Concertino per la città

Francesco Fregapane

Probabilmente il lavoro più compiuto del Beethoven “settecentesco” nonché la sua composizione più amata finché era in vita.

Puntata numero centoventidue.

Lettera all’editore Hoffmeister, Lipsia

Vienna 15 gennaio 1801

Per venire ai nostri affari giacché lei ora desidera un accordo, sono pronto a servirla. Per il momento le offro le seguenti composizioni: un Settimino (del quale le ho già detto è che, per avere una diffusione e un guadagno maggiore, può venire ridotto anche per pianoforte), 20 Ducati. Una sinfonia, la prima, opera 21, 20 Ducati. Un concerto, il secondo per pianoforte orchestra opera 19, 10 Ducati.  Una grande Sonata composta dai tempi, allegro, adagio, minuetto, rondò, opera 22,  20 Ducati.

E ora, un’ulteriore chiarimento. Forse lei si meraviglierà che in questo caso io non faccia nessuna distinzione fra Sonata, Settimino e Sinfonia, ma sta di fatto che trovo con un Settimino o una Sinfonia non si vendono bene quanto la Sonata. Per questo stabilisco così i prezzi, sebbene una sinfonia debba valere incontestabilmente di più. Il Concerto lo valuto solamente 10 Ducati perché, come ho già scritto, non lo considero uno dei migliori. Non credo che, nel suo complesso, la somma le sembrerà esagerata. Io, perlomeno, mi sono sforzato di farle i prezzi più moderati. Per ciò che concerne il pagamento, visto che lascia a me la scelta, può inviare il mandato a Geimuller o a  Schuller. L’intera somma per tutte e quattro le opere ammonterebbe quindi a 70 Ducati.

Attendo una risposta sollecita.

Adieu”.

Ludwig Van Beethoven”

Questa lettera che Ludwig Van Beethoven scrisse al suo editore Hoffmeister, ci presenta il compositore in una luce abbastanza diversa rispetto a quella cui siamo abituati . Racconta, infatti, di un’artista che, ormai libero dalla condizione di servo, tipica dei suoi predecessori  che erano al servizio di nobili, principi, di altri prelati o di re , sta trovando il suo posto nel mondo come libero professionista. La prassi di vendere le composizioni agli editori era uno dei modi che i musicisti allora avevano per guadagnarsi il pane, oltre a quelli di dare lezioni private o tenere concerti.

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 Uno dei brani  cui Beethoven fa riferimento è proprio il Settimino opera 20 che lui compose alla fine del 700, che è l’oggetto di questa puntata.

È una composizione con caratteristiche ben precise che la differenziano  molto dalla concezione che oggi abbiamo della musica di Beethoven. La storia della musica ci ha tramandato, infatti, l’immagine di un’artista sempre tormentato, autore di musiche molto spesso complesse, cariche di significato. Questo corrisponde al vero, per la maggior parte. Esiste però anche un Beethoven diverso, più “leggero”, come in questo caso, visto che  Il brano è stato composto  prima dei trent’anni, un Beethoven quasi settecentesco.

In altre parole un Beethoven che compone musica da intrattenimento.

Fregio di Beethoven – Gustav Klimt

Andiamo però con ordine .

Intanto bisogna dire che il settimino è una formazione abbastanza inusuale che non ha, come si dice in termine tecnico, una grandissima letteratura. Sono poche, infatti,  le composizioni scritte per questa formazione. È un ensemble particolare, costituito da quattro strumenti ad arco, violino viola, violoncello e contrabbasso, in pratica tutta la famiglia, più tre strumenti a fiato, corno, fagotto e  clarinetto .

Settimino

È una formazione particolare perché quella proposta dal settimino non si può propriamente definire musica da camera. Fa parte di un genere musicale molto in voga nel 700 e anche i primi dell’800, poi caduto un po’ in disuso, la “musica da intrattenimento”. Una musica che serviva essenzialmente ad allietare il pubblico in modo leggero e divertente. La presenza degli strumenti a fiato testimonia che veniva eseguita, molte volte, anche all’aperto.

I generi più comuni di questo tipo di musica sono il Notturno, la Serenata , il Divertimento o quello che viene definito con un termine un po’ strano , la Cassazione, composizione strumentale destinata specificamente all’esecuzione all’aria aperta.

 Non solo le formazioni strumentali impiegate per questa musica sono insolite,  spesso infatti anche la divisione in movimenti non è usuale. Il Settimino di Beethoven, ad esempio, consta di ben sei movimenti, ma si possono trovare brani musicali di questo tipo che hanno fino a 7 , 8 o anche 9 movimenti.

Al riguardo si può fare anche un’altra considerazione. Oggi  siamo abituati ad assistere a concerti che si tengono, generalmente, in luoghi molto importanti come i i teatri. Spesso, il pubblico si veste in modo elegante  come, del resto,  gli stessi musicisti che indossano, quasi sempre,  il “frac”. I concerti si svolgono con cerimoniale e rituali abbastanza rigidi, a volte pomposi, che magari possono intimidire il pubblico, soprattutto quello più giovane, rendendo più difficile l’approccio a questo tipo di musica.

Ebbene bisogna considerare il fatto che una volta la musica non era solo da ascoltarsi in religioso silenzio, ma veniva utilizzata anche per allietare situazioni, diciamo così, conviviali. Immaginate, ad esempio, che uno dei brani più famosi di un compositore tedesco di nome Telemann s’intitola “Tafelmusik”, cioè “musica da tavola”. Serviva, infatti , ad accompagnare le libagioni degli astanti . Certo si trattava personaggi che appartenevano a ceti sociali elevati, ma in ogni caso veniva suonata durante i pasti. Era, in pratica, utilizzata come sottofondo come se fosse, esagerando un po’, un “happy hour” dei tempi andati.

 Questa era musica da intrattenimento, e quando veniva suonata all’aperto gli strumenti a fiato risultavano parecchio utili.

A questo proposito bisogna notare come alla fine del diciottesimo secolo alcuni strumenti a fiato, tra i quali gli oboi o fagotti , nonostante godessero di una certa diffusione  avevano ancora delle notevoli limitazioni. Non potevano, ad esempio, eseguire alcuni suoni perché non erano ancora dotati delle “chiavi” che sarebbero state inventate di li a poco. Il clarinetto , ad esempio , era uno strumento molto apprezzato  ma non veniva ancora utilizzato tantissimo. Anche  Il corno che è presente nel Settimino, non ancora dotato di pistoni, poteva eseguire solamente le note naturali. Erano strumenti insomma che non avevano un grande repertorio, e i musicisti che li suonavano erano considerati quasi di secondo livello rispetto ai più “nobili” suonatori di strumenti ad arco.

Corno barocco

C‘è un’altra importante considerazione  da fare a proposito del Settimino, una considerazione che, magari, può generare un certo scetticismo. Oggi, se pensiamo a Beethoven, ci vengono subito alla mente composizioni tipo la Quinta Sinfonia, la Sonata Patetica , la Nona Sinfonia o il Concerto Imperatore, per fare degli esempi. Ebbene il  Settimino è stato il brano più famoso , popolare ed amato dal pubblico durante la vita di Beethoven,  praticamente il suo best seller.

Il suo successo fu tale che lo stesso Beethoven, verso la fine della vita, era quasi infastidito dalla popolarità di questo brano perché sosteneva , giustamente , di averne composto altri molto più significativi, e invece il pubblico continuava a richiedergli, costantemente, il Settimino.

Questa composizione ebbe un grande successo sia nella tua veste originale che in tutte le trascrizioni che ne vennero fatte, molte a cura proprio dell’editore. Lo stesso Beethoven raccomandò a Hoffmeister di farne una trascrizione per quintetto con flauto, da destinarsi al mercato dei dilettanti. Il motivo è spiegato proprio da queste parole che Beethoven scrisse all’editore:

Me ne fecero già proposta e vi sciamerebbero attorno come insetti e abboccherebbero».

Quindi , praticamente, fu lo stesso autore a favorire la diffusione di questo brano anche in trascrizioni difformi dall’originale.

Allora allora qual’è il motivo per parlare di questa composizione che, oggi come oggi, non è certamente considerata tra le più importanti di Beethoven?

In realtà i motivi sono due.

Il primo è abbastanza banale , ma per me è importante. Il Settimino è indissolubilmente legato al periodo nel quale studiavo in Conservatorio e per questa composizione provo un affetto particolare .

L’altro motivo , decisamente più rilevante , è che in questa composizione, nel secondo movimento, denominato “Adagio” , si trova, secondo me, una delle più belle melodie che Beethoven abbia mai scritto, ed è proprio il movimento di cui parlerò maggiormente.

L’atmosfera che si respira in questa composizione è tipicamente settecentesca, quasi mozartiana. Si addice perfettamente alla Vienna che si dilettava a suonare e a far musica, un passatempo molto piacevole per gli ambienti nobili della capitale dell’impero.

Il Settimino fu dedicato a “Sua maestà Maria Teresa, imperatrice romana e regina di Ungheria e di Boemia” . La prima esecuzione avvenne in forma privata presso il Palazzo Schwarzenberg, lo stesso in cui era stata eseguita due anni prima la “Creazione” di Haydn, di cui ho parlato un paio di puntate fa. Sembra che Beethoven, che aveva assistito a quel concerto, rispondesse agli apprezzamenti del pubblico dicendo orgoglioso:” Questa è la mia creazione”.

La prima esecuzione ufficiale invece avvenne in un concerto memorabile tenuto, sempre a Vienna, agli inizi del 1800, i primi di aprile. Il  programma della serata prevedeva , oltre al Settimino, anche l’esecuzione della  Prima sinfonia.

Come ho detto è una composizione strutturata in sei movimenti.

Il primo  svela alcune delle caratteristiche che poi ritroveremo durante tutta la composizione. Innanzitutto c’è un costante dialogo tra archi e fiati. Troviamo anche  un gioco di alternanza e contrasti tra il forte, quando suonano tutti gli strumenti insieme, e le parti con dinamica più contenuta quando singoli strumenti hanno dei ruoli più spiccatamente da solista. È un continuo passarsi la palla, scusate l’immagine tecnicamente non corretta, tra i vari gruppi strumentali  che di volta in volta si formano. In pratica abbiamo un dialogo quasi costante tra gli strumenti più nobili, gli archi, e quelli considerati, a quel tempo meno nobili, i fiati.

Il movimento inizia con  un “adagio” nel quale questo dialogo risulta particolarmente evidente. Poi ad un certo punto comincia  “l’Allegro” e ci troviamo immediatamente in un’atmosfera tipicamente settecentesca.

Inizio primo movimento

Come si può notare questo dialogo tra le varie sezioni continua incessante. È una delle concause che hanno determinato il successo del Settimino presso il pubblico viennese .

Il secondo movimento, come dicevo, è caratterizzato da quella che, secondo me, è una delle più belle melodie scritte da Beethoven . Si tratta di  un “Adagio” che comincia con il tema proposto dal clarinetto che viene, subito dopo, ripreso dal violino. In pratica si verifica l’opposto di quello che abbiamo ascoltato nel primo movimento ,nel quale era stato il violino ad esporre per primo la melodia, seguito poi dal clarinetto.

Clarinetto barocco

L’inizio di questo movimento è di un lirismo e di una bellezza difficilmente descrivibili.

Inizio secondo movimento

Tra l’altro questo movimento mi dà la occasione per ribadire quanto la popolarità del settimino sia stata  forte nei primi decenni dell’Ottocento. È un brano che influenzò molti compositori. Schubert, ad esempio, nel suo ottetto  ha tratto spunto, diciamo così, da questa composizione che poi ha sviluppato in modo totalmente personale.

In particolare la melodia di questo secondo movimento è stata oggetto di interesse da parte di molti compositori. Uno di questi,  l’italiano Vincenzo Bellini pare essersi ispirato, secondo alcuni studiosi, in modo abbastanza evidente alla melodia di questo adagio, in un’aria della sua  famosa opera “Norma”, intitolata “ In mia man alfin tu sei”.

Vi faccio ascoltare proprio l’inizio di quest’aria in modo che  possiate farvi un’idea, autonomamente se questa ispirazione, che indubbiamente c’è , sia stata casuale o  deliberatamente voluta.

In mia man alfin tu sei

Uno dei momenti più significativi di questo secondo movimento lo abbiamo quando, dopo l’esposizione del secondo tema, la musica sembra fermarsi, quasi, su un pedale, come nell’attesa di qualcosa che sta per accadere. È un attimo di sospensione che viene interrotto  da una frase del clarinetto che ripropone, subito dopo, il tema iniziale.

È un momento di una bellezza indescrivibile.

Ripresa del tema

Nonostante questo è interessante rilevare come non sia stato l’Adagio a rendere il Settimino  così popolare in quegli anni. Quello che il pubblico amava maggiormente era infatti il terzo movimento, un movimento di danza, il “Minuetto”.

Il tema principale, in questo caso, è stato ripreso da Beethoven da quello di una sua “Sonata per pianoforte” di qualche anno precedente, la Opera 49 numero 2.

Vi  faccio ascoltare questa melodia così  com’era in origine nella sonata per pianoforte, e poi come Beethoven l’ha sviluppata, modificandola, per inserirla in questo movimento. Vi prego di scusare la registrazione che non è tecnicamente ineccepibile essendo un po’ vecchiotta.  C’è infatti del fruscio di fondo ma l’esecuzione è molto interessante.

Piano Sonata opera 49 numero 2

Va comunque specificato che era  prassi usuale, per i compositori, riprendere e sviluppare idee e motivi  utilizzati precedentemente  in altre loro composizioni.

Beethoven ha rielaborato il tema nel Settimino, in questo modo. Notevole è anche  l’utilizzo del corno nella sezione centrale, denominata Trio.

Minuetto

L’ultima sezione sulla quale volevo soffermare la vostra attenzione è il quarto movimento. Si tratta, in pratica, di un “tema con variazioni”. In questo caso Beethoven utilizza una melodia chiaramente  ispirata ad una canzone, molto conosciuta, della  regione del Reno. Anche questa commistione tra musica colta e spunti di derivazione più popolare è stata uno dei motivi del grande successo che questa composizione ha avuto.

Questo è il tema con variazioni.

Tema con variazioni

Come ho già detto uno dei motivi che mi hanno spinto a scegliere il Settimino è il fatto che ero molto legato a questa composizione ai tempi del Conservatorio.

C’è un altro ricordo importante di quei tempi che ho sempre tenuto in grande considerazione e che mi ha guidato fin qui nel mio rapporto con la musica. Si tratta di una frase estrapolata da un trattato sull’esecuzione scritto da Carl Philipp Emanuel Bach,  valente compositore, figlio del grandissimo  Johann Sebastian Bach. Questo pensiero, formulato più di due secoli e mezzo fa, è ancora estremamente attuale, e molti musicisti, ancor oggi, dovrebbero farne tesoro:

Per diventare buoni esecutori è consigliabile la frequentazione di buoni musicisti. In particolare non si perda mai l’occasione di ascoltare bravi cantanti. Così facendo, chi suona strumenti a tastiera imparerà a pensare in termini di canto. Farà bene ad abituarsi a cantare, preliminarmente, una melodia strumentale per ottenerne la giusta esecuzione. Questo metodo è di gran lunga preferibile alla lettura di tomi voluminosi o all’ascolto di dotti discorsi nei quali si parla di natura, gusto, canto e melodia, da parte di persone spesso incapaci di mettere insieme due note che siano naturali, di gusto, cantabili e melodiche. Dispensano infatti tutti questi doni e privilegi a capriccio, o spesso con una scelta infelice”.