Le sue musiche hanno reso indimenticabili alcuni tra i più importanti film degli ultimi decenni.

Puntata numero centosei.

Nel 1993 il regista Steven Spielberg invitò nei suoi studi il compositore John Williams perché gli voleva far vedere in anteprima un film che aveva appena finito di girare, “Schindler’s List”, per il quale aveva intenzione di chiedere a John Williams di comporre la colonna sonora.

John Williams guardò il film e ne fu veramente toccato. Alla fine della visione, turbato, uscì, andò in giardino, pensieroso. Spielberg lo raggiunse e a quel punto John Williams gli disse:

Steve, questo è un grande film e tu hai bisogno di un compositore migliore di quello che posso essere io”.

Lo so”, rispose lui, “ma sono tutti morti”.

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Nelle scorse puntate abbiamo già parlato di alcuni dei più grandi compositori di musica da film degli ultimi decenni. Nella puntata n. 15 ci siamo soffermati su Ennio Morricone a proposito del suo bellissimo brano “Deborah’s Theme. Hans Zimmer è stato il protagonista della puntata n. 45 riguardante la colonna sonora di “Interstellar”, l’intrigante film di Christopher Nolan. Recentemente, nella puntata n. 103,  abbiamo raccontato di Sakamoto, scomparso purtroppo lo scorso anno, autore anch’egli di colonne sonore memorabili.

Come si suol dire non potevamo esimerci, a questo punto, dal parlare anche di uno dei compositori più importanti, probabilmente il più famoso, il compositore hollywoodiano per eccellenza: John Williams.

John Williams ha firmato alcune delle colonne sonore più importanti di film iconici degli ultimi quarant’anni. Sue sono infatti le musiche di Star Wars, Harry Potter, Lo Squalo o “Jaws” com’è in lingua originale, Indiana Jones, Superman, E.T., Incontri Ravvicinati del Terzo Tipo, Schindler’s List, per citarne solo alcuni.

In un ideale podio dei miei preferiti, per quello che può contare, John Williams sta insieme a Ennio Morricone e Hans Zimmer. Ovviamente ce ne sono molti altri che mi piacciono ma questi tre sono indubbiamente tra i più importanti.

Se penso a John Williams penso a un compositore vecchia maniera. Lo immagino con la matita e la gomma seduto al pianoforte davanti ad una partitura per orchestra. A differenza, ad esempio, di Hans Zimmer o di altri compositori che hanno utilizzato metodi di composizione diciamo più moderni, che prevedono anche l’utilizzo di strumentazione elettronica, John Williams assomiglia un po’ ad Ennio Morricone. Ha  utilizzato quasi esclusivamente l’orchestra nei propri lavori.

E’ infatti un mago nello scegliere le sonorità, i timbri orchestrali, per rendere al meglio lo spirito delle scene. In questo modo le sue musiche enfatizzano notevolmente l’impatto emotivo delle immagini cui si riferiscono. Sa utilizzare infatti, in modo estremamente efficace quelli che potremmo definire i “trucchi del mestiere” che ogni compositore che si rispetti conosce e che servono ad aprire i cassetti delle emozioni nella mente dell’ascoltatore per fargli provare, ad esempio gioia, rabbia, felicità, tristezza.

E’ un compositore vecchia maniera anche perché, dai suoi lavori, si evince la sua grande conoscenza delle composizioni dei grandi autori del passato. E questo si sente nelle sue composizioni dove spesso sono presenti eco delle musiche dei più importanti compositori classici.

Per questo, a volte, qualcuno si è spinto fino a dire che John Williams, in qualche caso, ha rubato idee e metodi compositivi di chi lo ha preceduto.

Io direi invece che lui ha fatto ciò che è una consuetudine per la maggior parte degli artisti. Prendere spunto dal passato e dai grandi autori, per poi svilupparne le idee in modo personale creando un percorso che segua la propria sensibilità artistica.

Alla fine degli anni 70 John Williams era un compositore relativamente poco conosciuto, a livello internazionale. In quegli anni gli fu offerta, da George Lucas, l’opportunità di comporre la musica per la saga dei film di “Star Wars“, “Guerre Stellari”.

L’opportunità era ghiotta per mettere alla prova le proprie conoscenze e il proprio stile compositivo. Uno degli stilemi più importanti infatti,  in tutti i film della saga, è rappresentato dai cosiddetti “leit motiv”. Si tratta di temi musicali ricorrenti che fanno riferimento a personaggi, situazioni o stati d’animo particolari. Questo favorisce la coesione dei vari brani della colonna sonora permettendo allo spettatore di entrare in sintonia con quanto accade sullo schermo. La riproposizione di determinati temi favorisce quel gioco emotivo attraverso il quale la musica diventa come un “pifferaio magico” che cattura l’ascoltatore e lo aiuta ad entrare nel magico mondo di ciò che sta accadendo.

E’ una tecnica molto usata dai grandi compositori del passato, uno su tutti Richard Wagner ( puntata n. 5) che ne ha fatto la cifra stilistica dei suoi lavori.

Questo prendere spunto dai grandi del passato trova, nella musica di John Williams, esempi abbastanza eclatanti.

Vi faccio ascoltare una brano di cui abbiamo parlato nella puntata n. 43,  scritto agli inizi del 900 dal compositore inglese Gustav Holst nella suite “The Planets”. Si tratta del finale del primo movimento della suite, intitolato “Mars”, con sottotitolo “The Bringer of War”, scritto, tra lìaltro, poco prima dello scoppio della Prima Guerra Mondiale.

finale Mars

Ora, se ascoltiamo questo brano, tratto dalla colonna sonora di uno dei film di Star Wars, non potremo non notare la somiglianza.

Star Wars

Va detto però che durante le riprese del film il regista, com’è consuetudine, faceva accompagnare l’azione con musica scelta appositamente per aiutare gli attori  a entrare emotivamente nelle scene. I brano usato da George Lucas era appunto “Mars” e la richiesta fatta al compositore fu quella di scrivere qualcosa che si ispirasse a quel mondo sonoro.  Diciamo che, in questo caso, il consiglio è stato preso abbastanza alla lettera.

Anche in altri momenti non d’azione della saga,  quelli più misteriosi troviamo delle similitudini con opere del passato. In un brano del quale abbiamo parlato all’inizio del nostro percorso (puntate 8 e 9), “Le sacre du Printempsdi Stravinsk, e precisamente all’inizio della seconda parte, troviamo un’ambientazione sonora di questo tipo

Sacre du Printemps

Da questa orchestrazione così rarefatta e misteriosa John Williams ha tratto lo spunto per un altro momento topico della Saga di Star Wars che è “The Dune Sea of Tatooine”. Anche qui le similitudini sono abbastanza evidenti.

The Dune Sea of Tatooine

A volte accade che le citazioni siano volute, quasi spudorate. E’ il caso di una sequenza del film “Home Lone”, in italiano “Mamma ho perso l’aereo”. L’ambientazione natalizia ha favorito una riproposizione rivisitata di un famoso brano di Tchaikovsky tratto da “Lo Schiaccianoci”.

Questo è il brano del film.

Home Alone

Questo è il brano di Tchaikovsky.

Schiaccianoci

Ma per darvi un’idea della capacità di John Williams di prendere idee, spunti e successivamente modificarli e adattarli ai propri scopi, non ci si può esimere dal fare un esempio abbastanza eclatante.

Vi faccio ascoltare una composizione che, forse, molti di voi non avranno mai sentito ma che, sicuramente, vi ricorderà qualcosa.

King’s Row

Si tratta della musica di un film di Hollywood del 1942 intitolato “King’s Row”, in italiano “Delitti senza castigo”, del compositore austriaco, naturalizzato americano, Erich Wolfgang Korngold.

Qui abbiamo l’impatto emotivo provocato da una sezione di ottoni che eseguono una fanfara al quale segue una parte suonata da strumenti ad arco che è più melodica e cantabile.

Questa idea è stata presa e sviluppata da John Williams in quella che è diventata la musica più caratteristica e immediatamente riconoscibile della saga di Star Wars, praticamente la sigla.

E’ una composizione tra le più conosciute della storia del cinema.

Star Wars tema principale

Questo è un ulteriore esempio delle capacità di scrittura di John Williams.

Abbiamo gli ottoni che eseguono una melodia breve ed incisiva che, grazie alla sonorità di questi strumenti, diventa ancora epica. Il motivo è conciso e pertanto può essere ripetuto molte volte e diventare così estremamente orecchiabile. Poi subentrano strumenti con caratteristiche totalmente diverse, gli archi, fatti di legno, che hanno di conseguenza un suono più caldo, dando così alla scena, un colore più intimo personale.

Questo sapiente dosaggio di elementi, favorisce la miscela emotiva che ha reso questo brano immediatamente riconoscibile e di successo.

Nella paletta dei colori emotivi di John Williams c’è sia la capacità di scrivere temi epici di forte impatto emotivo, adatti a momenti di azione, che quella di comporre melodie più cantabili, di ampio respiro, che richiedono più tempo per il loro svolgersi e che sono adatte a scene completamente diverse.

Nella moderna cinematografia, a volte, questa ultima caratteristica viene un po’ a mancare. Oggi infatti c’è molta rapidità e le trame si sviluppano spesso in modo frenetico. Il risultato è che si rinuncia, talvolta, alla ricerca melodica, con conseguente abbandono dei grandi temi.

Ma John Williams sa fare entrambe le cose e le sa fare molto bene, come vedremo.

Per cercare di rappresentare al meglio la bravura e anche il mestiere di questo grandi compositore, ho scelto tre brani in particolare.

Il primo si intitola “Duel of the Fates”, il “Duello dei Destini”. E’ la musica che accompagna una delle scene più importanti dell’intera saga di Star Wars. E’ la lotta finale tra il Bene e il Male che si svolge, ovviamente, con le spade laser.

L’epicità della scena ha spinto John Williams, per la prima volta, a utilizzare un coro. Il testo che viene cantato ha una storia particolare. Si tratta di liriche tratte da un’epopea gallese “The Battle of the Trees” (La battaglia degli alberi). E’ la vicenda di uno stregone che dona la vita agli alberi di una foresta perché vadano in battaglia. Il testo è stato tradotto in inglese moderno, successivamente in greco e quindi in sanscrito. Da questa traduzione sono state scelte delle parole che avessero, per il compositore, sonorità interessanti.

La musica è stata eseguita dalla London Symphony Orchestra, una delle più importanti al mondo, e il coro è quello delle “London Voices”. Il tutto è stato registrato a Londra, nei famosi studi di Abbey Road di cui più volte abbiamo parlato, nel febbraio del 1999.

E’ un brano epico, data la presenza del coro, ma, al contempo, molto incisivo con un andamento sostenuto. Abbiamo infatti la presenza di un ostinato ritmico che funge da motore dell’intero brano. (Ricordo che l’ostinato, in musica, è una frase di poche note che viene continuamente ripetuta per creare movimento ritmico, contribuendo così ad aumentare la tensione).

Il film di riferimento è “La minaccia Fantasma” e questo è il brano.

Duel of the Fates

E’ un brano estremamente significativo che è diventato uno dei più importanti di tutta la saga. Notevole è la sapienza che qui dimostra John Williams nell’utilizzare le possibilità timbriche e dinamiche sia dell’orchestra che delle voci umane.

Gli archi eseguono l’ostinato. La melodia viene prima esposta dagli strumenti a fiato di legno, gli “strumentini”, poi è riproposta dagli ottoni e l’impatto è, ovviamente, molto maggiore. Successivamente le trombe intervengono con degli accenti ritmici. Il tutto si stende sopra un ritmo incalzante e senza respiro. La scena del film diventa, in questo modo, ancora più efficace e coinvolgente.

Anche “The Imperial March” è un brano degno di nota. Questo brano rappresenta, in pratica, la figura più cattiva di tutta la saga.

Essendo una marcia ha un forte impulso ritmico anche se è molto lenta.

Vorrei però soffermare l’attenzione sul tema.

E’ una melodia particolare perché sembra facile e immediata ma, se prestiamo maggior attenzione, possiamo vedere come sia, in realtà, molto più complessa di quello che sembra.

Ed è un tema abbastanza strano per un colossal di Hollywood. Eseguito “nudo e crudo” al pianoforte suona così. Fate caso soprattutto alla seconda parte.

Melodia al piano

Se si prova a cantarlo l’apparente facilità si dimostra, appunto, apparente. E’ difficile infatti intonare correttamente la seconda parte che è costruita utilizzando quello che, tecnicamente, si chiama “cromatismo”. Si tratta di note molto vicine le une alle altre che destabilizzano la linea melodica stessa e la rendono incerta e non prevedibile.

La struttura  sulla quale si poggia questo tema è composta da soli tre accordi, tutti minori, che sono questi.

Accordi al pianoforte

Mettendo insieme questi elementi, facendo suonare il tema dagli ottoni e  sostenendo il tutto con un andamento ritmico marziale e solenne, il risultato è questo

The Imperial March

Dopo la ripetizione del tema, raggiunto il climax, l’atmosfera cambia. L’alternanza di tensione e risoluzione è un altro tipico stilema compositivo e anche in questo John Williams si dimostra un maestro. E’ evidente, infatti, come oltre un certo limite non abbia senso accumulare tensione perché si correrebbe il rischio di perdere efficacia ottenendo un effetto opposto a quello desiderato.

Come detto precedentemente, John Williams non è in grado di comporre solamente temi di impatto che accompagnano scene di azione.

Uno dei suoi lavori più importanti è infatti quello che lui ha scritto proprio per il film di cui si parlava all’inizio in quel dialogo tra lui e Steven Spielberg.

Nel caso di “Schindler’s List” ha agito in modo del tutto diverso da quanto abbiamo ascoltato finora, a cominciare dalla scelta dei colori orchestrali.

Il tema principale infatti è largo e cantabile e l’andamento ritmico  contenuto.

La melodia portante è stata affidata, in questo caso, ad uno strumento solista la cui voce è tra le più vicine a quella umana, il violino. E’ uno strumento che sa diventare molto espressivo e che, proprio a causa del materiale di cui è composto, ha un suono caldo che sa toccare molto da vicino le corde dell’umana sensibilità.

In questo caso viene utilizzato nei suoi vari registri nel senso che il tema viene eseguito dapprima in un registro centrale per essere riproposto tutto verso l’acuto in un secondo tempo (l’ottava sopra) per poi inerpicarsi, con delle variazioni fino al registro più acuto.

La melodia comincia con una serie di salti verso il basso che sembrano quasi frenarne, in un primo momento, lo slancio e lo sviluppo. La qualità di questo tema è veramente alta e l’effetto, dal punto di vista emotivo, è innegabile. Accoppiata alla scene del film, girato, in bianco e nero, contribuisce a creare un “colore” estremamente intimo e toccante.

Probabilmente è una delle composizioni più importanti della cinematografia mondiale degli ultimi decenni.

Schindler’s List e finale

Una delle frasi che rendono al meglio l’arte di John Williams è stata quella che gli ha dedicato l’amico e regista Steven Spielberg assegnandogli uno dei tantissimi premi vinti. Facendo riferimento a immagini, che molti di noi hanno ben presenti e che raccontano film di grande successo ha detto:

Senza John Williams le biciclette non volano veramente, ne le scope delle partite di quiddich. Nemmeno gli uomini con i mantelli rossi hanno “la forza”, e i dinosauri non camminano sulla terra. Senza John Williams non ci meravigliamo, non piangiamo, e non crediamo”.

Steven Spielberg e John Williams