Anche allo specchio non ci si vede

David Klippel Arden

Una canzone scritta da un artista geniale e resa immortale da un artista altrettanto geniale.

Puntata numero centoventisei.

Tutte quelle persone a cui non piacciono le canzoni di Bob Dylan dovrebbero leggere i suoi testi. Sono pieni delle gioie e delle tristezze della vita. Io sono come Bob Dylan, nessuno di noi sa cantare normalmente. A volte le canzoni di Dylan  sono così simili a me che mi sembra di averle scritte io. Ho la sensazione che “All along the Watchtower” sia una canzone che avrei potuto inventare, ma sono sicuro che non l’avrei mai finita. Penso spesso che non sarei mai in grado di scrivere le parole che riesce a trovare lui, ma vorrei che mi aiutasse, perché ho un sacco di canzoni che non riesco a finire. Mi limito a mettere qualche parola sul foglio e non riesco proprio ad andare avanti. Ma ora le cose stanno migliorando e sono un po’ più sicuro di me”.

Jimi Hendrix

Penso sia praticamente impossibile parlare della musica leggera, in particolare della canzone e della canzone d’autore, dalla seconda metà del 900 fino a oggi,  senza fare riferimento a Bob Dylan, al secolo Robert Allen Zimmerman.

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Dylan non solamente è un musicista, ma anche un intellettuale e, soprattutto, un poeta. La riprova è che i testi delle sue canzoni l’hanno portato a vincere nel 2016 il premio Nobel per la letteratura con la seguente motivazione:

Per aver creato nuove espressioni poetiche all’interno della grande tradizione della canzone americana.”

È un premio che ha suscitato pareri discordanti e anche qualche reazione non del tutto positiva, soprattutto da parte di alcuni intellettuali. Ma, come vedremo anche nel corso di questa puntata, a volte nelle canzoni di Dylan possiamo trovare più letteratura, più drammaturgia, più racconti, che in molte poesie o romanzi scritti da alcuni autori contemporanei.

Bob Dylan è in pratica un’artista che usa la musica per dire delle cose.

È difficile infatti pensare a lui solamente come un musicista o un cantautore, perché spesso sono proprio i testi a costituire l’elemento principale e imprescindibile delle sue canzoni. Questo, se vogliamo, può rappresentare per il pubblico non madrelingua un problema. I suoi brani infatti appartengono al cosiddetto filone del folk americano. Spesso le liriche sono molto lunghe, corpose, piene di allegorie e riferimenti al modo di vivere e alla cultura della società americana. Pertanto per chi non conosce bene l’inglese può risultare a volte difficile e complesso  cercare di capire fino in fondo quello che Bob Dylan, a volte, vuole significare. Per gli stessi americani la comprensione dei suoi testi può risultare non sempre facile. In realtà, però, vale la pena di andare a scoprire ed analizzare molte delle sue canzoni perché sono veramente dei tesori che  possono arricchire tantissimo, e quella  di cui parlerò in particolare oggi ne è un chiaro esempio.

Bob Dylan nasce nel 1941 e ben presto diventa quello che si può definire un “folk singer”, anche se lui ha sempre ripudiato questa definizione. All’inizio si accompagna  con  chitarra acustica e armonica a bocca. Di conseguenza nei suoi primi dischi  la veste strumentale è molto scarna e l’attenzione si focalizza quasi esclusivamente sui testi e sulla forma della canzone folk, che a differenza di quella che conosciamo, è fatta di molte sezioni che si ripetono musicalmente uguali a se stesse, senza una vera e propria alternanza tra strofe e ritornelli. Generalmente in queste sezioni ad un certo punto, verso la fine c’è uno spunto maggiormente melodico, ma non si può parlare strettamente di ritornello. Difficilmente, per questo motivo, possiamo trovare quelle aperture vocali cui siamo abituati e ciò può rendere complesso l’approccio a questo tipo di canzoni.

Dylan ha sempre avuto un occhio di riguardo per le problematiche sociali, raccontando le rivendicazioni delle minoranze, sia dei nativi americani che degli afroamericani, e le storie degli emarginati di qualsiasi tipo e condizione sociale.

Inoltre spesso ha preso  posizioni molto forti contro la guerra. Né un chiaro esempio una canzone, di cui voglio farvi ascoltare l’inizio, che si intitola “Masters of War”,  “padroni della guerra”. È stata incisa nel suo album del 1963, ” The Freewheelin’ Bob Dylan”. Il testo  è veramente crudo e estremamente d’impatto. Dopo aver spiegato chi sono  e cosa fanno questi signori della guerra, nell’ultima strofa la canzone così recita:

E spero che moriate e che la vostra morte giunga presto

Seguirò la vostra bara in un pallido pomeriggio

E guarderò mentre vi calano giù nella fossa

E starò sulla vostra tomba finché non sarò sicuro che siate morti”.

Masters of war

Come avete potuto notare in questa canzone la parte musicale è veramente ridotta al minimo. Per tutto il brano abbiamo infatti quasi  solamente un pedale suonato da una chitarra acustica che accompagna la voce. È una voce che canta con pochissima inflessione, quasi fosse un salmo. Tutto è funzionale a far esaltare il testo.

Questa canzone è tipica del primo periodo di Bob Dylan quello caratterizzato, appunto, dalla chitarra acustica, dalla voce e dall’armonica, anche se in questa canzone l’armonica non è presente.

Chiaramente è impossibile parlare di tutte le canzoni che ha scritto Bob Dylan, perché la sua discografia è imponente. I capolavori infatti sono tantissimi e ognuno di noi ha i propri brani di riferimento che variano anche a seconda dell’età dell’ascoltatore. Ricordo infatti che Bob Dylan ha cominciato la sua carriera all’inizio degli anni 60 ed è tuttora in attività, ancor oggi che ha 83 anni. Per questo motivo c’è tantissimo materiale  cui attingere.

Io però volevo concentrare questo racconto in particolare su un brano che si intitola “All Along The Watctower”, cioè “lungo la torre di guardia”, per una serie di motivi che cercheremo di scoprire.

Prima di parlare di questa canzone è però necessario fare alcune precisazioni.

Innanzitutto possiamo dire che dopo gli inizi acustici Bob Dylan fu il protagonista di un cambiamento veramente originale che scandalizzò moltissimo i suoi fan e il pubblico. In pratica, a metà degli anni 60, si verificò quella che venne chiamata la “svolta elettrica“. Ad un certo punto Dylan, fino ad allora identificato come un  menestrello con chitarra acustica armonica, si presentò nei concerti accompagnato da una rock band, imbracciando lui stesso una chitarra elettrica. Lo scandalo fu grande e parecchi suoi fan gli voltarono le spalle. Lui però tiro dritto per la sua strada perché in realtà, non si è mai preoccupato troppo delle reazioni del pubblico. È sempre stato uno di quegli artisti che cercano di tracciare percorsi e non di seguire quelli più comodi, per moda o convenzione.

Nel 1966 ebbe un incidente in moto. È una vicenda rimasta un po’ avvolta nel mistero, quasi fosse una leggenda. Alcuni sostengono che questo incidente, in realtà, non si sia mai verificato. In ogni caso lui si ritirò dalle scene anche per sfuggire  alla pressione sempre crescente che sia il pubblico che i mass media esercitavano su di lui. Sfruttò questo incidente per ricaricarsi e, diciamo così, leccarsi le ferite, nella sua casa di Woodstock. Qui cominciò a gettare le basi per quello che sarebbe stato il suo ottavo album, ” John Wesley Harding”, che sarebbe  stato pubblicato nel dicembre del 1967.

Si tratta di un disco che arriva dopo due dei suoi più grandi successi, “Higway 61 Revisited” e “Blonde on Blonde”. In questo album si verifica una specie di inversione dal punto di vista sonoro, quasi un ritorno ad atmosfere più acustiche, mettendo da parte, per un attimo, la svolta elettrica.

La quarta canzone presente nell’album si intitola appunto “All Along the Watchtower”.

Si tratta di una delle complesse, dal punto di vista delle liriche. Contiene molti riferimenti biblici anche perché, in tutto l’album , secondo gli esperti “dylaniani”, si contano circa 70 spunti presi dalla Bibbia. È un testo per certi versi criptico e anche per questo estremamente interessante. Paradossalmente questo ritorno a sonorità più acustiche suscitò, come vedremo, l’interesse di uno degli artisti che in quegli anni i stavano invece portando la musica elettrica e il rock ad un notevole grado di sviluppo. Sto parlando di quel grandissimo musicista  e chitarrista che è stato Jimi Hendrix. Ma di questo parlerò un po’ più avanti.

Da un punto di vista strettamente musicale bisogna dire che la canzone è estremamente semplice. In pratica è costruita su un giro di tre accordi che continua a ripetersi, a loop, durante tutto il brano. Tra l’altro è una canzone che non dura tantissimo, circa due minuti e mezzo. Ma questa semplicità si rivela estremamente funzionale al testo che, oltre a essere molto complesso, si sviluppa in modo circolare, come vedremo.

Questa semplicità ha entusiasmato moltissimi musicisti che si sono cimentati in numerose cover, alcune estremamente interessanti, su tutte quella che poi analizzeremo, proposta appunto da Jimi Hendrix.

È una musica che va senza fronzoli diritta allo scopo, che è quello di sostenere il testo che, tra l’altro, è anche abbastanza corto perché si tratta di 12 versi, riuniti in tre quartine. Ma sono 12 versi che hanno destato l’interesse di tantissime persone e di molti studiosi, che hanno speso fiumi di parole nel tentativo di spiegarli e interpretarli.

Uno dei riferimenti che molti hanno colto è che sembra una canzone scritta con in mano il libro di Isaia. Bob Dylan, infatti, ha sempre tenuto in grande considerazione la Bibbia e questa canzone ne è un evidente esempio.

Tutto è giocato in chiave allegorica, pertanto le varie interpretazioni risultano, a volte, abbastanza controverse. La cosa però evidente è che si tratti di una storia raccontata attraverso una conversazione tra due personaggi, due archetipi, un giullare e un ladro, che cercano di convogliare un messaggio.

E proprio il giullare, “The Joker”, che parla per primo:

Ci dovrebbe essere un’uscita da qui” (il fatto è che noi non sappiamo qui dov’è e cos’è)disse il giullare al ladro

“C’è troppa confusione non riesco a trovare sollievo

 ci sono uomini d’affari che bevono il mio vino e agricoltori che scavano la mia terra

E nessuno di quelli che è in fila sa quanto tutto questo vale”.

Prima strofa

Come avete potuto sentire si tratta di una canzone musicalmente molto scarna. Da notare che, tra una strofa e l’altra, in pratica tra le varie quartine, c’è sempre un intervento dell’armonica a creare un intermezzo strumentale. Le varie strofe si ripetono sempre uguali, da un punto di vista musicale, con la stessa successione di accordi.

Nella seconda quartina è il ladro che prende la parola:

Il ladro risponde gentilmente ” Non c’è ragione di agitarsi

ci sono molti tra noi che pensano che la vita non sia altro che un gioco

ma noi lo sappiamo perché ci siamo passati attraverso e questo non è il nostro destino

E non parliamo in modo falso adesso perché si sta facendo tardi”.

seconda strofa

Poi dopo il secondo intervento dell’armonica abbiamo l’ultima quartina. Questa si rivela  un po’ spiazzante perché sembra essere spostata nel tempo. Potrebbe infatti tranquillamente essere la prima, da un punto di vista narrativo. In questo modo Dylan  fornisce alla  narrazione un andamento circolare che riporta costantemente all’inizio. Pertanto il testo sembra non finire, e come dicevo prima riferendomi alla musica,  questo giro di accordi, che continua costante, si adatta perfettamente ad un testo così concepito.

Tutto intorno alla torre di guardia i principi continuarono a guardare

 mentre tutte le donne venivano e andavano e anchei servi a piedi nudi

 fuori nella fredda lontananza un gatto selvatico cominciò a ringhiare

e i due cavalieri si avvicinano e il vento iniziò ad ululare.

 Molti hanno visto in questo finale un chiaro riferimento al libro di Isaia nel quale si legge letteralmente:

Vedetta ha gridato al posto di osservazione,  Signore, io sto sempre, tutto il giorno, e nel mio osservatorio sto in piedi tutta la notte. Ecco arriva una schiera di cavalieri, coppie di cavalieri”. Essi esclamano e dicono:” È caduta, è caduta Babilonia. Tutte le statue dei suoi dèi sono a terra in frantumi”.

“All along the Watchtower” sembra annunciare la caduta di Babilonia come sede della corruzione e del male.

Ma chi sono questi due cavalieri?

Sono lo stesso giullare e il ladro e questo è il motivo per cui, in realtà, la quartina potrebbe rappresentare l’inizio della storia.

Per alcuni il Joker è lo stesso Dylan, mentre invece il ladro potrebbe essere Elvis Presley, che rubò in pratica la musica afroamericana per venderla ai bianchi come pop music. Altri sostengono che Joker sia Gesù, ispirandosi in questo al libro di Isaia, e l’altro sia uno dei due ladroni che si ritrovò di fianco quando era sulla croce. Infine un’altra ipotesi è che tutti e due rappresentino facce diverse dello stesso Bob Dylan, prima e dopo quel famoso incidente che provocò un cambio deciso di rotta da un punto di vista musicale e anche umano.

In ogni caso questa è l’ultima quartina.

terza strofa

Questa canzone, come dicevo è una ballata folk, molto breve, ma contiene anche influenze blues che fanno riferimento al giro di accordi.

È un brano che possiamo definire come ancorato nel passato ma con uno sguardo attento verso il futuro.

Jimi Hendrix

Questo aspetto in particolare è stato colto, in maniera mirabile, da un altro personaggio veramente importantissimo nella storia della musica. Si tratta di un coetaneo di Bob Dylan, nato solo un anno dopo, nel 1942. Sto parlando ovviamente di Jimi Hendrix.

Hendrix è stato uno dei musicisti più importanti non solamente del rock o del pop. Con la sua musica ha rappresentato un punto di passaggio  tra un prima e un dopo, per quanto concerne la  chitarra elettrica. L’utilizzo dello strumento principe del rock, dopo di lui, è cambiato radicalmente. È stato infatti un innovatore al punto che all’inizio non venne compreso appieno  in madrepatria. I suoi primi successi infatti li colse In Europa, a Londra in particolare, dove fu letteralmente trascinato dal suo produttore. In questa città suscitò immediatamente l’interesse di molti tra i più grandi musicisti di quel periodo. Sto parlando di BeatlesRolling Stones e Eric Clapton, per fare qualche nome. Questi compresero l’importanza e lo spessore artistico del  ragazzo di Seattle.

Tornato negli Stati Uniti, preceduto dalla fama acquisita all’estero, Jimi Hendrix incise, nel 1968, un album intitolato “Electric Ladyland”, nel quale ripropose proprio “All Along th Watchtower”. Come si può chiaramente evincere dall’introduzione a questa puntata Jimi Hendrix amava e aveva molta stima di Bob Dylan. È interessante notare come sia stato proprio Jimi Hendrix a rendere immortale questa canzone. Infatti, non solamente la sua versione è diventata quella di riferimento per tutti, ma lo stesso Bob Dylan, quando negli anni successivi si trovò a riproporre il brano, cercava di eseguirlo avvicinandosi alla versione Hendrix.

Lui stesso affermò al riguardo:

Questa versione mi ha travolto davvero. Aveva un talento ( si riferisce a Hendrix ovviamente), e poteva trovare cose all’interno di una canzone e svilupparle vigorosamente. Ha scoperto ciò che altre persone non avrebbero mai pensato di trovare lì”.

Il fatto che Jimi Hendrix tenesse particolarmente a questa canzone si evince anche dalle difficoltà nelle sessioni di registrazione. Molti furono i ripensamenti al punto che sono presenti parecchie sovraincisioni di varie chitarre. Durante le fasi di registrazione si presentò in studio anche uno dei Rolling Stones, il chitarrista Brian Jones, purtroppo una delle prime vittime della musica rock causate dell’abuso di sostanze stupefacenti. La leggenda narra che arrivò   completamente ubriaco al punto da non riuscire a suonare correttamente la parte di pianoforte, che venne infatti tolta. Alla fine, si limitò a suonare uno strumento a percussione particolare, chiamato “vibraslap”, che caratterizza dal punto di vista sonoro tutto l’inizio del brano.

Commercialmente fu una canzone di enorme successo. Pubblicata nel settembre del 1968 entrò nella top 40 di Billboard, raggiungendo la ventesima posizione, traguardo impensabile per un brano di questo tipo. Arrivò anche al quinto posto di vendita nel Regno Unito. Pensate che, fino ai nostri giorni, è stata ascoltata in streaming più di 640 milioni di volte su Spotify, più del doppio di qualsiasi altra canzone di successo  dello stesso Hendrix.

Ascoltandola oggi  bisogna, all’inizio,  farci un po’ l’orecchio, come si suol dire. Si sente infatti che è stato uno dei primi brani registrati con la tecnica multitraccia. Alcuni strumenti  hanno molto riverbero, e anche effetti d’eco, e questo rende l’ascolto  diverso rispetto a quelli  cui siamo abituati. In confronto alla versione di Bob Dylan qui ci troviamo  in un ambito totalmente differente. Siamo in un mondo rock, anche un pò psichedelico, dove la chitarra elettrica ha una parte importantissima perché in pratica puntualizza e commenta ogni frase della voce, oltre a eseguire vari assoli tra una strofa e l’altra.

Questa è la versione  di Jimi Hendrix suonata con il suo trio” The Experience” composto da Mitch Mitchell alla batteria e Noel Redding al basso. In realtà in questo brano Noel Redding non ha suonato perché in quel momento si stava allontanando dal gruppo e la parte fu eseguita dallo stesso Jimi Hendrix.

Inizio

Tra la seconda e la terza quartina il solo di chitarra, chiaramente, è più lungo e articolato. C’è un momento molto interessante nel quale Jimi Hendrix utilizza una serie di effetti che fanno quasi parlare  lo strumento, come era solito fare, e vale la pena di ascoltarlo con attenzione

solo di chitarra

Questo ragazzo però purtroppo un paio di anni dopo ci ha lasciato. È stato uno di quelli del famigerato club dei 27. Un club purtroppo famoso, composto da una serie di musicisti morti, per abusi di sostanze stupefacenti, agli inizi degli anni 70 e che avevano tutti 27 anni. Si tratta dello stesso Jimi Hendrix, del cantante dei Doors, Jim Morrison, e di Janis Joplin.

“All along the Watchtower” è una chiara dimostrazione della grandezza di questi due artisti. Dylan che ha scritto il brano riuscendo poi a comprendere che l’altro artista ne aveva dato una versione estremamente interessante, forse più della propria. Hendrix, che è riuscito a vedere all’interno di quella canzone cose che forse nemmeno chi l’aveva composta era riuscito a cogliere. 

Questo, ovviamente, rappresenta l’essenza dello scrivere, dell’interpretare  e del fare musica.

finale

Visto che all’inizio ho parlato del brano  in cui Dylan si scaglia in maniera così violenta contro i padroni della guerra, e dato che ancora oggi stiamo vivendo  un periodo molto complicato da questo punto di vista, volevo lasciarvi con quanto detto dallo stesso Hendrix al riguardo:

Quando il potere dell’amore supererà l’amore per il potere il mondo potrà cominciare a scoprire la pace”.