Una musica nata durante il Rinascimento in Portogallo, giunta fino a noi dopo essere passata attraverso la “penna” dei più grandi musicisti.

Puntata numero novantotto

  Nella finzione cinematografica di quel meraviglioso film il cui titolo è: “Tutte le Mattine del Mondo, uno stizzito Monsieur de Sainte Colombe rivolgendosi alla figlia e indicando il giovane Marin Marais  pronuncia la seguente frase :

Che suoni e basta. Che improvvisi sulle “Follie”.

Monsiuer de Sainte Colombe nel film

Marin Marais si era rivolto a lui per ricevere lezioni di Viola da Gamba ma si era presentato iniziando a raccontare tutta la storia della sua infelice adolescenza.

Il burbero maestro lo aveva subito zittito intimandogli di far vedere quello che sapeva fare. Gli fece prendere lo strumento per improvvisare, appunto, su un brano particolare: le “Follie di Spagna”.

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Ma perché era così importante saper improvvisare sulle Follie di Spagna? E soprattutto, cos’erano e cosa sono le Follie di Spagna?

È quanto cercheremo di capire in questo racconto.

Nel preparare la puntata della settimana scorsa, riguardante lo standard jazz: ”A Nightingale Sang in Berkley Square”, nella stupenda versione di Michel Petrucciani e Niels-Henning Ørsted Pedersen, mi è sorta spontaneamente una domanda: ” Esiste nella musica cosiddetta classica qualcosa di equivalente?”

Possiamo trovare cioè una struttura, una forma, come il Blues o gli standard, che poteva permettere ai musicisti dei secoli passati di esprimersi liberamente improvvisando su uno schema ben definito e ripetitivo?

La domanda può sembrare retorica ma, in realtà, non lo è. La risposta comunque è affermativa.

Questa forma cui possiamo dare, con mille precauzioni e tra molte virgolette, la stessa funzione del Blues e, per esteso, degli standard nella musica jazz, viene denominata “La Follia” o “Le Follie di Spagna” in alcuni casi.

Parlare delle Follie di Spagna significa fare un bel viaggio a ritroso nel tempo. Un viaggio che arriva fino al Rinascimento. I primi esempi di questa composizione li possiamo trovare, infatti, già nel quattrocento e agli inizi del secolo successivo.

In origine si trattava di una forma di danza molto vivace e frenetica, e da questo deriva forse il nome, praticata in Portogallo. Successivamente ha varcato i confini della penisola iberica, arrivando in tutta Europa, e diventando una delle forme più importanti del periodo barocco. La “Follia” giunge al suo massimo splendore nel XVIII secolo per poi declinare lentamente. Ma ancora nell’800 e persino nel secolo scorso alcuni musicisti, come vedremo, hanno dato proprie interpretazioni di questa particolare forma musicale.

Altro elemento che accomuna “La Follia” al Blues lo possiamo rilevare nel fatto che all’inizio entrambe queste forme differivano da quella che poi sarebbe diventata la loro struttura più comune. La cosiddetta “Prima Follia” era diversa, da quella di cui stiamo parlando, sia come struttura che riguardo alla sequenza di accordi. Del resto, continuando a portare avanti questo paragone un po’ azzardato, anche i primi blues di Robert Johnson non erano composti certamente utilizzando le canoniche dodici battute di cui più volte abbiamo parlato.

Robert Johnson

Sono moltissimi i musicisti che hanno fatto propia questa forma musicale. Tra i nomi più importanti troviamo Vivaldi, Corelli, Scarlatti, Jean Baptiste Lully e Marin Marais in Francia, Handel, Johann Sebastian Bach, Beethoven e poi sempre nell’800 Liszt, e Rachmaninov agli inizi del secolo scorso. Oltre a tutti questi ne esiste uno, di cui abbiamo parlato più volte, Antonio Salieri, che ne ha dato una sua versione, agli inizi del XIX secolo, della quale ci occuperemo più approfonditamente tra poco. Ad oggi le versioni conosciute sono circa 200 ma questo numero è senz’altro approssimativo per difetto.

Antonio Salieri

E’ il momento di cercare di capire com’è strutturata questa composizione e quali sono i motivi che l’hanno resa così popolare.

La prima cosa da notare è la sua struttura ciclica. E’ costituita da sedici battute divise in due sezioni di otto ciascuna, praticamente identiche. Differiscono solo nelle ultime due battute della seconda parte che servono per chiudere e far ripartire il ciclo. Ricordo, en passant, che anche il Blues è ciclico con una durata però di dodici battute.

Su questa struttura è stato costruito un tema che si presta, come vedremo, ad essere variato in modi diversi. Questo ha fatto diventare la Follia, passatemi l’esempio, quasi come una palestra, che ha permesso ai vari autori di cimentarsi creando, ogni volta, nuove variazioni personali. Ciò avveniva sia improvvisando e fissando successivamente su carta le esecuzioni più interessanti, che procedendo con un processo compositivo diciamo più canonico.

Era anche la semplicità armonica della struttura che permetteva questo. In pratica questa composizione consta, nella sua versione diciamo così basilare, di soli quattro accordi il che rende più facile, per i musicisti, sbizzarrirsi in variazioni sempre più articolate e coinvolgenti.

Inoltre bisogna sottolineare che l’andamento in genere è lento e il ritmo è in tre, quindi con tre movimenti per battuta. Per capirci anche un ritmo come il valzer è in tre movimenti anche se, come vedremo, nella Follia l’importanza che viene data ai vari movimenti è diversa.

Lo spunto da cui tutto questo parte è in realtà una linea di basso. Se si trattasse di rock potremmo dire quasi un “giro di basso”. Questa linea, di sedici battute, si ripete sempre uguale. La riproposizione costante di una linea di basso è uno  stilema compositivo che è sempre stato, ed è tutt’ora, molto importante nella storia della musica. Nel periodo barocco, ad esempio, un altro “giro” di basso famosissimo è quello del Canone di Pachelbel di cui abbiamo parlato all’inizio di questi racconti nella puntata n. 4 dedicata a “Life Goes Ondel rapper Tupac. Questo per ribadire come in musica tutto ritorna sempre e le cose spesso si mischiano.

Il giro di basso o “ground bass” come lo definiscono gli inglesi, su cui si basa la Follia è questo

La sequenza del basso

Come si può notare i due cicli di otto battute sono praticamente identici. Differiscono solamente verso la fine dove si trova, come detto, una piccola cadenza che serve per far ripartire il giro.

Su questa linea di basso sono stati, nel tempo, inseriti degli accordi. L’insieme del basso più gli accordi suona in questo modo

Accordi più linea di basso

Altro elemento fondamentale, come avete potuto notare, è la presenza, nella versione più comune, di solamente quattro accordi diversi tra loro. Anch’essi si ripetono.

I quattro accordi sono quelli sulla prima nota, ed è un accordo minore, sulla quinta, sulla settima e sulla terza. In una delle tonalità più usate per questa composizione si tratta rispettivamente dell’accordo di Re minore, di La, di Do e di Fa, e suonano così

Quattro accordi

Altra caratteristica peculiare, oltre al tempo ternario, è l’andamento, che è lento. Prende spunto dalla Sarabanda, una danza solenne e con velocità moderata. Ritmicamente la Sarabanda si distingue dalle altre danze in tempo ternario come il Valzer perché viene posta molta enfasi anche sul secondo movimento, che diventa quasi il più importante, oltre che sul primo.

Una chiara esemplificazione di questo modo di portare il ritmo lo abbiamo nel prossimo esempio. Si tratta di una Sarabanda molto famosa, costruita su uno schema simile a quello della Follia anche se non identico, composta da G. F. Händel. E’ stata fatta conoscere al grande pubblico anche da Stanley Kubrick che l’ha utilizzata nella colonna sonora di un film del quale abbiamo parlato nella puntata n.48, Barry Lyndon

Sarabanda di Handel

Per inciso ricordo che in questo film è presente anche una versione riarrangiata di questo brano, in cui il tema viene eseguito da timpani, che è veramente spettacolare.

Per tutte queste caratteristiche la Follia ha avuto, come detto, grande successo presso i musicisti, che la usavano per cimentarsi in variazione ed improvvisazioni molto amate dal pubblico.

Una versione tra le più famose è senza dubbio quella di Arcangelo Corelli che si trova nella XII sonata dell’Opera V, chiamata appunto “La Follia”. Consta del tema più ventitré variazioni.

Questa composizione ha reso Corelli molto famoso al punto che gli venne attribuita anche la paternità del tema principale. Ovviamente non era così. Molti altri avevano già utilizzato questo schema musicale come i francesi Jean Baptiste Lully o Marin Marais. Durante la vita di Corelli questa sua opera è stata pubblicata più volte e tutt’oggi sono molte le registrazioni che si possono trovare di questa sua versione.

Si tratta di una composizione per violino, clavicembalo e basso continuo. Il basso continuo è una parte in genere suonata da strumenti come il violoncello, il violone o la viola da gamba, che eseguivano la voce più grave.

L’inizio, con le prime variazioni, è questo (notate l’aumento progressivo del virtuosismo da parte del violino con il procedere delle variazioni)

La Follia di Arcangelo Corelli

Anche le variazioni su questo tema di Alessandro Scarlatti sono notevoli. Persino Johann Sebastian Bach, nella cantata cosiddetta “Dei Contadini” la numero BWV 212, ha utilizzato questa forma musicale.

Nell’elenco dei musicisti che hanno affrontato “La Follia” non poteva mancare uno dei più grandi esponenti del barocco italiano, Antonio Vivaldi. Nella sua sonata Opera 12 n. 1 in una delle ultime variazioni il clima si fa incandescente. Soprattutto in alcune registrazioni, come questa ad opera di un ensemble denominato “ Il Giardino Armonico”, la musica diventa qualcosa di molto “heavy”. Sembra quasi di assistere ad un incontro tra Jimi Hendrix e un gruppo di “metallari” che suonano strumenti acustici. Come per ogni grande compositore che si rispetti il climax viene preparato un po’ alla volta. Dopo una variazione intensa ne viene introdotta una più tranquilla che prelude al pirotecnico finale

La Follia di Vivaldi

 Progressivamente, dopo l’esplosione del periodo barocco, la Follia è stata progressivamente dimenticata a partire dal Romanticismo. Nonostante questo Beethoven ne ha inserito un frammento nel secondo movimento della sua quinta sinfonia e Liszt l’ha utilizzata nella “Rapsodia Spagnola”.

Sempre all’inizio del XIX secolo un altro musicista, Antonio Salieri, ha scritto una delle sue ultime composizioni, ormai in tarda età, intitolandola ” Ventisei Variazioni sul Tema La  Follia di Spagna”.

Quello che rende particolare questo brano è che è stato composto per orchestra e non per piccoli ensemble. Le variazioni sono caratterizzate da una grande ricerca sonora sulle possibilità delle varie combinazioni strumentali. Oltre a questo viene data importanza al ruolo di strumenti particolari come l’arpa che vengono utilizzati in modo non del tutto usuale per le orchestre di quel periodo. Queste variazioni sembrano quasi un trattato di strumentazione, una specie di esercizio che lo stesso Salieri non voleva, a torto, venisse pubblicato. Alcune di esse paiono quasi gettare un ponte, come vedremo, verso un futuro abbastanza lontano rispetto all’epoca in cui sono state scritte.

Questo è l’inizio

Inizio

In una delle prime variazioni cambia anche l’impulso ritmico che diventa più rotondo con un accento deciso sul primo movimento

Salieri seconda parte

Ad un certo punto subentra un andamento che sembra quasi di danza, con un’enfasi ritmica ispirata alla penisola iberica, come a rappresentare il ritorno al luogo di origine della composizione

Salieri terza parte

Proseguendo si arriva ad una variazione nella quale i fiati  hanno un ruolo di primo piano in quella che potrebbe essere tranquillamente la musica per la colonna sonora di un film. L’atmosfera diventa solenne e misteriosa. Nella variazione successiva la musica sembra proiettarsi verso il futuro anticipando un’atmosfera che assomiglia a quella del minimalismo di Philip Glass

Salieri quarta parte

Dopo una variazione un po’ più soft questa sorta di anticipazione del minimalismo diventa ancora più evidente.

Salieri quinta parte

E’ una composizione che non viene eseguita molto spesso ma che denota un’evoluzione nello stile di Salieri che si stacca dagli stilemi compositivi tipici del suo periodo, il Classicismo, per affacciarsi ad un nuovo mondo, immergendosi nella poetica degli inizi dell’800.

Prendo adesso spunto da quanto affermato poc’anzi riguardo al fatto che una delle variazioni sembra la musica di una colonna sonora, per dirvi che, pur nel  suo progressivo declino,   questa forma musicale è arrivata fino ai giorni nostri.

Nella colonna sonora, composta da Vangelis nel 1992 per il film “1492 La Conquista del Paradiso” di Ridley Scott, il compositore greco si ispira, per la composizione del tema principale, proprio alla struttura della Follia.

Vangelis

La progressione armonica è praticamente identica e differisce solo per un accordo. Ovviamente, visto il periodo di composizione, la musica sfrutta ritmi e suoni prodotti da strumenti moderni come i sintetizzatori. Visto che la vicenda del film parla della vita e dei viaggi di Cristoforo Colombo, la scelta di questa forma musicale nata nella penisola iberica, si dimostra del tutto coerente e rappresenta quasi un ritorno alle origini, la chiusura di un cerchio

Vangelis e finale

Come ha scritto sul “Corriere della Sera” il giornalista Marco del Corona nel 2016, in occasione dei funerali del grande romanziere e pensatore Umberto Eco, che aveva scelto proprio la Follia per essere accompagnato nell’ultimo viaggio:

La Follia è un’esaltazione della capacità combinatoria e della trasmutazione. E’ un banchetto ricchissimo di musica approntato con ingredienti minimi. E’ un tema di poche battute, un terreno comune sul quale si sono confrontati artisti di strada, grandi musicisti e geni assoluti. Un brano che, in tutte le versioni, tutti possono apprezzare”.