Senza titolo

Teresa Melorio – Gianfranco Aguzzoli

Musica che dipinge la parte più intima dell’animo umano.

Puntata numero centocinque

“La fama non è che un albero da frutto

Così malsano, non potrà mai fiorire

Finché il suo gambo non sarà piantato nel terreno

Così gli uomini di successo

Non troveranno mai una strada

Finché il tempo non sarà volato

Lontano dal giorno della loro morte”

Così canta nella traccia n. 9 del suo primo album “Five Leaves Left”, intitolata “Fruit Tree”, il cantautore inglese Nick Drake.

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Il racconto di oggi riguarda un personaggio veramente unico. Per lui vale il detto “nemo propheta in patria” al quale potremmo aggiungere, mischiando due lingue, anche “nemo propheta in time”. Non solo non è stato riconosciuto e considerato nella nazione d’origine, ma, soprattutto, non lo è stato nel suo tempo.

La sua musica racconta dei luoghi più intimi della sua anima. In superficie sembra fredda e distaccata ma nel profondo è calda e piena di vita. E’ però  lontana dal suo tempo, e, contemporaneamente, è una delle più grandi di tutti i tempi.

Nick Drake

E’ veramente un’arte interessante, la musica, e non c’è certamente bisogno che  io lo sottolinei. Ti permette di passare dalla complessità e dalla ricchezza dei suoni, delle soluzioni e degli arrangiamenti che abbiamo trovato nella scorsa puntata, dedicata a “Wall of Eyes”, secondo album dei The Smile”, al mondo di cui voglio parlarvi oggi. Un mondo diametralmente opposto.

Il disco di cui che vi racconterò è il terzo scritto da quel personaggio originale e carismatico che risponde al nome di Nick Drake. L’album prevede una strumentazione ridotta all’osso, voce e chitarra. Rispetto alla settimana scorsa siamo, in pratica, all’eccesso opposto, al massimo della semplificazione dal punto di vista dell’arrangiamento e del “vestito” da far indossare alle canzoni.

Cerchiamo comunque di andare un po’ con ordine.

Nick Drake si potrebbe definire una meteora. E’ nato nel 1948 e purtroppo è morto a soli 26 anni, nel 1974. Ha pubblicato, in vita, unicamente tre album che hanno fatto registrare una media di vendita inferiore alle 5000 copie ciascuno. Una cifra assolutamente irrisoria sia per quei tempi nei quali la musica era  un importante fenomeno commerciale oltre che culturale, sia per qualsiasi tempo, in generale.

In pratica negli anni centrali della sua carriera, che vanno dal 1969 al 1972 era, sostanzialmente, sconosciuto ai più. E, come spesso accade, dopo la sua morte, a partire dalla metà degli anni 80 fino ad arrivare ai nostri giorni, la sua fama è andata via via aumentando. Oggi è unanimemente riconosciuto come uno degli artisti più influenti, non solo della scena folk inglese ma della musica in generale. Il suo gusto nel comporre le canzoni e l’importanza dei suoi testi sono unanimemente apprezzati. Molti artisti  si sono a lui  ispirati e  gli sono debitori, almeno in parte, da un punto di vista creativo.

Lui però, in vita non ha mai conosciuto fama e successo, anche se era convinto, giustamente, di meritarli appieno. Questo è stato causato, in parte, anche dai sui modi di essere e di comportarsi, molto diversi da quelli delle rock star di successo.

Per darvi un’idea del personaggio, riporto una dichiarazione fatta da  Joe Boyd, produttore del primo singolo dei Pink Floyd, “Arnold Lane“, nella cui “scuderia” c’erano artisti del calibro dei Fairport Convention, dell’ Incredible String Band, e dei Traffic . Parlando del suo primo incontro con Nick Drake così racconta:

A quei tempi non c’erano le cassette.  Nick mi portò un nastro a bobina che aveva fatto a casa. A metà della prima canzone ho pensato che fosse davvero speciale. L’ho chiamato e lui è tornato. Abbiamo parlato, e dissi subito: “Vorrei fare un disco”. Ha balbettato: “Oh, beh, sì. Ok.”

Nick Drake però aveva tutto per poter essere un cantautore di successo. Veniva da una famiglia benestante che aveva una grande considerazione per l’arte in generale e per la musica in particolare. La madre suonava il pianoforte e componeva canzoni e incoraggiava il figlio a coltivare la sua vena artistica.

Riuscì  fin da subito a firmare un contratto con una delle case discografiche più importanti del periodo la “Island “records. Era la stessa etichetta di gruppi come i King Crimson , i Traffic, e di cantautori come Cat Stevens.

Il grosso problema era però che Nick Drake non faceva assolutamente promozione. Rifuggiva lo “star system” e non amava essere intervistato. Pensate che non esistono filmati o fotografie di lui che suona dato che riduceva al minimo sindacale anche la sua attività “live”. Voleva disperatamente ottenere il successo e il riconoscimento del suo lavoro ma solamente attraverso la sua musica e la pubblicazione dei dischi. E con la sola musica non lo ottenne mai.

Questo contribuì  non poco a farlo cadere in uno stato sempre più grave di depressione che sarà purtroppo causa  della sua morte avvenuta alla fine del 1974. Fu trovato morto una mattina da sua madre a causa dell’ ingestione di un’eccessiva quantità di antidepressivi durante la notte.

Come detto pubblicò solamente tre album.

I primi due “Five Leaves Left” e “ Bryter Layter” hanno delle caratteristiche comuni. Entrambi hanno una produzione importante con arrangiamenti molto ricchi. Joe Boyd infatti teneva molto a far avere successo al suo pupillo e cercava di aiutarlo in tutti i modi. Invitò pertanto molti musicisti importanti a collaborare per le registrazioni. Soprattutto il secondo album risultò di conseguenza molto ricco e denso  e Nick Drake espresse più volte insoddisfazione per il risultato finale. Era convinto che gli arrangiamenti fossero eccessivamente ridondanti con la la presenza di archi, ottoni e strumenti ad ancia. Non si riconosceva in quel suono pieno ed elaborato.

Questa convinzione lo portò a ricercare poi, per il terzo album, un prodotto che fosse più intimo, personale, meno costruito. Qualcosa di più vero, insomma, secondo lui.

La sua casa discografica, già scottata dagli insuccessi dei primi due album, era molto dubbiosa se pubblicare un terzo lavoro di Nick Drake. La reticenza a fare qualsiasi tipo di promozione pubblicitaria lasciava presagire un altro buco nell’acqua, come poi realmente accadde.

Anche Il terzo album, quello di cui ci occuperemo oggi “Pink Moon” vendette, con Nick Drake in vita, solamente 4000 copie.

Come detto però, dopo la morte Nick Drake divenne, progressivamente quasi un “oggetto di culto”. Molti musicisti non solo nell’ambito folk – rock o cantautoriale ma anche di generi a lui lontani, come il jazz, cominciarono  ad apprezzarlo-

Ad esempio uno dei pianisti jazz più importanti attualmente, lo statunitense Brad Mehldau, fin dai suoi esordi ha avuto in repertorio alcuni brani di Nick Drake.

Uno dei suoi cavalli di battaglia è sempre stato “River man”.

Nella versione originale che fa parte del primo album del 1969, “Five Leaves Left”, suona così (notate uno degli stilemi tipici di Nick Drake, il passaggi0o tra maggiore e minore e viceversa)

River Man

La versione di Brad Mehldau, in trio con contrabbasso e batteria, estremamente rispettosa dell’originale, è questa

River man versione di Brad Mehldau

Il successo a livello mondiale arriverà per Nick Drake nel 1999 quando la casa automobilistica Volkswagen utilizzerà uno dei suoi brani come musica per uno spot pubblicitario. Da quel momento è diventato conosciuto in tutto il mondo al punto che  ad oggi conta milioni di download da tutte le piattaforme di streaming e importanti vendite sia con i CD che con i redivivi LP.

Dopo il totale insuccesso  dei primi due album Nick Drake decise quindi di cambiare completamente rotta. 

Si presentò alla fine del 1971 nello studio di registrazione dove solitamente lavorava il suo produttore che in quel momento era assente in viaggio, e lo affittò per una sessione notturna, momento nel quale gli studi costano solitamente molto meno. Qui fece qualcosa, potremmo dire, molto alla Nick Drake. 

Con la sola presenza del fonico registrò Pink Moon in due notti con una strumentazione ridotta al minimo, chitarra e voce.

Solamente nel primo brano, la title track, c’è la presenza di una melodia  di poche note sovraincisa col pianoforte dallo stesso Nick Drake.

Per il resto ci sono solo una voce e una chitarra. Drake con la chitarra utilizzava spesso accordature aperte particolari e un approccio esecutivo estremamente personale. Era infatti molto attento allo studio della tecnica chitarristica e curava molto  le parti strumentali.

Due sono infatti le tecniche di esecuzione. Il cosiddetto “strumming” che consiste nell’eseguire gli accordi pizzicando le corde contemporaneamente, col plettro o con le dita, e il “fingerpicking” che prevede l’utilizzo delle  singole dita in una sorta di arpeggio molto ritmico, quasi di derivazione country.

L’album venne così registrato in diretta con un microfono per la voce e uno per la chitarra, senza sovraincisioni e con nessuna forma di post produzione. Potremmo dire un disco “nudo e crudo”, cosa assolutamente inusuale non solo per quegli anni. L’effetto  all’ascolto è la sensazione di avere Nick Drake che ti suona davanti nella stessa stanza, e il risultato può essere straniante rispetto a come siamo solitamente abituati ad ascoltare la musica.

Ne viene fuori qualcosa di onirico che assomiglia ai ricordi dell’infanzia e che possiede  una grande sincerità perché cattura le emozioni, qualità che a molti artisti difetta. E’ un qualcosa di rilassante che, allo stesso tempo ti tiene sulle spine. E’ una musica che ti fa viaggiare verso luoghi a volte famigliari, altre  sconosciuti. Soprattutto è un disco che suona lontano dalla realtà del suo tempo, periodo nel quale le produzioni musicali erano molto più imponenti. Forse proprio per questo però è diventato un classico senza tempo.

La durata complessiva delle undici tracce supera di poco i 28 minuti con una media per le singole canzoni di circa due minuti e mezzo.

Non è solamente un disco di folk music perché contiene anche forti venature blues ed è diventato uno dei più importanti di tutta la produzione dei cantautori mondiali.

Rappresenta, in pratica, il testamento artistico di Nick Drake e il suo desiderio di creare una musica senza inutili sovrastrutture che potesse arrivare direttamente all’animo dell’ascoltatore.

Durante l’ascolto bisognerebbe mettersi nella miglior predisposizione possibile per accoglierlo completamente. E’ un album che ti prende un po’ alla volta. Ci sono alcune vette musicali ed emotive molto alte e complessivamente non c’è nulla da “buttare via”.

All’inizio c’è subito la title track che dura  poco più di due minuti, ed è un esempio della brevità delle canzoni di questo album. (questo brano è eseguito con la tecnica dello “strumming”)

Pink Moon

Un’altra canzone significativa è “Place to be”.

Nel testo si racconta della difficoltà di diventare adulti e del il peso della maturità. Su tutto aleggia il fantasma della depressione che lo stava attanagliando.

Ero verde, più verde della collina
Dove crescevano i fiori e il sole splendeva ancora.
Ora sono più scuro del mare più profondo.
Lasciami andare, dammi un posto dove stare.

Ed ero forte, forte sotto il sole.
Pensavo che avrei visto quando il giorno era finito.
Ora sono più debole dell’azzurro più pallido

 Così debole in questo bisogno di te”

Place to Be

Poi abbiamo canzoni come “Wich Will” nelle quali la parte chitarristica è ancora più in primo piano con l’alternanza delle due tecniche di cui abbiamo parlato. La sua voce, così carezzevole canta:

“Quale sceglierai, quale ti piacerà
Quale sceglierai, delle stelle lassù.

A cosa risponderai, quale chiamerai
Quale prenderai per te
 Dimmi ora.”

Which Will

Abbiamo poi vette come “Things Behind the Sun” che è la canzone con il testo più lungo. Qui Nick Drake prende il coraggio a piene mani e ci racconta la sua verità sul mondo. E’ un mondo che a lui non piace, fatto da opportunisti arroganti, saputelli e superficiali. Tutta gente che pensa solo ad una bellezza effimera che lui definisce come “ presa in prestito”.

La caratteristica saliente di questa canzone è il suo essere minore nelle strofe e maggiore nel ritornello. Questa scelta è perfettamente funzionale al testo che nelle strofe affronta gli aspetti più problematici, mentre nell’inciso fa capolino la speranza che le cose possano migliorare. Nei versi si rivolge a se stesso dandosi del tu e parlando di se in seconda persona, che è un modo tipico di sta affrontando una serie di problematiche dal punto di vista emotivo.

Things Behind the Sun

In altre canzoni la matrice, diciamo così, blues diventa predominante.  “Know”, ad esempio, è quasi uno scarno blues rurale alla Robert Johnson. Anche “Free Ride” suona come un blues tradizionale a ulteriore testimonianza delle influenze extra britanniche di questo artista.

Chiude l’album “From the Morning”, (“dal mattino”), finale che si apre alla positività e alla speranza. È come una folata di aria pura al termine di un viaggio tribolato e intenso alla scoperta dei sentimenti più profondi dell’animo umano.

Una volta è spuntato un giorno, ed è stato bellissimo.
Un giorno una volta albeggiava dalla terra,

Poi la notte in cui è caduta
E l’aria era bellissima.
Quindi guarda, guarda i giorni
Le infinite vie colorate.
Vai a giocare al gioco che hai imparato,
Dal mattino

E ora ci alziamo e siamo dappertutto
E ora ci solleviamo da terra.
E vedi che vola, lei è dappertutto,
Guarda che vola dappertutto.

Quindi guardate, guardate i panorami,
Le interminabili notti d’estate.
E andate a giocare al gioco che avete imparato,
Dal mattino”

From the Morning

Questa canzone è quasi un inno alla vita. Un inno alla vita che purtroppo non avrà seguito.

Come detto l’insuccesso di questo album rappresentò il colpo di grazia per la salute mentale di Nick Drake che cadde in una depressione sempre più profonda. Dopo questo ulteriore fallimento ritornò in pratica a vivere a casa dei suoi genitori. In pratica si nascose al mondo.

Dopo circa due anni dall’uscita di Pink Moon, due anni molto travagliati, il suo delicato animo si arrese.

Il suo testamento musicale è un album che va ascoltato con molta attenzione.

Concedetegli 28  minuti del vostro tempo e probabilmente vi troverete a concedergli altri 28 minuti. E poi, magari altri 28 ancora.

E’ una musica che ti prende un po’ alla volta. E’ scarna, essenziale, ma arriva dritto al cuore.

E sembrano purtroppo profetici alcuni versi di “Fruit Tree”, la canzone colla quale abbiamo aperto questo racconto:

Al sicuro nel grembo materno dii una notte eterna
Scoprirai che l’oscurità può dare la luce, la luce più brillante.

 Al sicuro nel tuo posto nelle profondità della terra,
È allora che sapranno quanto valevi davvero”.

finale