Il Cervello Musicale

Conferenza -Concerto del 19/02/22

Auditorium di MIlano

Un paio di giorni fa ho assistito, all’auditorium di Milano in largo Gustav Mahler, ad un concerto-conferenza il cui titolo era abbastanza intrigante:” Il Cervello Musicale”. 

È stato un concerto-conferenza con la partecipazione dell’orchestra LaVerdi diretta da Ruben Jais e della neuroscienziata Laura Ferreri

La prima cosa positiva è che l’auditorium era gremito, come si suol dire, in ogni ordine di posti, segno di un interesse molto vivo per un argomento affascinante e non comune come le implicazioni e le conseguenze che l’ascolto della musica hanno sul nostro cervello. 

Il concerto si è sviluppato un po’ sulla falsariga delle famose lezioni-concerto che Leonard Bernstein teneva al Metropolitan di New York negli anni 50/60 per gli studenti dei cicli primari, chiamati “Young People’s Concerts” 

La differenza è che qua, visto l’argomento, il pubblico era più adulto, ma, soprattutto c’era la presenza di una scienziata che permetteva di affrontare i vari aspetti prima da un punto di vista scientifico e, successivamente, con l’intervento del direttore d’orchestra, da un punto di vista musicale con esempi pratici suonati dall’orchestra stessa. 

Devo dire un mix molto interessante che rendeva leggeri e fruibili anche argomenti, sia scientifici che musicali, a volte complessi. 

A ulteriore merito dei due “relatori” va detto che il linguaggio usato è stato molto chiaro e comprensibile e che l’orchestra si è prestata volentieri a esemplificare alcuni degli argomenti trattati suonando frammenti di brani anche solamente per sezioni, cosa non facile. 

Laura Ferreri, dicevo, è una neuroscienziata che si occupa, da molto tempo, di studiare gli influssi che l’ascolto, e la pratica, della musica hanno sul nostro cervello. Le sue ricerche sono volte principalmente a comprendere le basi neurali e cognitive delle emozioni musicali e del rapporto tra la musica e la memoria. 

Una delle cose più importanti che sono state enfatizzate è che la musica attiva, nel nostro cervello, praticamente gli stessi centri del linguaggio parlato.

La cosa mi è “suonata” particolarmente interessante perché ho sempre sostenuto come la musica sia un linguaggio essa stessa con regole e gerarchie precise anche se viene appresa, così come il linguaggio, del resto, all’inizio per ascolto e ripetizione. Insomma, il legame tra musica e linguaggio molto stretto. 

Altra cosa fondamentale è che la pratica della musica, coinvolge aree motorie, e anche capacità cognitive come la memoria che fanno in modo che essa  agisca come fattore neuroprotettivo nel caso di invecchiamento patologico. 

E stato dimostrato anche come la musica possa essere efficace per riattivare in parte la memoria in pazienti affetti da Alzheimer, ad esempio, in quanto si è notato che questi ricordano più facilmente le cose se gli vengono cantate, invece che parlate. Anche nei malati di Parkinson si sono registrati benefici sul miglioramento delle capacità motorie se sottoposti a un flusso ritmico di certa musica che favorisce il loro coordinamento motorio. 

Un altro momento molto interessante è stato quando la neuroscienziata ha spiegato l’effetto che su di noi hanno i “Modi musicali”. Praticamente il maggiore e il minore. Il primo con la sua carica ottimista, solare ed euforica, il secondo più riflessivo, calmo e, a volte triste. 

La cosa è poi stata resa mirabilmente dal direttore d’orchestra che ha fatto eseguire all’orchestra l’inizio della sinfonia 40 di Mozart, tipicamente in minore, trasformandola poi, attraverso il cambiamento di una sola nota, in maggiore (Mozart permettendo…) modificando così completamente tutto l’impianto emotivo della sinfonia stessa, 

E’ stato poi ribadito il concetto come la musica ci dia maggior piacere se soddisfa le condizioni di conferma e sorpresa.

Ci piace poter prevedere da che parte andrà un brano musicale ma ci piace anche quando questo ci porta in un territorio inesplorato.

Dal mix di questi due elementi deriva il maggio piacere nell’ascolto. La troppa conferma crea noia e disinteresse ( parole sante se pensiamo a certa “musica” solamente commerciale) mentre la troppa sorpresa ci disorienta perché non riusciamo a prevedere nulla e questo ci mette ansia e toglie piacere. 

L’esemplificazione musicale di questo concetto è avvenuta tramite l’esecuzione, preceduta da un’esauriente spiegazione, di un brano di Johannes Brahms intitolato “Variazioni su un tema di Haydn”. 

Il direttore d’orchestra, dopo aver premesso che non si è sicuri che il tema oggetto delle variazioni sia stato effettivamente di Haydn, ha fatto notare gli accorgimenti musicali usati da Brahms per dare all’ascoltatore un continuo mix tra quello che già ha sentito, cioè il tema principale, e in che modo questo tema viene ogni volta presentato sempre diverso e sempre più “nascosto” tra le pieghe della musica in modo da tenere vivo l’interesse del pubblico. 

 Davvero un momento molto ben riuscito. 

Uno degli esempi più eclatanti di questo meccanismo è stato poi il brano con il quale si è chiusa la serata, o meglio la pomeridiana, visto l’orario. 

L’orchestra ha infatti eseguito il famosissimo Bolero di Ravel in cui l’autore da un’esemplificazione chiarissima di questo dualismo conferma-sorpresa. 

Il brano infatti, come è noto, consiste nella ripetizione ossessiva di due melodie che però Ravel, da finissimo orchestratore qual era, fa eseguire ogni volta da strumenti solisti, o insieme di strumenti, sempre diversi per arrivare poi, in un crescendo che si potrebbe dire rossiniano, ma non si può trattandosi di Ravel, al climax finale con tutto l’orchestra a suonare con dinamica forte l’ultima “variazione sul tema”. 

È stata, insomma, un’esperienza molto positiva che ci ha fatto capire, ancora una volta, come sia importante coltivare la musica, ascoltarla, soprattutto dal vivo, perché’, oltre a darci piacere, ci fa anche bene soprattutto in un periodo come questo dove sia le cose che ci fanno piacere, sia quelle che ci fanno bene, sono abbastanza rare e vanno protette e diffuse con molta cura. 

Vi lascio, comunque il link con l’intervista con Laura Ferreri presente sul sito del LaVerdi che senz’altro spiega meglio di quanto ho fatto io gli argomenti trattati durante il concerto. 

Ciao a tutti 

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