“Interstellar”

Ghiaccio

Michelangelo Maggini

La colonna sonora di

Hans Zimmer

Puntata numero 45

“Sto ancora cercando il grande pezzo che non ho ancora scritto e questo è quello che mi fa alzare ogni mattino perché so che posso fare meglio”

Hans Zimmer

Le colonne sonore composte per i film rappresentano una delle forme artistiche più importanti e significative degli ultimi decenni e Hans Zimmer è, a pieno titolo, in questo campo, uno dei compositori di maggior rilievo.

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Molti sono i musicisti di livello che si sono cimentati in questo particolare genere musicale suscitando un generale interesse: Ennio Morricone, John Williams, Alan Silvestri, Jerry Goldsmith, Vangelis , Sakamoto , per citarne solo alcuni.

Hans Zimmer

In un mio ipotetico, e del tutto personale podio, Hans Zimmer sarebbe tra i primi tre insieme ad Ennio Morricone e John Williams.

Ha scritto musica per alcuni dei più importanti film degli ultimi decenni   tra i quali “Rain Man” del 1988, “The Lion King” del 1994, “Il Gladiatore” del 2000, I “Pirati dei Caraibi” del 2003,  la Trilogia del Cavaliere Oscuro ,2005, 2008 e 2010, “Inception” sempre nel 2010, “Dunkirk” nel 2017 e il recentissimo “Dune”. Ha vinto per due volte il premio Oscar per la miglior colonna sonora rispettivamente per “Il Re Leone “e “Dune”.

Parliamo, insomma, di un “peso massimo” all’interno del panorama musicale attuale. Un artista innovatore che ha aperto nuovi percorsi e indicato originali modi di comporre musica per il cinema che sono stai poi, spesso, presi come esempio da altri compositori.

Il suo stile, infatti, è particolare e personale. Da lui non bisogna aspettarsi grandi temi e melodie immediatamente accattivanti come quelle che caratterizzano e hanno spesso reso immortale la produzione musicale di Morricone o John Williams, ad esempio, che sono compositori, diciamo così, più tradizionali nel loro modo di approcciare la creazione musicale.

Hans Zimmer è quello che si potrebbe definire, un ideatore di “paesaggi e ambientazioni sonore”. Nella sua musica c’è sempre un’attenzione estrema alle caratteristiche del suono, alla sua drammaturgia e all’importanza che ha nel creare situazioni emotivamente significative.

Hans Zimmer nel suo studio

E’ stato, in pratica, il primo a portare in primo piano gli strumenti a percussione utilizzando sonorità massicce di tamburi, di varie forme dimensioni e provenienza,  molto enfatizzate con effetti di riverbero tese ad ingigantirne l’impatto,  e la stessa cosa ha fatto, ad esempio, ampliando di molto la sezione degli strumenti a fiato, soprattutto ottoni, per ottenere effetti poderosi ed epici, miscelando poi questi suoni, ottenuti da strumenti tradizionali, con quelli prodotti dai più moderni sintetizzatori creando così impasti veramente interessanti che sono diventati quasi uno standard nella produzione musicale per i film degli ultimi anni.

Si potrebbe dire che quasi ogni film al quale lui ha collaborato presenta una caratterizzazione particolare dal punto di vista sonoro e la musica di “Interstellar”, della quale ci occuperemo in questo racconto, non fa eccezione.

“Interstellar” è un film del 2014 del regista Christopher Nolan che ha come principali protagonisti Matthew McConaughey e Anne Hathaway. È una delle pellicole più importanti e di maggior successo degli ultimi tempi.

Qualcuno lo vede solo come un film di fantascienza ma, in realtà, è molto di più perché lo spunto da cui parte è, in sostanza, quello della narrazione di un complesso, particolare e molto intenso legame tra un genitore e la figlia.

Cooper e Murph

 Lo stesso Zimmer ha più volte raccontato la genesi di questa produzione narrando come il tutto sia partito da un incontro con il regista il quale gli avrebbe proposto quasi una sfida :

” Se io ti faccio avere una pagina scritta contenente una storia che non riguarda necessariamente la trama di un film tu accetti comporre qualcosa?”.

 Zimmer, visto anche che i due si conoscevano molto bene avendo collaborato già in diverse occasioni come, ad esempio, per la “Trilogia del Cavaliere Oscuro” e “Inception”, accettò la sfida.

Una mattina si vide recapitare una busta, da parte di Nolan, contenente una storia riguardante il rapporto tra un genitore e il figlio. Zimmer, anche per il legame molto forte che ha con il proprio figlio, si mise subito a comporre e ne risultò un tema molto intimo e quasi etereo. Invitò Nolan a sentirlo la sera stessa e questi, dopo averlo ascoltato disse:

A questo punto bisogna proprio fare questo film”.

E lo stupore di Hans Zimmer fu molto forte quando Christopher Nolan gli spiegò la trama del film che aveva in mente in cui, in realtà, oltre alla narrazione di un intenso e complesso rapporto tra un padre e una figlia c’è tutta una vicenda, ambientata nel futuro riguardante la disperata ricerca di nuovi mondi adatti ad accogliere le speranze di sopravvivenza della razza umana vista l’impossibilità, per ragioni climatiche, di proseguire la vita sulla terra.

Christopher Nolan e Hans Zimmer

Per dare una caratterizzazione sonora particolare al film, Zimmer e Nolan, si misero a tavolino e fecero una lista di tutte le combinazioni sonore che avevano già utilizzato, per trovare una nuova strada.

L’idea che venne fuori fu quella di utilizzare uno strumento particolare, un organo a canne da chiesa, tipico della musica religiosa.

Il timore di Hans Zimmer fu quello di cadere nella possibilità di scrivere qualcosa di troppo gotico e tipicamente “horror”, ma l’intenzione era quella di utilizzare uno strumento che potesse , oltre a dare un senso di religiosità e di spiritualità,  anche rappresentare una realtà futura, molto complessa e articolata, utilizzando la macchina per produrre suoni più complessa mai costruita dall’uomo che è appunto un organo a canne che , per una curiosa coincidenza, è anche uno degli strumenti più antichi che si conoscano. Una macchina che, come riferisce lo stesso Zimmer,

vive e respira sfruttando l’aria che viene pompata nelle canne

producendo una grande varietà di sfumature sonore.

È uno strumento che ha, come una delle sue principali caratteristiche, la capacità di creare drammatici cambiamenti di volume e intensità.

 La sonorità dell’organo è quella che si potrebbe definire la cifra stilistica della musica di Interstellar caratterizzandone tutte le scene più importanti.

E’ stata una scelta talmente ponderata e significativa che, Hans Zimmer ha, in pratica, allestito uno studio di registrazione mobile recandosi, insieme ai tecnici, presso “ Temple Church”, una chiesa di  Londra, dove si trova un magnifico organo a canne che ha usato, coadiuvato dall’organista titolare del luogo, per registrare  molta della musica del film.

Organo di Temple Church

L’aiuto dell’organista della chiesa è stato fondamentale perché, come ha affermato lo stesso Zimmer:

Quell’uomo ha eseguito con grande facilità partiture che a me sembravano insuonabili”.

La musica di Interstellar è stata quindi creata usando un insieme di strumenti, l’organo innanzi tutto, poi gli archi, soprattutto violini cioè quelli dalla sonorità più acuta, pianoforte, sintetizzatori. In pratica una miscela di antico e moderno che benissimo rappresenta l’insieme di sentimenti legati al passato e al futuro che caratterizza tutta la pellicola.

Il risultato è una colonna sonora estremamente intrigante, a mio avviso.

È basata su pochi elementi melodici.

 In pratica i temi portanti, se vogliamo, sono sostanzialmente tre. Ma vengono sviluppati e presentati in molti modi diversi secondo una tecnica che può essere definita tipicamente minimalista.

 Il minimalismo è un modo di comporre musica che ha in Philip Glass il suo più importante esponente attualmente, e consiste nell’utilizzo di pochi elementi, non poveri o scarni, che vengono presentati, di volta in volta, con piccole variazioni timbriche o melodiche in modo da creare quasi un flusso continuo che ha il compito di “irretire” l’ascoltatore prendendolo quasi per mano e portandolo in un mondo del tutto particolare dove le situazioni emotive cambiano di volta in volta.

La cosa interessante è che questi temi principali invece di essere associati, come solitamente accade, ai vari personaggi, rappresentano piuttosto le emozioni e le aspettative che i protagonisti provano nelle varie situazioni che il film propone. E, spesso, quando si ripresenta un determinato stato d’animo ricompare il tema che a quell’aspetto emotivo è legato.

Ovviamente avendo il film al suo interno una narrazione di un sentimento molto importante come quella del legame tra il padre, Cooper e la figlia, Murph, il tema rappresentante questo rapporto così complesso e difficile diventa, in pratica, il motore sonoro della storia.

Naturalmente, essendo Interstellar un film di fantascienza sono presenti anche sequenze di movimento e tensione che vengono accompagnate da una musica altrettanto significativa da questo punto di vista ma, anche in questi momenti, quello che noi udiamo è, in pratica, uno sviluppo di melodie, temi e sonorità che ci sono già state presentate in precedenza, che vengono elaborate in modo diverso per sottolineare al meglio le scene.

Un’altra caratteristica di questa musica è che sembra non arrivare mai ad una conclusione. Nel momento in cui l’esposizione dei temi sembra raggiungere uno sbocco importante quasi sempre la musica si ferma e tutto sembra ripartire da capo.

 L’indeterminatezza è un’altra caratteristica, devo dire molto intrigante, di questa colonna sonora.

L’incidente – Barbara Bevilacqua

 Sembra non esistere una risoluzione definitiva. Tutto è circolare.  Praticamente il suono è come una spirale che si avvolge costantemente su sé stessa rappresentando perfettamente il senso di insicurezza e di continua tensione non risolta che provano i protagonisti durante il loro viaggio tra le stelle.

 Entrando un po’ più nel merito possiamo dire che uno dei temi principali ci viene presentato già nella prima scena ed è particolare sia perché viene eseguito dall’organo,  con una sonorità veramente contenuta, in pianissimo, ma soprattutto perché vira continuamente tra una sonorità tecnicamente definibile come  maggiore e una minore, oscillando tra le due .

Questo mutamento viene  ottenuto cambiando una sola nota della melodia e questo ci fa capire immediatamente c  quella che sarà l’atmosfera generale della musica cioè  una grande indeterminatezza

Tema iniziale

Per farvi capire meglio vi suonerò la stessa melodia col pianoforte indicandovi questi due “mondi” sonori, il maggiore e il minore che si differenziano solamente per una nota

Tema maggiore-minore al pianoforte

Sono particolari apparentemente piccoli ma diventano estremamente importanti quando, ad esempio, lo stesso tema che rappresenta il rapporto tra il padre e la figlia viene presentato dall’organo con maggiore pressione sonora come nel brano intitolato Stay

Stay

Un altro tema che si presenta ogni qual volta i protagonisti si trovano di fronte a qualcosa di sconosciuto e potenzialmente pericoloso è il prossimo che si caratterizza per la presenza di note estremamente dissonanti. Lo troviamo quasi subito all’inizio, nella traccia che prende il nome da una delle cause che porteranno i protagonisti a cercare altri mondi per poter sopravvivere, “Dust”

Dust

Qui possiamo rilevare la maestria di Zimmer nel rendere, con l’utilizzo di poche note, questa sensazione non solo di indeterminatezza ma anche di timore verso qualcosa che non si conosce. E anche questo tema non porta da nessuna parte continuando a girare su sé stesso.

Un momento molto interessante lo abbiamo quando gli astronauti si avvicinano a Saturno. Il brano che accompagna questa scena si intitola “Message from Home” ed è eseguito col solo pianoforte.

Qui vengono utilizzati pochissimi suoni con una distanza notevole tra le scarne note della melodia, molto acute, e quello che accompagnano, molto più gravi. Una distanza, potremmo dire “siderale” che rappresenta la solitudine e la separazione di questi astronauti dai loro affetti che sono rimasti sulla terra. E’ un brano molto corto, dura poco meno di due minuti, ed è tra quelli che preferisco grazie alla sua intensità emotiva e alla potenza drammaturgica

Message from Home

Anche in questo caso, come avete potuto notare, ci sono pochissimi elementi. C’è molto spazio tra una nota e l’altra e questa è un’altra delle caratteristiche che rendono questa colonna sonora così particolare e affascinante. Pochi elementi che costringono l’ascoltatore a interpolare le cose mancanti portandolo a un ruolo attivo di partecipazione emotiva.

Interstellar Gargantua

Un altro tema portante, che compare parecchie volte, lo troviamo in una delle scene più impegnative da un punto di vista emotivo quando i due protagonisti, Cooper e Amelia Brand, ritornano sull’astronave  da un pianeta che si è rivelato inadatto ad ospitare la vita e ascoltano i messaggi che provengono dai loro affetti sulla terra che, per le leggi dello spazio- tempo, rappresentano i ventisette anni che sono passati sulla terra mentre per loro sono trascorse solo poche ore.

La melodia è suonata col solo organo in maniera scarna e toccante e il brano si intitola S.T.A.Y. quasi a rafforzare l’invito a rimanere

S.T.A.Y.

Il tema forse più conosciuto della colonna sonora, che si presenta anche questo in molteplici forme, lo troviamo in questo brano intitolato “Day One”  in una versione che utilizza solo un pianoforte. Anche questo è un tema ondivago che sembra non andare mai da nessuna parte risultando, forse proprio per questo, estremamente affascinante

Day One

Questo è un altro caso in cui quando  la musica sembra arrivare ad un climax , improvvisamente si ferma, lasciando lo spettatore-ascoltatore con la sensazione di essere sempre sull’uscio di una stanza della quale non si riescono mai a scorgere i dettagli.

Anne Hathaway nel ruolo di Amelia Brand

Nelle scene in cui l’azione è più viva la musica diventa, ovviamente, più presente ed intensa. Ne abbiamo un importante esempio quando uno dei protagonisti, impersonato da Matt Damon, si rivela un codardo che vuole mettersi in salvo sacrificando gli altri membri dell’equipaggio e, per farlo, sbaglia la manovra di attracco distruggendo parte della stazione orbitante. La musica che sottolinea questa scena è un insieme dei temi che abbiamo sentito presentati però in modo molto più aggressivo e a un certo punto, quando la situazione sembra risolversi positivamente c’è quello che potremmo quasi definire un crescendo epico, quasi mutuato dalle sinfonie di Gustav Mahler,  nel quale  organo e orchestra si uniscono in modo veramente significativo e poderoso.

Il brano si intitola “Detach” ed è veramente potentissimo

Detach

Tutta la musica di Interstellar è scritta con grande maestria e con un’accurata ricerca sonora.

 È affascinante, misteriosa e intrigante tanto quanto la trama del film stesso. Il risultato è un connubio perfetto di immagini e suoni in cui la musica non si limita ad accompagnare l’azione ma diventa essa stessa una protagonista che suggerisce, anticipa e sottolinea le varie situazioni sia emotive che di azione.

È una musica che ti cattura un po’ alla volta portandoti, come dicevo prima, in un mondo diverso nel quale diventare spettatore/ascoltatore attivo e partecipe.

In questo senso Hans Zimmer è senza dubbio uno degli innovatori per quello che riguarda la composizione di musica per i film, per la scelta accurata delle sonorità, e per la sua abilità nel creare una drammaturgia musicale che “collabori” con le immagini non limitandosi a seguirle.

Parlando della sua esperienza musicale lui stesso afferma:

“Quando gli altri bambini giocavano io torturavo il pianoforte e divenne una cosa ossessiva. Praticamente non so fare altro. Devo stare attaccato alla musica perché è l’unica cosa che ho imparato ed è l’unica cosa che voglio fare. E sto ancora imparando”

12 risposte a ““Interstellar””

  1. Grazie per questa lettura davvero molto istruttiva; musica, per quel poco che ho sentito, molto piacevole resa accessibile nel suo significato dalle esaurienti spiegazioni.

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  2. È veramente una musica intrigante. Agisce come il “pifferaio magico” costringendoti a seguirla. Grazie a te per aver apprezzato il racconto.

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  3. Per fortuna non ho visto il film, perché ora lo guarderò con orecchie diverse; questo tipo di lavoro andrebbe fatto sempre prima di vedere un film che merita di essere visto. A tutti interesserebbe questa cosa!!! L’organo per me è in assoluto lo strumento più affascinante e mitico nella sua complessità. L’organo quando suona respira; è come un essere vivente che ha come organo (appunto) principale un’enorme apparato respiratorio. E se ciò che respira è vivo, allora l’organo è ciò che rende la musica davvero viva, secondo me. Ma io ne so niente, sia chiaro. Io chiacchiero. Eppure, ascoltare un organo in una chiesa, per me è stata una delle esperienze più emozionanti… forse perché c’ero solo io, nascosta in un angolo, l’organo e l’organista, che suonava per se stesso, o forse per Dio, non saprei. Di questa lettura in alcuni pezzi ho sentito il pulsare di un cuore, prima che si riempissero d’aria i grandi polmoni dell’organo e infine, nell’ultimo pezzo, si poteva fluttuare nell’aria, prima smossa appena e poi venire sospinti in alto, all’infinito. Io vaneggio per i fatti miei quando ascolto, non volermene. Che questo è un blog serio e le bazzecole senza cognizione di causa non si dovrebbero dire… mi scuserai. Un oscar se l’è meritato, comunque…via! Per una volta posso dire che qualcuno se l’è meritato. 😀 Grazie infinite!!

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    1. L’organo è veramente una macchina incredibile. Complessa e potente ma, nello stesso tempo, duttile e delicata. L’idea di utilizzarlo in questo film è veramente geniale. Sono sicuro che la visione del film ti ” intrighera’ ” parecchio. E non preoccuparti, questo non è un blog serioso e i commenti un po’ spiritosi e simpatici come il tuo sono bene accetti.

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      1. Ok, allora…perché mi sa che ne farò altri. 😀 Qui è uno spasso!!! Si impara senza far fatica!! Tutt’altro! E ti ringrazio!

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      2. Lo scopo è appunto quello, cercare di non appesantire inutilmente senza essere superficiali. Grazie a te per i complimenti.

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      3. Ma grazie a te!! Lo so che lo sai, ma c’è un gran bisogno di ste cose!! UN immenso bisogno! E lo so io, che sono anni che cerco un modo comprensibile per cercare di capire quello che tu spieghi in modo limpido. HO trovato i blog di Nicotano e di Claudio Capriolo… e adesso te e mi sento onestamente in una botte di ferro! 😀 Forse c’è speranza anche per me che come educazione musicale avevo solo la canzone della Barilla suonata col flauto alle medie… una storia triste, come capirai!! Ma è la storia di gran parte degli italiani, questa! Urge un recupero potente! UN po’ su tutti i fronti, ma a maggior ragione in fatto di Musica e Arti!

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      4. Ai quali mi associo completamente

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      5. E di questo sono, ovviamente, felice.

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  4. “Urge un recupero potente su tutti i fronti ma a maggior ragione in fatto di Musica e Arti”, una frase da mettere sul comodino e leggere tutte le mattine.

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  5. Bellissimo ascoltare una musica così, spiegata nei minimi dettagli. Ho visto il film e apprezzato molto la colonna sonora (per me un elemento fondamentale di un film, certe colte anche in forma di silenzio) ma letta così è stato veramente illuminante. Grazie.

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    1. Un altro elemento importante di questa colonna sonora in effetti sono i momenti di silenzio un po’ come avviene anche in “2001 Odissea nello Spazio” cui Zimmer in un paio di scene si è ispirato. Il silenzio infatti è significativo sia di per se che come esaltazione del suono che arriverà. Mi ero ripromesso di parlare anche di questo aspetto poi, nel racconto, l’ ho perso per strada. Grazie per averlo segnalato e per la tua attenzione.

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