromba e poi sono gli strumenti a fiato, soprattutto gli ottoni, corni e tromboni,, a proseguirla, seguiti in un secondo tempo dagli archi.

Promenade orchestrazione Ravel

Come avete potuto notare i colori sono completamente diversi ma il tema viene riportato del tutto fedelmente così come lo aveva concepito Musorgskij cinquant’anni prima.

Questa versione ha reso la composizione così famosa che, circa cinquant’anni dopo, nel 1971, uno dei gruppi rock più importanti del periodo decide di riprenderla e registrarla in modo del tutto personale e molto particolare.

Emerson Lake & Palmer

È un gruppo formato da tre solisti, in pratica tre virtuosi. Non a caso il nome è costituito dai cognomi dei tra componenti, Emerson, Lake & Palmer.

Si tratta di Keith Emerson alle tastiere, Greg Lake, basso chitarra e voce, e Carl Palmer alla batteria.

In pratica registrano il loro terzo LP dal vivo a Newcastle, in Inghilterra, intitolandolo proprio “Pictures at an Exhibition“.

Lo registrano in una location, come si direbbe oggi, particolare. Si tratta di un teatro dove sopra il palco si trova la tastiera di un vero organo a canne. Il loro album comincia ovviamente con la “Promenade” suonata dal solo Keith Emerson proprio su questo strumento.

Promenade Emerson Lake & Palmer

Sembra una versione che ha poco a che fare con un gruppo rock ma non preoccupatevi perché più avanti le cose cambieranno e avremo modo di sentirne “delle belle”, per così dire.

Riprendiamo però la nostra capsula del tempo e ritorniamo nel 1874 da Musorgskij.

Il primo vero quadro decritto, passatemi il termine, dalla composizione si intitola, in latino, “Gnomus”.

È un brano stranissimo, estremamente moderno come concezione, forse  il più interessante dell’intera opera.

All’inizio praticamente non c’è un tema. Abbiamo un insieme di frasi nervose e brevi che si alternano, ora veloci ora lente, con dinamica forte o piano.

Gnomus inizio

È un inizio caratteristico e, al contempo, vago, indefinito. Sono cascate di note che potrebbero rappresentare i rapidi movimenti di questo folletto che si nasconde tra un albero e l’altro.

Successivamente Musorgskij, quasi a ribadire il carattere un po’ inquietante di questo gnomo utilizza un tema rarefatto che si poggia su una figura eseguita dalle note gravi del pianoforte molto particolare. Si  tratta di un intervallo di due note, particolarmente dissonante, che è sempre stato chiamato, proprio per la sua aspra sonorità fin dal periodo barocco “diabulus in musica”.

Isolato dal contesto è questo.

Intervallo dissonante

Questa sonorità, nel corso dei secoli, è stata utilizzata frequentemente ogni qual volta la musica è stata chiamata a sottolineare qualcosa di oscuro o legato al mondo dell’occulto.

In questo estratto il “diabulus” compare subito all’inizio.

Diabulus in musica

Il terzo elemento che voglio farvi notare, estremamente interessante anche questo, è costituito da un tema stranissimo caratterizzato da due elementi.

Il primo è rappresentato dai bassi del pianoforte che eseguono una figurazione cromatica discendente. È una linea che tocca c tutti i tasti bianchi e neri in successione, verso il grave. Questa discesa suona così.

discesa cromatica del basso

Su questa scala cromatica discendente si innesta una melodia suonata dalla mano destra ancora più strana. Sembra un tema concepito agli inizi del secolo successivo dalle avanguardie che cambieranno la musica nei primi decenni del 900. Non è un tema cantabile, non è orecchiabile. Utilizza tutti i dodici suoni che si trovano all’interno della distanza, facciamo l’esempio, tra due DO. In realtà la distanza è tra due note che hanno nomi diversi ma il concetto è lo stesso.

Questo sembra, per assurdo, anticipare e richiamare quel modo di comporre che utilizza indistintamente tutti i dodici suoni, la “dodecafonia” appunto, che si svilupperà circa quarant’anni più tardi.

La melodia, isolata dal contesto, suona così.

Melodia particolare

Mettendo insieme questi due elementi il risultato è veramente intrigante.

melodia più basso

La genialità di Musorgskij sta nel fatto che questa melodia proposta all’interno del brano si integra perfettamente col resto e non suona così aspra e dissonante come negli esempi isolati che avete appena ascoltato.

melodia inserita nel brano

A questo punto torniamo nel 1922 e ascoltiamo come Ravel ha orchestrato questo “Gnomus” così complesso e moderno.

L’inizio è affidato alla sezione grave degli archi.

Gnomus orch. Ravel

È utile sottolineare, ancora una volta, la grandissima abilità di Ravel di utilizzare i colori orchestrali, che traspare anche da questo brano.

Adesso riattraversiamo la manica e spostiamoci avanti di cinquant’anni e ascoltiamo come gli ELP, Emerson Lake & Palmer, hanno rivisto, secondo la loro sensibilità, questo “quadro” di Musorgskij.

Bisogna sottolineare come, a differenza del lavoro di Ravel che ha orchestrato tutta la partitura del compositore russo ad eccezione  della quinta Promenade, gli ELP hanno fatto una scelta diversa.

Hanno riarrangiato solamente quattro brani della composizione di Musorgskij intercalandoli con proprie composizioni o con variazioni di propria ideazione che prendono spunto dai vari “quadri” della partitura originale.

Non deve stupire il fatto che un gruppo rock si sia dedicato, agli inizi degli anni 70, alla rivisitazione di una composizione classica. In quel periodo era cosa abbastanza usuale. Molti musicisti rock avevano un background classico e potevano vantare un curriculum di studi accademico.  Ho parlato approfonditamente di questo in altre puntate soprattutto in quelle dedicate all’influenza che la musica di Bach ha esercitato sulla musica rock e non solo, la n. 59 e la n. 60.

Keith Emerson in particolare era molto legato alla musica classica e frequentemente, durante tutto l’arco della sua carriera, ha rivisitato alcune delle composizioni più significative di questo tipo di musica.

Queste rivisitazioni, che alcuni hanno definito poco rispettose, sono state e sono, secondo me, molto importanti perché, tra l’altro, hanno consentito a parecchi giovani, ma non solo, di avvicinarsi ad un mondo e ad un repertorio che altrimenti difficilmente avrebbero conosciuto.

Se vi capita di ascoltare su disco o su YouTube questa esecuzione dal vivo, potrete notare dagli applausi e dalla partecipazione del pubblico come l’operazione sia stata un successo. E le vendite di questo album  ne confermano il generale gradimento.

Uno degli aspetti particolari della versione degli ELP di questo brano è che viene preceduta da una lunga rullata di batteria. Lo scopo era quello di dare ad Emerson, che aveva appena finito di suonare la “Promenade” sull’organo a canne la cui tastiera era situata sopra il palco il, tempo di scendere sul palco stesso e prendere possesso dei propri strumenti.

L’inizio è un duetto tra lo stesso Emerson, all’organo elettrico “Hammond”, e Carl Palmer che sottolinea tutte le frasi con i tamburi della batteria. Negli spazi liberi si inserisce Grag Lake con pochissime note del suo basso.

Keith Emerson al sintetizzatore Moog

Anche in questo caso l’attenzione ai colori è importante. Viene infatti utilizzato anche uno strumento che aveva appena fatto la sua comparsa in quegli anni. Si tratta di un sintetizzatore “Moog”, che prende il nome dal suo inventore, Rober Moog, che permetteva agli esecutori  di ottenere sonorità inusuali. È utile sottolineare come Keith Emerson fosse un virtuoso anche di questo strumento che a quel tempio era molto difficile padroneggiare visto la complessità di costruzione.

Gnomus versione ELP inizio

È interessante anche il modo col quale hanno reso  il punto in cui c’è quella parte di basso discendente con la melodia strana di cui abbiamo parlato, che viene suonata, appunto, col “Moog”.

melodia di dodici suoni

Come detto all’inizio, il viaggio, attraverso il tempo e i luoghi, che ha compiuto questa composizione, è lungo e articolato e non può essere esaurito in una sola puntata.

Per il momento facciamo, per così dire, un “pit stop” e lo riprenderemo la prossima settimana.

Nel frattempo, come dicono quelli fighi “stay tuned”.