Isolde Liebestod

Oltre

Gianfranco Garofalo

Quinta Puntata

Ciao a tutti e benvenuti a questo nuova puntata di Molliche d’Ascolto. 

Qualche giorno fa stavo leggendo sul Corriere un’intervista con Waltraud Meier , fatta in occasione del concerto che avrebbe tenuto di lì a qualche giorno alla Scala di Milano. 

In questa intervista lei  annunciava che, praticamente, quest’anno, 2022, sarebbe stato il suo ultimo anno di carriera, dopodiché si sarebbe ritirata e che, di conseguenza, questo  era il suo ultimo concerto alla Scala. 

Voi vi chiederete, chi è Waltraud Meier

Beh, intanto, come dice il nome, è chiaramente di origine tedesca, ed è una cantante lirica,  specializzata  nel ruoli cosiddetti wagneriani, cioè nell’ eseguire le parti da soprano nelle opere di Richard Wagner e ed è soprattutto, a detta di molti, la più importante interprete del ruolo di Isolde nell’opera “ Tristan und Isolde” appunto di Wagner. 

Questa intervista mi ha fatto ricordare una delle  più belle rappresentazioni alle quali io abbia mai assistito, che risale al dicembre del 2007 alla Scala di Milano, quando sono andato a vedere appunto il “Tristan, und Isolde “. 

 La direzione d’orchestra di Daniel Barenboim, la regia di Patrice Chereau e , appunto, Waltraud Mayer che interpretava  la parte di Isolde.  

Uno spettacolo spaziale, tre giganti.  Bravo anche il protagonista Tristan , interpretato da un tenore allora poco conosciuto Ian Storey . 

Una produzione   tra le  migliori  degli ultimi decenni  del teatro alla  Scala , che è stata anche, quell’anno, l’inaugurazione della stagione 2007 2008. 

 E’ Evidente come, in queste molliche, non si possa parlare del Tristano in generale, perché  non sarebbero più molliche ma  ci vorrebbe tutta una panetteria, o meglio  tutte le panetterie del nord Italia e forse anche di più, perché l’argomento è veramente molto vasto. 

 Ma volevo parlare un po’ con voi de famoso “Isolde Liebestod” che si trova nel finale della dell’opera stessa. 

È uno dei capolavori totali non solo dell’opera wagneriana, non solo dell’opera in generale, non solo della storia della musica, ma della storia dell’umanità. Insomma, quando ci si trova di fronte a qualcosa di questo tipo, bisogna solo inchinarsi, inginocchiarsi , battersi il petto e ringraziare che   esistano, nella storia dell’umanità, artisti e persone così geniali che ci hanno lasciato delle perle indescrivibili,  di bellezza, di saggezza e di emotività. 

E non si può nemmeno parlare dell’Isolde Liebestod senza prima inquadrare per sommi capi la figura di  Richard  Wagner (1813-1883), un compositore  la cui vita ha coperto quasi tutto l’arco  del 1800. 

Wagner è famoso anche per una sorta di dualismo che, soprattutto in Italia, c’è sempre stato tra i sostenitori  dell’opera appunto  di Wagner e quelli, molto più numerosi qua da noi,  della produzione operistica di Verdi  

Ed è curioso il fatto che, tutte le volte che sono andato alla Scala , quando si presentavano le opere di Wagner c’erano i sostenitori di Verdi che brontolavano e quando si presentavano le opere di Verdi, i sostenitori di Wagner esprimevano il loro dissenso.  

Un dualismo   come tra Coppi e Bartali,  Inter e Juventus , Duran Duran  e Spandau  Ballet,  Callas e Tebaldi  quelle cose lì, insomma. 

Questo perché Wagner è sempre stato un personaggio che ha fatto discutere, un personaggio estremamente complesso,  articolato, con una visione globale e totalizzante del suo lavoro e del suo rapporto con la musica . 

Non a caso  è stato il teorico del cosiddetto “Wort Ton Drama” cioè “Parola Musica e Scena” .  

Uno spettacolo globale come punto di convergenza tra poesia,  musica e scena,  , la cosiddetta opera d’arte totale. 

Per spiegarvi  un po’ il personaggio aggiungo che Wagner è anche riuscito a farsi costruire un teatro tutto suo, strutturato seguendo le sue indicazioni, a Bayreuth nella Baviera settentrionale, dove ogni anno si tiene un Festival a lui dedicato, con la rappresentazione delle sue opere.   

Questo teatro ,  molto particolare, è stato costruito per favorire al massimo la concentrazione degli spettatori.  E’ l’unico teatro al mondo in cui l’orchestra non si vede perché è  situata sotto il palco e i musicisti possono andare a suonare in maniche di camicia tranquillamente, perché tanto non vengono visti, e  dove  non c’è nessun elemento di disturbo, gli arredi sono molto spartani e tutta l’attenzione è sulla scena. 

 Non solo, Wagner  indicava anche, nei suoi libretti , la richiesta che non ci fossero applausi a spezzare lo svolgersi dell’azione scenica, anche perché le sue opere non sono divise in “arie” o in numeri chiusi, come per esempio le opere di tradizione italiana, ma sono un continuo fluire di musica, di melodie, di “leitmotiv” e di azione senza  praticamente soluzione di continuità. 

Quello che voi avete sentito all’inizio in luogo della solita sigla è il Preludio del “Tristano und  Isolde” che d’ora in poi, come si dice nei contratti, chiameremo semplicemente ” Il Tristano” perché gli addetti ai lavori lo chiamano così. 

Questo lungo preludio orchestrale ci dà anche la possibilità di riflettere sull’importanza che Wagner dava al ruolo dell’orchestra all’interno delle sue opere.  

L’orchestra non è un semplice elemento di supporto alle melodie o alle “arie” dei cantanti, ma diventa un elemento drammaturgicamente molto importante. Diventa un personaggio, non si limita a commentare l’azione, ma suggerisce, propone, sottolinea. sia l’azione  stessa sia , soprattutto gli stati d’animo dei protagonisti  attraverso l’uso di “leitmotiv”, praticamente delle melodie chiave che ricompaiono tutte le volte che in scena accade qualcosa di particolare, tutte le volte che un protagonista prova un determinato sentimento, tutte le volte che ci sono situazioni di un certo tipo. 

Nel preludio del Tristano, tutto questo è chiarissimo perché l’orchestra ci fa capire immediatamente  fin dall’inizio  quello che poi sarà, come si suol dire, la cifra stilistica drammaturgica di tutta l’opera stessa. 

In questo inizio che è folgorante, non perché sia pirotecnico, ma  folgorante da un punto di vista emotivo c’è non dico tutta, ma gran parte della poetica di Wagner. 

Innanzitutto l’importanza che ha Il silenzio. 

In musica ci sono ovviamente, lo immaginate tutti, le pause  che stanno tra una nota e l’altra, ma qua non si tratta di pause, si tratta proprio  di prendere il silenzio e di farlo diventare un elemento strutturale dell’opera. 

Ecco l’esempio 

Preludio Tristano

Questo è il succo del Tristano, cioè un continuo accumulo di tensione che non trova mai la sua risoluzione se non alla fine. 

Quando si parla di tensione e risoluzione si parla  di qualcosa che  è uguale in tutte le forme artistiche. 

In musica la tensione, fino a Wagner, ha sempre, per quanto dilazionata,  previsto, a un certo punto , la  risoluzione. 

 Quando si parla di tensione e risoluzione, si parla di questo. 

Vi faccio un esempio che è abbastanza banale, confronto a quello che avete sentito voi adesso, ma per farvi capire cosa sia la tensione che risolve in musica. 

Tensione e risoluzione

Ecco nel Tristano questo concetto non c’è. Nel Tristano c’è un accumulo di tensione che non trova mai la sua risoluzione, per cui tutta  l’opera, tutta l’azione è un continuo divenire che non risolve mai. Questo è uno dei motivi per cui molti considerano  il Tristano come l’inizio della musica moderna, avvenuto praticamente circa 170 anni, fa e devo dire che se noi ascoltiamo quest’opera,  ci rendiamo conto di quanto sia, ancora oggi , molto attuale e molto intrigante il linguaggio che Wagner usa. 

  La gestazione  di questo capolavoro è stata abbastanza complessa, anche perché, non l’ho  ancora detto,  Wagner amava scrivere  anche i libretti delle proprie opere, oltre che la musica, Il che rende il tutto ancora più importante. Dicevo  gestazione abbastanza complessa, di circa tre anni, tra il 1857 e il 1859 , mentre, tra l’altro, Wagner stava componendo anche  la  poderosa tetralogia dell’”Anello del Nibelungo”, ed è stata rappresentata solamente sei anni dopo. 

 Ma da dove nasce il Tristano?  

Il Tristano nasce  dalla leggenda di Tristan, già raccontata da tale,  Gottfried de Strasburg (1180 ca.. 1215 ca.) che parla appunto del mito di Tristano e Isolde . 

 In sostanza  è una storia d’amore, ma non come quelle  di Giulietta e Romeo,  Paolo e Francesca, o  Renzo e Lucia cioè, non è un amore  travagliato per eventi che  impediscono  ai  protagonisti di appagare il loro desiderio . 

Quello che rende il l percorso  di Tristano e Isolde un mito è il vincolo profondo che esiste appunto tra la loro passione amorosa e lo stesso desiderio di morte. 

Il mito, infatti, esprime in modo del tutto inconfessabile ed oscuro come  la passione sia collegata alla morte e gli amanti , che ad essa si abbandoneranno completamente, saranno destinati alla distruzione. 

La storia  comincia con Tristano che è in guerra per liberare la Cornovaglia da un ingiusto tributo imposto dagli irlandesi e, in uno scontro,   uccide il cavaliere Morold che è promesso sposo della Principessa Isolde figlia del re d’Irlanda. 

Tristano viene ferito da Morold durante il combattimento.  

Vaga per la  spiaggia, poi  viene accolto e medicato e curato da Isolde che  comincia a così, un pò alla volta, a innamorarsi di lui, fino al momento in cui curandolo non si rende conto che la ferita è perfettamente compatibile con un frammento della spada di Morold che lei ha trovato, per cui capisce che Tristano in realtà è colui che ha ucciso il suo promesso sposo e accecata dalla dall’ira prende un pugnale  per ucciderlo. 

 In quel momento Tristano si risveglia, la guarda e Isolde praticamente si  innamora , lo cura e lo aiuta a ritornare dal suo re, che è tra l’altro è lo zio di Tristano . 

Il re ,  per pacificare i due popoli, decide a un certo punto,  che sarebbe buona cosa  prendere in moglie appunto Isolde, per cui manda Tristano, come emissario, per convincere  Isolde ad  andare dal re per le nozze. 

E , nel viaggio di ritorno della nave,  comincia l’opera di Wagner. 

Un viaggio nel quale Tristano cerca di evitare qualsiasi contatto con Isolde,  rimanendone lontano. 

 Isolde si arrabbia moltissimo per questo perché comunque è innamorata e non capisce   perché Tristano si rifiuti di incontrarla, fino a che, a un certo punto, manda la  sua serva a chiamarlo. Tristano è costretto ad avvicinarla anche se sa che, praticamente,  non potranno mai amarsi perché lei è promessa sposa del re.  Isolde un po’ per rabbia, e un po’ per passione,  decide di utilizzare uno dei filtri che sua madre  era molto esperta nel  fabbricare, un filtro di morte. Dice  alla sua serva di portarglielo. La serva spaventata, però cosa fa? Sostituisce il filtro di morte con un filtro d’amore, e lo  dà da bere  a entrambi. 

A questo punto i due vengono praticamente  fulminati   da questo sentimento e si dichiarano amore proprio mentre la nave sta per arrivare in porto. La scena stupenda dello spettacolo che ho visto , di cui vi parlavo all’inizio, è  che, in realtà, tutto questo impetuoso fluire di sentimenti, è stato rappresentato  attraverso un gesto molto fine di Tristano, che, semplicemente, a  un certo punto si inchina e bacia il vestito di Isolde. Tutto l’amore in un gesto.  

Poi la nave attracca e vengono accolti dal re e su questa scena praticamente finisce il primo atto. 

 Nel secondo atto n sostanza cosa succede?  

Succede che Il re parte per una battuta di caccia insieme ad alcuni cavalieri e Tristano, su segnalazione della serva di Isolde ,va nel  nel giardino dove appunto lei lo sta aspettando . E’ notte, e praticamente tutto l’atto è una continua dichiarazione  d’amore tra i due.

La dichiarazione di un amore impossibile per  il fatto che entrambi riconoscono  che solamente nella notte il loro sentimento potrà essere appagato e sanno benissimo che con l’avvicinarsi del giorno tutto questo sarà destinato a  terminare. 

 E’ un atto bellissimo ma  complicatissimo  da rendere da un punto di vista registico,  perché , praticamente, non succede assolutamente niente, nel senso che questi continuano a parlarsi e a guardarsi. È un duetto  d’amore, infinito  e l’azione è estremamente statica.   Un grosso banco di prova per tutti i registi che  devo dire, nello spettacolo che ho visto io, è stato risolta brillantemente attraverso l’uso dell’espressione,  delle luci , dei colori,  dei costumi, della scenografia. Insomma  Chereau, è stato un grande, purtroppo ci ha lasciato otto  anni fa, veramente uno dei dei più importanti registi d’opera e non sono. 

Verso la fine dell’ atto, il re, chiaramente istigato da un cavaliere segretamente innamorato, anche lui, di Isolde torna anzitempo per cui i due vengono scoperti .  

Questo cavaliere sfida Tristano a duello. e Tristano, nonostante sia il più forte e valoroso di tutti, si lascia trafiggere al primo assalto   e ferire mortalmente. 

Il suo fedele servitore   lo fa fuggire e  lo porta nel suo castello dove comincia appunto Il terzo e ultimo atto. 

Qui Tristano praticamente delira,  parla del suo amore  per Isolde, chiede ripetutamente di lei ,  si dispera perché teme che non arrivarà mai.  Manda continuamente il suo scudiero   sulle torri del castello per vedere se si intravede una nave che arriva.

Ma c’è una tempesta e la nave non arriva. E Tristano si dispera. 

Poi, a un certo punto, la nave arriva, sembra stia arrivando,, ma deve virare dietro un’isola, per cui  sparisce all’orizzonte. Passano attimi tremendi, nell’attesa. Poi , finalmente, la nave supera anche quest’ultima difficoltà  e sta per attraccare.

A questo punto qualsiasi persona normale diciamo, starebbe lì tutta ferita e bendata, ad aspettare che Isolde si palesi ma  Tristano invece cosa fa?  Si alza, le va incontro e chiaramente questo sforzo gli costa sostanzialmente la vita, per cui si accascia morente ai piedi  Isolde.  

Isolde lo guarda , e intona il “Liebestod” , che è praticamente il canto di amore e morte  che chiude l’opera. 

E il testo scritto ovviamente da Wagner,  è molto poetico e  recita così. 

Mite, calmo e gli sorride,  

apre gli occhi soavemente,  

lo vedete amici? voi potete vederlo? 

Sempre più chiaro  

come raggiante e in un bagliore di stelle 

 alto, si solleva, non lo vedete? 

Come il suo cuore intrepido si espande  

e forte e sacro nel petto, si gonfia 

 e dalle labbra amorosamente miti 

 un dolce alito si esala  soave  

amici, guardate, non lo sentite? non lo vedete? 

Odo io sola questo canto che sublime calmo, 

 piangendo, felicità, tutto dicendo 

 mite e rasserenante risuonando da lui, 

 penetra in me e si slancia gentilmente echeggiando 

 e tutta mi avvolge? 

Questo più chiaro sussurro che intorno mi fluttua 

 sono onde di brezze soavi? 

 sono gorghi di beati vapori? 

Se si gonfiano e intorno a me fremono, 

 devo aspirare, devo ascoltare, devo assorbire, affondare? 

Con dolcezza nei vapori effondermi? 

Nell’ondeggiante marea, nell’immenso fragore  

nella palpitante pienezza del respiro del mondo, 

 naufragare, annegare inconsapevole. 

Estrema estasi. 

Questo è il Il testo e, su questo testo, insieme a questo testo sotto questo testo c’è una musica che in pratica è quasi una ripresa  di quella dell’inizio, ed è costruita, sembra, al contrario, nel senso che Wagner sembra partire dalla fine e creare tutto un percorso per arrivare al punto di massima risoluzione di tutta una tensione che continua ad accumularsi per tutto il pezzo. 

Questo è un pezzo che io vi farò sentire per intero, anche se dura sei minuti perché non è possibile sfumarlo, perché è un climax che  parte e che continua, continua a crescere.. 

E ‘ , come  dico spesso,  come sedersi ,  sul bagnasciuga e guardare le onde che arrivano e poi tornano indietro e non arrivano mai allo stesso punto A volte più avanti, a volte più indietro, a volte con più forza, a volte meno. E’ un brano veramente  di una bellezza e di una di una poesia, di una liricità pazzesca cantato qua da Waltraud Meier in maniera spaziale. 

 Visto poi  dal vivo alla Scala, è stata un’esperienza veramente sconvolgente. 

 Lasciatevi cullare da queste onde per questi sei minuti circa e  fatevi portare da da Wagner , da Waltraud Meier, da Barenboim che qua dirige, in questo mondo, in questo viaggio all’interno dei sentimenti, all’interno di ciò che rende così unico e importante l’essere umano. 

Alla fine Isolde  fa due passi. 

Poi si accascia sul palcoscenico. 

E si lascia morire. 

Cala il sipario. 

E direi che dopo questo brano di musica resta ben poco da aggiungere.  

Ciao a tutti. 

E fate i bravi. 

3 risposte a “Isolde Liebestod”

  1. Con tutto il rispetto per Giuseppe Verdi e i suoi amatori, pur apprezzando suo lavoro, ma sarò sempre “team Wagner”, fin da quel dì che poco più di un ragazzino, un mio insegnante mi sentì parlare de “il signore degli anelli” e mi disse: 《se ti piacciono gli “anelli”, perché non provi ad ascoltare “l’anello dei nibelungo?”》… inutile dire che fu amore a primo ascolto. Sarò sempre grato a quell’insegnante, anche se son passati più di 20 anni… se a 40 anni sono quello che sono, lo devo anche un po’ a lui che mi ha fatto capire quanto sia importante essere curioso e onnivoro.

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  2. Sempre pensato che il ruolo di insegnanti e maestri sia fondamentale, non solo per dare nozioni ma soprattutto per aiutare gli allievi a crearsi un proprio modo per apprendere e apprezzare la bellezza e l’importanza dell’arte. Poi queste cose ognuno se le porta anche nella quotidianità e nelle relazioni sociali. L’esempio è fondamentale ed è un’arma potente che abbiamo e, per dire una cosa che può sembrare banale, la curiosità e la “fame” ci aiutano a mantenere vivo il cervello.

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    1. Verissimo, nemmeno dopo l’università ho mai smesso di studiare. Qualsiasi cosa che si presenta nell’arco della giornata, diventa materia di studio, uno spunto per approfondire/conoscere un argomento. Può essere un libro che si trova per caso sistemando, o qualcosa che si trova facendo “zapping” in tv o sule piattaforme digitali o navigando in internet (come è successo per questa serie di podcast), o semplicemente parlando con la gente, tutto diventa un input per cercare e scoprire. Un modo di pensare che, personalmente, mi ha cambiato e salvato la vita. Se la strada fosse stata dritta sarei stato solo uno strumentista, un esegutore e probabilmente non avrei mai fatto l’università. E poi, cosa avrei fatto nel momento in cui la “natura” mi ha fatto uno scherzetto e ha cominciato a farmi convivere con l’artrite reumatoide? Probabilmente niente, per fortuna, grazie a persone come il sopracitato insegnante, piano piano mi stavo creando il mio bagaglio culturale. Ok, musicalmente ormai sarò solo un teorico, ma quel “solo” mi piace. Poi c’è la tecnologia che mi aiuta a realizzare le mie cose così da non tenerle solo per me nella mia testa, ma mi permette di crearle per essere fruibili anche agli altri. È come se da un solo strumento, io abbia imparato a “suonarli” tutti. Certo, ho dovuto studiare tutte le peculiarità degli strumenti per evitare di fare cose che non stanno né in cielo né in terra (tipo uscire dai registi di estensione per esempio) e sa una cosa? È stato divertente! Poi c’è il cinema, il doppiaggio, l’animazione, il teatro, la letteratura… diciamo che non mi annoio, ecco.

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