Una canzone che si era persa nel tempo riportata alla luce con grande sensibilità e bravura.

Puntata numero centoventiquattro

Ci siamo incontrati con Ivan, un innovatore che cercava una terza via tra il cantautorato e il pop, in un tempo che non esiste. In studio io suono al basso, Lorenzo la chitarra, e c’era la sua voce, e queste parole moderne, altro che intelligenza artificiale”.

Così si è espresso il cantautore siciliano Antonio Di Martino, in arte semplicemente Dimartino, quando gli è stato chiesto di raccontare le emozioni provate nel lavorare su un brano scritto dal grande Ivan Graziani circa quarant’anni fa.

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Qualche mese fa nel novembre del 2023 sono state pubblicate due canzoni la cui genesi, per alcuni versi, è abbastanza simile. Una delle due ha avuto un grosso successo presso tutti i mass media e nei vari social con relativa profusione di fiumi di parole e di analisi, mentre l’altra ha ricevuto un’accoglienza un po’ meno eclatante.

Una è stata definita, in modo abbastanza roboante come l’ultima canzone dei Beatles. L’altra, pur se  apprezzata dalla critica dal pubblico, è stata derubricata in mondo riduttivo, forse proprio in quanto produzione italiana, a semplice duetto tra due interessanti cantautori siciliani della nuova generazione, e uno dei più grandi musicisti italiani della seconda metà del 900.

Anche in questo caso, secondo me, la nostra proverbiale esterofilia ha colpito, perché in effetti tra i due brani che sono ” Now and Then” dei Beatles, e ”I Marinai” di Ivan Graziani, Colapesce  e Dimartino,  possiamo dire, senza fare una classifica di merito, sempre molto opinabile quando si tratta di musica, che con la musica, che il secondo, a mio parere, è indubbiamente molto più interessante.

Ivan Graziani

Ma, al solito, andiamo con ordine.

Che cosa hanno in comune questi due brani?

Entrambe le canzoni sono nate da cassette audio ritrovate, una di John Lennon, l’altra di Ivan Graziani. Queste registrazioni, di molti anni fa, sono state prese e rielaborate, la prima dai due Beatles rimasti, Paul McCartney e Ringo Starr, la seconda del duo di cantautori siciliani Colapesce e Dimartino, e sono state riportate alla luce.

Colapesce Dimartino

Per quello che riguarda “Now and Then” vi rimando alla puntata 92 nella quale ho parlato abbastanza diffusamente di questo brano, che peraltro ha una notevole  importanza.

Oggi volevo concentrarmi invece sulla canzone “I Marinai” di Ivan Graziani, che è stata rivisitata in modo veramente interessante, e secondo me, anche con una certa dose di genialità.

Al momento dell’uscita, appunto nel novembre dello scorso anno, più che la canzone in realtà ha suscitato scalpore un piccolo incidente, una gaffe, fatte durante il talent televisivo “X Factor”. Durante la trasmissione la presentatrice, peraltro una cantante abbastanza quotata, ha chiesto ai due cantautori come fosse stato lavorare con Ivan Graziani. In questo modo ha lasciato intendere di non avere idea del fatto che Ivan Graziani fosse morto circa trent’anni fa. Ovviamente la colpa non è stata solamente sua ma, soprattutto degli autori della trasmissione che hanno trattato un argomento così delicato in modo alquanto superficiale e disdicevole, per usare un eufemismo.

Questo ha fatto passare quasi in secondo piano, purtroppo,  l’importanza del brano.

Qualcuno potrebbe chiedersi perché io parli di questa canzone solo oggi che sono passati dei mesi dalla pubblicazione.

In realtà avevo intenzione di farlo nelle molliche immediatamente successive alla sua uscita poi, per una serie di motivi, la cosa è stata rimandata. Un paio di settimane fa però, per lavoro, ho dovuto, voluto e mi è piaciuto prendere in mano questo brano, e mi sono reso conto che era giunto il momento di parlarne perché, secondo me, si tratta di una produzione, veramente molto, molto valida.

Prima però è necessario rinfrescarci un po’ le idee su chi sia stato Ivan Graziani.

Probabilmente si tratta di uno dei musicisti e cantautori più sottovalutati della seconda metà del 900. Era un’artista estremamente interessante e anche intrigante per certi versi. In realtà nel panorama della musica leggera italiana ha rappresentato  un “unicum”. Infatti era innanzitutto un musicista, in particolare un chitarrista di grande valore, e proprio in questa veste ha cominciato la sua carriera. Solo successivamente è diventato un cantautore dimostrando qualità eccelsa in entrambi i campi.

Da un punto di vista artistico è stato fautore di un’operazione che in Italia non aveva precedenti. In pratica nella sua musica cercava di fondere il rock con la canzone d’autore, cioè unire due mondi ritenuti in quegli anni molto lontani tra loro. All’estero  qualcuno ci aveva già provato, riuscendovi, come ad esempio un certo Bob Dylan circa un decennio prima, ma per l’Italia si trattava di una novità assoluta.

Bob Dylan

Per questo motivo Ivan Graziani finì per essere considerato troppo musicista per gli amanti dei cantautori è troppo cantautore per i rockettari. In pratica ha vissuto, artisticamente, in una specie di terreno di mezzo, senza avere mai del tutto la considerazione che indubbiamente meritava. Questo anche perché le sue origini, in un certo senso, non lo hanno aiutato. Era nato infatti a Teramo nel 1945 e quindi, in pratica, al  di fuori di quelle che allora erano le più importanti scuole cantautoriale italiane, quella genovese, la bolognese e quella romana. Che io sappia non è mai esistito una scuola di cantautori abruzzese. In questo senso era come un pesce fuor d’acqua.

Lucio Battisti e Ivan Graziani

All’inizio si fece apprezzare tantissimo come chitarrista. Sono sue, ad esempio,  le chitarre di uno dei dischi più importanti di Lucio Battisti, “Lucio Battisti, la batteria il contrabbasso eccetera”. Collaborò, inoltre, con molti altri cantanti e cantautori di successo negli anni 70, nonchè con uno dei gruppi più importanti in quel periodo,  la “Premiata Forneria Marconi” o PFM come si fa chiamare oggi.

Il suo desiderio, però, è sempre stato quello di crearsi una carriera solista, come cantautore, cercando una  strada originale, fregandosene di quelle che erano le mode musicali del momento.

Le sue canzoni sono interessanti perché molto spesso raccontano delle storie. Più volte ho parlato del fatto che nelle canzoni, belle o brutte che siano, da un punto di vista drammaturgico spesso non succede nulla. Il o la protagonista di solito parla dei propri sentimenti , degli  stati d’animo, racconta le emozioni che sta vivendo. Nelle canzoni di Ivan Graziani, c’è tutto questo e, in più, vengono sviluppate delle vicende che vanno seguite fino alla fine del brano

Molti sono gli esempi che si possono fare al riguardo. Uno dei più eclatanti è quello di u ”Monna Lisa“, canzone tratta dal suo album ”Pigro”. Non è un brano dedicato ad una donna ma il racconto del furto del famoso quadro di Leonardo da Vinci dal Louvre di Parigi.

Questo è l’inizio della canzone.

Monna Lisa

Da questo brano risulta evidente anche un’altra delle caratteristiche tipiche di Ivan Graziani, la sua vocalità. Aveva infatti un timbro vocale  spesso molto acuto e penetrante che ne ha caratterizzato quasi tutta la  produzione.

Ma oltre a canzoni  con uno sviluppo tematico abbastanza evidente, spesso corredate da una musica di chiara ispirazione rock, Ivan Graziani ha anche scritto  ballate meravigliose. Una, ad esempio,  è “Lugano addio” tratta da dall’album “I Lupi” del 1977.

A questo proposito però il suo brano probabilmente più famoso è “Agnese” inserito nel suo disco “Agnese dolce Agnese” che è di un paio d’anni successivo. È una canzone che immagino molti di voi conoscano.

Agnese

Tra l’altro c’è un piccolo aneddoto che riguarda questo brano. La melodia, infatti, assomiglia molto a quella di un’altra canzone abbastanza famosa,  “A Groovy Kind of Love”, eseguita tra l’altro  successivamente anche da Phil Collins. Ebbene  entrambe hanno preso spunto da un brano classico. Si tratta del  “Rondo” di una Sonatina per pianoforte di un compositore italiano vissuto a cavallo tra il sette e l’ottocento, Muzio Clementi, che, almeno all’inizio, presenta la stessa successione di note.

Vi faccio sentire l’inizio della “Sonatina in Sol maggiore op. 36” di Muzio Clementi.

Sonatina in Sol maggiore

Ovviamente il contesto, la velocità e tutto il resto sono completamente diversi per cui possiamo tranquillamente dire che Ivan Graziani ha fatto un’operazione del tutto personale. È innegabile, però  che lo spunto sia stato preso da questa composizione del periodo classico.

Molte sono, del resto, le canzoni meravigliose che Ivan Graziani ha composto. Una di quelle che apprezzo maggiormente è “Fuoco sulla collina”, tratta sempre dell’album Agnese dolce Agnese”. Racconta la storia di un ragazzo che si confronta con una realtà nascosta dietro alla realtà apparente. È un invito a guardare le cose come sono realmente  interrogandoci su quello che si trova dietro la facciata di persone o di situazioni che fronteggiamo giorno per giorno. È una canzone che ci spinge ad affrontare l’esistenza con uno sguardo più consapevole, senza farci trarre in inganno dalle apparenze.

Notate la bellezza del giro di accordi suonato con la chitarra che crea tensione e sospensione.

Fuoco sulla Collina

Ma arriviamo ora all’oggetto di questa puntata, cioè della canzone “I Marinai”.

Quello che più mi ha colpito di questa operazione è l’estrema delicatezza e il rispetto che Colapesce e Dimartino hanno avuto nell’affrontarla.

Sono  loro stessi a spiegarlo. Durante un’intervista Colapesce ha infatti dichiarato:

Questo pezzo è stato possibile grazie a due interventi, quello dell’etichetta ”Numero Uno”, e quello della famiglia. Filippo, il figlio di Ivan, è venuto in studio, abbiamo ascoltato la traccia con lui  e ci ha chiesto di intervenire. Noi, inizialmente, eravamo impauriti. Ci siamo detti “Se riusciamo a realizzare qualcosa di sì significativo la teniamo, altrimenti facciamo un passo indietro”. Dopo diverso lavoro e mantenendo intatto un certo approccio, rifacendosi a dischi come “I Lupi”, del 1977, l’abbiamo fatta ascoltare a Filippo e alla moglie di Graziani ed è piaciuta”.

Dimartino a riguardo ha aggiunto:

Avevamo in mano solo delle strofe inedite virgola di fine anni 80. Non c’era un ritornello. Così abbiamo chiesto alla famiglia se potessimo scriverne uno. Le strofe di Graziani sono incredibili, ”Mi guadagno il pane come tutti fanno, per ogni figlio che è rimasto in mezzo al mare. Il cielo e il vento e il mare siamo noi”. Sembrano parole scritte oggi. Noi cantiamo con lui, sospesi nel tempo e nello spazio”.

Ciò che rende questa canzone interessante, differenziandola notevolmente da ”Now and Then” dei Beatles,  è che rappresenta l’incontro tra due epoche diverse e  artisti diversi che  hanno in comune la ricerca di una approccio  personale anche alla  musica leggera. Come è evidente dalle parole che vi ho appena citato, c’è stato un rispetto totale nei confronti di questo brano che il figlio di Ivan Graziani ha in pratica donato al duo siciliano. La cassetta  conteneva solamente due strofe e un ritornello vocalizzato e l’intervento dei due cantautori è stato, secondo, me di pregevole fattura.

All’inizio la prima strofa viene cantata solamente dei Ivan Graziani. Colapesce e Dimartino  hanno ovviamente risuonato le parti strumentali ma la voce è quella di Ivan Graziani.

“I Marinai” inizio

Poi la seconda strofa viene eseguita dai due cantautori. Sotto le loro voci, a un certo punto, c’è in realtà anche quella di Ivan Graziani che esegue un’armonizzazione. È interessante notare la delicatezza con la quale i due  hanno portato avanti l’ambientazione sonora della prima strofa facendo sentire molto poco il cambiamento  sia nell’intenzione che nel fraseggio. L’effetto è un progressivo aumento dell’intensità emotiva veramente intrigante.

seconda strofa

A questo punto nella cassetta incisa da Ivan Graziani c’è un ritornello con dei vocalizzi. I due cantautori siciliani invece hanno costruito un ritornello ex novo che fornisce  uno slancio non indifferente alla canzone.

Probabilmente  Ivan Graziani non avrebbe mai scritto un ritornello di questo tipo ma è comunque, incredibilmante, nel suo stile. È qualcosa di molto toccante perché sembra che questa canzone, scritta  quasi quarant’anni, fa venga proiettata direttamente nel “qui ed ora”.

Da  un punto di vista melodico e degli accordi usati è un ritornello bellissimo, secondo me tra i più interessanti che siano stati scritte nelle canzoni di musica leggera italiana degli ultimi trent’anni. Arriva proprio come un flash, con una fortissima personalità.

ritornello

 Contrariamente a quanto  fatto da Paul McCartney e Ringo Starr con la cassetta di John Lennon dalla quale hanno tolto  una sezione  secondo loro non  proprio interessante, Colapesce e Dimartino hanno inserito una parte musicalmente nuova, con un testo inedito, dimostrando grande coraggio e sensibilità.

A questo proposito Colapesce racconta:

La traccia ci è arrivata dal figlio Filippo e dalla famiglia che ci hanno permesso di mettere le mani su questa perla. Era incompleta. C’erano le strofe e un coro di pescatori di Fano cui era dedicato il brano. E c’erano frasi nel testo tremendamente attuali. Noi l’abbiamo completata in punto di piedi, scrivendo i ritornelli. Abbiamo tenuto la sua voce e un synth. Il resto lo abbiamo risuonato. Eravamo impauriti e titubanti, e ci siamo chiesti se fosse eticamente giusto”.

Secondo me eticamente è stata un’operazione corretta. In questo modo ci hanno offerto qualcosa che non è tipicamente Ivan Graziani, né del tutto Colapesce e Dimartino. In pratica si tratta di un lavoro a sei mani,  molto intrigante.

Dopo il primo ritornello c’è ancora una strofa cantata da Ivan Graziani. Poi il brano modula un’altra volta spostando il ritornello  verso l’acuto. La canzone  finisce con il coro vocalizzato originale, che lo stesso Ivan Graziani aveva concepito.

La parte finale del brano è questa.

terza strofa, secondo ritornello e finale

Una delle cose che più mi piacciono di questa operazione è che si tratta di una produzione italiana, portata avanti  da persone dotate tutte di un grande senso artistico. Ivan Graziani  ha scritto gran parte del testo e della musica, il figlio Filippo e la moglie  hanno permesso tutto questo, il duo Colapesce e Dimartino ha messo a disposizione la propria creatività.

Questa è la dimostrazione che con capacità, volontà e coraggio, si possono fare cose estremamente interessanti anche nell’ambito della musica leggera italiana, che non hanno niente da invidiare alle più blasonate produzione estere.

Non è stata un’operazione  di “archeologia moderna” come è capitato per “Now and Then”, ma un grande lavoro collettivo proiettato nel presente.

E non è un caso che i principali fautori di tutto questo siano proprio Colapesece e Dimartino. Loro rappresentano una delle realtà tra le più interessanti del panorama musicale italiano attuale.

Il duo si è formato nel 2020 ed ha ricevuto molti riconoscimenti e svariati premi. Nel 2021 ha partecipato al Festival di Sanremo con il brano ”Musica leggerissima”, nel quale viene presa una posizione abbastanza chiara, seppur diciamo in punta di penna, nei confronti della situazione della musica leggera italiana. È una canzone che vi consiglio di ascoltare e che ha vinto il premio della sala stampa ”Lucio Dalla”. Nel 2023, con la canzone “Splash“, hanno ottenuto il premio della critica “Mia Martini“.

Nel novembre del 2023 hanno pubblicato il loro secondo album che  contiene appunto la canzone “I Marinai”. L’album  si intitola  “Lux eterna Beach”, e  vi consiglio di ascoltarlo perché è veramente interessante e dimostra come, anche in Italia, si possa della musica leggera di alto livello.

Volevo aggiungere un’ultima cosa.

Per gli Amici

All’inizio di quest’anno Filippo Graziani ha fatto uscire un disco di inediti che si intitola ”Per gli amici”, con otto canzoni recuperate dagli archivi del padre, che lui ha sistemato e in alcuni casi risuonato. Tra queste  c’è anche “I Marinai” con la struttura prevista da Ivan Graziani. In questo modo potete ascoltare la canzone anche nella versione diciamo così originale, anche se in questo caso il termine va preso veramente con le pinze.

Infine concedetemi un’annotazione personale. Riascoltare la voce, il modo di cantare e le melodie di Ivan Graziani è, in ogni caso, qualcosa di estremamente coinvolgente e accresce il rimpianto per un’artista di così grande talento scomparso a soli 51 anni.

finale

“Amore mio che vuoi che sia un giorno o un anno,

Se tu sei qui che mi resti ad aspettare punto

Mi guadagno il pane come tutti fanno,

per ogni figlio che è rimasto in mezzo al mare”.

E nel ritornello Colapesce e Dimartino hanno aggiunto:

A prendere il vento con le mani,

ed io ed io non so se qualcosa poi rimane,

Tra le reti cercherò, cercherò,

cercami se puoi.

Il cielo il vento e il mare siamo noi”.