Un album molto originale di un’artista molto originale.

Puntata numero centodiciotto.

“Mi diverto con la mia voce, ma non sto cercando di renderla bella tutto il tempo. Non sto cercando di convincere nessuno che sono una cantante. La voce si è rivelata  essere solamente un altro strumento”.

(Fiona Apple)

In un periodo come questo nel quale spesso la musica “pop” è qualcosa di standardizzato che deve rispondere a canoni ben precisi per garantire un ritorno commerciale e di immagine, spesso a scapito della qualità e della creatività, è consolante constatare che esistono artisti il cui scopo è quello di uscire dal gregge per percorrere nuove strade.

ASCOLTA IL PODCAST

Nel corso di queste puntate abbiamo parlato di alcuni di loro, Tori Amos, Kate Bush, Nick Cave, Billie Eilish. Ebbene tra artisti così particolari ed innovativi un posto di rilievo è, senza dubbio, quello occupato da Fiona Apple.

Fiona Apple

Fiona Apple, cantautrice statunitense, è un personaggio che potremmo definire, sui generis.

È nata nel 1977 e ha debuttato, discograficamente parlando, nel 1996 a diciannove anni. Una delle sue peculiarità è che da allora ad oggi ha pubblicato solamente cinque album. Questa è un’anomalia all’interno di un mondo come quello musicale che ha nella produzione a spron battuto e nel consumo veloce due delle caratteristiche principali.

Sovente Fiona Apple ha trasgredito le regole dello “show biz” facendo quello che voleva e, soprattutto, quando e come lo voleva.

Al riguardo ci sono alcuni episodi significativi che raccontano del suo modo di vivere l’arte e la musica. E sono ancora più rilevanti perché, è bene ricordarlo, non si parla di un personaggio di nicchia conosciuto principalmente dagli addetti ai lavori, ma di un’artista che ha vinto premi e riconoscimenti importanti. Sia il pubblico che la critica hanno sempre apprezzato i suoi dischi che hanno avuto anche con un ottimo successo commerciale.

Uno di questi episodi si è verificato quando aveva solo vent’anni. Durante la trasmissione nella quale le venne assegnato il premio “ MTV Video Musica Award”, come miglior nuovo artista per il suo primo album e in particolare per la canzone “Sleep to Dream”, nel suo discorso di accettazione pronunciò la seguente frase:

Questo mondo  è una stronzata. E non dovresti modellare la tua vita su ciò che pensi sia cool, su ciò che indossiamo e su ciò che diciamo, e tutto il resto. Vai con te stesso”. 

Ovviamente l’affermazione fece molto scalpore. Una cantante che si espone in questo modo a vent’anni deve avere o una grande incoscienza oppure una profonda coscienza del proprio valore e del proprio ruolo all’interno del mondo musicale.

Fiona Apple alla premiazione degli MTV Awards

La formazione musicale di Fiona Apple è stata abbastanza solida, da un punto di vista didattico. Possiamo dire che fa parte di quel gruppo di personaggi femminili tipo Tori Amos o Kate Bush che hanno fatto del loro modo di cantare e comporre al pianoforte la propria cifra stilistica.

Le sue prime canzoni risalgono all’età di otto anni e i brani scritti quando era adolescente sono contenuti nell’album di debutto “Tidal”.

Tidal

Per questo album ha ricevuto un “Grammy Award” per la migliore performance vocale rock femminile, nella canzone che si intitola “Criminal”.  Si tratta di un brano molto ritmato che potremmo definire tipico di una certa tradizione americana. Nel suo sviluppo, però, si possono già trovare alcune delle caratteristiche peculiari che troveremo in tutto il suo repertorio.

La parte finale infatti è, probabilmente, la cosa più strana ed interessante di tutto la canzone.

Andiamo però con ordine e ascoltiamo l’inizio.

Criminal

Una delle caratteristiche  che si rilevano già da questo brano è il gusto di Fiona Apple nel creare melodie vocali, gusto che sarà una costante in tutta la sua produzione.

Come dicevo è il finale a svelare alcune delle soluzioni più peculiari e interessanti che renderanno i suoi brani così personali e diversi dal solito. A mio avviso, anche se non ne sono sicuro, è un finale che probabilmente veniva tagliato dalle emittenti radiofoniche quando il pezzo passava nelle varie trasmissioni. Sembra quasi una “jam” improvvisata, del tutto inusuale per una canzone di successo.

Criminal finale

Nei brani di Fiona Apple non bisogna mai dare nulla per scontato perché è incredibilmente brava a cambiare le carte in tavola durante il gioco. Spesso modifica lo sviluppo di una canzone per trovare soluzioni inusuali e mai banali. Al riguardo alcuni pensano che sia stata una delle principali ispirazioni per un’altra delle cantautrici più interessanti americane del panorama attuale, molto più giovane di lei, quella Billie Eilish della quale ho parlato nella puntata n. 80.

Billie Eilish

Durante la sua vita ha affrontato problematiche molto importanti. Ha lottato per anni sia contro un disturbo ossessivo compulsivo che con la depressione. Inoltre anche lei, come è successo a Tori Amos, è stata violentata quando aveva dodici anni poco fuori dall’appartamento che condivideva con la sua famiglia. Questo fatto l’ha, ovviamente, segnata in modo profondo nell’animo.

Tutto ciò però non le ha mai tolto la voglia di dire la propria e soprattutto non ha mai affievolito la sua capacità creativa.

Copertina di “When the Pawn”

Della sua “vis polemica”, chiamiamola così, abbiamo un esempio nel titolo del suo secondo album pubblicato, stranamente, “solo” tre anni dopo il primo. Il titolo è “When the Pawn….”, ma, in realtà, si tratta di un titolo abbreviato.

Il secondo album di Fiona Apple è stato infatti per lungo tempo nel “Guinness” dei primati come il disco col titolo più lungo. Si tratta infatti di una poesia di ben 90 parole che lei ha scritto come reazione ad una recensione negativa riguardante il suo primo album. Anche questa, evidentemente, è un’ulteriore sfaccettatura della sua poliedrica personalità.

Il suo terzo album “Extraordinary Machine” è uscito nel 2005, mentre il quarto è stato pubblicato nel 2012.

Si intitola “ The Idler Wheel” ed è unanimemente considerato come uno degli album più importanti dello scorso decennio. Ha avuto recensioni estremamente positive su tutte le principali testate del settore. La critica, come dicevo, ha del resto sempre apprezzato la produzione musicale di Fiona Apple così come il pubblico.

Questo dimostra che l’originalità, se supportata dalla qualità, alla fine, paga. E la conferma più eclatante di ciò si è avuta con la pubblicazione, nel 2020, del suo quinto album, “Fetch The Bolt Cutters”, che è l’oggetto di questa puntata.

Fetch the Bolt Cutters

Già il titolo è molto significativo. “Fetch The Bolt Cutters” significa, più o meno “prendi le cesoie”, oppure “prendi le tronchesi”. Lo spunto per il titolo è venuto a Fiona Apple dalla sua passione per le serie televisive. In un episodio di una di queste, della BBC, intitolata “The Fall”, la protagonista Gillian Anderson, che interpreta un commissario di polizia, pronuncia la stessa frase quando si trova davanti una porta chiusa con una catena, al di la della quale c’è una donna che è stata violentata.

The Fall

Questo titolo racchiude, probabilmente, tutto il senso di un disco che racconta di donne, di diritti violati e del non aver paura di esprimere le proprie opinioni.

Uno degli aspetti più interessanti di questo album è che più che essere un prodotto finito, perfetto o levigato, è un qualcosa di ruvido. A volte sembra un “work in progress” di un’artista pronta a mettersi costantemente in gioco, ricominciando spesso da capo. Molti sono gli elementi ad avvalorare questa sensazione.

Il primo, e forse il più importante, è che il disco è stato realizzato quasi interamente proprio in casa, nella sua casa. Per le registrazioni è stato utilizzato il software che è installato di default su tutti i computer della “mela”, “Garage Band”. Di conseguenza l’album appartiene, di diritto, a quella categoria denominata dei “bedroom records”, letteralmente i “dischi della camera da letto“. Tutte le stranezze presenti, le imprecisioni in alcune tracce e anche la durata fuori dal comune delle fasi di registrazione, circa cinque anni, sono dovute alla scarsa conoscenza, da lei stessa ammessa, proprio del software in questione.

Schermata di Garage Band

Questo però le ha dato anche la possibilità di imparare e sperimentare in continuazione trovando, di volta in volta, soluzioni nuove che successivamente hanno reso uniche le varie canzoni.

Per quello che riguarda la musica l’album è basato soprattutto sull’uso delle voci e delle percussioni.

Non si tratta però di percussioni convenzionali. Fiona Apple ha infatti utilizzato tutti gli oggetti che aveva in casa, pentole, piatti, bicchieri, scatole di vario tipo. Ha descritto questo “strumentario” come la mia “orchestra di percussioni”. Da questo ensemble ha ricavato ritmi dal sapore strano, a volte di tipo industriale, in contrasto con le linee melodiche, spesso caratterizzate da un andamento più tradizionale.

Anche le voci, come detto, hanno un ruolo di primaria importanza. Non solo la sua, ma anche quelle delle amiche che l’hanno aiutata durante le registrazioni.

Rispetto agli album precedenti il pianoforte ha un ruolo meno rilevante. Spesso viene suonato in modo percussivo oppure per ripetere delle frasi ossessive utilizzate come impalcature sulle quali si sviluppa il brano.

L’album si apre con una composizione che ha un titolo abbastanza tradizionale “ I Want You To Love Me”, ma che non è tradizionale per niente nel suo sviluppo. Questo rende difficile definirla del tutto una canzone.

L’inizio sembra quasi essere una “demo” di una parte di percussioni non completamente perfezionata sulla quale, successivamente, si inserisce il pianoforte che esegue una linea melodica ripetuta, quasi un “loop”.

Una delle cose più interessanti è il rapporto tra la musica e la linea melodica della voce. Quando la musica appare statica e ripetitiva la voce ha un andamento più melodico, mentre quando la parte strumentale si arricchisce muovendosi maggiormente Fiona Apple ferma la linea vocale eseguendo, a volte , una sola nota. Questo accade spesso, se fate caso, sulla parola “you”. Viene così creato un effetto particolarmente interessante.

Poi, ad un certo punto, l’atmosfera cambia radicalmente e il brano diventa più grintoso, quasi “soul”, con  Fiona Apple che sfodera una vocalità grintosa e piena.

L’inizio è questo.

I Want You to Love Me

Come avete potuto sentire è un brano veramente stimolante. Tra l’altro anche qui, alla fine, c’è un’improvvisazione, sempre sulla parola “you”, che vi invito caldamente a scoprire.

Il secondo brano ha come titolo “Shameika”. È il nome di una ragazza che lei conosceva ai tempi della scuola, che in un periodo nel quale Fiona Apple era costantemente vittima dai compagni, le disse una cosa di estrema importanza.

I used to walk down the streets
On my way to school
Grinding my teeth to a rhythm invisible
I used my feet to crush dead leaves
Like they had fallen from trees
Just for me, just to be crashed cymbals

“Camminavo per le strade sulla via di scuola. Digrignavo i denti seguendo un ritmo invisibile. Sbattevo i piedi sulle foglie morte che erano appena cadute dagli alberi. Solo per me come se fossero dei piatti rotti (cymbals fa riferimento ai piatti della batteria non ha quelli da cucina).

In pratica è una canzone contro il bullismo, come si capisce nel proseguo del testo. poi, arriva la frase più significativa:

Shameika said I had potential
Shameika said I had potential
Shameika said I had potential”

“Shameika disse che avevo delle qualità, del potenziale”.

L’inizio è caratterizzato da un ritmo ossessivo suonato dal pianoforte al quale segue un ritornello appena accennato. Poi l’atmosfera diventa quasi cangiante come spesso accade nei brani di questo album così intrigante e originale.

Shameika

Come avrete senz’altro notato è difficile definire questi brani come canzoni. Piuttosto si tratta di vere e proprie composizioni che costringono l’ascoltatore a seguire il percorso tracciato e l’atmosfera proposta.

È quello che accade, ad esempio, anche nella terza traccia, la “title track” “Fetch The Bolt Cutters”.

L’inizio è caratterizzato dalla sonorità di un set di percussioni casalinghe sulla quale si innesta una linea vocale quasi parlata. Successivamente, un po’ alla volta, il parlato si trasforma in una linea più melodica che sfocia in un ritornello quasi ossessivo.

Altra peculiarità di questo brano è la presenza delle voci, se così si può dire, di alcuni cani, di proprietà sia di Fiona Apple che delle sue amiche, alle quali si aggiunge anche quella di un gatto. È un ulteriore esempio dell’atmosfera, diciamo casalinga, che pervade tutto l’album, un’atmosfera nella quale, lo ripeto, anche errori, imprecisioni o elementi a sorpresa, diventano importanti. Il brano finisce proprio con un festival, di cani che abbaiano.

Tra l’altro “Fetch The Bolt Cutters”, è stato uno degli ultimi brani a essere inserito nel disco .

Fetch the Bolt Cutters

Molte sono le composizioni veramente interessanti in questo album.

Una è, senza dubbio, “Under The Table”, (sotto il tavolo). Racconta di un invito a cena con dei personaggi di una certa importanza, invito che lei non voleva accettare.

Te l’avevo detto che non volevo andare a questa cena.
Sai che non vado per quelli di cui ti preoccupi.
Quindi, quando dicono qualcosa che mi fa sobbalzare,
Quel vino di lusso non spegnerà la mia rabbia.

A questo inizio segue un ritornello, fatto di una sola frase, che è geniale e si stampa immediatamente nella testa.

“Kick me under the table all you want/ I won’t shut up, I won’t shut up!”,

“Scalciami sotto il tavolo quanto vuoi. Non starò zitta, non starò zitta”!

In quel punto il brano sembra quasi diventare una cantilena per bambini.

L’inizio è caratterizzato da un pedale statico sul quale, un po’ alla volta, il brano si sviluppa.

Under the Table

Anche “Ladies” è un brano interessante, che a me piace molto e vi invito a scoprirlo. Ma, come dicevo, tutto il disco è veramente intrigante.

Oltre alla musica anche i testi sono spesso di grande spessore e contengono frasi e osservazioni dense di significato.

Nel brano “Relay”, ad esempio, alcuni versi sono quasi un pugno nello stomaco per la loro forza emotiva:

Il male è uno sport a staffetta, quando uno si brucia passa la torcia“.

Si tratta, evidentemente, di una considerazione quanto mai attuale anche e soprattutto ai giorni nostri.

Sempre nello stesso brano c’è un’altra affermazione che merita un applauso a scena aperta, per la lucidità nel descrivere i meccanismi che regolano i nostri rapporti sociali:

Provo risentimento per aver presentato la tua vita come un fottuto opuscolo di propaganda“.

È una critica feroce al nostro mondo, ormai dominato dai social. Inutile dire che il problema non sono i social in se, che in realtà sarebbero utilissimi. È il modo col quale vengono utilizzati a essere messo sotto accusa perché spesso li fa diventare solamente una tribuna dalla quale chiunque può dare libero sfogo agli istinti più bassi nascosti dentro di noi.

Fetch The Bolt Cutters” è un album molto importante, estremamente significativo e non di meno godibilissimo. Contiene un’analisi spietata di tutto ciò che ci circonda e un invito a riflettere sui nostri atteggiamenti e comportamenti.

Soprattutto è un lavoro nel quale Fiona Apple rifiuta la logica della perfezione, della professionalità a tutti i costi, della fluidità. È un disco che sovverte il senso degli standard estetici. A volte, come detto, nelle canzoni ci sono anche delle imprecisioni. Queste però sono stati tenute a dimostrazione che anche l’errore può far parte di una creatività diversa ma ugualmente molto preziosa.

Personalmente lo ritengo un album che tiene sveglia la mente e che stimola la voglia di confrontarsi con cose nuove e diverse dall’usuale soprattutto in un panorama, come quello “pop”, spesso standardizzato e, passatemi il termine, omogeneizzato.

Voglio concludere con un verso, per me significativo, tratto da un altro brano di questo album:

Viaggio ancora solo a piedi, e a piedi è una salita lenta.  ma sono brava a stare a disagio, quindi non riesco a smettere di cambiare tutto il tempo”.