Puntata numero centododici

Allorquando i testi della Passione erano già stati stampati, è piaciuto al Nobilissimo e Sapientissimo Consiglio che l’esecuzione di quest’ultima, venerdì prossimo a Dio piacendo, abbia luogo nella chiesa di S.Nicola e che per l’avvenire, secondo la consuetudine la musica per le domeniche e le festività vengano ugualmente alternate, la qual cosa noi abbiamo voluto portare a conoscenza dei signori auditores”.

Johann Sebastian Bach

Accadono, sovente, accadimenti che stravolgono un po’ la programmazione prevista per queste puntate.

È quello che è successo anche questa volta.

ASCOLTA IL PODCAST

Nella settimana pasquale in televisione vengono spesso riproposti film storici la cui trama è imperniata sulle vicende che narrano gli ultimi giorni di Cristo. Similmente, sulle varie piattaforme di streaming audio, si possono trovare anche brani musicali ispirati più o meno a questo periodo.

E proprio recentemente ho avuto la fortuna di riascoltare una composizione che non frequentavo da un po’ di tempo. È un brano di bellezza, secondo me, sconvolgente. Da qui la necessità, direi quasi l’urgenza, di provare a raccontarlo a chi non avesse  la fortuna di conoscerlo  o a chi, come me, volesse riprovare le emozioni che un ascolto di questo tipo può dare.

Si tratta, come avrete intuito dal titolo, del coro iniziale della “Passione secondo Giovanni”, in tedesco la “Johannes Passion” , di Johann Sebastian Bach.

Cerchiamo di andare con ordine.

Solitamente  si ha di Bach  un’immagine austera. In realtà aveva una personalità sfaccettata e molto interessante. Di sicuro non si faceva, per così dire, mettere facilmente i piedi in testa da nessuno e la dichiarazione riportata all’inizio ne è una prova.

Ma vediamo i fatti

Bach avrebbe voluto rappresentare la “Passione secondo Giovanni” nella chiesa si S. Tommaso da lui ritenuta più adatta. Il Consiglio di Lipsia però aveva già indicato quella di S. Nicola come la sede ideale. Il Presidente della chiesa di S. Nicola quindi protestò vivacemente, presso le autorità comunali, contro questa decisione presa autonomamente da Bach. Il compositore venne quindi diffidato anche attraverso un comunicato ufficiale e pubblico. A questo comunicato Bach rispose, appunto, col il suddetto manifesto. Per questa presa di posizione, velatamente ironica,  venne severamente redarguito. Egli successivamente si scusò sostenendo di essere un forestiero, da poco a Lipsia, e quindi non del tutto a conoscenza delle consuetudini locali.

Chiesa di S.Nicola a Lipsia

Bisogna specificare che per Lipsia Bach era stata una scelta di ripiego come compositore. Il Consiglio infatti aveva puntato su un altro nome, di spicco in quegli anni, quello di George Philipp Telemann, che però aveva già un impiego in un’altra città. Vi sono documenti nei quali è scritto che “non potendo avere il meglio, si è costretti a ripiegare su J.S.Bach” cioè un compositore allora abbastanza sconosciuto.

Bach pertanto dovette, a fatica, conquistarsi il favore del Consiglio e della cittadinanza lavorando indefessamente producendo molte composizioni a carattere religioso tra le quali spiccano, appunto, le Passioni.

George Philipp Telemann

Si tratta di lavori che venivano eseguiti, ovviamente, durante la settimana santa.

A quanto si conosce Bach compose, probabilmente, cinque Passioni. Solo due di queste sono però arrivate a noi, quella secondo Giovanni, il cui testo è frutto di più fonti unite e collegate tra loro dallo stesso Bach, e la Passione secondo Matteo, della quale abbiamo parlato nella puntata n.66.

Della Passione secondo Marco si conosce solo il testo che è stato scritto da un poeta suo amico soprannominato Picander. La musica di questa Passione è purtroppo andata perduta e sembra addirittura che ne abbia scritte due sempre secondo lo stesso vangelo.

Per quanto riguarda la Passione secondo Luca non si è sicuri di poterla attribuire a Bach. Il manoscritto infatti è in parte opera di Bach e in parte del figlio Carl Philipp Emanuel ma probabilmente l’autore è un altro compositore che non è mai stato  del tutto identificato.

Come si può intuire le Passioni erano, e sono, composizioni veramente monumentali, sia per la durata che per la compagine orchestrale impiegata.

L’organico della Passione secondo Giovanni passione prevede, per quanto riguarda le voci un coro a quattro parti più vari solisti, mentre orchestra è costituita, per la maggior parte, da una nutrita sezione di “archi”. Vi sono inoltre strumenti destinati soprattutto ad accompagnare i recitativi, il cosiddetto “basso continuo”, e strumenti a fiato, i “legni”.  Va segnalata la presenza anche di alcuni strumenti particolari che erano già in parte desueti all’epoca come l’oboe da caccia, il liuto, la viola d’amore. Importante è anche il ruolo affidato ad uno degli strumenti principali di quel periodo, la viola da gamba.

Viola da Gamba

In tutto si parla di una sessantina di elementi. In un’epoca nella quale spesso lo stesso Bach si lamentava della scarsità e della inadeguatezza degli strumentisti a disposizione, riuscire a disporre di un tale organico non era certo impresa facile. Per non parlare poi dell’altra Passione, quella secondo Matteo che, con i suoi tre cori e ben due orchestre, richiedeva un organico monstre per quei tempi.

Dal punto di vista della struttura del testo la componente essenziale è il dualismo ciò che governa queste passioni. Abbiamo infatti da una parte la vicenda che viene narrata dall’Evangelista, da un discepolo o comunque da un testimone dell’epoca mentre dall’altra c’è la visione mistica dei fedeli. Questi guardano e commentano le vicende ovviamente in tempi e luoghi estremamente lontani da quelli in cui i fatti narrati si sono svolti.

Da un punto di vista musicale la Passione è quasi una rappresentazione operistica. Ovviamente mancano i costumi e le scenografie ma abbiamo una storia e dei personaggi che la portano avanti. I fatti vengono raccontati utilizzando molti dei meccanismi tipici delle opere barocche.

Ci sono i “recitativi”, una sorta di parlare intonato o di recitare cantando, nei quali si racconta i susseguirsi della vicenda. In questi brani, ovviamente, il testo acquisisce un ruolo di primaria importanza rispetto alla melodia. Abbiamo poi i momenti di commento e riflessione rappresentati dalle “arie” solistiche che rappresentano, è logico, le parti più melodiche. Rispetto all’opera ci sono in più i “Corali”, utilizzati per esprimere  i sentimenti dei fedeli che assistono allo svolgimento dell’azione.

A questo proposito bisogna dire che il  “Corale” rappresenta la forma più importante di preghiera, attraverso il canto, della confessione luterana. Lo stesso Lutero infatti, circa due secoli prima di Bach, aveva introdotto questi canti su testo sacro, utilizzando però s melodie tratte da motivi popolari. In questo modo si  facilitava la partecipazione alle funzioni anche da parte di quei fedeli che non avevano molta dimestichezza con la musica.

Corale a quattro voci

È ovvio che uno degli elementi più importanti in una composizione di questo tipo, è rappresentato dal coro che diventa fondamentale per la sua potenza espressiva e per l’importanza da un punto di vista drammaturgico.

E nel brano oggetto di questa puntata, che è il primo, della Passione secondo Giovanni, il coro riveste un ruolo fondamentale.

Prima di entrate nel dettaglio del brano volevo farvi riflettere su un aspetto, secondo me, estremamente importante.

La prima rappresentazione di questo capolavoro si è avuta il 7 aprile 1724, esattamente trecento anni fa. Immaginate l’effetto che può aver fatto ai fedeli riuniti nella chiesa di S. Nicola a Lipsia, l’assistere a una rappresentazione così imponente introdotta da un coro di questo tipo. Deve essere stato qualcosa di veramente sorprendente visto che, a quanto pare, non tutti hanno apprezzato questo momento iniziale, ritenendolo, probabilmente, troppo moderno ed audace. Forse per questo motivo, nella   successiva rappresentazione Bach eliminò alcune parti tra cui proprio questa, che fortunatamente, venne reintrodotta qualche tempo dopo. Del resto ancor oggi questo brano risulta estremamente moderno e in grado di creare un effetto drammatico e di tensione notevolissimo.

Se confrontiamo la sua complessità con la tendenza all’estrema semplificazione cui spesso ci invita molta musica odierna, ci possiamo rendere conto di come non sempre al progresso tecnologico e scientifico abbia corrisposto, in questi secoli, un equivalente  progresso emotivo e di sensibilità della razza umana.

Qui siamo di fronte ad un livello di qualità e complessità cui, purtroppo, raramente oggi siamo abituati.

A questo proposito è emblematico il caso dei “corali”. Come detto venivano utilizzati per facilitare la partecipazione anche di chi non aveva troppo dimestichezza con la musica, perché presentavano melodie già conosciute. Si tratta comunque di brani a quattro voci (soprani, contralti, tenori e bassi) abbastanza complessi.

Ve ne faccio ascoltare uno tratto, appunto, da questa Passione. Immaginate di partecipare ad una funzione religiosa e di trovarvi a doverlo cantare insieme alla folla dei fedeli e vi renderete conto di come non sia per niente facile da eseguire, nonostante la sua brevità.

Il titolo è “‘O große Lieb”, in italianoO Grande Amore”.

O große Lieb

Un esempio completamente diverso di utilizzo del coro, in un momento non di commento ma di viva partecipazione della folla ai tempi delle vicende narrate è questo canone molto veloce e dissonante. Si intitola “Kreuzige”, “Crocifiggilo”. Dopo un breve recitativo iniziale entrano le varie voci del coro. Alcune hanno melodie frenetiche mentre  altre procedono a note lunghe. Durante tutto il brano le voci continuano ad alternare tra loro questo modo di procedere. L’effetto è coinvolgente con e ha un alto tasso di drammaticità.

Kreuzige

Il prossimo esempio riguarda l’utilizzo delle “arie”. Una delle ultime, di questa Passione, è intitolata “Es ist vollbracht”,  “Tutto è compiuto”. Le ultime parole di Cristo forniscono lo spunto alla meditazione sul sacrificio del figlio di Dio, e sono intonate da una voce di contralto. Lo strumento che accompagna è una viola da gamba, e le due sonorità creano un’atmosfera quasi surreale di pace intima e silenzio.

Es ist vollbracht”

Ma il brano che mi ha dato lo spunto per questa puntata è proprio quello introduttivo.

Si tratta di un vero e proprio prologo con una caratteristica precipua. È un canto terreno. Non sono di angeli ad intonare il testo bensì i fedeli, peccatori, che glorificano il figlio di Dio. E lo glorificano in modo tanto più evidente quanto più grande è la bassezza dell’uomo.

Penso che nessun ascoltatore possa rimanere indifferente di fronte ad un brano di questo tipo e alla sua magnificenza. Si intitola “Herr, unser Herrscher“, “Signore tu, nostro padrone”, il cui testo è preso dal salmo n.8.

Si tratta, come detto, di un brano di incredibile modernità.

Musicalmente si basa sulla ripetizione ostinata di una piccola cellula ritmico-melodica. Il ritmo di questa cellula si mantiene costante, sempre quattro note della stessa lunghezza. Da un punto di vista melodico invece si modifica continuamente poco per volta. Diventa quasi un tappeto semovente sul quale si appoggiano le melodie dei fiati che creano forti dissonanze tra loro. Su tutto questo poi si innesta il coro e ne risulta un effetto mirabile.

In questo esempio La cellula ritmico-melodica, estrapolata al pianoforte è questa e viene ripetuta quattro volte.

cellula ritmica

Come avete potuto sentire i bassi eseguono costantemente la stessa nota.

Sviluppando questa cellula un po’ di più, sempre col solo pianoforte, abbiamo l’inizio del brano.

cellula ritmica 2

Come avete potuto sentire è un continuo movimento ascendente che sembra non fermarsi mai

Su tutto questo, come detto, si appoggiano poi le melodie, a volte lancinanti, dei fiati ricche, come detto, di note dissonanti.

Inizio

Al culmine di quest’introduzione vi è un ulteriore aumento, se possibile, della tensione, causato anche dal crescere dell’intensità sonora, che prepara l’entrata del coro. Tutte le voci intonano per tre volte, in modo omoritmico, cioè con note di uguale durata, la parola “Herr”, “Signore”. È un’entrata devastante da un punto di vista emotivo. Subito dopo le voci si disperdono e si rincorrono come a rappresentare le anime che cercano, senza riuscire di elevarsi perché sono destinate, sia melodicamente che da un punto di vista metaforico, a cadere sempre verso il basso.

Qualcuno ha visto, in tutto questo, una rappresentazione dell’ascesa verso il Golgota e, probabilmente, non ha tutti i torti.

Entrata delle voci

Come alcuni studiosi hanno rilevato vi è una certa discrepanza tra il significato del testo, che parla di gloria, ed una musica così cruda e viscerale. Questa è la traduzione del testo.

Signore, nostro padrone

sei sovrano in tutte le nazioni!

 Mostraci, con la tua Passione,

che Tu, il vero figlio di Dio, in ogni tempo,

anche nella più grande umiliazione,

sei stato glorificato!”

A questo proposito il musicologo Giorgio Pestelli ha sintetizzato mirabilmente in un suo libro questa contraddizione. Fa  intendere infatti che questa cellula continuamente ripetuta dagli archi, presente in tutto il brano, non sia che la rappresentazione che Bach ha fatto del “sotterraneo mormorare della canaglia che prepara le sue macchinazioni“.

Una certa letteratura musicale tradizionale ci presenta spesso la figura di Bach come una mente geniale che esercita un controllo incredibile su quello che fa, magari rinunciando alla passione e al sentimento. In realtà, un altro musicologo come Alex Ross sostiene giustamente che:

”Quello che  Bach ci dona, e che ha dato anche a se stesso,  è un modo per venire a patti con l’emozione estrema. Egli non consola; Egli commette. Bach non è una divinità bizantina che guarda dalla cupola. Cammina accanto a te nella notte”.

Come detto la città Lipsia non apprezzò completamente questo capolavoro . Bach fu anche rimproverato per aver in parte trascurato i suoi doveri di insegnante. Un membro del consiglio comunale lo definì incorreggibile”.  Fu forse questo a spingerlo a rivedere alcune parti del lavoro in vista delle successive rappresentazioni.

La non completa soddisfazione della comunità nei confronti del lavoro di Bach  è stata così sintetizzata da un compositore coevo:

Questo grande uomo sarebbe l’ammirazione di intere nazioni se avesse più piacevolezza, se non togliesse l’elemento naturale ai suoi pezzi dando loro uno stile turgido e confuso, e se non oscurasse la loro bellezza con un eccesso di arte“.

finale

Come dire  che  gli artisti che provano a scuotere il pubblico con proposte non usuali cercando una strada e uno stile personale sono sempre guardati con sospetto e spesso criticati e osteggiati   dai cosiddetti benpensanti, in tutti i tempi.

Certamente Bach non si faceva intimidire da tutto questo. Era un tipo tosto con idee molto precise sul suo rapporto con la gente, col pubblico, coi suoi datori di lavoro e, soprattutto, col proprio lavoro.

C’è una sua frase molto significativa, al riguardo,:

Per quanto riguarda la tua persona, non devi arrabbiarti con nessuno, indipendentemente dall’offesa che ti può aver fatto. Ma, dove il tuo ufficio lo richiede, lì devi arrabbiarti“.