Se un artista è veramente originale anche le strade del “Pop” sono infinite.

Puntata numero centouno.

“E se solo potessi

Farei un patto con Dio

E gli farei scambiare i nostri posti

Correrei su per quella strada

Correrei su per quella collina

Correrei su quell’edificio

Vedi, se solo potessi, oh

Non vuoi farmi del male

Ma vedi quanto è profondo il proiettile

Inconsapevole, ti sto facendo a pezzi

Oh, c’è un tuono nei nostri cuori

C’è così tanto odio per le persone che amiamo?

 Oh, dimmi, siamo entrambi importanti, non è vero?”

(Kate Bush da Running up that Hill)

Io penso che nell’ambito della musica leggera  o pop,  usando definizioni che sono, al solito,  molto vaghe e generiche, esistano almeno un paio di  tipologie di artisti.

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Semplificando molto potremmo dire che una categoria è rappresentata da quei cantanti, musicisti, cantautori, e chi più ne ha più ne metta, che  seguono per così dire la corrente mainstream. Sono artisti che compongono  brani secondo lo stile del momento, la moda del momento, utilizzando le sonorità che vanno per la maggiore in un determinato periodo. Il loro scopo  è sempre la ricerca del consenso e di un successo di massa. Sono artisti che non tracciano strade, ma  seguono quelle già battute e conosciute dai più.

Dall’altra parte troviamo quelli che, anche all’interno di un genere che, per forza di cose è pur  sempre commerciale, come  lo sono tutte le forme d’arte che vengono proposte ad un pubblico che ne fruisce, cercano, e spesso trovano, strade alternative, personali, magari controcorrente. Artisti che non seguono percorsi già battuti ma cercano, a volte riuscendoci altre meno, di tracciarne di nuovi.

A questa seconda categoria appartiene, secondo me senza dubbio alcuno, la cantautrice e musicista britannica Kate Bush.

KATE BUSH

Fin dalla sua prima apparizione sulle scene, avvenuta alla fine degli anni 70 la  proposta musicale di Kate Bush  è sempre stata innovativa e, se vogliamo, all’avanguardia. In un periodo dominato da un lato dalla “Disco Music” e dall’altro dal “Punk” il suo rifiuto a seguire le tendenze alla moda dava alla sua musica una caratterizzazione “fuori dal tempo”.

Le sue composizioni sono sempre risultate di difficile  classificazione e la sua produzione si è spesso distinta per la costante  ricerca di un’artisticità del tutto personale. Del resto ha avuto, fin dall’inizio, un paio di padrini e mentori di grande spessore.  Uno è stato il chitarrista dei Pink Floyd, David Gilmour, che l’ha scoperta e aiutata nei primi passi della carriera. L’altro è  uno dei musicisti inglesi più importanti degli ultimi decenni, Peter Gabriel, che ha duettato con lei, come vedremo, in alcuni dei suoi famosi brani più famosi.

David Gilmour e Kate Bush

Dicevo del suo esordio, avvenuto alla fine degli anni 70.

Un esordio col botto. Parliamo di “Wuthering Heights”, un brano tratto dal suo primo LP “The Kick Inside” che ha raggiunto la vetta delle classifiche di tutto il mondo, Italia compresa.

E’ una canzone significativa dalla quale si possono evincere alcune delle caratteristiche che ritroveremo in tutta la sua produzione.

Lo spunto per la sua realizzazione è stata la visione del film omonimo, “Cime tempestose” del 1970 cui è seguita la lettura del libro di Emily Brontë dal quale il film era tratto.

Libri e film saranno una costante fonte di ispirazione per Kate Bush. Questo si riverbera nelle liriche dei suoi brani che sono sempre significative dal punto di vista del contenuto e sovente molto poetiche nella forma.

Dal punto di vista musicale risalta, in questa canzone,  il suo particolarissimo timbro vocale che è sottile  ed etereo ma anche pungente. A questo   si aggiunge un’estensione del registro verso l’acuto veramente notevole.

La linea melodica del brano risulta estremamente accattivante soprattutto nel ritornello  costruito utilizzando una sequenza di metri ritmici diversa dal canonico quattro quarti. Questa soluzione ritmica, molto sottile della quale l’ascoltatore può non rendersi conto ad un primo ascolto, ha lo scopo di rendere intrigante e caratteristico un ritornello che forse, altrimenti, potrebbe risultare un po’ troppo scontato.

Wuthering Heights

Oltre a queste peculiarità musicali, bisogna considerare anche il fascino visivo della performance  di Kate Bush, che risulta evidente nel video tratto dalla canzone. Tutti i suoi video musicali sono infatti notoriamente caratterizzati da sinuose coreografie  che restituiscono  non solamente un’atmosfera a volte sognante ma spesso, come vedremo più avanti, raccontano delle storie. Molte volte si tratta di veri e propri cortometraggi.

Queste performance hanno anche caratterizzato le sue non frequentissime  apparizioni live. Bisogna sottolineare come Kate Bush abbia fatto pochissime tournée nella sua vita preferendo sempre concentrarsi sulla produzione di canzoni e sulla realizzazione dei video a queste collegati.

Uno degli esempi più eclatanti della sua attenzione per le performance visive lo abbiamo nel video di un altro dei suoi successi più importanti “Babooshka” dei primi anni 80. Il brano racconta la storia di una donna che mette alla prova la fedeltà del marito. Per gran parte del filmato Kate Bush duetta con un contrabbasso, che rappresenta appunto il marito. Lo tiene in mano facendolo roteare più volte e mimando anche delle pugnalate dimostrando una grande abilità sia nel movimento che nella danza.

Proprio nel 1980  Peter Gabriel, nel suo album omonimo, pubblica il primo dei duetti con Kate Bush. La canzone, di grande successo anche questa, si intitola “Games Without Frontiers”.

L’altro, e forse più famoso duetto, lo troviamo nell’album del 1986 “So” sempre di Peter Gabriel. E’ estremamente significativo sia come testo che come linea melodica. Anche il messaggio che trasmette è importante e fa riflettere.. La sonorità generale è molto interessante e vale la pena di ascoltarne un estratto.

Don’t Give Up

Tornando alla carriera di Kate Bush nel 1982 viene pubblicato, dopo solo quattro anni dall’esordio, il suo quarto album, “The Dreaming”. Si tratta, purtroppo, del suo primo passo falso da un punto di vista commerciale. Molte sono le cause di questo fallimento. In primo luogo la fretta impostale dalla sua casa discografica l’importantissima  EMI. Poi il luogo scelto per la registrazione, la Francia del sud, molto lontano dalla sua casa. Infine l’imposizione, sempre da parte della EMI di una serie di musicisti che non erano di suo gradimento. Dopo questo scarso riscontro di vendita in molti pensarono che il fenomeno Kate Bush fosse sul viale del tramonto.

Kate Bush scelse il silenzio, per tre anni.

Il disco del quale ci occupiamo oggi “Hounds of Love “, i “Segugi dell’amore” fu pubblicato infatti nel 1985.

In questi tre anni Kate Bush decise, col proprio compagno, di costruirsi uno studio di registrazione praticamente in casa, in una fattoria in campagna a sud est di Londra. In questo modo riuscì a concentrarsi maggiormente sul lavoro senza distrazioni  esterne e senza la fretta che gli studi di registrazione presi in affitto di solito impongono, visto gli alti costi di produzione.

Altro fattore fondamentale fu la decisione di diventare lei stessa produttrice esecutiva del proprio lavoro. In questo modo il suo controllo creativo sulle canzoni risultò totale e il risultato finale  si rivelò lo specchio fedele di tutte le sue idee artistiche.

A questo bisogna aggiungere un elemento tecnico, o per meglio dire, tecnologico.

Per questo album Kate Bush decise di acquistare un secondo strumento, quasi futuristico per il periodo, da affiancare a quello già in suo possesso. Si tratta del famoso “Fairlight CMI”, un particolare sintetizzatore in grado anche di campionare i suoni.

Fairlight CMI

Il campionamento dei suoni, che ai giorni nostri ormai è la normalità, era allora qualcosa di avanguardistico e, per certi versi, quasi sperimentale.

Ricordo che campionare vuol dire registrare un suono, sia  naturale che emesso da un qualsiasi strumento, ed assegnare il file relativo ad un tasto di una tastiera simile a quella di un pianoforte. In questo modo premendo quel tasto viene riprodotto il suono registrato. Ovviamente ad ogni tasto può essere assegnato un campione diverso.

Per rendere l’idea pochissimi erano i musicisti in possesso di uno strumento simile. Tra questi, nomi importanti come Herbie Hancock, Peter Gabriel, Mike Oldfield, e Stevie Wonder.

Oltre a campionare le sonorità di strumenti etnici il Fairlight è stato utilizzato in questo album per programmare molte delle sequenze che caratterizzano le varie canzoni. In questo modo  le sonorità “sintetiche” sono affiancate  a quelle prodotte dagli strumenti più tradizionali suonati dai musicisti in studio.

Questa scelta dimostra ancora una volta la volontà di ricercare e sperimentare nuove soluzioni che ha sempre caratterizzato la musica di Kate Bush.

Il risultato finale è un album il cui suono generale sembra non essere invecchiato affatto. Per il suo periodo era un suono proiettato nel futuro e, per certi versi, rimane tale ancor oggi.

“Hounds of Love” è, in pratica, un disco diviso in due parti che corrispondono alle due facciate di un LP che era il supporto in voga allora.

La prima facciata ha un’impronta più pop e contiene molti brani di successo che sono stati utilizzati anche come singoli.

La seconda invece ha un suo titolo particolare, “The Ninth Wave”, ed è una facciata “concept”. E’ costituita infatti da un insieme di canzoni che raccontano tutte insieme la storia di una sopravvissuta ad un naufragio che lotta disperatamente per non annegare e per essere salvata.

L’idea dei “concept album”  era molto in voga negli anni 70 e soprattutto in un genere di musica come il “progressive rock”. Probabilmente questa è stata una delle fonti di ispirazione per la cantautrice britannica.

“Hounds of Love” si apre con un brano intitolato “Running up that Hill” che è stato il primo singolo di successo estratto dall’album.

Questa canzone ha una storia particolare. Dopo il notevole successo nella metà degli anni 80 ha vissuto, e sta vivendo tutt’ora un grande “ritorno di fiamma” da quando è stata inserita nella colonna sonora della serie televisiva “Stranger Things”. E’ infatti uno dei brani più ascoltati e scaricati da tutte le piattaforme di streaming attuali.

Il testo, come dimostra l’estratto che ho inserito all’inizio, è estremamente attuale. Affronta infatti un argomento delicato come quello del “gender” e dei rapporti di coppia tra le mura domestiche. La protagonista fa in pratica un patto, non col diavolo come si potrebbe pensare, bensì con Dio. La richiesta è quella di potersi scambiare di genere al fine di riuscire a capire meglio l’altro, la persona amata.

In un’intervista Kate Bush ha così spiegato la sua idea:

Riguarda la relazione tra un uomo e una donna che sono molto innamorati e hanno paura che le cose possano andare male, sono molto insicuri e hanno molta paura della relazione in se. E immaginano ci sia la possibilità di scambiarsi di posto per capire come l’altro si sente, quando si dicono cose che non volevano ferire e che non si pensava potessero essere fraintese. E penso che se si potesse scambiarsi i ruoli ci si potrebbe capire meglio”.

Il brano, pur dotato di una struttura molto semplice, in pratica è costituito da tre accordi, ha un fortissimo impatto ritmico.

La linea melodica è inusuale e presenta molti salti, anche piuttosto ampi, verso il basso.

Anche la parte vocale, che all’inizio è frenetica e molto ritmica, successivamente si “apre” e diventa più melodica.

Running up that Hill

Un aspetto particolare è dato dal fatto che l’arrangiamento delle voci, grazie al Fairlight CMI che ha permesso di alterare l’intonazione di una delle tracce vocali di Kate Bush abbassandola di molto, in pratica presenta quasi un dialogo tra una donna e un uomo. In realtà l’unica a cantare è ovviamente lei stessa.

Come detto dalla prima facciata sono stati estratti molti singoli di successo.

La title track “Hounds of Love”, che è la seconda traccia ed ha un video ispirato a un film di Alfred Hitchcock “Il Club dei 39”. Anche “ The Big Sky” è uscito come singolo.

Tra questi un discorso a parte merita “Cloudbusting” ultimo brano della prima facciata. Racconta la storia di un “cacciatore di nuvole”, uno scienziato che ha costruito una macchina in grado di provocare la pioggia. Il video ha come protagonista l’attore Donald Sutherland e il risultato è un gioiellino di cortometraggio che dimostra, ancora una volta, l’attenzione con la quale Kate Bush cura la realizzazione dei video delle sue canzoni.

Cloudbusting

La seconda facciata del disco è qualcosa di molto più sperimentale. La sonorità generale dei brani è decisamente meno pop e il risultato, da un punto di vista artistico, acquista un altro spessore.

E’ la storia, come detto, di una naufraga che cerca disperatamente di salvarsi. Inizia con un brano meraviglioso, una ballata per voce e pianoforte, un gioiellino molto breve ma intenso.

La protagonista cerca disperatamente di non addormentarsi perché sa che altrimenti potrebbe affogare.

Da notare che musicalmente la canzone parte dallo stesso giro di accordi col quale era terminata la facciata A col brano “Cloudbusting”.

Anche questa canzone ha una struttura molto semplice ma la linea melodica è molto bella e per me rappresenta il punto più alto di tutto il lavoro.

Il titolo è “And Dream Of Sheep”.

And Dream of Sheep

Molti sono i brani nella seconda facciata di questo disco che hanno delle sonorità veramente interessanti. Questa è una storia di speranza, frustrazione, paura e disperazione e la musica che Kate Bush ha composto risulta estremamente efficace da un punto di vista drammaturgico e narrativo.

Da questo punto di vista il brano più interessante, secondo la mia del tutto personale opinione, è “Hello Earth”.

Il testo parla della forza della natura, delle tempeste, che hanno il potere anche di uccidere la gente, gente che non rappresenta necessariamente la “cosa” più importante esistente sul pianeta.

A fronte di una struttura di accordi anche in questo caso semplice e immediata abbiamo una trovata veramente geniale.

Nella sezione che solitamente dovrebbe ospitare il ritornello Kate Bush fa una scelta estremamente intrigante. Prende in prestito una canzone folk georgiana molto lenta e dall’andamento solenne intitolata “ Zinzkaro”. L’aveva ascoltata nella colonna sonora del film “Nosferatu” del 1979 diretto da Werner Herzog. Il risultato ha un effetto totalmente straniante anche perché da un punto di vista armonico lo spezzone è totalmente in contrasto col resto della canzone. La soluzione si rivela però, proprio per questo, geniale.

Hello Hearth

“Hounds of Love” ha avuto un notevole successo pur nella sua complessità. Presenta infatti sia momenti pop molto ritmici che sonorità ispirate chiaramente al folklore irlandese, ci sono inoltre ballate molto scarne e brani in cui la musica sembra la colonna sonora di un film.

E’ un album caratterizzato da una ricerca sonora molto attenta e calibrata che testimonia il livello artistico di questa spettacolare autrice e cantante britannica.

Va ascoltato tutto molto attentamente perché ne vale veramente la pena.

Per rendere ulteriormente chiare le idee e le intenzioni alla base della produzione musicale  di Kate Bush voglio concludere con una sua affermazione con la quale sono totalmente d’accordo:

La cosa grandiosa dell’arte a qualsiasi livello è che può parlare a tutte le persone se viene realizzata correttamente. Quando ascolto un brano musicale o guardo un dipinto che mi ha commosso, mi ha dato qualcosa. È un’esperienza incredibilmente speciale. Ho delle idee come scrittrice, ma le persone, quando ascoltano un brano,  ne prendono ciò che interpretano. A volte  fraintendono i miei testi e pensano che una canzone parli di qualcosa che non è. Non importa. Se parla a loro e ne ricavano qualcosa di positivo, è fantastico”.

finale