Atom Heart Mother

Una “Suite” che elimina le differenze tra i generi musicali

Ventisettesima puntata

Non c’è il nome del gruppo, in copertina. E non c’è nemmeno il titolo dell’album, in copertina. L’unica cosa cui ci troviamo di fronte è l’espressione un po’ stupita di Lulubelle III che sembra chiederci perché ci stiamo sbattendo così tanto per fotografarla, perché Lulubelle III, in realtà, è uno splendido esemplare di mucca di razza frisona ed è l’unico segno di riconoscimento di un disco uscito nel 1970 del gruppo inglese Pink Floyd all’interno del quale c’è una suite intitolata “ Atom Heart Mother” che è l’oggetto di questa Mollica.

La genesi di questa “suite” è una delle più intriganti della storia della musica degli ultimi decenni.

Se si cercano delle notizie su questo brano la prima cosa che si può notare è che viene etichettato in vari modi :”Rock Progressivo”, oppure “Art Rock” o “Musica sperimentale” o, addirittura come “Rock sinfonico” a testimonianza di come sia difficile far rientrare la musica di questa suite in un genere predefinito.

“Atom Heart Mother” occupa l’intera prima facciata di questo che è il quinto album dei Pink Floyd e che è stato il primo del gruppo a raggiungere il primo posto nelle classifiche di vendita sia in Gran Bretagna che in molti paesi europei, Italia compresa.

Pink Floyd

La prima cosa da rilevare è che, con questo disco, i Pink Floyd cambiano un po’ rotta nel senso che abbandonano l’etichetta di gruppo di rock psichedelico che avevano avuto fino ad allora dovuta anche alla presenza del loro primo chitarrista Syd Barret, personaggio notevole da un punto di vista artistico ma estremamente fragile sotto il profilo psicologico anche “grazie” all’uso e all’abuso di varie sostanza stupefacenti, LSD compreso, per avvicinarsi a quel genere denominato Progressive Rock che diventerà la musica predominante della prima metà degli anni 70.

Syd Barret

Il disco nasce, principalmente da un lavoro in studio peraltro molto difficoltoso vista la penuria di idee musicali che sembrava affliggere il gruppo in quel periodo.

Alla fine i quattro Pink Floyd, ormai con l’ingresso ufficiale di Dave Gilmour al posto di Syd Barret, “partoriscono” una suite con struttura e titoli provvisori della quale, in ultima analisi, non sono del tutto soddisfatti.

Dovendo partire per una tournee decidono di affidare il lavoro svolto fino ad allora a un compositore di musica contemporanea amico di sia di Nick Mason , il batterista, che di Roger Waters bassista ed eminenza grigia della band, di nome Ron Geesin che aveva collaborato con lo stesso Waters alla realizzazione di un  suo album  solista “Music for the Body”, che era la colonna sonora di un documentario.

Ron Geesin

Ron Geesin  prende il materiale registrato dal gruppo e ci sovrappone una struttura orchestrale con una cospicua sezione fiati, soprattutto ottoni, corni, trombe, tromboni, un ensemble di archi e anche un coro, dando alla suite un volto e un suono molto particolare che è quello presente sul disco.

E’ un procedimento simile a quanto avevano fatto i Beatles con “Strawberry Fields Forever” del quale abbiamo parlato nella Mollica numero 25 quando avevanoi affidato a George Martin la realizzazione della parte orchestrale, con la differenza che il brano dei Beatles dura circa 4 minuti mentre qui stiamo parlando di una composizione che occupa tutta la prima facciata del disco la cui durata è di 23’ e 44’’, composizione nella quale , tra l’altro, non c’è nessuna parte cantata.

Il tentativo di unire il rock alla musica , cosiddetta “colta” non era una novità assoluta. Altri gruppi avevano tentato l’esperimento, primi fra tutti i Deep Purple con “Concert for Group and Orchestra”

e altri lo faranno in seguito, ma in tutto i casi l’orchestra classica aveva sempre avuto un ruolo di sostegno al gruppo che rimaneva il protagonista della scena.

In Atom Heart Mother le posizioni sembrano, a volte , invertirsi e spesso è l’orchestra a svolgere una funzione di primo piano al punto tale che il brano è stato poi firmato da cinque autori, i quattro  Pink Floyd e Ron Geesin stesso.

Questo fatto è stato, probabilmente, anche una delle cause che hanno portato il gruppo, in seguito, a esprimere perplessità e commenti negativi sul risultato dell’operazione, probabilmente perché i Pink Floyd sentivano di non essere del tutto i protagonisti della musica presente sull’album.

Questa è un’altra peculiarità di questo brano che è amatissimo dai fan del gruppo, e lo testimoniano le classifiche di vendita in tutto il mondo, ma, probabilmente è il lavoro meno amato dai quattro musicisti inglesi.

Roger Waters

Per far pendere la bilancia dei pareri dalla parte del pubblico si può far notare come anche uno dei maggiori artisti della seconda metà del secolo scorso, esperto conoscitore e utilizzatore di musica in tutti i suoi lavori cinematografici, Stanley Kubrick, voleva utilizzare la suite come colonna sonora del suo film “Arancia Meccanica” ed è stato costretto a rinunciarvi causa dissapori e diversità di vedute con Roger Waters che aveva posto il veto all’utilizzo della musica nel film.

Per cominciare a capire questo brano bisogna, un po’, calarsi nella realtà dei primi anni 70 quando la musica rock stava cercando di diventare una forma d’arte e, come tale, in grado di esprimere idee, emozioni e sentimenti come tutte le altre Arti con la A maiuscola.

Pink Floyd at Pompei

Il rock comincia così a prendere idee e spunti dalla musica “colta” sia da un punto di vista delle strutture che dalle tecniche di composizione, la “Suite” ad esempio è una forma musicale tipica dell’età Barocca, sia dal punto di vista della durata dei brani che supera i limiti definiti angusti nei quali era costretta a svilupparsi la canzone e viene, di conseguenza, dilatata quanto bastava per potere sviluppare un compiuto discorso musicale.

La volontà era quella, appunto di elevare la musica di consumo al livello della musica cosiddetta artistica. Anche lo copertine degli album che venivano spesso disegnate da artisti di fama diventavano occasione per ribadire questo concetto.

Anche in “Atom Heart Mother” l’idea della copertina nasce da un tentativo di mutuare l’idea della famosa carta da parati di Andy Warhol che raffigurava delle mucche.

I Pink Floyd diedero allo studio Hipgnosis che si occupava delle copertine degli album di numerosi artisti il compito di ispirarsi all’idea di Warhol. Il fotografo dello studio andò nei campi a nord di Londra e fotografò Lulubelle III decidendo che quella foto sarebbe stata l’unico elemento di riconoscimento dell’album e, nonostante le perplessità della casa discografica, l’idea venne approvata .

Con un costo di circa trenta sterline complessivamente, fu creata una delle copertine più iconiche di tutta la storia della musica rock.

Retro copertina

Entrando un po’ nello specifico del brano la prima cosa da dire è che questa Suite, forma musicale anticamente dedicata alla danza, è composta da sei parti, ognuna con delle caratteristiche particolari, che si susseguono senza soluzione di continuità.

Un altro aspetto mutuato dalla musica colta è che i temi musicali vengono riproposti più volte e sviluppati all’interno della composizione per dare unità a tutto il lavoro un senso di compiutezza e di perfezione formale.

L’inizio ci da già un’idea abbastanza precisa dell’atmosfera della composizione perché il brano parte con una sonorità grave sulla quale si innestano dapprima delle note singole, poi frammenti di frasi, poi spunti melodici sempre più articolati suonati in particolare dagli ottoni che creano una situazione di tensione via via crescente destinata ad esplodere nell’esposizione , per la prima volta, del tema principale.

L’inizio è questo

Inizio

La tensione è data anche, e soprattutto, dal fatto che gli ottoni utilizzano spesso delle note estremamente dissonanti tra loro che poi sfociano nell’esposizione del tema che, per converso, è estremamente epico e consonante.

Il tema portante dell’intera suite è stato composto, infatti da David Gilmour il quale, visto il carattere della melodia, l’aveva intitolato come “Theme for an Imaginary Western”.

L’orchestrazione scelta da Ron Geesin enfatizza molto il carattere epico del tema in questo modo :

Prima esposizione del Tema

Per riprendere quanto accennato in precedenza in questo caso risulta evidente come, in realtà, l’orchestra sia l’elemento trainante. Interessante è anche la parte di raccordo tra la doppia esposizione del tema che è costituita da una sezione, diciamo così, “rumoristica” in cui sono presenti registrazione di nitriti di cavalli, il passaggio di una motocicletta e altri effetti sonori . Una commistione di suoni e rumori che è un’altra delle caratteristiche peculiari di questo brano.

Dopo questo inizio scoppiettante troviamo la seconda parte della suite che comincia al minuto 2’ e 52” e che si intitola “Breast milky”. Si tratta di uno dei momenti di maggior forza emotiva ed evocativa di tutto il lavoro.

Richard Wright

La struttura è molto semplice ed è portata dall’organo di Richard Wright che esegue una successione di accordi sulla quale si innesta una melodia molto interessante suonata da un violoncello. Quello che rende questa sezione particolare è il fatto che la successione di accordi suonata da Richard Wright risulta abbastanza strana, non tanto perché gli accordi siano complessi o particolari quanto perché la loro successione è inusuale e decisamente lontana dai modi di comporre che di solito appartengono alla musica rock.

Questa parte, ridotta ai soli accordi, suona così

solo pianoforte

E’ una successione che, prima di tornare al punto di partenza, fa un giro parecchio strano andando a toccare tonalità lontane da quella dell’inizio. Questo favorisce il fatto che la melodia del violoncello risulti accattivante e cantabile ma mai banale o scontata appunto perché le note scelte sottolineano quelle usate da questa strana successione di accordi con un risultato molto originale.

La sezione completa suona così

Tema violoncello

Dopo questa sezione inizia, al minuto 5′ e 23″, la terza parte, intitolata Mother fore” e, per la prima volta, assistiamo all’entrata del coro che non intona un testo ma esegue delle frasi vocalizzate.

Le prime a cominciare sono le voci femminili che entrano quasi sottovoce in modo molto evocativo per poi venire rinforzate da quelle maschili.

L’entrata del coro è questa

Inizio coro

L’altra modalità di utilizzo del coro in questa suite l’abbiamo nella sezione successiva intitolata “Funky dong” dove abbiamo invece un approccio molto più ritmico, con un enfasi sulla sonorità delle consonanti “sparate fuori”  in modo aggressivo come a richiamare un sabba con un effetto di questo tipo

Coro ritmico

Anche nei momenti più aggressivi è evidente come sia sempre presente una componente fortemente melodica che sarà poi quella che faciliterà la conclusione di questa sezione culminante nella ripresa, per la terza volta, del tema principale.

Un ulteriore elemento di interesse è dato dalla parte che raccorda le penultime due esposizioni del tema e che potremmo definire una sezione di musica quasi d’avanguardia perché è, in sostanza lo sviluppo dell’idea già presentata più o meno all’inizio con un utilizzo esteso di rumori e suoni ed effetti vari in modo particolare ed interessante.

Effetti e rumori

Dopo questa dissoluzione che sembra rappresentare la fine di tutto, nasce, lentamente, come un’araba fenice, una sequenza di note, frasi e spezzoni melodici che, un po’ alla volta confluiranno in quella che sarà un’ulteriore esposizione del tema che, per questo motivo, acquisterà un’importanza e un peso specifico ancora maggiore appunto perché arriva dopo un momento in cui tutto sembrava essere finito

Rinascita

Dopo questa parte ci sarà, a chiudere il “cerchio” compositivo una ripresa del melodia del violoncello che confluirà poi nell’ultima esposizione del tema principale che chiuderà così, in gloria, la suite. Un tema che era stato pensato da David Gilmour e che, nella mani del gruppo prima e di Ron Geesin poi, è diventato qualcosa di molto più caratteristico ed espressivo.

Con questo album la musica rock, ammesso che questo si possa ancora definire rock, fa il suo ingresso trionfale negli anni settanta.

Tutta la prima metà del decennio sarà caratterizzata, da un lato da un genere più propriamente legato al rock come quello suonato da gruppi quali i Led Zeppelin (vedi Mollica su Whole Lotta Love), Deep Purple, Black Sabbath, Grand Funk Railroad e altri, e ,dall’altro, dal cosiddetto Progressive Rock di gruppi come i Pink Floyd appunto , i Genesis, gli Yes, E.L.P, Gentle Giant ecc. con le loro ovvie diversità, il cui scopo principale sarà quello di elevare la musica di “consumo” a forma d’arte.

I Pink Floyd saranno, ovviamente tra i gruppi in primissima fila in questo tentativo e raggiungeranno il loro apice, secondo alcuni, nel 1973 con la pubblicazione di “The Dark Side of the Moon” cui seguiranno, tra gli altri,” Wish You Were Here” e il famosissimo “The Wall”.

Ma il seme di questa rivoluzione era già stato piantato nel 1970 in un campo appena fuori Londra dove ignara di tutto questo pascolava tranquilla Lulubelle III divenuta, suo malgrado, la mucca più famosa della storia della musica.

2 risposte a “Atom Heart Mother”

  1. Questo album ha rappresentato per me adolescente il vero passaggio verso una visione musicale totalmente diversa , impegnata a considerare la musica un elemento essenziale per la mia crescita… Devo dire che a distanza di tanti anni mi fa ancora lo stesso effetto.

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    1. Per molti, me compreso, è stato l’album che ha provocato il passaggio “dall’adolescenza musicale” alla convinzione che anche la musica non “colta” potesse diventare una forma d’arte.

      Piace a 1 persona

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