The Man With The Horn #1

Decima puntata

MIles Davis : un artista perennemente fuori dalla sua “confort zone”

Nel 1986 esce per la Warner Bros un album intitolato “Tutu”. 

La cosa che colpisce subito di quell’album è la copertina. 

C’è una fotografia in bianco e nero di una faccia di un uomo di colore, con la scritta Tutu di fianco. 

Da questa fotografia si capiscono già tantissime cose. 

I lineamenti sono quelli di Miles Davis.

Tutu è un arcivescovo sudafricano molto famoso in quegli anni per la sua lotta contro l’apartheid. 

La cosa che colpisce di più sono gli occhi che ti guardano. Da questo occhi traspare l’orgoglio di essere un afroamericano. E’ uno sguardo inquisitorio, che mette in soggezione. Uno sguardo profondo. 

Un’altra cosa che si nota è la cura posta nella realizzazione di questa copertina. Una cura non usuale per un album di jazz il che denota come il protagonista tenga molto anche al look.

L’immagine su questa copertina è diventata un icona di stile. Tanto è vero che è stata subito utilizzata molte spesso, ad esempio, su magliette, gadgets vari e quant’altro. 

Ma non è strettamente di Tutu che voglio parlare in questa Mollica. Questa copertina, questo album sono un pretesto, perché da tutto quanto ho detto si evince come il protagonista di questa puntata, e delle prossime, sia un personaggio veramente importante e con una fortissima personalità. 

Lo spunto per questo racconto mi è venuto, paradossalmente, ma nemmeno tanto, nelle scorse due puntate quando vi parlavo di Stravinskij, perché se devo pensare, in un campo artistico-musicale, ad artisti importanti e famosi per la loro continua ricerca di nuovi percorsi e nuovi stili, mi vengono in mente, nel 900, due personaggio prima di tutti, Stravinskij e, appunto, MIles Davis. 

Stravinskij è conosciuto principalmente per i tre balletti che ha scritto per la compagnia “I Balletti Russi”, ma , in realtà ha avuto una vita lunghissima durante la quale ha composto tantissime musiche molto diverse tra loro e in alcune delle quali è quasi irriconoscibile. Basti pensare, ad esempio, alla musica del balletto  “Pulcinella” composta solo sei anni dopo il “Sacre du Printemps”. Ascoltandola si rimane scioccati perché, in realtà, sembra di tornare indietro di duecento anni, nel periodo classico tanto è diversa dal Sacre. 

Un musicista eclettico quindi, tanto quanto Miles Davis.

In aggiunta a questo Miles Davis ha contribuito in prima persona a creare stili  diversi e mode  nel jazz .

Non ha seguito l’onda, ma l’ha creata. 

Un paio di anni fa è uscito sulla piattaforma Netflix, un “docufilm “intitolato:” Birth of the Cool” diretto da Stanley Nelson che contiene filmati inediti, registrazioni in studio, interviste, foto, che mi ha fulminato perché all’inizio ci sono due frasi di Miles Davis che fanno veramente riflettere. 

La prima è questa :

Chiunque voglia continuare a essere creativo, lo può fare solo attraverso il cambiamento”

Da questa traspare l’idea di un artista costantemente in evoluzione e che non deve mai sedersi sugli allori. 

La frase che segue è ancora più impegnativa, perché non è solamente riferita al modo artistico ma ha valenza più generale, :

La vita è un’avventura e una sfida , e non è fatta per stare fermi al sicuro”. 

Sono frasi che ci mettono di fronte alle nostra capacità e debolezze, che ci esortano a uscire da quella che viene chiamata “confort zone”. 

Miles Davis non sapeva neanche cosa fosse la confort zone.

Appena creava un nuovo stile che, dopo l’iniziale scetticismo da parte dei critici, veniva poi apprezzato e seguito, appena questo stile diventava di moda, lui lo abbandonava per cercare un percorso nuovo. 

Emblematico a questo proposito quanto affermato da Jimmy Cobb uno dei musicisti che hanno registrato Kind Of Blue  di Davis ovvero il disco più venduto della storia del jazz :

” Miles poteva andare avanti anni a suonare quei pezzi, chiunque l’avrebbe fatto”.

Non Miles che un giorno disse a uno dei suoi musicisti . “Se continui a esercitarti sui vecchi pezzi, ti licenzio”. 

Una critica che si può fare, e che è stata fatta, a questi personaggi è quella di essere poi , a causa del loro eclettismo, poco riconoscibili, e di perdere la propria identità. 

Come ha risposto Davis a queste critiche? 

Ha risposto non a parole ma con una sua caratteristica peculiare.

È’, infatti, sempre estremamente riconoscibile attraverso la cosa più importante. Il suo suono. 

Il suono, in musica, è estremamente importante. Ogni musicista lavora anni per creare il proprio suono, la propria “voce”. 

Per capire cosa sia il suono in musica vi racconto un aneddoto di qualche anno fa che mi riguarda e che apparentemente non c’entra con la musica ma in realtà c’entra parecchio. 

Ero ad Amsterdam. E cosa si fa ad Amsterdam? Si visitano tutti, o quasi , i musei della patria di Van Gogh.

Ebbene, a un’ottantina di chilometri in un paesino che si chiama Otterlo, son andato a visitare un museo, immerso in un bosco, raggiungibile solo con mezzi a “misura d’ambiente”.

La costruzione è totalmente bianca, a un solo piano , molto suggestiva e perfettamente inserita in questo ambiente. Per passare da una sala all’altra ci sono dei corridoi e, alla fine di un corridoio bianchissimo, c’era appeso un quadro di Van GoghIl Cafè de Nuit”.

La vista del colore di quel cielo di notte, mi ha fulminato.

In quel colore c’è tutto Van Gogh. E’ la sua “firma”. Ti entra dentro e ti fa capire lo spessore e l’importanza dell’artista  senza bisogno di ulteriori spiegazioni.

La stessa importanza e la stessa valenza ha il suono della tromba di Miles Davis. In quel suono c’è tutto quello che serve, tutto quello che lo rende sempre, perfettamente riconoscibile.

La sua anima. 

Miles Davis aveva , in sostanza, due suoni. Uno con la tromba al naturale, se così si può dire, e l’altro con la tromba con la sordina che è un dispositivo meccanico che viene applicato alla campana della tromba per smorzare un po’ il suono. 

Una delle trombe di Miles Davis

Questo è il suono con la sordina…….. 

It Never Entered My Mind

Un suono caldo ma molto definito, soft pur essendo un suono metallico. Una voce particolare, insomma. 

Tra l’altro questo brano il cui titolo è “It Never entered my mind”, fa parte di una serie di dischi che lui ha registrato, diciamo di fretta, perchè doveva liberarsi dagli obblighi contrattuali con la casa discografica Prestige per poter passare alla Columbia.

Nel giro di pochi giorni è entrato in sala di registrazione e ha sfornato, verso la metà degli anni 50, una serie di album uno più bello dell’altro. 

L’altro suono, quello senza sordina è questo……. 

So What

Questo esempio è tratto da un brano che si intitola “So What” che è il brano di apertura del disco di cui parlavo prima, “Kind of Blue” del 1959, considerato uno dei dichi più importanti del jazz e quello che ha venduto di più. 

A parte una breve parentesi di circa cinque anni all’inizio degli anni settanta quando avvicinandosi al jazz rock ha modificato il suono della sua tromba con l’uso di un effetto chiamata wha-wha,  tipico dei chitarristi rock, influenzato, probabilmente da Jimi Hendrix che lui stimava molto al punto da progettare la realizzazione di un disco insieme, poi fallita a causa della morte prematura di Hendrix, a parte questo periodo, dicevo, questi due suoni Miles Davis se li è portati dietro attraverso tutti gli stili e i cambiamenti nel corso della sua vita artistica. 

Un’altra delle sue caratteristiche importanti, oltre al suono, è che lui ha cambiato e modificato la storia e il cammino del jazz sfruttando quelle che erano le proprie qualità, creandosi degli stili su misura.

Amava molto le cose su misura. Anche nella scelta del vestiario, ad esempio. Amava i capi di sartoria,  su misura. Era attentissimo al look. E anche musicalmente si costruiva gli  stili a misura delle sue qualità per esaltare al massimo quello che era il suo mondo artistico. 

Un accenno alla sua biografia ci permette di capire meglio il personaggio in quanto Miles Davis, nato nel 1926 a East St. Louis nell’Illinois apparteneva a una famiglia molto benestante anche perché Il padre era un dentista.

MIles Davis ha sempre cercato di raggiungere il benessere anche nella propria vita. E’ stato uno dei musicisti jazz più ricchi, se non il più ricco. Lui teneva molto ai soldi e al fatto di appartenere a una classe privilegiata.

Questo fatto però, come viene più volte ribadito nel docufilm, non lo ha mai messo al riparo dal fenomeno del razzismo dilagante negli USA. Qualsiasi personaggio di colore era oggetto di manifestazioni di razzismo e Davis stesso più volte ne è stato vittima. 

Si trasferì molto presto a New York per frequentare i corsi della Julliard school per avere un background accademico. Di giorno studiava musica alla Julliard e la sera andava nei locali della 52esima strada che era la Mecca del jazz soprattutto per cercare il suo idolo, il sassofonista Charlie Parker, il musicista più importante della scena cosiddetta Bebop

Il Bebop era lo stile di jazz in voga presso gli afroamericani negli anni 40. Era lo stile che i neri si erano inventati per sottrarre il jazz ai bianchi che ne avevano fatto, nel decennio precedente, un genere più di consumo, di intrattenimento e di ballo, edulcorato da tutti gli aspetti più aggressivi. 

Il Bebop non voleva essere solamente una musica di intrattenimento ma voleva essere un’ espressione artistica. E’ uno stile molto complesso, che richiede molta tecnica, spesso suonato su tempi velocissimi, con frasi melodiche poco cantabili e molto strumentali, con sequenze di accordi molto fitte. Un genere da virtuosi, insomma. 

Questo è un esempio di bebop eseguito, tra gli altri da Charlie Parker, appunto, e dal suo fido partner Dizzy Gillespie alla tromba.  Si intitola Salt Peanuts ed è questo…… 

Salt Peanuts

Da questa incisione, peraltro abbastanza rovinata dal tempo, si evincono alcune cose importanti. 

La prima riguarda la velocità, pazzesca, praticamente fuori scala del metronomo.

L’altra è che per suonare questo tema, queste frasi all’unisono e per improvvisare su una sequenza armonica così fitta e veloce, ci vuole una tecnica sopraffina e una capacità di comporre istantaneamente frasi musicali alla velocità della luce. 

Charlie Parker

Miles Davis ha anche suonato con Charlie Parker che, oltre a influenzarlo musicalmente, lo ha anche avvicinato, purtroppo, al mondo e all’uso dell’eroina. Mondo dal quale usci praticamente da solo rinchiudendosi per una settimana in una stanza senza mangiare e quasi senza bere fino a disintossicarsi. 

Davis si rese abbastanza presto conto che il Bebop non era il suo mondo musicale. Non era mai stato un virtuoso dello strumento come, ad esempio Dizzy Gillespie per cui con quel genere si trovava non in difficoltà, ma non completamente a suo agio. 

Questo fu uno dei motivi che lo spinsero a cercare strade diverse. 

Una delle prime che intraprese fu dovuta anche all’incontro con un musicista e arrangiatore sopraffino, Gil Evans. I due, alla fine degli anni Quaranta collaborarono alla stesura di un album il cui titolo è uguale a quello del docufilm e cioè “Birth Of The Cool”, la nascita del Cool che poi diverrà uno stile di jazz. 

Il mondo di questo disco è completamente diverso da quanto abbiamo sentito poco fa. 

In primo luogo, perché la formazione è alquanto particolare per il jazz.

Si tratta di un “nonetto”. Nove musicisti con alcuni strumenti poco usati nel jazz tipo un corno francese, una tuba, un non comunissimo sax baritono. Oltre a questo, c’è, soprattutto, un clima musicale completamente diverso dal solito, che sembra abbandonare tutte le spigolosità del Bebop, spigolosità che lo avevano reso un genere di nicchia, e che sembra voler avvicinare il jazz alla musica classica, un jazz da “camera” se così si può dire, per renderlo più appetibile anche commercialmente, cosa cui Miles Davis ha sempre tenuto parecchio. 

Questo clima è evidente in questo brano:” Moon Dreams” tratto dall’album…. 

Moon Dreams

Sembra un jazz uscito dai locali fumosi e dalle sfide “after hours” della 52esima strada, che apre le porte dei salotti “buoni” e che vuole fare il suo ingresso in società.

Come avrete notato, in questo caso l’arrangiamento è veramente importante. Per far suonare insieme gli strumenti in questo modo ci vuole un arrangiamento scritto che faccia da contraltare alle parti improvvisate. E in questo la presenza di Gil Evans è, ovviamente, fondamentale.

Anche quando i brani di questo disco si fanno più mossi, come in questo brano che si intitola “Boplicity” 

Boplicity

Anche in questo caso gli angoli e le tensioni del Bebop vengono smussate per creare un’atmosfera che non si può non definire “ Cool” , appunto. 

Da qui Miles Davis comincia a voler essere un personaggio “cool” anche come immagine. Cura molto il suo look. Come ho detto si fa fare gli abiti su misura. A un certo punto della sua vita si compra una Ferrari. Si circonda di persone importanti.

Ha sempre frequentato, e avuto relazioni, anche donne molto importanti e carismatiche come Juliette Greco, quando era in Francia, oppure Francis Taylor che era una ballerina molto in voga avendo lavorato anche nel musical più importante di Broadway “West Side Story”.

Più avanti ha conosciuto Betty Davis, una delle figure musicalmente più iconiche, importanti , influenti e, purtroppo, sottovalutate. E’ stata lei, anni dopo, a portare Miles Davis, ad esempio, a contatto con il rock e i suoi musicisti. Un personaggio trasgressivo e fuori dagli schemi, musicalmente parlando e non solo, che purtroppo ci ha lasciato qualche settimana fa. 

Tornando al disco c’è da dire che la cosa strana è che è stato registrato alla fine degli anni Quaranta ma è stato pubblicato solamente sette o otto anni dopo, alla fine del decennio successivo. 

Alla fine del decennio successivo, appunto, Miles Davis si inventa un nuovo tipo di jazz che poi sfocerà nella registrazione di Kind Of Blue del quale parleremo approfonditamente nella prossima Mollica.

Con questo disco Davis getta le basi di un modo completamente diverso di suonare il jazz che è il cosiddetto “Jazz modale “del quale però non vi dico nulla per non togliervi la curiosità di scoprirlo nella prossima puntata nella quale partiremo, appunto da KInd Of Blue. 

Per il momento vi saluto. 

Ciao a tutti e……..fate i bravi. 

7 risposte a “The Man With The Horn #1”

  1. Anch’io ho dedicato un post ad un grande jazzista: https://wwayne.wordpress.com/2021/08/28/una-storia-damore/. Conoscevi la sua storia?

    Piace a 1 persona

    1. Si, conoscevo in parte la storia di James Senese avendo studiato l’origine della canzone “Tammuriata Nera” che non si ispira a lui ma a un fatto simile accaduto a Napoli alla fine della seconda guerra mondiale.

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      1. Grazie per la risposta! 🙂

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        1. Grazie a te per il commento e per il lavoro che fai sul tuo blog.

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  2. Un articolo veramente impressionate sul jazzista. Ho trovato davvero molto interessante l’origine di quella copertina e molto interessante il modo con cui hai collegato Miles con altri autori e ho apprezzato molto l’accostamento che hai fatto con i colori di Van Gogh. Ottimo articolo!

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    1. Grazie dei complimenti. Sono davvero contento ti sia piaciuto anche perché dentro ho cercato di mettere tutta la mia ammirazione per questo grande artista.

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      1. E ammetto che ci sei riuscito. Si è vista tutta la tua passione.

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