St. Louis Blues

Bessie Smith :

“L’imperatrice del Blues”

Trentesima puntata

“Ecco, si fa un grande silenzio. Si sente solo il suono di un pianoforte. E’ un blues. Mi sento teso. Mi chiedo:” Che aspetto avrà?”. Io non l’ho mai vista prima d’ore. Poi sento la sua voce e, accidenti, capisco che questa è la mia grande giornata. Sto ascoltando quanto c’è di meglio e, per giunta, la vedo. Risplendente è la parola, l’unica che possa descriverla. Non è bella, naturalmente ma , per me, lo è. Una bianca, scintillante toilette, un gran donnone. Domina completamente il palcoscenico e l’intero uditorio quando canta “Yellow Dog Blues”. Non si può spiegare a parole il suo canto, la sua voce. Essa non ha bisogno di un microfono, non lo usa. Non sono però sicuro che quei maledetti cosi fossero già in circolazione, quell’anno. Tutti la sentono bene. Questa donna canta con tutto il cuore. Non mi lascia distrarre per un istante. Mentre canta, cammina lentamente per il palcoscenico. La testa è leggermente inclinata. Da dove mi trovo non riesco a capire se ha gli occhi chiusi o aperti. Avanti, avanti, un numero dopo l’altro, sempre lo stesso silenzio, una grande interpretazione, un applauso assordane. Non vorremmo che finisse mai.”

Così scriveva in un articolo apparso sul mensile “Jazz Record” nel settembre del 1947 il pianista Art Hodes, riferendosi a un concerto di Bessie Smith, definita da tutti “L’Imperatrice del Blues

Dalla cronaca di questo concerto ci si può facilmente rendere conto di quanto fosse carismatica e particolare la figura di Bessie Smith indubbiamente una delle cantanti e delle artiste più importanti della prima metà del 900.

Se si prova a cercare in rete qualche sua fotografia ci si potrà facilmente imbattere in un’immagine abbastanza esplicativa di un donna di colore, abbastanza in carne, con una specie di cappellino di stoffa in testa e, soprattutto due occhi che ti fissano con un’espressione dalla quale traspare tutta la sofferenza che ha caratterizzato la vita di questo personaggio. Perché se è vero che Bessie Smith è arrivata alla fama e ad una certa agiatezza abbastanza in fretta, è altrettanto vero che la sua infanzia è stata segnata dalla miseria più nera e da grandi difficoltà famigliari.

Anche i suoi primi approcci col mondo della discografia non andarono a buon fine perché, nonostante molte case discografiche cercassero cantanti di blues, genere che all’inizio del secolo andava per la maggiore, anche i dirigenti di una major come la Black Swan specializzata in musica per afroamericani, che erano essi stessi di colore, giudicarono la sua voce troppo rozza, sofferta e inadatta al grande pubblico.

Ben presto però le sue qualità vocali ed artistiche vennero riconosciute al punto che il primo disco da lei inciso “Down Hearted Blues” ottenne un grande successo vendendo 800.000 copie in sei mesi. Una cifra record per quei tempi.

Sia la vita artistica che quella sentimentale di Bessie Smith sono sempre state caratterizzate da alti e bassi, da successi e da cocenti delusioni.

Dopo i grandi successi degli anni venti quando venne denominata l’imperatrice del blues, all’arrivo della Grande Depressione la sua carriera attraversò momenti di grande difficoltà perché, ovviamente, non si vendevano più dischi, tantomeno dischi per la popolazione di colore, e fu costretta ad accettare umili ruoli in spettacoli teatrali di bassa categoria.

Anche la sua vita sentimentale fu parecchio travagliata. Si sposò più volte e ebbe sempre rapporti conflittuali con i vari mariti coi quali spesso veniva alle mani picchiando e facendosi picchiare sia a causa della sua tendenza a bere smodatamente che peri suoi continui tradimenti sia con uomini che con alcune donne con le quali   lavorava nei vari spettacoli.

La caratteristica che però ha mantenuto per tutta la vita era la sua vocalità così calda, graffiante ma piena di anima e di sentimento che le ha permesso di diventare una delle cantanti più importanti della prima metà del secolo scorso. Una cantante fonte di ispirazione anche per artiste tipo Billie Holiday e Ella Fitzgerald.

Per addentrarci un po’ nello specifico del brano bisogna, prima, chiarire alcune cose.

Per prima cosa il titolo “St. Louis Blues”. Ora tutti sappiamo che St. Louis è una città del sud degli U.S.A. ma forse non tutti abbiamo ben chiaro cosa sia un blues.

St. Louis

E’ un genere musicale inventato dalla popolazione afroamericana tra la fine dell’Ottocento e i primi del Novecento che ha alcune precise caratteristiche.

Ma prima di parlarne da un punto di vista tecnico volevo riportare una definizione che del blues ha dato un famoso cantante, Leadbelly, che riguarda l’aspetto emotivo di questo genere il che è di fondamentale importanza per capire di cosa si stia parlando.

Tutti hanno , a volte, il blues. Solo che non si sa che cosa sia. Ma quando sei a letto e continui a rigirarti senza riuscire ad addormentarti, che cosa ti succede? Sei stato preso dal blues. Oppure quando ti alzi al mattino e rimani seduto sulla sponda del letto e ci sono la madre e il padre, la sorella e il fratello, l’amico o l’amica, tuo marito o tua moglie, e non hai voglia di parlare con nessuno di loro sebbene nessuno ti abbia fatto qualche cosa, cosa ti sta succedendo? Sei stato preso dal blues. Oppure quando sei seduto davanti ad una tavola imbandita e guardi il tuo piatto e vedi pollo arrosto e riso, e te ne vai e tremi, e dici….”non riesco a mangiare e dormire, cosa mi succede?” Vuol dire che sei stato preso dal blues”

Leadbelly

Il termine Blues deriva da blue che vuol dire triste. “To be blue” significa  essere triste.

E’ un genere frutto di un incontro-scontro tra culture musicali diverse, quella europea e quella africana, avvenuto in un terzo luogo  e cioè gli Stati Uniti in un processo di fusione durato secoli.

Una delle sue caratteristiche principali riguarda la struttura del testo.

Generalmente i blues sono composti da strofe di tre versi. Nel primo c’è un’affermazione, nel secondo si ribadisce tale affermazione a volte con qualche piccolo cambiamento e , nel terzo verso, la ragione che ha portato a quell’affermazione.

E’ quasi una forma di canto responsoriale nel senso che viene detta una cosa, poi la cosa viene ripetuta dallo stesso interprete mentre nel canto responsoriale abbiamo un coro oppure i fedeli nel caso di un brano religioso, e poi viene tratta la conclusione.

I contenuti dei testi sono generalmente molto crudi, permeati di tristezza e malinconia anche nei rari casi in cui è presente un po’ di ironia. Sono testi espliciti anche da un punto di vista sessuale e rappresentano quella che erano le condizioni di vita della popolazione di colore negli Stati Uniti.

Da un punto di vista musicale la struttura del blues è formata da tre accordi che sono ricavati dalla prima, dalla quarta e dalla quinta nota di una determinata scala. Facendo l’esempio tenendo conto della scala di DO avremo l’accordo di DO, quello di Fa e quello di SOL

Tre accordi fondamentali

Questi sono gli accordi che costituiscono il fondamento di moltissimi brani di vario genere tutti, in qualche modo, mutuati dal blues, perché il blues è, fondamentalmente, il padre o la madre, di tutta la musica di derivazione americana, soul, rythm and blues, funky, rock’n’roll, fino ad arrivare al rap e all’hip hop sia come influenza diretta sia come elemento indispensabile del background musicale di moltissimi artisti. Paragonando questi accordi all’arte pittorica potremmo dire che rappresentano l’equivalente dei colori primari.

Questi accordi sostengono i tre versi di cui parlavo prima. E come il blues ha una struttura fissa da un punto di vista letterario la stessa cosa si può dire della parte musicale in quanto si basa su una struttura di dodici battute che si ripetono continuamente e che si sviluppano così

Struttura di dodici battute

Questa struttura è la base di tutti i blues e, come detto, anche di molti brani che dal blues derivano.

Se questa spiegazione, che ho cercato di rendere più semplice possibile, risultasse comunque poco chiara vi prego di farmelo sapere nei commenti e vedrò, magari, di spiegarmi meglio.

L’altra novità fondamentale portata dal blues, e anche dal jazz in quanto sono strettamente collegati, è la pratica dell’improvvisazione nel senso che, spesso, le melodie del blues sono un canovaccio che viene liberamente interpretato e che è soggetto a continui mutamenti non stabiliti e, soprattutto , non scritti.

L’improvvisazione non è una prerogativa di questa musica. Anche in quella occidentale esisteva questa pratica, soprattutto nel periodo Barocco. Col tempo, però, questa caratteristica è stata abbandonata dalla musica cosiddetta “colta” europea che è diventata, col tempo, sempre più strutturata e “scritta” al punto tale che oggi l’improvvisazione non esiste praticamente più.

Nel blues, invece, l’improvvisazione riguarda sia la parte musicale che quella letteraria nel senso che , spesso, anche il testo dei vari brani subisce delle variazioni e non sempre corrisponde a quanto, ad esempio, si può trovare su internet o in molti libri riguardanti l’argomento.

Un’altra importante peculiarità di questa musica riguarda il modo di “portare” il tempo, e questa caratteristica viene indicata col termine “swing”.

Qui la cosa si fa un po’ complessa nel senso che già la parola swing è intraducibile. In sostanza è un modo molto particolare di suonare e cantare che rende il ritmo particolarmente rotondo , morbido, senza spigoli e , passatemi il termine, un po’ dondolante.

Nella musica occidentale la scansione della velocità è data da una serie di movimenti che, generalmente contengono a loro volta due note di uguale durata chiamate ottavi

Scansione a ottavi

Eseguendo una determinata frase musicale secondo questo concetto “europeo”, questo è il risultato

Frase a ottavo “dritti”

Questi si definiscono “ottavi dritti” cioè due note di uguale durata per movimento.

Se eseguo la stessa frase con swing suonerò sempre due note per movimento ma la prima risulterà più lunga della seconda e il risultato sarà questo

Frase con swing

Per questo ultimo aspetto vale lo stesso discorso fatto prima. Se non sono stato in grado di spiegarmi in modo chiaro, fatemelo sapere che vedrò di rimediare in qualche modo.

Tutti questi aspetti li ritroviamo il St. Louis Blues che è un brano del trombettista W. C. Handy inciso da Bessie Smith nel 1925 per cui non focalizzatevi troppo sulla qualità sonora che, ovviamente, risente di una tecnica di registrazione che non è minimamente paragonabile a quella odierna.

L’inizio è questo

Prima strofa

Il testo recita cosi

“ I hate to see the evening sun go down

   I hate to see the evening sun go down

  It makes me think that I’m on my last go round”

Cioè :” Odio vedere il sole della sera scendere

             Odio vedere il sole della sera scendere

             Mi fa pensare di essere all’ultima spiaggia”

Questa strofa è cantata sul giro di tre accordi di dodici battute di cui parlavo prima

Prima strofa con conteggio

Oltre a questi aspetti, diciamo cos’, tecnici ci sono molte cose da sottolineare.

La prima è che la voce di Bessie Smith è veramente qualcosa che ti tocca l’anima perché parla direttamente alla pancia. E’ una voce non tecnicamente perfetta ma estremamente espressiva il che, nel blues e non solo, è una caratteristica fondamentale. L’espressività non è strettamente legata alla bellezza ma può essere ottenuta anche con una voce sporca, graffiante che, in questo caso, rappresenta lo specchio dell’anima.

Un ulteriore aspetto da sottolineare è che questo è un brano eseguito solamente da tre persone, Bessie Smith alla voce, Fred Langshaw all’harmonium che accompagna e, “dulcis in fundo”, colui che suona la cornetta è Louis Armstrong.

Louis Armstrong

Il brano si basa tutto sul dialogo tra i due. Ogni verso, infatti finisce molto prima, per dare a Louis Armstrong la possibilità di rispondere a Bessie Smith improvvisando delle melodie ed è interessante notare la differenza di approccio e di stile tra i due. Bessie Smith è sempre, diciamo così, austera e seria mentre Louis Armstrong è, tendenzialmente, sempre un po’ leggero e ironico qualità che lo hanno portato, nel tempo, a diventare un “Ambasciatore del jazz”  e a diffondere questa musica e questo tipo di linguaggio in tutto il mondo.

Louis and Bessie

La seconda strofa del brano è musicalmente uguale alla prima sempre con Armstrong che contrappunta con delle improvvisazioni e recita così

Feeling tomorrow like i feel today

 Feeling tomorrow  like I feel today

I’ll pack my dreams and make my get away”

“Domani mi sentirò come oggi

  Domani mi sentirò come oggi

 Impacchetterò i miei sogni e scapperò”

Seconda strofa

Questa struttura è semplice ma completa e, la semplicità e ripetitività rendono molto immediato apprendere questo tipo di linguaggio e facilitano la memorizzazione della linea melodica e permettono di avvicinarsi a questo mondo in modo efficace.

Dopo due strofe uguali musicalmente St. Louis Blues introduce una piccola variante nella struttura inserendo due strofe di due versi ciascuna sostenute da una struttura musicale un po’ diversa fatta da otto battute che si ripetono per due volte. Questa variante che potremmo chiamare “bridge” si trova spesso nei primi blues ma è andata via via perdendosi nel tempo in favore della struttura a dodici battute che si ripete per tuto il brano. In questo caso questa sezione bridge suona così

Bridge

Dopo questa sezione il brano riprende la struttura tipica del blues per l’ultima strofa prima di concludersi.

Come vi sarete resi conto dall’ascolto Bessie Smith e il blues sono tutta sostanza e poca apparenza cioè il contrario di quanto, spesso, accade oggi.

Voglio chiudere con quanto ha scritto nel suo libro più famoso intitolato “Jazz” il critico Arrigo Polillo riferendosi a questa cantante:

In questa e in tante altre sue interpretazioni Bessie Smith sfoggia le sue straordinarie qualità di cantante drammatica, spesso tragica, dotata di una voce cupa e potente, di grande espressività. Con lei il blues diventò arte, così come, negli stessi anni, diventò arte, per merito di Louis Armstrong, il jazz strumentale, Un’arte perfettamente comprensibile dal pubblico cui si indirizzava ma, non per questo, primitiva o popolare. Le sue qualità stupirono e entusiasmarono anche molte cantanti che sarebbero venute dopo, come Billie Holiday o Ella Fitzgerald che, anche senza accorgersene, furono influenzate, per sempre, dalla sventurata Imperatrice del blues”.

2 risposte a “St. Louis Blues”

  1. La forza drammatica della sua voce è così diretta ed essenziale che arriva immediatamente al centro della pancia. Il blues è incredibile… una musica così semplice nella sua struttura è così potente .. o forse lo è proprio per questo

    Piace a 1 persona

    1. Come dico spesso, oltre agli occhi anche la voce è lo specchio dell’anima. Il blues è solo apparentemente semplice. È il non detto la parte più interessante, quello che c’è tra le righe. Quelli che hanno sensibilità e personalità fanno il blues. Gli altri fanno solo esercizio di stile.

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