Puntata numero centosessantacinque.

Un giorno, parlando con il suo amico, nonché direttore d’orchestra, Hermann Levi, a proposito della difficoltà di comporre una sinfonia dopo Beethoven, il compositore Johannes Brahms disse:

“Non puoi avere un’idea di ciò che si sente, avvertendo dietro le spalle i passi di un gigante come quello».

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Deve essere stata una personalità veramente ingombrante quella di Beethoven. Infatti la prima delle quattro sinfonie che Johannes Brahms compose fu eseguita per la prima volta nel 1876. Brahms aveva 43 anni, ma la sua elaborazione durò quasi vent’anni.

Il compositore tedesco non ne era mai soddisfatto. Sapeva, infatti, che dopo la “Nona Sinfonia” di Beethoven bisognava creare qualcosa di nuovo, bisognava andare avanti.

Se avete l’occasione di parlare con dei musicisti, o con appassionati di musica, e di fare il nome di Johannes Brahms, troverete sempre tutti d’accordo nel sostenere l’importanza di questo grandissimo compositore, la cui vita ha attraversato un secolo. È nato infatti ad Amburgo nel 1833 ed è morto a Vienna alla fine del secolo, nel 1897.

Tutti gli amanti della musica sono concordi nel sostenere che fosse in possesso di una tecnica compositiva di prim’ordine e che le sue creazioni siano, oltre che accattivanti da un punto di vista emotivo, molto rigorose e soddisfacenti dal punto di vista formale e della struttura.

Johannes Brahms

Uno dei primi ad accorgersi del talento di Johannes Brahms fu proprio Robert Schumann, tra i principali rappresentanti del romanticismo tedesco.

Il loro primo incontro avvenne proprio a casa di Schumann, nel 1853, quando Brahms aveva solamente vent’anni. Brahms fece ascoltare al più affermato compositore alcuni suoi lavori. Schumann, che era anche un raffinato critico musicale, ne ebbe un’impressione fortissima al punto che scrisse un articolo, su un giornale col quale era solito collaborare, intitolato “Vie nuove”.

Robert Schumann

La definizione che diede di Brahms fu quasi un’incoronazione: “L’eletto chiamato a rendere palese, in modo ideale, la più alta espressione del tempo”.

Per Schumann Brahms era il prescelto il cui compito era portare avanti la tradizione musicale, innovandola. Doveva padroneggiare la tecnica e gli stili del passato componendo però una musica originale, al passo con i tempi.

L’incontro tra i due fu determinante, sotto molti aspetti, sia per la carriera che per la vita di Brahms. Proprio in quell’occasione il giovane musicista conobbe anche Clara Schumann, moglie di Schumann. Non solo era solo una valente pianista ma anche una grande compositrice, probabilmente la più importante musicista donna di tutto l’800. Della sua vita e della sua travagliata storia ho parlato nella puntata n. 68, dedicata al creativo femminile. Nonostante le eccelse doti aveva deciso di sacrificare il suo talento compositivo per sostenere quello del marito che non era ancora affermato quando i due si erano sposati.

Robert e Clara Schumann

Il legame che si stabilì fin da quell’incontro  tra Brahms e Clara Schumann fu fortissimo e durò per tutta la vita, fino alla loro morte avvenuta ad un anno di distanza l’uno dall’altra.

Infatti dopo la malattia mentale di Robert Schumann, per la quale venne ricoverato in manicomio, che lo portò rapidamente alla morte a metà degli anni 50, i due si sostennero a vicenda. Quando lei, pianista di fama internazionale, era in tournée in Europa per i suoi concerti, lui viveva nella sua casa accudendone i numerosi figli. Il loro rapporto divenne sempre più intimo senza mai sfociare in un legame amoroso, come forse Brahms avrebbe desiderato. Lei divenne  sua musa e  consigliera.

Lui le sottoponeva in anteprima tutte le proprie composizioni ascoltandone i consigli, i suggerimenti e le correzioni di cui teneva conto, vista l’esperienza e il gusto musicale di lei.

Clara Schumann

Brahms ha composto musica di tutti i generi. Nel suo catalogo troviamo sinfonie, musica da camera, concerti per strumento solista e orchestra, brani corali accompagnati sia dal solo pianoforte che dall’orchestra, composizioni per organo, lieder. L’unico genere col quale non si cimentò mai fu l’opera lirica.

Questo mi dà l’occasione per raccontare di come Brahms finì al centro di una famosa disputa, definita “La guerra dei romantici”. Fu un conflitto tra due opposte correnti di pensiero riguardante la direzione che doveva prendere la nuova musica e i criteri secondo i quali doveva essere composta.

La disputa ebbe come protagonisti musicisti di grande spessore, come vedremo tra poco.

Quello che mi preme sottolineare subito, però, e che fa un po’ sorridere amaramente, se consideriamo i  nostri tempi, è il pensare come la musica avesse, in passato, tanta importanza da scatenare forti discussioni, dibattiti e perentorie prese di posizione tra opposte fazioni. Per noi oggi è spesso relegata ad un ruolo di puro e semplice divertimento e, senza dubbio, ha perso gran parte delle sue implicazioni sociali e culturali. Nel passato le cose erano, invece, completamente diverse. La “Guerra dei romantici”, in Germania, è stata solo una tra le dispute che si sono scatenate nei secoli, fin dal primo barocco, tra fautori di diverse opinioni riguardo l’utilità della musica e il suo ruolo all’interno della società.

Questa disputa in particolare vedeva contrapposti i “progressisti”, guidati da due pesi massimi come Wagner e Liszt, e i “conservatori”, tra cui spiccavano i nomi dei  due Schumann, e dello stesso Brahms.

Richard Wagner

In pratica i primi sostenevano l’esigenza di superare la forma per privilegiare il contenuto. Liszt era il promotore del “poema sinfonico”, del quale ho parlato nella puntata n. 163, mentre Wagner sosteneva l”opera totale”, uno spettacolo che univa parole, musica e drammaturgia.

I conservatori invece prestavano grande attenzione soprattutto alla costruzione formale dei brani musicali rivisitando, appunto, proprio le forme consacrate dalla tradizione classica. Sostenevano inoltre che la musica dovesse essere “assoluta”, non avere cioè altre motivazioni all’infuori di essa.

Il problema del come fare musica venne risolto da Wagner attraverso la stesura di molti trattati teorici sulla necessità di fondare un nuovo sistema artistico. Brahms propose invece una soluzione del tutto diversa, studiando la musica del passato per preservarne e rinnovarne le forme.

Forse fu proprio in contrapposizione al  dilagare dell’importanza del poema sinfonico e dell’opera wagneriana, che Brahms decise di dedicarsi alla composizione di sinfonie, un genere che era considerato quasi fuori moda, ormai.

Come ho già detto la gestazione della prima di queste sinfonie fu lunghissima. Brahms era consapevole che dopo la “Nona” di Beethoven non era più stata scritta una sinfonia veramente importante.

La sua prima sinfonia venne accolta dal pubblico molto favorevolmente. Molti, e il direttore d’orchestra Hans von Bulow in primis, arrivarono a definirla come la “Decima” di Beethoven.

L’eco delle sinfonie del genio di Bonn si sente molto in questa prima brahmsiana.

Tra i tanti esempi di questo debito creativo ce ne sono due in particolare.

Nel primo movimento c’è una figurazione ritmica che Brahms sembra mutuare dalla “Quinta” di Beethoven. Vi faccio ascoltare uno dei momenti della “quinta” dove potete notare questo ritmo, “pa pa pa paam“.

“Quinta” Beethoven

Ascoltate adesso come Brahms ha utilizzato questa figurazione ritmica nel primo movimento della sua prima sinfonia.

Primo movimento prima sinfonia Brahms

Ma soprattutto ciò che rende evidente la parentela tra questa sinfonia e quelle di Beethoven, è una citazione, voluta ed esplicita, che Brahms ha fatto, nell’ultimo movimento, della melodia dell’”Inno alla Gioia”.

Prima sinfonia, quarto movimento

Successivamente, pagato il tributo al gigante che aveva dietro le spalle, Brahms ha sviluppato, anche nelle sinfonie, uno stile del tutto personale. È basato, in gran parte, su una tecnica di variazione continua degli elementi proposti. La seconda, poi la terza che fu quella più apprezzata quando era in vita, ma soprattutto  la quarta, si basano su pochi elementi tematici che vengono continuamente rielaborati, ripresentati, variati, decostruiti e riproposti in diverse forme. Il tutto rende il lavoro di Brahms estremamente originale. Questo modo di comporre così innovativo fu rivalutato, decenni dopo, nel 1933, da Arnold Schoenberg che nel saggio “Brahms il progressivo” poneva appunto l’attenzione su questa tecnica compositiva definendola “variazioni in sviluppo”. Pochi elementi, sempre variati, che danno un senso di continuità alla composizione.

Schoenberg – autoritratto

In pratica Brahms che in vita fu considerato un conservatore reazionario, fu successivamente rivalutato anche dal punto di vista delle innovazioni che aveva apportato all’arte compositiva.

Ed è proprio del primo movimento della quarta sinfonia che voglio parlare un po’ più nel dettaglio, oggi.

La sinfonia fu composta abbastanza velocemente ma corse il rischio di non venire mai alla luce.

Mürzzuschlag

Brahms ne stava ultimando la composizione in un piccolo paese, in cui si recava d’estate, dove aveva preso in affitto un appartamento. Durante la villeggiatura era solito fare delle passeggiate pomeridiane. Un giorno, mentre stava tornando, vide levarsi proprio dal suo appartamento, un minacciosa nuvola di fumo. Spaventato si mise a correre verso   casa scontrandosi quasi con la proprietaria che gli stava andando incontro tenendo in mano alcuni fogli di musica disordinati, che aveva salvato, contenenti proprio la partitura della quarta sinfonia.

Due mesi dopo questo incidente, alla fine dell’estate, Brahms allestì un’esecuzione privata per pianoforte a quattro mani,  della sinfonia in favore di alcuni amici. L’accoglienza fu abbastanza tiepida al punto da suscitare in lui dubbi sulla validità della composizione.

Hans von Bulow

Fortunatamente fu proprio Hans von Bulow a suggerirgli di organizzare un concerto pubblico, proprio alla fine di ottobre, per far debuttare la questa composizione. Il lavoro ebbe un grande successo al punto che il pubblico cominciò ad applaudire fin dal primo movimento.

Il favore del pubblico, per questa sinfonia, continua fino ai nostri giorni. È dovuto alla ricchezza melodica, alla notevole coesione formale, alla capacità di sfruttare e variare continuamente gli spunti tematici e alla cura di ogni singolo timbro orchestrale. Tutti questi elementi la rendono un capolavoro senza tempo.

La sinfonia comincia senza introduzione, con l’esposizione del tema principale.

È un tema particolare, fatto di frammenti di due note che si alternano in modo discendente e poi ascendente in continuazione. La loro costruzione, che caratterizzerà gran parte di questo primo movimento è particolare. Si tratta di piccole frasi fatte di intervalli di terza.

Non spaventatevi per questa affermazione che è un po’ tecnica. L’intervallo è la distanza che c’è fra due note. La sua ampiezza si calcola tenendo conto sia della nota di partenza che di quella d’arrivo.

Ad esempio DO-RE è un intervallo di seconda. Do-MI è un intervallo di terza (Do, re, MI). DO-Fa è di quarta e così via.

Il tema in questione è costituito sfruttando appunto intervalli di terza.

Suonato solo col pianoforte, anche se così perde gran parte del suo senso, è questo. Comincia con una terza discendente, SI-Sol, per poi alternare continuamente frammenti ascendenti e discendenti.

tema col pianoforte

Se mettiamo in ordine questi intervalli in senso discendente avremo proprio una catena di terze che poi Brahms utilizzerà per sviluppare molte delle idee di questo primo movimento.

Ecco, sempre col pianoforte, questa catena di terza discendenti.

terze discendenti

Ovviamente la spiegazione, abbastanza arida, non rende giustizia alla bellezza di questo tema. L’attacco di questa sinfonia ha un sapore misterioso. Si ha la sensazione di incontrarsi con qualcosa che è già cominciato prima, magari da molto tempo. È come trovarsi a contatto con ciò che avevamo smarrito per strada e che è sempre esistito dentro di noi.

È un inizio meraviglioso.

Inizio primo movimento

Ora ve lo faccio riascoltare per farvi notare che quando i violini espongono il tema i legni, flauti, clarinetti e fagotti, lo contrappuntano con delle figurazioni in controtempo che enfatizzano i sospiri in esso contenuti. Subito dopo il tema viene riproposto variato in quanto i legni lo accompagnano eseguendo dei leggerissimi ricami, molto tenui. Il tutto fornisce un’immagine diversa a questa melodia.

Dopo quest’esposizione doppia del primo tema compare quella che si potrebbe definire una fanfara, suonata dagli strumenti a fiato. Prelude all’esposizione del secondo tema, molto melodico, affidato ai violoncelli e ai corni. La particolarità da sottolineare è che questo secondo tema viene sostenuto dagli atri strumenti con una sequenza di intervalli di terza discendenti. Questa è forse una cosa un po’ tecnica ma è per farvi capire la genialità di Brahms che sceglie di accompagnare questo nuovo tema con frammenti presi dal primo.

Questa è la fanfara dei fiati che prelude all’esposizione del secondo tema.

secondo tema

Veramente una capacità notevolissima di sfruttare in modo economico un’idea e di portarla attraverso tutto il brano.

Uno dei momenti più significativi lo abbiamo dopo lo sviluppo del primo e del secondo tema quando avviene la ripresa.

Solitamente nelle sinfonie, il momento della ripresa è eclatante. La sonorità diventa importante e l’orchestra sviluppa il massimo della sua potenza. Brahms, invece, sceglie una strada totalmente diversa. Questa è una ripresa quasi in punto di piedi. Ci sono elementi che si sommano un po’ alla volta fino ad arrivare alla riproposizione del tema. Il tutto avviene in modo molto delicato ed emotivamente coinvolgente.

Notate come vengano utilizzati elementi della fanfara mentre tutta la dinamica si attenua. Si crea quasi un pulviscolo musicale. Le note che sembrano vagare stentando a prendere la loro giusta direzione. Su questo tappeto spuntano frammenti di tema creando accumulo di tensione.

Ripresa e finale

Come ho detto più volte questo è un esempio di una maestria compositiva di altissimo livello.

Brahms è stato un profondo conoscitore e uno studioso di tutta la musica che si era sviluppata prima di lui. Ha tratto spunto dalle forme e dal modo di comporre dei classici.

Questo risulta evidente anche da una sua affermazione estremamente illuminante.

“Se non possiamo comporre con la stessa bellezza di Mozart, cerchiamo almeno di eguagliarlo nella purezza”.