Marziana

Clemente Randone

“Essere al sicuro è l’ultima cosa che voglio. Voglio andare a letto tutte le sere dicendo “se non dovessi più svegliarmi, posso almeno dire di avere vissuto da vivo”. (David Bowie)

Puntata numero centocinquantatré.

“Sono convinto da sempre che sia l’unione tra l’opera d’arte e chi ne fruisce a dar vita all’arte stessa e a completarla. Non hai un’opera d’arte finita se non c’è qualcuno che ne fruisce guardandola o ascoltandola“.

David Bowie 1999

Ho già parlato di David Bowie alcune volte durante questi racconti. La prima nella puntata n. 2, dedicata al brano “Alabama Song” del duo Brecht-Weill. Successivamente, e in modo più approfondito , nella puntata n.67 riferita a “Comme d’Habitude” meglio conosciuta come “My Way”. Quest’ultima è una canzone che ritroveremo anche oggi, durante il nostro cammino.

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È comunque giunto il momento di approfondire un po’ di più la produzione  di questo artista, con particolare riferimento ad una delle sua canzoni più significative e famose, intitolata “Life on Mars?”. Il punto di domanda finale è d’obbligo in quanto il titolo appare più volte, nello svolgimento del brano, come parte del verso “Is there Life on Mars?”, cioè “C’è vita su Marte?”.

David Bowie è, in realtà, il nome d’arte di David Robert Jones, nato nei sobborghi di Londra nel 1947 e morto purtroppo prematuramente a New York agli inizi del 2016.

È stato un cantante e un  polistrumentista. Suonava infatti chitarra, pianoforte e sax, strumento col quale aveva iniziato la sua carriera. Ha collaborato con musicisti del calibro di Lou Reed, Brian Eno, i Queen, e Mick Jagger. Ovviamente la sua attività principale riguardava la composizione di canzoni, ma non disdegnava importanti frequentazioni anche in altri ambiti artistici. Attore e produttore, ovviamente non a tempo pieno, ha lavorato con registi del calibro di Martin Scorsese, David Linch e Christopher Nolan.

La sua copiosa discografia gli ha garantito una certa agiatezza economica. Ha venduto circa 145 milioni di album che oltre a dargli una fama internazionale, lo hanno reso uno dei cantanti più ricchi.

Questa è l’ennesima prova di come si possano incontrare i gusti di molte persone senza dover per forza ricorrere a compromessi troppo onerosi dal punto di vista artistico.

Bowie ha cercato l’innovazione fin dai primi anni di carriera. Ha esplorato nuove strade alla ricerca di modalità espressive diverse durante quasi tutta la sua produzione artistica. È sempre stato attratto da quanto accadeva ai margini della principale scena musicale mondiale, sperimentando vari stili esecutivi e compositivi in modo onesto e autentico. Si è anche inventato dei personaggi che sono diventati famosissimi, come il suo alter ego “Ziggy Stardust”.

Vista la lunga carriera, proseguita fino quasi al termine della sua vita, e il grande numero di canzoni composte, ho preferito concentrare l’attenzione su un brano particolarmente significativo, “Life on Mars?” che racchiude gran parte delle sue qualità artistiche.

È una canzone che ha una storia complessa. Pubblicata per la prima volta nel dicembre del 1971, all’interno di un album innovativo come “Hunky Dory” , è stata successivamente, visto il gradimento ottenuto, rilasciata come singolo nel giugno del 1973.

Secondo me si tratta di una canzone che può rappresentare un ponte artistico tra mondi e generi diversi. Infatti pur essendo di natura pop, costruita ovviamente per avere un successo commerciale, ha delle caratteristiche che la avvicinano alla musica più colta sia dal punto di vista della struttura armonica, cioè della sequenza di accordi, che per l’arrangiamento, veramente innovativo considerato il periodo. Molte sono infatti le soluzioni originali ed intriganti che si presentano all’ascolto.

Dopo la pubblicazione il brano è arrivato al terzo posto nella classifica di vendita nel Regno Unito rimanendovi per ben 13 settimane. Ha avuto anche una seconda giovinezza trent’anni dopo la pubblicazione, rientrando in classifica dopo essere stato utilizzata come colonna sonora di una serie televisiva di grande successo.

Inoltre quasi tutte le riviste specializzate di musica, quando stilano le famose classifiche, che possono anche essere opinabili ovviamente, riguardanti le canzoni più importanti, la considerano una delle più belle mai composte.

La nascita di questa canzone, però, è molto antecedente alla sua uscita nel 1971. La storia di “Life on Mars?” comincia, infatti, circa quattro, cinque anni prima, in Francia.

Nel 1967 un compositore di nome Jacques Revaux scrisse una canzone con testo inglese, intitolata “For Me”. Il brano venne proposto ad alcuni tra i più famosi cantanti transalpini ottenendone però solo rifiuti. Tutti ritenevano il testo poco adatto al grande pubblico.

Accadde però che l’allora famosissimo Claude Francois, ascoltò il brano ritenendolo potenzialmente interessante. Decise di “metterci le mani”, modificando un po’ la musica con l’aggiunta di un ritornello, e cambiando completamente il testo. Nacque così una bellissima canzone, tipicamente francese intitolata “Comme d’Habitude”, (n.67), in italiano “come d’abitudine” o, meglio, “come al solito”.

Claude Francois

Purtroppo la fama di Claude Francois non bastò a far avere successo a questa canzone che era così destinata all’oblio.

A questo punto avvenne un fatto che cambiò il corso delle cose.

Paul Anka

In quell’anno arrivò in Francia il famosissimo cantante ed autore americano Paul Anka che, sentito casualmente il brano, se ne innamorò acquisendone i diritti. Tornò subito in America e, dopo aver composto un testo in inglese, sottopose la canzone alla star internazionale Frank Sinatra che la fece diventare una hit internazionale col titolo di “My Way”.

Quello che ci riguarda, però, è che anche ad un giovane debuttante come David Bowie la casa discografica chiese, in quello stesso periodo, di scrivere una versione in inglese di “Comme d’Habitude”.

Bowie intitolò la sua versione “Even a Fool Learns to Love”, “Anche un pazzo impara ad amare”.

È interessante notare come lo stesso David Bowie definì, qualche anno dopo, orrendo quel titolo.

Il suo provino venne però scartato dalla casa discografica americana che voleva, per quella canzone, un cantante di successo e non un quasi sconosciuto cantante inglese come era Bowie in quegli anni.

La versione di “Comme d’Habitude” che poi sarebbe diventata “My Way” e che David Bowie intitolò, appunto “Even a Fool Learns to Love”, è questa.

Even a Fool Learns to Love

Se qualcuno di voi si stesse domandando cosa centri tutto questo con “Life on Mars?”, vi chiedo di avere un attimo di pazienza e fiducia perché tutto diventerà più chiaro tra un po’.

Prima di addentrarci nell’analisi di questa canzone bisogna specificare ancora un paio di cose.

La parte di pianoforte, costruita da David Bowie, è stata poi eseguita e riarrangiata da un grandissimo musicista come Rick Wakeman. Alcuni di voi lo conosceranno per essere stato il tastierista di un gruppo rock progressive famosissimo negli anni 70-80, gli “Yes”. Wakeman, attivo tutt’oggi, è, assieme a Keith Emerson, uno dei due grandi virtuosi del pianoforte e delle tastiere in generale, che calcavano la scena in quegli anni.

L’altro aspetto da rimarcare riguarda il notevole arrangiamento orchestrale composto da Mick Ronson, chitarrista e braccio destro di Bowie durante gran parte della sua carriera. Questi due elementi contribuiscono in grande misura a rendere la canzone un capolavoro per quello che riguarda la musica leggera, anche se, secondo me, considerare “Life on Mars?” solo musica leggera è un po’ riduttivo.

Da un punto di vista musicale la prima cosa da dire è che la strofa di questo brano è costruita utilizzando una tecnica particolare. L’abbiamo incontrata altre volte parlando soprattutto della musica barocca. Si tratta del “basso di lamento”. In pratica è una linea, eseguita dai bassi, fatta di note discendenti. È una tecnica largamente usata dai compositori nel corso dei secoli per sottolineare il ripiegamento, su di sé, del/della protagonista e dei suoi sentimenti.

Sopra questo basso di lamento la sequenza di accordi è veramente interessante.

Vi faccio dapprima sentire solo col pianoforte questo basso di lamento discendente.

Basso che scende

Nella strofa questa figurazione viene ripetuta due volte.

Come detto su questo basso gli accordi, sempre col solo pianoforte, suonano così.

Accordi strofa

Vi faccio adesso ascoltare la melodia composta da Bowie su questo basso di lamento che sostiene la progressione di accordi. La voce entra immediatamente, senza preparazione.

Life on Mars? strofa

Dopo la strofa la canzone prende uno sviluppo, come vedremo, completamente diverso. Quello che ci interessa rimarcare è che quando David Bowie compose questa canzone si è senz’altro ricordato della struttura armonica di “Comme d’habitude”, diventata poi “My Way”, e per lui “Even a Fool Learns to Love”.

Infatti se noi prendiamo la strofa, raddoppiamo la durata di ciascun accordo e dei bassi, e ci aggiungiamo una melodia che immagino molti di voi conoscano, questo brano si trasforma, appunto, in “Comme d’Habitude” o “My Way”.

Accordi e melodia My Way

Ovviamente dopo questo spunto di partenza la maestria compositiva di David Bowie ha fatto prendere alla canzone una strada completamente diversa.

Dopo le prime due strofe, infatti, abbiamo una sezione di passaggio, definita “bridge” o “ponte”, che ha lo scopo di portarci al ritornello. Qui subentra qualcosa di inaspettato. C’è uno slancio verso l’acuto improvviso ulteriormente enfatizzato dalla poderosa entrata della sezione d’archi orchestrale. Il bello è che accade il contrario di quanto avete ascoltato finora. Infatti, in questo caso, i bassi salgono, creando forte tensione, sostenuti da una sequenza di accordi, alcuni dei quali con sonorità veramente poco usuali per la musica leggera.

Vi faccio ascoltare anche qui prima il basso che sale solo col pianoforte.

basso che sale

Aggiungendo gli accordi il tutto suona così.

accordi ponte

Ora vi prego di far caso all’effetto ottenuto da questo improvviso balzo verso l’acuto. È un passaggio che viene, in realtà, preparato già nella seconda strofa quando si aggiunge una voce che esegue la melodia tutta più acuta.

L’effetto sorpresa viene enfatizzato, come detto, dall’entrata dell’orchestra che crea un cambiamento subitaneo del panorama sonoro.

ponte

Ora, per maggior chiarezza, vi faccio riascoltare lo stesso punto senza il mio commento, in modo che possiate gustarlo appieno. A mio parere questo è un momento topico e, come detto, sorprendente.

ponte senza commento

Bisogna anche sottolineare che, per costruire questo arrangiamento orchestrale, così intrigante, Mick Ronson ha tratto ispirazione, molto probabilmente, da una canzone già famosa in quel periodo, che utilizzava l’orchestra in modo simile. Sto parlando di “Something”, composta da George Harrison ed eseguita dai Beatles. Vedete quindi come tutto torna. Nelle ultime tre puntate i rimandi tra un artista e l’altro sono notevolissimi. Questi grandi personaggi si stimolavano a vicenda e il risultato era la produzione di grande musica.

Dopo il bridge arriva, anche questo in modo non usuale, il ritornello. Qui vocalmente David Bowie ci da un assaggio della sua maestria e della tecnica vocale. La melodia è infatti molto accattivante ma per nulla di facile esecuzione.

Ritornello

Vi prego di scusare le continue interruzioni, ma questo è anche uno stimolo perché voi possiate, in un secondo tempo, come mi auguro, ascoltare tutta la canzone per intero, con calma e tranquillità.

Il ritornello si chiude con una lunga nota tenuta da Bowie che lancia un intermezzo strumentale. Qui abbiamo un solo di chitarra di Mick Ronson, molto contenuto e melodico, sostenuto, anche questo, dall’orchestra.

È un altro momento significativo, a mio parere, di questa canzone. La parte strumentale riporta poi, molto delicatamente alla tonalità iniziale della strofa. Ritornello e strofa sono, infatti , in due tonalità diverse, come immagino si possa percepire all’ascolto.

Parte strumentale

Come avete potuto notare è un brano costruito con grande maestria, ideato con cura ed eseguito con estrema perizia tecnica. Le parti di pianoforte di Rick Wakeman e l’arrangiamento orchestrale di Mick Ronson sono veramente notevoli e rappresentano non già la ciliegina sulla torta ma sono parte imprescindibile della torta stessa.

L’ultima chicca, che vi lascio scoprire da soli, la troviamo proprio nella parte finale. Qui c’è una sequenza di timpani orchestrali che ricorda tantissimo l’ incipit di “Also Sprach Zarathustra”, “Così Parlò Zarathustra” di Richard Strauss. È una composizione diventata famosissima per essere stata inserita quasi all’inizio della colonna sonora di quel capolavoro di Stanley Kubrick che si intitola “2001 Odissea nello spazio”.

Oltre che alla musica, Life on Mars? deve, ovviamente, il suo successo anche al testo.

La storia raccontata è una delle più criptiche tra le canzoni di David Bowie. Contiene immagini  poetiche, che però sono anche surreali, dalle quali traspare un  senso di alienazione. Raccontano la disillusione e lo sconforto  nei confronti della società di quegli anni, sottolineando il contrasto tra le aspettative create dalla cultura popolare e quanto, invece, accade nella realtà.

Lo stesso Bowie parlò di questa canzone, quando uscì, dicendo che rappresentava

“La reazione di una giovane ragazza sensibile ai alla cultura proposta dai mass media”. Nel 1997 ha altresì aggiunto: “Penso che si ritrovi delusa dalla realtà. Perché , sebbene viva nella stasi della realtà, le viene detto che c’è una vita molto più grande da qualche parte, ed è amaramente delusa di non avervi accesso”.

David Bowie fa riferimenti, ironici ma anche amari, alla cultura popolare, alla vita quotidiana, non risparmiando severe riflessioni inerenti la politica. Usa immagini che raccontano una  crisi di valori, con lo smarrimento e la confusione che ne conseguono.  

Il tutto inizia con una giovane ragazza che, pur di non sentire i genitori litigare per motivi futili, esce di casa e si rifugia in un cinema. Cerca quindi  un po’ di evasione. Si rende conto però che anche il film proiettato è un riflesso di tutte le banalità e delle ingiustizie dalle quali vorrebbe fuggire.

Molti sono i versi significativi all’interno del testo. Tra questi :

“It’s on America’s tortured brow That Mickey Mouse has grown up a cow”:,È sulla fronte torturata dell’America che Topolino è cresciuto come una mucca. Questo verso è una pesante critica alla commercializzazione della cultura e dell’arte. La costante ricerca di un guadagno ha trasformato un simbolo giovanile come Topolino in una mucca, cioè qualcosa di più grande, utile soprattutto per ricavarne denaro.

La disillusione nei confronti della società continua con versi come:

“Now the workers have struck for fame, ‘cause Lennon’s on sale again”: “Ora i lavoratori hanno scioperato per la fama perché Lennon è di nuovo in vendita”.

Qui è presente anche un gioco di parole, un doppiosenso tra Lennon e Lenin. Si tratta di un verso ironico che fa riferimento a quanto John Lennon scrisse nel suo brano “Working Class Hero”.  Si evidenzia come anche un’ideologia  come il comunismo, una volta anti commerciale per eccellenza, sia diventato un prodotto da vendere come qualsiasi altro.

È presente anche una critica ad un fenomeno di costume, imperante in quegli anni, rappresentato dal  turismo di massa, . Vengono citate località come  Ibiza e Norfolk, due tra le destinazioni turistiche più comuni e pubblicizzate.

In ogni caso è un testo che vi invito a leggere attentamente perché è molto stimolante e significativo. Si può proprio dire come, in questo caso, testo e musica vadano a braccetto e siano di grande importanza. Entrambi rendono questo brano estremamente significativo al punto da farlo diventare un classico della canzone.

Del resto  anche l’emittente inglese BBC Radio 2 ha definito Life on Mars? come: “Un incrocio tra un musical di Broadway e un dipinto di Salvador Dalì”. Questa è un’ulteriore testimonianza della ricchezza, della complessità e della bellezza di questa canzone.

Del resto la critica feroce al consumismo e a un certo modo di vivere che Bowie aveva indicato come caratteristiche  della società agli inizi degli anni 70, venne ribadita dallo stesso musicista anni dopo.

È un’affermazione tremendamente attuale ancor oggi e, forse, ancor di più oggi:

“Le persone sono così stupide. Nessuno legge più, nessuno esce e guarda ed esplora la società e la cultura in cui è cresciuto. Le persone hanno un’attenzione di cinque secondi, e la stessa profondità di un bicchiere d’acqua.

Essere al sicuro è l’ultima cosa che voglio. Voglio andare a letto tutte le sere dicendo “se non dovessi più svegliarmi, posso almeno dire di avere vissuto da vivo”.