La Mano di Dio

Auguste Rodin

Questo brano è come una finestra dalla quale Mozart ci fa intravvedere il futuro.

Puntata numero novantasei.

Quella di oggi è anche la storia di due lettere.

Questa è la prima:

Maria Veniaminovna, voglio esprimerle la mia ammirazione per la sua magnifica esecuzione del concerto di Mozart alla radio. Conserverò con cura la registrazione discografica che mi è stata recapitata. Voglia gradire un piccolo segno di gratitudine per la su arte.

Iosif Visarionovic”

Questa è la risposta:

Iosif Visarionovic, vi ringrazio per il vostro aiuto. Pregherò per voi giorno e notte chiedendo al signore di perdonare i grandi peccati che avete commesso nei confronti del popolo e del paese. Il signore è misericordioso e vi perdonerà. Quanto al denaro l’ho dato alla chiesa che frequento.

Maria Veniaminovna Iudina”.

La Maria Veniaminovna di cui si parla nella prima lettera è stata una grande pianista russa, nata alla fine dell’800 e morta nel 1970. Pianista straordinaria e artista ribelle, amica di tutti coloro che si opponevano alla dittatura al punto da essere indicata come una “fuorilegge della musica”.

Lo Iosif Visarionovic latore della prima lettera in realtà è molto più conosciuto come Iosif Stalin.

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Per comprendere al meglio il significato di queste due lettere bisogna fare un salto indietro nel tempo. Più precisamente i fatti si sono svolti a Mosca durante una notte d’inverno in uno degli ultimi anni della seconda guerra mondiale.

Sulla veridicità dell’episodio fa fede la testimonianza di un compositore come Dmitrij Shostakovic, un musicista e un uomo che non ha mai mentito e totalmente restio a scendere a patti con la verità.

Maria Veniaminovna Iudina”.

Durante una di queste notti Stalin era solo nella sua dacia e ascoltava una trasmissione di Radio Mosca. L’emittente di stato stava trasmettendo uno dei concerti il cui scopo principale era quello di allietare e, se possibile, alleviare le nottate dei soldati impegnati al fronte.

La scaletta di quella sera prevedeva un concerto per pianoforte e orchestra di Mozart, più precisamente il n. 23, con numero di catalogo K488. L’ascolto del secondo tempo di quel concerto, “Adagio”, eseguito dalla  straordinaria pianista Maria Veniaminovna, aveva lasciato Stalin senza parole. Il dittatore alzò il telefono, col quale spesso decideva le sorti di decine e decine di persone, e chiamò Radio Mosca. La richiesta che fece, in piena notte, allo spaventatissimo funzionario fu di avere, per la mattina seguente, la registrazione di quel concerto.

Stalin

Ma non era stata fatta nessuna registrazione perché il concerto era stato eseguito in diretta. Panico su tutta la linea. I desideri del “capo supremo” erano ordini che non si poteva ne discutere ne disattendere. L’unico modo per evitare il disastro  era di richiamare tutti, musicisti, tecnici, direttore d’orchestra e, soprattutto la pianista, per risuonare il tutto e confezionare il disco durante quella stessa notte.

Il direttore d’orchestra, temendo che l’inganno potesse essere scoperto si rifiutò e non si presentò. Venne sostituito da un altro direttore. In tutta questa agitazione l’unica a mantenere la calma fu proprio Maria Veniaminovna che, seppur disgustata dal dover suonare per una persona che detestava, si sedette nuovamente al pianoforte ed eseguì da capo il concerto.

Il secondo movimento risultò ancora più struggente ed appassionato rispetto alla prima versione.

Terminata l’esecuzione venne confezionata in un batter d’occhio la gommalacca dalla quale venne poi inciso il disco che fu recapitato, la mattina seguente, a Stalin.

Ovviamente Stalin lo ascoltò immediatamente rimanendone ancora di più entusiasta. Decise quindi di scrivere una lettera di suo pugno, cosa del tutto straordinaria, indirizzata alla pianista. Alla lettera aggiunse un premio di 20000 rubli, una somma stratosferica per quel periodo. In una Russia stremata dalla guerra con quella cifra si poteva realmente comprare di tutto.

A questa lettera, che è quella riportata all’inizio, seguì la risposta di Maria Veniaminovna. Una risposta molto asciutta, fatta da una persona integerrima e senza timori reverenziali. Bisogna tener conto che per molto meno della frase:” Pregherò per voi giorno e notte chiedendo al signore di perdonare i grandi peccati che avete commesso nei confronti del popolo e del paese” si veniva mandati al confino o a morire in qualche campo di lavoro.

La bravura e il livello artistico di questa straordinaria artista le evitarono  però delle conseguenze irreparabili, anche se la sua carriera venne drasticamente ridimensionata. Fu sospesa dall’insegnamento in tutti i conservatori russi. La sua vita, come quella di molti artisti dissidenti fu sempre molto complicata durante quegli anni.

Il brano che era riuscito a fare breccia persino nel cuore di  Stalin è, come detto, il concerto per pianoforte e orchestra n. 23 e soprattutto il secondo movimento, l’Adagio.

Mozart scrisse 27 concerti per pianoforte e orchestra. Un numero notevole che dimostra come il pianoforte fosse il suo strumento preferito. Quasi tutti i concerti sono stati scritti durante il periodo viennese.

Questo concerto, come quello immediatamente precedente e quello successivo, fu composto, da Mozart, per se stesso, come esecutore. Era un modo per lui di guadagnare dei soldi perché l’attività di concertista si dimostrava molto più remunerativa di quella di compositore.

Mozart nel film Amadeus

Per capire l’importanza di questa composizione bisogna fare alcune puntualizzazioni.

Mozart è stato, senza dubbio, il rappresentante più importante del classicismo viennese. Era perfettamente inserito nello stile di quel periodo. Non era un rivoluzionario, musicalmente parlando. Era “semplicemente” di gran lunga il miglior esponente di uno stile musicale che era quello più in voga in quegli anni.

Ma la sua genialità era tale che, ogni tanto, alcune sue composizioni sembrano aprire uno spiraglio attraverso il quale si possono intravvedere quelli che sarebbero stati gli sviluppi della musica nei periodi successivi. Il secondo movimento di questo concerto è come una finestra che si apre sul futuro. Ci sono spunti che fanno presagire un  modo di sentire e di vivere l’arte non più del periodo classico anticipando una sensibilità che sarebbe divenuta comune nei decenni successivi.

Esempi di questo si trovano, ad esempio, nel “Don Giovanni” il cui sottotitolo è “Il dissoluto punito”. Si tratta di un’opera che comincia con un assassinio e finisce col protagonista che non si pente della vita dissoluta da lui condotta e pur di mantenersi coerente col proprio modo di vivere finisce per precipitare negli inferi. Una trama che risulta abbastanza spinta ancor oggi, figuriamoci nella seconda metà del 700.

Un altro caso è rappresentato dall’ultimo atto delle “Nozze di Figaro”. Qui tutta l’azione si svolge di notte. E’ una notte nella quale ci sono numerosi intrighi tipici dell’opera buffa  ma si possono trovare momenti, come la serenata che Susanna, una delle protagoniste, canta al suo amato Figaro, che ci danno un’idea della notte non appartenente al  700 bensì al secolo successivo. L’inversione dei ruoli che fa cantare una serenata alla donna è decisamente insolita, ma è soprattutto il testo, scritto dall’italiano Da Ponte, ad essere del tutto nuovo. E’ un inno alla notte vista come momento dei turbamenti d’amore e fiamma che accende il desiderio.

Anche nel Requiem, la sua ultima composizione, di cui abbiamo parlato in una delle prime puntate, la numero 3, ci sono parecchi momenti che proiettano la musica in avanti nel tempo.

Ebbene il secondo tempo del concerto n.23 è, secondo me, fa parte di questa lista.

La sonorità generale della composizione è un po’ diversa da quella degli altri concerti. Mozart. Infatti, fa delle scelte timbriche abbastanza originali. Nell’orchestra non sono presenti ne trombe ne timpani e mancano anche, tra i cosiddetti “legni”, gli oboi che hanno una sonorità penetrante, sostituiti dai più morbidi clarinetti.

Clarinetti del periodo di Mozart

Questo rende il suono globale più scuro, pastoso. Bisogna sottolineare come lo stesso Mozart, vista la penuria di clarinettisti, scriveva che, in caso di assenza, potevano essere sostituiti da suonatori di viola, lo strumento della famiglia degli archi con il suono più morbido rispetto a quello del violino.

Altro aspetto da tenere in considerazione  è che lo strumento per il quale Mozart ha scritto questo concerto, come tutti gli altri del resto, non era lo strumento così come noi lo conosciamo, bensì quello che potremmo definire come il padre del moderno pianoforte chiamato, con non molta fantasia,  “Fortepiano”.

Fortepiano della seconda metà del 700

Questo strumento ha delle caratteristiche particolari. Innanzitutto è molto più piccolo del moderno pianoforte e ha una tastiera ridotta. La sua struttura inoltre, è completamente di legno, il che non permette di avere  una grande tensione nelle corde. Questo rende il suono più debole e squillante rispetto a quello del moderno pianoforte. In confronto con gli strumenti a tastiera che lo hanno preceduto ha la possibilità di fare dinamica e di agire sui volumi, e il nome lo dimostra, ma è uno strumento adatto a sale da concerto di non grandi dimensioni e, di conseguenza, anche l’orchestra che lo accompagna deve avere un numero contenuto di esecutori.

Un’altra particolarità, puramente estetica, è che i tasti del fortepiano hanno i colori invertiti rispetto a quelli del pianoforte, bianchi in luogo dei neri e viceversa.

Per darvi un’idea del suono di questo strumento vi faccio ascoltare una composizione di Mozart suonata proprio su un fortepiano costruito verso la fine del 700.

Suono di un Fortepiano

Bisogna tenere conto del fatto che tutta la sonorità era più contenuta rispetto a quella cui siamo abituati oggi. La nostra sensibilità uditiva, in un mondo come quello odierno flagellato da un costante inquinamento acustico, non può certo essere paragonata a quella dei tempi di Mozart.

Se pensiamo che il rumore più forte che potevano sentire gli abitanti di Vienna quando camminavano per strada era quello degli zoccoli dei cavalli o delle ruote delle carrozze sul selciato, possiamo renderci conto di quanto possono essere diversi i parametri che abbiamo oggi riguardanti la dinamica. Anche questo rende, ovviamente, difficile riproporre la musica di quel periodo così come la suonavano e soprattutto la ascoltavano.

Vienna nella seconda metà del 700

Il concerto , 23, come tutti i concerti del resto, consta di tre movimenti. Di solito, nei concerti, il primo e l’ultimo hanno un andamento vivace mentre il secondo è generalmente più lento. In questo caso specifico si tratta di un adagio.

La sonorità del primo e del terzo tempo è, e vi prego di prendere quest’affermazione con le pinze, abbastanza tipicamente classica

All’inizio del concerto abbiamo l’orchestra che espone il tema principale e i vari momenti di raccordo. L’atmosfera è aperta e ariosa. Successivamente entra il solista che ripropone, con qualche variazione, quanto appena esposto dall’orchestra.

Inizio primo movimento

E’ un inizio coinvolgente ed interessante, potremmo  quasi dire un Mozart al 100%, un capolavoro tra i molti che ci ha lasciato.

Nel secondo movimento, però, l’atmosfera cambia radicalmente. Due sono le cose da notare. La prima che il brano è in tonalità minore, il che ci fa da subito intuire che l’atmosfera sarà più introspettiva. La seconda che ad iniziare, stavolta è il pianoforte da solo.

Da subito abbiamo la sensazione di qualcosa di particolare. Sembra quasi un inizio un po’ stentato, titubante, come se il pianoforte stesse cercando qualcosa. E’ una scrittura asimmetrica, non lineare.

Provate ad ascoltare

Inizio II movimento

Abbiamo un senso generale di incertezza. Ci sono delle note, soprattutto nel registro grave, lasciate da sole. Non vorrei esagerare ma sembra un procedere, quasi a tentoni, verso un qualcosa di sconosciuto, verso un territorio inesplorato.

Ve lo faccio risentire e notate anche come il tutto diventa più “logico” e simmetrico quando entra l’orchestra.

Riproposizione dell’inizio II movimento

Questa esecuzione così intensa è di una delle esecutrici che io preferisco, la canadese Hélène Grimaud.

Hélène Grimaud

Ad un certo punto questa atmosfera così introspettiva cambia abbastanza radicalmente ed il brano, che fino a questo momento era in tonalità minore, vira in maggiore. Tutto diventa più chiaro, direi quasi sereno. Il cambio viene preparato da un invito del pianoforte dopo il quale gli strumenti a fiato, molto importanti durante tutto il movimento, prendono decisamente l’iniziativa.

Passaggio in maggiore

Poi, gradualmente, con il flauto che sembra  quasi indicare la strada, il brano torna in tonalità minore.

E’ un movimento di una bellezza che lascia senza fiato.

Un altro momento topico lo troviamo verso la chiusura del brano. Una parte della sezione degli archi esegue un accompagnamento in “pizzicato”, i fiati espongono il tema mentre il pianoforte contrappunta delicatamente ribattendo, in modo ostinato, alcune note. E’ un gioiello dal punto di vista sonoro che vale la pena di ascoltare attentamente.

Pizzicato e finale

Mozart, in questo movimento, ha aperto una finestra e ci ha indicato la direzione. Non ci ha portato “la fuori”. Sarà Beethoven, negli anni successivi a portarci “la fuori”, nel nuovo mondo e nel nuovo modo di sentire. Ma la spinta a guardare oltre molto probabilmente, è già partita da Mozart e da brani come questo che ci offrono straordinarie anticipazioni, come solo un genio totale e assoluto qual’ era, poteva e sapeva fare.

A ulteriore riprova, se ce ne fosse bisogno, della genialità di questo personaggio volevo chiudere con una frase di Albert Einstein, un altro dei geni che hanno illuminato il nostro percorso.

Einstein era anche un violinista dilettante

Questa citazione non vuole, ovviamente, stilare una graduatoria di merito ma solo sottolineare alcune caratteristiche precipue del genio di Salisburgo:

Beethoven creava la sua musica, ma la musica di Mozart è di tale purezza e bellezza che sembra, semplicemente, trovata, esistita da sempre, come parte dell’intima armonia dell’universo. Una musica in attesa di essere portata alla luce”.

Finale