Il Pensiero è parte dell’essere

Manuela Vallicelli-Veronica Viganotti

Una musicista che ha fatto dell’arte la sua vita e della vita la sua arte.

Puntata numero centodiciassette

“E’ mio compito cercare di aiutare sempre la mia gente finché vivo, con la mia musica, le mie canzoni che sono vere e che hanno sempre un senso, e nascono dalla realtà, dalla vita. Non dalla finzione.”

“Se sei un artista, come fai a non essere lo specchio dei tempi”.

Nina Simone

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Ci sono alcune cose che mi lasciano alquanto perplesso riguardo al modo col quale viene vissuta la musica oggigiorno.

Ogni qualvolta un artista, o presunto tale, o sedicente tale, si azzarda, con le sue canzoni, ad uscire dal comodo seminato della retorica canterina che ha nel trittico “sole -cuore-amore” il faro guida del 90% dei testi, e prova ad esprimere un parere personale su un argomento non “musically correct” viene subissato, su giornali, social e quant’altro da commenti e invettive il cui riassunto un po’ edulcorato, e molto benevolo, potrebbe essere:

Pensa a cantare che è meglio”.

Pensa solo a cantare”.

Sarebbe come dire a un pittore :”Pensa solo a dipingere”.

O a un danzatore: “Pensa solo a danzare”.

O a uno scrittore o drammaturgo: “Pensa solo a scrivere”.

Già, ma cantare, dipingere, danzare o scrivere scrivere di cosa?

Fabrizio De André

Magari quelli che fanno questi commenti sono gli stessi che, ogni tanto, spolverano le teche che hanno appeso da qualche parte contenenti le canzoni di De André, o Lucio Dalla, o Battiato, o Guccini per ascoltarle in particolari occasioni. È un modo di agire che fa tanto “figo” perché così si mettono a posto la coscienza. E magari pensano che queste canzoni siano  talmente datate da non interferire con la vita attuale. Poi, dopo aver spolverato e fatto prendere un po’ di aria a questi brani,  li ripongono nelle teche  fino alla prossima commemorazione, od occasione speciale,  perché è bello dimostrare di avere una “ mentalità aperta” sui classici.

Tom Morello

O magari sono gli stessi che un anno fa si sono “gasati” perché Tom Morello, un chitarrista americano tra i più conosciuti, è stato chiamato a  suonare in una canzone dei “Maneskin”, il famoso gruppo italiano. Ebbene questi personaggi  dimenticavano , o facevano finta di dimenticare, o non sapevano, che lo stesso Morello è membro di  una band molto particolare. Il nome del suo gruppo è tutto un programma : “Rage Against the Machine”. Tra le altre cose Morello ha scritto la musica per una canzone dal titolo “Killing in the Name” (puntata 33).

Il  testo di questo brano, composto dal cantante Zack de la Rocha, declama in continuazione:” Some of those who work forces (alcuni di quelli che indossano la divisa) are the same who burn crosses” (sono gli stessi che bruciano le croci)”. È una canzone che si riferisce apertamente ad una pratica del Ku Klux Klan per stigmatizzare alcuni episodi di violenza razziale avvenuti in America.

Certo, se si considerassero le canzoni solo come “canzonette”, come cantava anni fa, scherzando, Edoardo Bennato,  cioè come puro divertissement  con lo scopo solamente di solleticare l’epidermide senza mai dovere, potere o volere andare un po’ più a fondo, questi “commentatori” potrebbero anche avere  ragione.

Ma chi lo va a dire che “sono solo canzonette” ad artisti come  Bob DylanDe André,  Joni Mitchell,  Guccini,  Antonio Carlos Jobim,  Gibert Becaud,  Boris Vian,   Rino Gaetano, i Green day,  Woody Guthrie,  Pete Seeger e tanti altri?

E soprattutto, chi lo va a dire a Nina Simone?

Nina Simone

Si perché Nina Simone ha fatto della frase riportata all’inizio:

Se sei un artista, come fai a non essere lo specchio dei tempi”, la linea guida di tutta la sua vita e della sua musica.

Nina Simone è il  nome d’arte che si è scelta. “Nina” era il nomignolo col quale la chiamava il suo primo ragazzo e “Simone” è dovuto al suo amore per l’attrice francese Simone Signoret.

Nasce, nel 1933, come Eunice Kathleen Waymon e muore circa 21 anni fa, nel 2003.

Durante la sua vita non si è limitata ad eseguire o scrivere solamente belle canzoni d’amore. Ha sempre legato la sua attività a tutto quello che accadeva a lei, o intorno a lei, come artista e come donna. Soprattutto perché era una  donna di colore in una società, quella americana della metà del 900, in cui il razzismo non era un fenomeno strisciante ma una realtà molto presente che determinava la vita delle persone.

Una delle sue peculiarità era di essere non solamente una meravigliosa cantante, ma anche un’eccezionale pianista. Aveva cominciato a studiare il pianoforte, infatti, con grandi risultati, fin da piccola, a quattro anni .

Alcuni episodi, legati proprio a questa sua passione per il pianoforte, hanno segnato in modo indelebile la sua persona e la sua vita.

Il primo si è verificato quando, da piccola, doveva tenere il suo concerto di debutto per la comunità nella quale viveva. Gli organizzatori avevano fatto sedere i suoi genitori, in quanto di colore, in fondo alla sala. Lei si impuntò sostenendo che non avrebbe suonato se i suoi genitori non avessero trovato posto in prima fila. Fu accontentata ma, per la prima volta, si rese conto di come il razzismo facesse parte della società e fosse così determinante  per la vita della sua gente.

Un altro momento determinante si verificò qualche anno dopo.

I suoi genitori, insieme alla sua insegnate, si erano adoperati per effettuare una raccolta fondi allo scopo di permetterle di iscriversi al prestigioso Conservatorio di Philadelphia, dove poter studiare pianoforte classico. Aveva infatti una predisposizione innata per la musica classica e la sua maestra le aveva fatto conoscere, e apprezzare, Beethoven e Bach, soprattutto.  Ebbene superò brillantemente l’audizione ma venne respinta, proprio in quanto nera.

Successivamente, nel 1963, in una chiesa dell’Alabama membri del Ku Klux Klan uccisero quattro ragazze di colore. Nina Simone, sconvolta, scrisse, due giorni dopo, una canzone che venne subito censurata e non trasmessa radiofonicamente, intitolata “Mississippi Goddam”, la cui traduzione potrebbe essere “Maledetto Mississippi”.

È un testo di forte denuncia.

L’Alabama mi ha fatto arrabbiare così tanto,
Il Tennessee mi ha fatto perdere il riposo.
E tutti conoscono il  maledetto Mississippi

Non riesci a vederlo, non riesci a sentirlo.
E’ tutto nell’aria
Non posso sopportare la pressione ancora a lungo.
Qualcuno dica una preghiera.

Cani da caccia sulle mie tracce.
Scolari in prigione

Gatto nero che attraversa la mia strada
Penso che ogni giorno sarà l’ultimo
.

Il suo essere costantemente attenta a tutti gli eventi che la circondavano ha fatto di lei quasi una cantante militante, più dalla parte di Malcom X che non da quella del pacifista Martin Luther King.

Malcom X

La sua passione sociale e politica l’ha successivamente portata, negli anni 70, ad abbandonare gli Stati Uniti, stabilendosi dapprima in Africa e spostandosi poi attraverso l’Europa.

Contemporaneamente a questa decisione cominciarono a manifestarsi, come vedremo più avanti, alcuni seri problemi di salute.

Ma, ovviamente, Nina Simone non è stata solamente un’attivista. Era una cantante e una pianista straordinaria e l’amore per la musica moderna e per quella classica sono sempre andati di pari passo nella sua produzione artistica.

Del resto non può essere considerata solamente una cantante jazz. Amava molto il Blues e riproponeva spesso anche cover di canzoni pop. Il tutto senza rinunciare, come detto, al suo amore per la classica.

Little Girl Blue

Già nell’album d’esordio della fine degli anni 50, “Little Girl Blue”, tra i vari brani c’è uno standard jazz” Love me or Leave me”, che è fortemente caratterizzato dall’incontro tra queste due passioni.

Il suo assolo di pianoforte comincia infatti come un tipico assolo jazz ma, un po’ alla volta, si trasforma fino diventare quasi un’invenzione a due voci nello stile bachiano per poi virare nuovamente verso un’atmosfera jazzistica.

Il brano è questo.

Love Me Or Leave Me

Questo album è stato  registrato in mono per poi essere riversato, mi pare nel 1958, in stereo. È quindi uno dei primi esempi di disco stereofonico e la divisione del suono sui due canali risulta, di conseguenza, abbastanza strana e un pò forzata. La voce è spostata tutta su un canale mentre il pianoforte è totalmente sull’altro. Gli esempi che ascolteremo però sono tratti da una rimasterizzazione effettuata nel 2013, pertanto questa divisione viene un po’ attenuata.

In questo primo album è presente anche un brano che si rivelerà di fondamentale importanza per la sua carriera, come vedremo più avanti. Il titolo di questo standard di Broadway degli anni 30  è “My Baby Just Cares For Me”, e immagino che molti di voi avranno già sentito la sua versione.

My Baby Just Cares For Me

Come si può notare questi due brani non sono caratterizzati da un contenuto di tipo sociale o politico. Sono “semplicemente”, ovviamente si fa per dire semplicemente, standard jazz eseguiti con grande gusto e bravura sia per la parte vocale che pianistica.

Ma il suo impegno civile e l’attenzione ai diritti della popolazione nera e in particolare delle donne, doppiamente discriminate, in quanto nere e per giunta donne, è evidente in molte composizioni.

Una tra le più significative si intitola “Images”.  Nina Simone la esegue a voce sola, senza alcun accompagnamento strumentale. Il testo parla di una donna nera:

Lei non conosce la sua bellezza.
Pensa che la sua gloria bruna,
Pensa che il suo corpo marrone non abbia gloria.

Se potesse ballare nuda sotto le palme
E vedere la sua immagine nel fiume  lei lo saprebbe.
Sì, lei lo saprebbe.

Ma non ci sono palme in strada.
Niente palme in strada.
E l’acqua dei piatti non restituisce immagini.”

Se mi passate la definizione si può dire che questo brano sia quasi un gospel laico. La vocalità è nuda e senza alcun tipo di effetto, quasi senza inflessione. Sembra asettica e un po’ distaccata. Ma proprio per questo arriva diretta, con un fortissimo impatto.

Images

Il suo impegno civile e il partecipare sempre, sia con le canzoni che fisicamente, alla lotta per l’emancipazione dei neri americani, finì per inimicarle le case discografiche e anche le maggiori emittenti radiofoniche.  Venne, di conseguenza, boicottata in modo sempre più evidente.

Anche la sua vita personale fu fonte di problemi e complicazioni. Il secondo marito, dal quale ebbe una figlia, che era anche suo manager, la picchiava frequentemente.

Per tutti questi motivi negli anni 70 decise, come detto di abbandonare gli Stati Uniti. Rimase qualche anno in Africa, che sentiva come sua patria. Purtroppo però senza cantare e suonare non riusciva a mantenersi. Si spostò quindi in Europa, prima in Svizzera e poi in Francia.

Poi la sua carriera, improvvisamente, riprese slancio. La Chanel, infatti, per pubblicizzare un proprio profumo, scelse un brano di Nina Simone inserendolo in uno spot pubblicitario. L’impatto sul pubblico fu immediato e “My Baby Just Cares For Me”, la canzone scelta, divenne popolarissima nuovamente.

Questo successo fece da volano per una serie di concerti applauditissimi che Nina Simone tenne nonostante le precarie condizioni di salute. Soffriva infatti di un grave disturbo bipolare acuito evidentemente anche da tutte le vicende tristi che aveva fronteggiato nella sua vita. La malattia la faceva diventare imprevedibile e, a volte, anche violenta, soprattutto quando qualcuno osava disturbarla. I suoi repentini cambi di umore causavano, ovviamente, anche una grande ansia nei promotori dei suoi concerti che non sapevano mai cosa aspettarsi.

Nina Simone a Montreux

Ma seppur con grande sforzo Nina Simone riuscì a portare avanti brillantemente la sua carriera. Ne è esempio una registrazione, che potete trovare su YouTube, di un concerto al festival jazz di Montreux.

Il suo esordio, sul palco, è più o meno il seguente:

Sono stata molto male ultimamente. Qui davanti a me ho però un Bosendorfer e vediamo quello che riusciamo a farne”.

Detto questo si lancia in una versione completamente improvvisata appunto di “My Baby Just Cares For Me”, del tutto diversa da quella che abbiamo già ascoltato, ma di una bellezza senza pari. Ancora una volta quello che risalta è l’estrema padronanza dello strumento, dovuta ad una tecnica brillante, intatta nonostante tutto.

L’esecuzione è solamente per voce e pianoforte.

Live a Montreux

Oltre a questa versione e agli altri brani proposti vi consiglio, ovviamente, di ascoltare anche altre canzoni di Nina Simone, perché la sua discografia è veramente copiosa.

Tra le molte c’è pero una sua esecuzione che mi ha profondamente colpito.

Si tratta della riproposizione di un brano degli anni 30 che è stato cantato, fra gli altri, anche dalla grandissima Billie Holiday. È un brano di Abel Meeropol, scritto con lo pseudonimo di Lewis Allan. Il testo, tratto da una sua poesia del 1937, è crudo e toccante e denuncia il linciaggio brutale operato ai danni dei neri americani.

È, letteralmente, un pugno nello stomaco. Si intitola “Strange Fruit”, e si capisce abbastanza presto a quale frutto si riferisce:

Alberi meridionali
Portando strani frutti.
Sangue sulle foglie
E sangue alle radici.

Corpi neri
Dondolando nella brezza del sud.
Strana frutta appesa,
Dai pioppi

Scena pastorale
Del galante sud.
Quei grandi occhi sporgenti
E la bocca contorta

Profumo di magnolia,
Pulito e fresco.
Poi l’odore improvviso
Di carne che brucia.

L’esecuzione vocale di Nina Simone è sconvolgente e non può lasciare indifferenti. È una vocalità espressiva e piena di significato che tocca il culmine  sulla parola “Leaves” (foglie), del verso:

For the sun to rot
For the leaves to drop”.

Strange Fruit

Certamente non è il brano più famoso di Nina Simone ma, come detto, è uno di quelli che più mi ha colpito. È tratto da un album della metà degli anni 60 intitolato “Pastel Blues”, nel quale sono presenti molti brani ispirati al blues. Certo questo non è molto “pastel”. Direi che è come tempera accesa e bruciante, piuttosto.

Nina Simone è stata un personaggio di grande importanza,  per la sua musica,  per la sua gente e per il suo modo di agire e pensare. Ha sempre pagato un duro prezzo per le sue idee e per il suo porsi contro l’establishment, ma non ha mai arretrato.

finale

Il suo modo di fare e pensare è ancora estremamente moderno.

C’è una sua frase, che mi piace tantissimo, che si è rivelata, negli anni, quasi profetica:

“Ai giovani dico, fate attenzione. Fatevi pagare. Esigete i vostri diritti. Risparmiate e producete i vostri dischi da soli.”

Ed è proprio quello cui stiamo assistendo oggi. Molti ragazzi, infatti, cominciano a produrre i propri dischi da soli.

Ma per farlo come si deve bisognerebbe possedere alcune delle caratteristiche che hanno fatto di Nina Simone un’artista unica. Una grandissima conoscenza della musica, un’eccellente capacità esecutiva e una tecnica vocale di prim’ordine.

Soprattutto però bisognerebbe avere un’anima, una grande anima. E questo è un requisito che, a volte, oggi manca, purtroppo.

Per tutti questi motivi Nina Simone va ascoltata, conosciuta e apprezzata.

È un’artista dalla quale abbiamo tanto da imparare e dalla quale farci guidare nel cammino.