Due brani meravigliosi di un compositore tra i più moderni del barocco francese.

Puntata numero novantacinque

“Per gioire pienamente degli effetti della musica, bisogna essere in un puro abbandono di sé stessi.”

« Cerco di nascondere l’arte attraverso l’arte stessa. La vera musica è il linguaggio del cuore ».

Queste frasi sono state pronunciate da uno dei musicisti più importanti del periodo barocco francese. Il suo nome è  Jean Philippe Rameau.

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Uno dei fenomeni più importanti avvenuti in campo musicale nel secolo scorso è stata la riscoperta e la riproposizione, cominciata intorno agli anni 50/60, di composizioni appartenenti alla  musica barocca.

In musica il periodo barocco si estende, attraverso vari stili e  generi fino alla metà del 700. La sua conclusione è stata fatta coincidere, non a caso, con la data della morte di Johann Sebastian Bach.

Nel periodi successivi la musica barocca fu gradualmente dimenticata. Molte tra le sue opere non vennero più rappresentate e quasi tutta la produzione musicale di quel periodo cadde nell’oblio. Si riteneva fosse una musica “fuori moda” e non più rispondente alle esigenze artistiche di una società profondamente mutata.

Clavicembalo

Anche gli strumenti musicali principali di quella fase storico-artistica furono in pratica abbandonati. Il clavicembalo e la viola da gamba, per fare due nomi, sparirono dalla musica e dalla prassi esecutiva del periodo romantico.

Viola da Gamba

A parte qualche anticipazione avvenuta agli inizi del 900 bisognerà aspettare fino alla metà del XX secolo per assistere, come detto, alla riscoperta di gran parte del repertorio barocco.

La “rinascita” avvenne anche grazie ad una serie di musicisti come i fratelli Kuijken, il clavicembalista e direttore Gustav Leonhardt, il direttore d’orchestra Nikolaus Harnoncourt e il flautista e direttore Frans Brüggen, per nominarne alcuni. Questi artisti cominciarono non solo a riproporre la musica barocca, ma si fecero pionieri anche della sua esecuzione in modo filologicamente corretto.

La Petite Bande di Sigisvald kuijken

Una delle ulteriori novità nel riproporre questa musica così lontana nel tempo, consisteva nel suonarla con strumenti originali del periodo o, in mancanza di questi , con l’uso di copie realizzate sfruttando disegni dei costruttori barocchi.

Da quegli anni fino ad oggi moltissime esecuzioni ed interpretazioni della musica barocca si sono caratterizzate per un preciso rigore filologico, il più possibile rispondente alla prassi dell’epoca.

A volte però l’uso di strumenti desueti o dalle sonorità abbastanza particolari corre il rischio di creare qualche problema all’ascoltatore moderno. L’ambientazione sonora può risultare, a volte, un po’ aspra e, soprattutto per ciò che riguarda alcuni strumenti a fiato, si presentano ogni tanto alcuni problemi di intonazione.

In ogni caso, però, la riscoperta della musica barocca attraverso una corretta prassi esecutiva è stata, indubbiamente, una delle novità più importanti ed interessanti che ha caratterizzato la seconda metà del secolo scorso e i suoi effetti arrivano fino ai giorni nostri.

Il risultato più importante è stato quello di far riscoprire un tipo di musica che, paradossalmente ma neanche tanto, a volte sembra più vicino alla nostra sensibilità rispetto a forme musicali che, da un punto di vista cronologico, potrebbero appartenerci maggiormente.

Al riguardo è illuminante una frase di Igor Stravinskij :

“E’ una delle leggi della natura che spesso ci sentiamo più vicini a generazioni lontane piuttosto che a quelle più prossime a noi”.

Uno degli autori più importanti di questo periodo, che è stato anche uno dei primi ad essere riscoperto addirittura alla fine dell’800, è, senza dubbio, il francese   Jean Philippe Rameau.

Jean Philippe Rameau

La sua nascita risale alla fine del 600 e ha esercitato la sua attività durante la prima metà del XVIII secolo fino alla morte avvenuta nel 1764.

E’ stato un personaggio dalle mille sfaccettature, complesso e molto colto. Teorico tra i più importanti, insegnante e successivamente  originale compositore, ha composto musica strumentale, soprattutto per clavicembalo e organo, oltre ad alcune tra le più importanti opere del periodo.

Una peculiarità, rispetto a molti colleghi, è stata quella di essersi dedicato alla composizione relativamente in tarda età. La sua fama, inizialmente, era dovuta all’attività di esecutore ma soprattutto a quella di studioso e teorico della musica. A lui si deve, ad esempio, uno dei trattati di armonia, (la parte della musica che studia la concatenazione degli accordi), tra i più importanti del periodo, che è tenuto in considerazione ancor oggi.

E’ opinione abbastanza diffusa che Rameau come Bach, seppur tra mille differenze, abbia composto una musica che si può definire “musica assoluta”. E’ un discorso che in parte abbiamo già affrontato nella puntata n.90 dedicata a Clair de Lune” di Debussy. Molte composizioni di Rameau, anche se originariamente concepite per, ad esempio, uno strumento come il clavicembalo, si prestano facilmente ad essere eseguite con diverse combinazioni strumentali senza perdere in bellezza o efficacia. Questo perché la parte strutturale e compositiva della sua musica, similmente a quanto avviene per quella di Bach, è più importante della sonorità con la quale viene eseguita.

Infatti l’uso di un timbro particolare o di una determinata combinazione strumentale che determinano la qualità intrinseca di un brano sono concetti che non fanno parte del periodo in cui Rameau ha composto la sua musica, ma diventeranno fondamentali molto più avanti.

Se si pensa ad esempio a “Clair de Lune”  composto tra la fine dell’800 e i primi del 900 ci si può rendere conto di quanto il suono e il timbro strumentale siano divenuti importanti solo parecchio tempo dopo. Quella di Debussy è una composizione strettamente legata al suono del pianoforte e sarebbe totalmente diversa se suonata con un altro strumento.

Les Sauvages

Al contrario uno dei brani di cui ci occuperemo in questa puntata “Les Sauvages” di Rameau,  inizialmente composto per clavicembalo, è stato successivamente riorchestrato, dallo stesso autore, per un ensemble orchestrale completamente diverso in modo da poter essere inserito nel quarto atto dell’opera-balletLes Indes Galantes”. La composizione funziona benissimo anche in questa nuova veste, acquisendo, anzi, un nuovo vigore.

Rameau era anche un musicista che difendeva a spada tratta non solo la sua musica, ma anche le proprie idee. Fu infatti uno dei protagonisti di quello scontro tra due opposte fazione che va sotto il nome di “Querelle des Bouffons”. Una disputa che infiammò la nobiltà francese verso la metà del secolo.

La querelle nacque in seguito al successo ottenuto dalla rappresentazione, a Parigi, di un’opera italiana, “La Serva Padrona” di Pergolesi ( puntata n. 28). L’oggetto della disputa fu lo stabilire se il primato musicale appartenesse al teatro lirico francese, rappresentato soprattutto da Lully e Rameau, oppure alla nuova opera buffa italiana i cui sostenitori erano, tra gli altri, Rousseau e la stessa regina. Costoro ritenevano più moderna e rappresentativa della società la musica italiana rispetto a quella francese che consideravano più legata al passato.

Una riflessione per certi versi sconsolante è il pensare a quali fossero gli argomenti oggetto di disputa in quegli anni. Si discuteva sulla musica e il gusto italiano contrapposti a quelli francesi. In pratica c’era un raffronto tra due modelli culturali, uno antitetico all’altro. Se confrontiamo questi temi con quelli oggetto spesso dell’odierno dibattere che riguarda le faccende musicali di casa nostra, ci possiamo rendere conto di quanto abbiamo ancora da imparare dal passato.

La querelle fu molto intensa e un ferratissimo teorico come Rameau fu uno dei principali protagonisti. Proseguì per un paio di anni al punto tale che dovette intervenire il re in persona per sedarla e placare gli animi.

Tornando alla musica bisogna dire che I brani oggetto di questo racconto sono entrambi tratti da una composizione molto famosa di Rameau intitolata, come detto, “Les Indes Galantes”, cioè “Le Indie Galanti”. Si tratta di un “opera-ballet”, uno spettacolo teatrale  molto di moda in Francia in quel periodo. Una delle sue principali caratteristiche consisteva nell’alternarsi di parti cantate con numeri danzati, cosa che incontrava molto i gusti del pubblico. Era uno spettacolo abbastanza diverso dall’altro genere anch’esso molto in voga, la “Tragédie lyrique” chiamata anche “Tragédie en Musique”.

Nella Tragédie Lyrique, molto più austera, la musica era generalmente composta per essere al servizio del testo. Di conseguenza spesso conteneva lunghi recitativi declamati che sacrificavano un po’ l’aspetto melodico. In entrambi gli spettacoli però i momenti più importanti erano rappresentati dai numeri danzati. Questi non erano avulsi dallo sviluppo della vicenda, bensì  costituivano un elemento fondamentale attraverso il quale l’azione scenica veniva portata avanti.

La prima rappresentazione de “Les Indes Galantes” è del 1735 e, come spesso accade per le opere barocche, fu abbastanza diversa dalle successive. All’inizio, infatti, era costituita da un “Prologo e due Entrées”, cioè due atti, che vennero successivamente, attraverso vari rimaneggiamenti, portati a quattro.

Per Rameau fu, indubbiamente, una delle composizioni di maggior successo. Nei primi tre anni infatti vennero superate le cinquanta rappresentazioni, numero di tutto rilievo per l’epoca. Alla data dell’ultima rappresentazione, nel 1761, le repliche si contarono in più di duecento.

Poi, per circa due secoli, quest’opera fu quasi completamente dimenticata.

Anche durante gli anni di maggior successo l’opera fu però spesso soggetta a critiche. Una parte del pubblico, quella legata soprattutto alla musica più austera di Lully, accusava Rameau di aver inserito troppa musica a scapito del testo. La varietà delle soluzioni timbriche e armoniche  utilizzate destabilizzava infatti gli spettatoti dai gusti più tradizionali.

“Lully scrive per degli attori che sanno anche un po’ cantare, mentre io ho bisogno di cantanti che sappiano anche un po’ recitare”.

Questa era la risposta con la quale Rameau ribatteva alle critiche. In tal modo ribadiva la grande importanza da lui data alla parte e melodica e alla cantabilità delle proprie composizioni.

Riferendosi al titolo bisogna fare alcune precisazioni. Il termine “Indie”  era usato per rappresentare sia un concetto immaginario che uno reale. Tutto ciò che era esotico veniva etichettato come “indie”, quasi fosse un luogo che si trovava contemporaneamente sia in  America che in Asia. La trama ideata da Ramea e dal suo librettista, Louis Fuzelier, piuttosto che offrire una singola storia divisa in più atti, com’è tipico dell’opera, rappresenta una sequenza di racconti simili, ambientati in luoghi diversi tra loro.

Lo schema quindi è semplice. Ci sono diverse vicende, ciascuna a se stante, che vengono giustapposte e collegate tra loro da un tema comune, in questo caso l’amore.

Per cominciare ad addentrarci in questa musica così interessante cominciamo con l’ascoltare l’inizio dell’Overture dalla quale già si evince la grande musicalità e la capacità di Rameau di creare ritmo e melodie coinvolgenti.

Ouverture

Ovviamente, come spesso accade per le opere barocche, è difficile assistere, oggigiorno, ad una rappresentazione completa di “Les Indes Galantes”. Più facile ascoltare in un concerto, o su YouTube, dei brani, sia strumentali che vocali, estrapolati dall’opera stessa.

Io volevo porre l’attenzione soprattutto su due momenti per me molto significativi, uno essenzialmente ritmico e l’altro più melodico ed intimo.

Il primo di questi è tratto dal quarto atto, quello intitolato “Entrée des Sauvages”, che è ambientato in una foresta africana.

Questo brano, come già detto era nato per essere eseguito al clavicembalo ed è stato adattato successivamente dall’autore, proprio per quest’opera, in modo mirabile.

La forma della strutturale è tipicamente francese e si chiama “Rondeau”, o, in italiano, “Rondò”.

Si tratta, in pratica, di un tema che viene mantenuto fisso al quale si alternano altre melodie che vengono presentate in successione. Ogni esposizione di un nuovo tema viene interpolata con la riproposizione del primo. In pratica è una forma del tipo A-B-A-C-A. Il primo tema è, ovviamente, A mentre B e C sono gli altri due.

Al solito l’ascolto renderà più facile e immediata la comprensione rispetto a questa spiegazione un po’ farraginosa. Potete trovare questo brano anche con altri titoli tipo “ Dance du grand calumet de la paix”, oppure “Forêts paisibles” , cioè “Foreste Pacifiche”.

E’ una composizione famosa che ha nell’impulso ritmico una delle sue principali caratteristiche. La versione che ho scelto ha inoltre la particolarità di aumentare progressivamente il numero degli esecutori ad ogni riproposizione dei vari temi.

Les Sauvages

Dopo la prima successione A-B-A-C-A entra il coro. Le prime parole intonate forniscono il titolo alternativo perché sono appunto “forêts paisibles”.  La struttura “rondò” rimane la stessa.

Les Sauvages -coro

E’ un brano accattivante dotato di una melodia che ti si stampa in testa al punto che è facile ripeterla e ci si può ritrovare a canticchiarla  più e più volte dopo l’ascolto. Questa caratteristica è una delle prerogative della musica di Rameau.

Il secondo brano è del tutto diverso. È molto melodico e struggente e ha un andamento lento. E’ collocato nel terzo atto denominato “ Entrée des Fleurs”, in italiano “Atto dei Fiori”, la cui azione si svolge in Persia.

Il titolo è “Tendre Amour” cioè “Amore tenero”.

E’ veramente un brano che ti riconcilia con lìessenza della vita soprattutto in un momento storico come questo, così particolare, caratterizzato da notevoli tensioni sia sociali che politiche anche a livello internazionale. Questa composizione è veramente un toccasana che ci fa capire, ancora una volta, come l’arte sia indispensabile  non solamente come luogo di rifugio ma anche, e soprattutto, come incentivo per provare a migliorare la nostra vita e il nostro modo di essere. E sapere che una bellezza di questo tipo esiste salva veramente l’anima.

Tendre Amour – inizio

Dopo una pausa che sembra chiudere il brano ma che, in realtà, serve a dare maggiore enfasi alla fine della prima parte, entra il coro che ripete, in pratica, quello che gli archi hanno appena proposto.

Tendre Amour – coro

E’ uno di quei brani che si spiegano da soli, la cui musica vale più di mille parole.

Volevo chiudere questo racconto con qualcosa di particolare che fa riferimento al  brano precedente, ”Les Sauvages”.

Esiste su YouTube un filmato molto bello che rappresenta un incontro magico tra la musica di Jean Philippe Rameau, compositore del barocco francese, l’artista di arti visive Clement Cogitore, e un gruppo di danza underground di Los Angeles il cui acronimo è K.R.U.M.P.

Durante questi cinque minuti delle arti appartenenti a periodi, civiltà e modi di essere lontani nel tempo e nel luogo, danno vita, fondendosi, a qualcosa di veramente emozionante e coinvolgente. E’ un qualcosa da guardare per tenere sempre a mente quanto siano importanti la comunione di intenti al di là delle differenze, e il nutrirsi di bellezza sempre, ma soprattutto in questi anni così problematici.

Finale