di Joni Mitchell

Due facce della stessa medaglia

Puntata numero cinquantuno

In un docufilm a lei dedicato uno degli intervistati definisce così il lavoro di Joni Mitchell:

Il suo viaggio all’interno della musica è unico e di valore, perché lei non mette mai del rossetto o del make-up sulla verità”.

L’idea per questo racconto mi è venuta per dare  risposta ad una domanda che mi è stata posta  qualche tempo fa da uno di voi.

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Mi è stato chiesto, infatti, se ci fosse, per quello che riguarda la musica leggera, qualcosa di simile a quello di cui avevamo parlato nell’ormai lontana puntata numero 16, dedicata alle Variazioni Goldberg composte da J.S.Bach. In quell’episodio raccontavo come il famoso pianista canadese Glenn Gould (1932-1982) avesse registrato quella composizione due volte, nel 1955 e nel 1981, dandone due versioni completamente diverse sotto molti punti di vista.

Glenn Gould

Uno dei più significativi esempi di un simile modo di procedere, anche in ambito più “leggero”, riguarda una canzone dal titolo “Both Sides Now”, il cui titolo significa “da entrambi i lati”, composta e registrata dalla cantautrice, anch’essa guarda caso canadese, Joni Mitchell la prima volta nel 1969 all’interno di uno dei suoi album di maggiore successo “Clouds”, e la seconda agli inizi dell’anno 2000 come ultimo brano di un disco omonimo “Both Sides Now”.

Clouds 1969

Abbiamo già avuto modo di parlare di Joni Mitchell nella puntata numero 21 dedicata a quel brano capolavoro intitolato “Goodbye Pork Pie Hat” che sanciva la sua collaborazione con uno dei giganti della musica del 900, il contrabbassista e compositore Charles Mingus.

“Mingus”

Lei nasce come cantautrice folk alla fine degli anni 60 presenta subito alcune caratteristiche che la differenziano da molti dei suoi colleghi.

Una di queste è la sua continua voglia di sperimentare cose e situazioni nuove in ambito musicale. Questa voglia la porterà, una volta raggiunto il successo, a cercare subito nuovi stimoli avvicinandosi al mondo e ai musicisti jazz.

In questo modo produrrà, nella seconda metà degli anni 70 alcuni album spettacolari e innovativi come “Hejira”, “Mingus”, appunto e il doppio disco dal vivo “Shadows and Light” con una band di tutto rilievo composta da alcune tra le stelle emergenti del panorama jazzistico americano.

Il titolo di quest’ultimo album mi da anche l’occasione per ribadire il fatto che, oltre ad essere una musicista molto preparata, Joni Mitchell è anche una pittrice di talento.

 “Sono prima di tutto una pittrice, poi una musicista”

Cura, infatti, personalmente la grafica e le copertine dei propri album, utilizzando la maggior parte delle volte quadri che lei stessa realizza , ma spesso anche elaborazioni fotografiche.

È lei stessa a raccontare come ha avuto l’idea per la composizione di “Both Sides Now”.

Ero in viaggio in aereo e stavo leggendoIl Re della Pioggia” di Saul Bellow. Nel racconto di Bellow, Henderson( il protagonista) sta volando in Africa, e guardando dal finestrino osserva le nuvole… ho fatto anch’io come lui: ho posato il libro, guardato dal finestrino e ho visto le nuvole. Poco dopo, mi sono messa a scrivere il testo di una canzone…”.

In quel lontano 1967 Joni Mitchell, che non ha ancora 24 anni, non ha nemmeno un contratto discografico e quindi cede, momentaneamente, la sua canzone all’amica e cantautrice anch’essa, Judi Collins, che ne farà una versione abbastanza diversa dalla sua, portando comunque il brano al successo.

Due anni più tardi, nel 1969, è lei stessa ad incidere, come detto, questa canzone nell’album “Clouds” facendola diventare di grande successo ra quelle della tradizione musicale americana, al punto da essere oggetto di molte cover ad opera di svariati cantanti anche di generi diversi tra loro.

E’ curioso notare come questa ispirazione tratta dalle nuvole sia più o meno simile a quella avuta da Fabrizio de André quando ha intitolato “Le Nuvole”, appunto l’album nel quale è contenuta “Monti di Mola” canzone della quale ci siamo occupati nella puntata numero 41. Poi i due artisti hanno sviluppato questa intuizione in maniera diversa ma la visione iniziale delle nuvole come qualcosa di ambivalente è stata la stessa per entrambi.

Le Nuvole

Prima di parlare del testo di questa canzone , che è indubbiamente l’elemento più importante e che analizzeremo tra un po’, bisogna fare qualche accenno anche alla parte musicale.

Nella prima versione ci sono alcune cose importanti da sottolineare.

La prima è la presenza di due sole sonorità, la voce di Joni Mitchell e la sua chitarra.

Riguarda la parte chitarristica bisogna fare alcune precisazioni. La Mitchell, infatti, è una grande sperimentatrice soprattutto per quello che riguarda le cosiddette “accordature aperte”. Ora la chitarra moderna, come la conosciamo noi, sia essa classica, acustica od elettrica , ha un ‘accordatura standard che suona così

Accordatura standard

Per poter ricavare gli accordi i chitarristi premono con le dita della mano sinistra le corde sui vari tasti ottenendo delle posizioni alle quali corrispondono , appunto determinati accordi.

Le “accordature aperte” permettono invece di ricavare un accordo base solamente pizzicando le corde “a vuoto” cioè senza premere le stesse contro i tasti.

L’accordatura che Joni Mitchell adopera in questo brano si chiama “accordatura di RE” e permette, con le solo corde  libere di ottenere, appunto, un accordo di Re maggiore

Accordatura di RE

Oltre a questo lei utilizza anche un “aggeggio” speciale chiamato “capostasto” che consta di un barra che viene fissata su un determinato tasto è che ha il compito di accorciare la lunghezza, e di conseguenza la parte vibrante, delle corde.

Capotasto

In questo caso lei ha piazzato il capotasto sulla quarta corda ottenendo una sonorità corrispondente ad un accordo maggiormente adatto alla sua voce, quello di Fa diesis maggiore

Accordatura di Fa diesis

Tutto questo procedimento, che può sembrare complesso, ha una funzione molto importante. Quella di permettere passaggi tra i vari accordi in modo molto fluido e di creare effetti di “legato” e di sonorità continua altrimenti non ottenibili con l’accordatura standard.

Questo brano infatti ha una caratteristica che lo rende unico. Le due note, quella più grave e la più acuta, entrambe fa diesis, rimangono fisse per quasi tutto il pezzo e quello che si muove accade all’interno di questi due limiti, a rappresentare, in senso metaforico, il fatto che nel testo lei afferma di guardare le cose, prima le nuvole, poi l’amore e infine la vita stessa, da due prospettive, l’alto e il basso mentre, all’interno di questi due limiti, tutto scorre e si trasforma.

La struttura del pezzo è molto semplice. Si tratta infatti di una brano diviso in tre parti ognuna delle quali ha una forma AAB.

In pratica AAB AAB AAB

Chitarra con capotasto (e Joni Mitchell ovviamente)

Queste tre parti si ripetono musicalmente, sia la melodia che gli accordi, nello stesso modo, mentre il testo, ovviamente, è diverso. In sostanza nelle prime A di ogni sezione il testo racconta , rispettivamente delle nuvole, dell’amore e della vita, viste da un lato, nella seconda A dall’altro lato e nella sezione B Joni Mitchell trae le conclusioni.

E’ importante rilevare come questo testo, così pregno di significati, sia stato scritto da una ragazza che, all’epoca non aveva ancora ventiquattro anni.

Il brano comincia così:

Rows and flows of angel air

And ice cream castles in the air

And feather canyons everywhere

I’ve looked at clouds that way

“pieghe e cascate di capelli d’argento e castelli di gelato nell’aria, e canyon di pume dappertutto, così guardavo le nuvole.

Nella seconda A aggiunge:

But now they only block the sun,

 they rain and snow on everyone
So many things I would have done

 but clouds got in my way”

Ma adesso oscurano il sole, fanno cadere pioggia e neve su tutti. Avrei voluto fare molte cose, ma le nuvole mi si sono parate davanti.

Nella parte B:

I’ve looked at clouds from both sides now
From up and down and still somehow it’s cloud illusions I recall
I really don’t know clouds at all”

Ho guardato le nuvole da entrambi i lati. Da sopra a sotto e ancora, in qualche modo, è l’illusione delle nuvole che ricordo, perché non le conosco affatto, le nuvole.

L’inizio, che da subito l’idea di qualcosa di musicalmente statico all’interno del quale si muovono frammenti di accordi è questo

Prima strofa 1969

Lo stesso schema di costruzione viene applicato anche agli altri due soggetti importanti perché, come detto, alle nuvole si sostituiscono prima l’amore e poi la vita.

Prima di proseguire è importante notare alcuni aspetti musicali.

Il primo è questo senso come di qualcosa che, musicalmente, sembra statico ma fluttua continuamente ed è dato dal particolare modo e dalle note scelte nel suonare la chitarra

L’altra cosa importante è rilevare come nella parte B Joni Mitchell utilizzi la melodia per sottolineare il senso delle parole. Infatti ripete per tre volte il medesimo schema melodico che consiste nel “saltare” da una nota acuta ad una grave, sempre le stesse, sulle parole “Both-now”, “Up-down”, “Still-somehow”, rimarcando così anche musicalmente, la visione delle cose da due punti di vista diversi

Salti melodici

L’unico momento in cui i fa diesis tacciono, per un attimo, è nelle ultime due battute di ogni strofa dove troviamo, seppur camuffato sapientemente, l’ormai “amico” accordo sulla quinta nota che, come abbiamo già visto più volte in questi racconti,, ha il compito di riportare, in musica, tutto “a casa”.

Il testo della seconda strofa, sempre AAB è questo:

Moons and Junes and Ferris wheels
The dizzy dancing way you feel as every fairy tale comes real
I’ve looked at love that way”

Lune di giugno e ruote panoramiche, e lo strano modo di ballare quando ogni favola sembra diventare reale, così ho guardato all’amore.

But now it’s just another show, you leave ’em laughing when you go
And if you care don’t let them know, don’t give yourself away”

Ma adesso è solamente un altro spettacolo, quando li lasci loro stanno ridendo. E se ti importa non farglielo sapere, non svenderti.

I’ve looked at love from both sides now
From give and take and still somehow it’s love’s illusions I recall
I really don’t know  love  at all”

Ho guardato all’amore da entrambe le parti, dal dare e dal prendere, e ancora è l’illusione d’amore che ricordo, perché non lo conosco affatto, l’amore

Seconda strofa 1969

Ci sono, avete sentito delle piccole variazioni melodiche ma la struttura del brano è questa. Quello che importa, oltre alle annotazioni musicali fatte prima, a questo punto è il testo, in cui, nell’ultima strofa, si parla della vita:

“Tears and fears and feelin’ proud
To say  I love you right out loud
Dreams and schemes and circus crowds
I’ve looked at life that way”

Lacrime e paure e sentirsi orgogliosi di gridare “ti amo”. Sogni e progetti e folla da circo, così ho guardato alla vita

Now old friends are acting strange
They shake their heads and say I have changed
Something’s lost but something’s gained in livin’ every day”

Ora gli amici di un tempo si comportano stranamente, scuotono la testa e dicono che sono cambiata. Qualcosa si perde e qualcosa si guadagna vivendo ogni giorno.

I’ve looked at life from both sides now
From win and lose and still somehow it’s life’s illusions I recall
I really don’t know life at all “

Ho guardato alla vita da entrambe le parti, dalla vittoria alla sconfitta e, in qualche modo, è l’illusione della vita che ricordo, perché non conosco affatto la vita

Terza strofa 1969

Questo brano, così particolare, è stato ripreso, come detto, da Joni Mitchell in un album pubblicato più di trent’anni dopo nel 2000 quando lei era nei suoi tardi anni cinquanta. In quest’album, oltre a varie hit sue e di altri autori, troviamo appunto “Both Sides Now”, che è anche il titolo dell’album stesso.

Copertina album del 2000

In questa versione lei canta accompagnata da un’orchestra classica di settanta elementi.

In genere negli esperimenti di cantanti che si fanno accompagnare da un’orchestra c’è sempre il pericolo di cadere in qualcosa di zuccheroso “strappalacrime” in cui l’orchestra si limita a fornire un supporto il più possibile melodico.

Non è questo il caso, assolutamente. Qui accade esattamente il contrario. Questa versione è qualcosa di veramente spettacolare e molto toccante.

Bisogna notare subito come il brano “suona” tutto più grave perché la tonalità non è più Fa diesis, ma RE, quindi abbastanza più bassa. Evidentemente la qualità vocale di Joni Mitchell nel frattempo è cambiata e, indubbiamente, la vita le ha tolto qualcosa nel registro più acuto, gratificandola però di una bellissima pasta sonora in quello grave.

La cosa quindi più interessante è la sua voce che si adagia su questo tessuto orchestrale morbidissimo e fluttuante, che richiama veramente la consistenza delle nuvole. Nulla è sdolcinato o mieloso, tutto è poesia essenziale già dall’attacco del brano

Prima strofa 2000

Forse la differenza più significativa tra le due versioni sta nel fatto che per un ascoltatore che non capisce il testo, perché non conosce l’inglese, la versione del 1969 risulta carina e carezzevole. La stessa persona però, di fronte a questa versione, realizza immediatamente, anche senza capire, come ci sia un mondo dietro questa voce. Il modo di cantare è completamente diverso, anche a causa della lentezza del brano. Il canto è estremamente rilassato sul tempo ma il timbro…….il timbro vocale è spettacolare e “tira fuori” l’anima di chi canta e, secondo me, anche quella di chi ascolta.

Poi, nella seconda strofa, quando entrano i Corni ad aprire ulteriormente sembra veramente di volare

Seconda strofa con entrata dei Corni

Gran parte del merito di quest’atmosfera così accattivante va ovviamente a chi ha costruito l’arrangiamento del pezzo, un musicista eccezionale che si chiama Vince Mendoza.

Ci sono anche altri musicisti veramente importanti come quello che esegue il controcanto col sax soprano nella terza strofa, un “compagno” di strada di Joni Mitchell già dai tempi dell’album “Mingus” e cioè Wayne Shorter

Terza strofa e finale

Questa è la magia della musica.

Impossibile da spiegare. O ti arriva, o non ti arriva.

Secondo me qui tutto è in perfetto equilibrio e, al contempo, tremendamente forte da un punto di vista emotivo, e tutto è al servizio della massima espressività possibile.

Tra le due versioni sono passati più di trent’anni, una vita, sia da un punto di vista artistico ma soprattutto personale, e si sentono tutti.

Penso che questo brano, facendo ovviamente i dovuti distinguo, sia la miglior risposta per quell’ascoltatore che mi chiedeva, all’inizio, qualcosa di equivalente, in musica leggera, a quello di cui avevamo parlato raccontando delle due versioni che Glenn Gould aveva dato delle “Variazioni Goldberg” di Bach. E’ un esempio di quanto la maturazione artistica, e la vita stessa, possano incidere sull’espressività di un artista, su quello che ha da dire e, soprattutto su come lo racconta.

Direi che come augurio per un buon 2023 non è affatto male.